Roma – Dall’idea alla realizzazione del libro: cosa ha spinto la nascita del gruppo Australia Solo Andata e i motivi che hanno portato alla realizzazione di un volume dedicato ai giovani italiani in Australia. Di questo ha parlato Michele Grigoletti, uno dei autori della ricerca “Giovani italiani in Australia. Un viaggio da ‘temporaneo’ a permanente” promosso dalla Fondazione Migrantes e presentato oggi a Roma. Grigoletti ha parlato dei primi passi del viaggio migratorio dei giovani italiani che raggiungono l’Australia e decidono di intraprendere 88 giorni di lavoro nelle farm australiane, lontano dalle principali città. Un viaggio non solo fisico ma anche personale, un viaggio di crescita e scoperta di sé che porta i giovani italiani a crescere e riscoprire valori dimenticati. Un accenno anche al fenomeno migratorio Australia-Nuova Zelanda, che vede molti giovani richiedere un visto Working Holiday e trasferirsi in Nuova Zelanda per non rientrare in Italia.
Ai residenti temporanei, si affiancano anche i residenti permanenti e i nuovi cittadini australiani. La complessa realtà giovanile è stata esaminata, nel volume della ricerca, attraverso un’analisi dettagliata – ha detto Grigoletti – delle varie tipologie di visto utilizzate in entrata. Il 30 settembre 2015, 22.390 cittadini italiani erano fisicamente presenti in Australia con un visto di residenza temporaneo.
Dal visto Working Holiday ai compromessi per rimanere in Australia ha parlato invece Silvia Pianelli che insieme a Grigoletti ha curato la ricerca. Silvia Pianelli ha illustrato anche similitudini e differenze fra la migrazione degli anni ‘50 e quella attuale, attraverso uno study case che potrebbe essere il punto di partenza per unire due generazioni così distanti ma così simili.
“Raccontare attraverso le immagini l’esperienza che molti giovani italiani stanno facendo nelle farm è stata una pratica artistica molto stimolante”, ha detto Matteo Maffesanti, regista del video reportage 88 giorni nelle farm australiane contenuto nel volume. “Un’esperienza personale dal grande impatto emotivo, che mi ha permesso di scoprire – ha aggiunto – e comprendere una realtà prima sconosciuta. Luoghi remoti, silenziosi, terre sconfinate, intrise di sudore, che impongono una poetica visiva dai colori accesi, centrata sul rapporto intimo tra l’uomo e la natura. Un’avventura che si srotola lentamente, tra il lavoro nei campi e la vita scomoda in roulotte, come in un brusco ritorno alle fatiche delle prime migrazioni. Un esperienza forte, vera, in grado di lasciare una traccia indelebile nel percorso di crescita dei nostri protagonisti, disposti a mettersi in gioco con la disinvoltura dell’eroe. Emozioni che filtrano attraverso le parole, ma soprattutto gli occhi dei tanti giovani che abbiamo incontrato, ragazzi che nonostante la fatica quotidiana, vivono questa avventura con determinazione, alla scoperta di se stessi e delle numerose possibilità che il viaggio offre”. Sono giovani con una “grande duttilità al cambiamento”, ha concluso, che hanno “la capacità di reinventarsi, una sorta di predisposizione alla trasformazione. Italiani coraggiosi, pronti a lottare per il proprio futuro e consapevoli di vivere una sfida importante. Ragazzi maturi che, in Australia, stanno scoprendo la possibilità di sviluppare in pieno le loro capacità, quelle stesse che l’Italia non ha riconosciuto”.



