Roma – Ancora morti nel Canale di Sicilia, la rotta più pericolosa del pianeta. Ieri l’unità della marina militare irlandese ‘James Joyce’ ha recuperato cinque cadaveri al largo delle coste libiche mentre circa 650 migranti sono stati tratti in salvo nel corso di 6 distinte operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera a Roma, del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. I migranti si trovavano a bordo di 5 gommoni e un barchino. Alle operazioni hanno preso parte la nave Bersagliere della Marina italiana, operante nel dispositivo “Mare Sicuro” e la Topaz Responder dell’ong Moas. Martedì sera sono stati salvati su un veliero bi-albero 75 migranti salvati al largo di Santa Maria di Leuca, in provincia di Lecce, dalla Guardia di Finanza. Quattro di loro sono stati ricoverati per ipotermia. Si tratta del quarto natante di questo genere in meno di 15 giorni che tenta di approdare sulle coste pugliesi. La barca a vela è stata scortata al porto di Otranto dove, in banchina son ostati assistiti i 75 profughi di presunta nazionalità siriana, pachistana, iraniana e afgana. L’imbarcazione, presumibilmente partita dalla Turchia, è stata sequestrata. E proseguono le operazioni dell’esercito egiziano per fermare le partenze dalla costa mediterranea. Almeno 440 migranti di diverse nazionalità sono stati arrestati. Si erano imbarcati con l’obiettivo di raggiungere le coste europee. Lo riferisce un portavoce dell’esercito egiziano, spiegando che 198 sono stati fermati a bordo di un peschereccio a nord di Al Borolos e altri 242 a bordo di un’altra imbarcazione sulla costa della città di Ras al Hikma.
Infine ieri il prefetto Angelo Trovato, presidente della Commissione nazionale per il diritto di asilo, nel corso di un’audizione ha reso noto il quadro sui richiedenti asilo.
“Al 9 settembre 2016 abbiamo avuto 75.681 domande. I maschi sono la grande maggioranza, 64.638, contro 11.043 donne. Rispetto a giugno sono variati i flussi e le nazionalità di origine: il primo paese oggi è la Nigeria con 14.291 richieste di asilo, poi il Pakistan viene con 10.209. A seguire i paesi africani Gambia, Eritrea, con un notevole aumento rispetto agli anni precedenti, Costa d’Avorio, Senegal, Mali”. Sensibilmente ridotti i tempi per presentare domanda. “Dal primo gennaio il tempo medio di analisi di una richiesta d’asilo è stato di 106 giorni, il tempo medio in assoluto migliore in Europa”, contro i 250 giorni nel 2014 e 2015. (P. Lamb.)



