Milano – Tra sbarchi, nuovi arrivi e fiocchi azzurri (domenica mattina a bordo della nave Acquarius di Msf è nato il piccolo Newton Oman, figlio di madre e padre nigeriani), il 2016 non è ancora ‘l’anno peggiore’ degli sbarchi. Con gli ultimi 800 migranti giunti ieri nel porto di Palermo, sono in tutto 126.931 i migranti arrivati fino ad oggi sulle coste italiane. Il 3,95% in più rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Ma le strutture sul territorio sono al collasso. La procedura dei trasferimenti e dei rimpatri concordati con l’Ue va infatti a rilento. Le questure di Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna accolgono i migranti sbarcati ed effettuano le operazioni di foto segnalamento prima di procedere con la ridistribuzione sul territorio. Ma le Regioni del Nord incrociano le braccia. E l’asse del centrodestra Liguria- Lombardia-Veneto si rinsalda proprio sui migranti: i tre governatori ieri si sono incontrati a Genova e, fra le altre cose, hanno anche stilato una sorta di decalogo sull’immigrazione da inviare al governo. Un documento che attinge dall’esperienza di governo del centrodestra nel 2011 quando al ministero dell’Interno c’era proprio l’attuale governatore lombardo, Roberto Maroni. Toti, Maroni e Zaia chiedono di «riconvocare il tavolo nazionale sull’immigrazione» che non si riunisce da un anno e per questo i governi regionali di Liguria, Lombardia e Veneto «non riconoscono le quote e le modalità di assunzione a essi attribuite». Le tre Regioni chiedono di «dichiarare lo stato di emergenza, bloccare i flussi alla partenza e fare accordi bilaterali con i Paesi d’origine ». Risposte «non ideologiche ma di buon senso», spiegano. Intanto scatta il piano Ue da 30 miliardi. Oggi l’Unione europea confermerà infatti il plafond di investimenti per la migrazione verso i Paesi africani di origine e transito dei flussi migratori. L’entità delle risorse è stata confermata dal vice ministro per la Cooperazione internazionale Mario Giro, a Bruxelles per una riunione informale dei ministri dello Sviluppo. Il piano, spiega l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, è uno dei «pilastri su cui è destinata a poggiare la politica europea per la migrazione e punta ad attivare un ingente flusso di investimenti pubblici e privati verso Paesi africani», per cercare di risolvere le cause delle migrazioni alla radice, e stringere accordi di riammissione per i rimpatri dall’Europa. (Daniela Fassini)



