Milano – Sono nati in Italia, si sentono italiani, parlano la nostra lingua, ma per la legge sono comunque stranieri. È la curiosa situazione di tanti bambini, adolescenti e giovani che frequentano la scuola da “immigrati” pur avendo sempre vissuto nel nostro Paese. Un fenomeno destinato ad aumentare, visto che sono sempre più numerosi gli studenti figli di immigrati ma nati in Italia. In questa condizione si trova il 55,3% degli 814.187 alunni stranieri (pari al 9,2% della popolazione scolastica totale), secondo l’ultimo rapporto Ismu-Miur.
Dal 2007 sono più che raddoppiati e continuano ad aumentare. “Vivono questa situazione con grande fatica – commenta Erica Colussi, ricercatrice Ismu –. Sentirsi italiani senza esserlo giuridicamente è complicato sia per loro che per la scuola e può creare problemi anche sul versante della carriera scolastica, soprattutto alle superiori”. Dove, stando sempre al rapporto Ismu-Miur, la presenza di alunni figli di famiglie immigrate è in rapido aumento ed è cresciuta dal 14% al 23% negli ultimi anni. “Anche questi dati – prosegue Colussi – ci ricordano come sia ormai inderogabile e urgente arrivare a una definizione della nuova legge sulla cittadinanza, per dare più stabilità a questi ragazzi”. Che, in quando “stranieri”, spesso sono penalizzati anche sul versante dell’orientamento scolastico dopo la terza media. “Per loro – riprende l’esperta dell’Ismu – le uniche strade possibili sembrano essere quelle della formazione professionale. In questo modo si tarpano le ali a quanti, invece, avrebbero anche le potenzialità per affrontare un percorso liceale, verso cui però non sono indirizzati proprio perché considerati stranieri e, quindi, per certi versi non idonei”. Sotto questo aspetto, precisa Colussi, qualcosa potrebbe cambiare con la Buona scuola, che prevede anche la formazione degli insegnanti all’inclusione degli immigrati, oltre che servizi di orientamento e motivazionali per prevenire la dispersione scolastica. (Paolo Ferrario – Avvenire)



