Città del Vaticano – “Ai profughi e al popolo greco ho portato la solidarietà della Chiesa” Francesco ieri mattina, dopo la preghiera del Regina Coeli (che nel tempo pasquale sostituisce l’Angelus) ha parlato del suo viaggio a Lesbo sabato scorso accompagnato dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo e dall’Arcivescovo Ieronymos di Atene e di tutta la Grecia”.
Il Pontefice dopo aver ringraziato “quanti hanno accompagnato con la preghiera la visita” e ricordato la presenza dei due leader religioso ha sottolineato che questo ha voluto “significare l’unità nella carità di tutti i discepoli del Signore. Abbiamo visitato – ha detto – uno dei campi dei rifugiati: provenivano dall’Iraq, dall’Afghanistan, dalla Siria, dall’Africa, da tanti Paesi. Abbiamo
salutato circa 300 di questi profughi, uno ad uno. Tutti e tre: il Patriarca Bartolomeo, l’Arcivescovo Leronymos ed io. Tanti di loro erano bambini; alcuni di loro – di questi bambini – hanno assistito alla morte dei genitori e dei compagni, alcuni morti annegati in mare. Ho visto tanto dolore!”. Papa Francesco ha quindi voluto raccontare “un caso particolare”, quello di un giovane quarantenne, incontrato sabato con i suoi due figli: “lui è musulmano e mi ha raccontato che era sposato con una ragazza cristiana, si amavano e si rispettavano a vicenda. Ma purtroppo questa ragazza è stata sgozzata dai terroristi, perché non ha voluto rinnegare Cristo e abbandonare la sua fede. E’ una martire! E quell’uomo piangeva tanto”. (Raffaele Iaria)



