Como – «Sono tanti e differenti i motivi che ci spingono a scappare dal nostro Paese di origine… non siamo alla ricerca di ricchezze… desideriamo solo mettere in salvo la nostra vita». Sandi, 26 anni, un diploma in Scienze infermieristiche in Nigeria, da 8 mesi in Italia, quasi tutti trascorsi a Como (escluse le due settimane passate a Catania, subito dopo l’approdo sulle coste siciliane partito dalla Libia) ha portato la sua testimonianza durante la presentazione, presso il Centro Pastorale Cardinal Ferrari di Como, della “Carta dell’accoglienza dei richiedenti asilo”. Nel capoluogo lariano, ospite presso l’Opera don Guanella, Sandi sta studiando per ottenere la licenza media valida in Italia e, contemporaneamente, sta seguendo un corso per ausiliare socio-assistenziale. «Sono stato accolto e aiutato – ha detto ancora –: chiedo a Dio di darmi il coraggio per affrontare le difficoltà, impegnarmi nella scuola e nel volontariato, aumentare le mie capacità, affinché possa ricambiare tutto il bene che ho ricevuto».
Parole significative che raccontano come l’accoglienza migranti, se fatta con cuore e intelligenza, possa diventare una risorsa per tutti. Dalla consapevolezza di quanto sia importante far conoscere, soprattutto all’esterno, come si opera in questo ambito spesso oggetto di polemiche, è nata l’idea di redigere la “Carta”. Il documento è frutto di un lavoro che ha visto protagonisti la Rete-Caritas diocesana (con le sue cooperative e le realtà parrocchiali) e Acli Como, in collaborazione con l’Ufficio Migrantes, la Fondazione Padri Somaschi e l’Opera don Guanella. Un coordinamento che ha in carico oltre duecento richiedenti asilo nella sola provincia lariana (dove sono accolti più di 1500 migranti). «La “Carta” nasce a Como ma ha un orizzonte più ampio e si rivolge a tutta la diocesi. Trattandosi di una “buona prassi” è a disposizione di chiunque voglia confrontarsi e mettersi in dialogo, per lavorare insieme in un ambito, quello dei flussi migratori, che è sempre più strutturale, pur conservando i caratteri dell’emergenza», dice il direttore della Caritas Roberto Bernasconi.
Dieci i punti che caratterizzano la “Carta”: l’accoglienza deve essere diffusa, su un territorio ampio, in piccoli gruppi; capace di coinvolgere senza imporsi, in strutture e contesti adeguati; con una gestione condivisa dagli stessi ospiti. Un altro punto irrinunciabile, sui cui gli estensori hanno molto insistito e lavorato, riguarda le motivazioni, le qualità e le competenze degli operatori (volontari compresi), in tutti gli ambiti in cui l’accoglienza si articola. Così come c’è la consapevolezza che solo capacità linguistiche e occupazionali possono assicurare integrazione. La scuola di italiano (coordinata dalle Acli, ospitata presso la parrocchia cittadina di Como-Sant’Orsola) in due anni ha formato 120 ragazzi. «I docenti– spiega Emanuela Colombo, della cooperativa “Acli-Questa Generazione” – hanno delle qualifiche particolari, per favorire l’apprendimento anche in ragazzi che spesso non hanno ricevuto un’alfabetizzazione nemmeno nella lingua di origine». Talvolta l’insegnamento è integrato con la musica e la danza, due componenti forti della cultura africana, che hanno favorito i ragazzi nello studio. Più di 100 sono stati anche i partecipanti ai percorsi professionalizzanti (in settori con idraulica, cucina, panetteria, imbiancatura, servizio di sala…), mentre da inizio 2016 sono partiti oltre 20 tirocini lavorativi. «Tutte necessità – ci ha detto ancora Colombo – indicate dalle imprese del territorio. Si è cercato di dare una risposta alla domanda-offerta occupazionale dell’economia locale, alla ricerca di figure che, pur in epoca di sofferenza lavorativa, si reperiscono con difficoltà». «Vorremmo che fosse evidente – sottolineano sia Seveso che Bernasconi – che l’accoglienza migranti non ha tolto nulla ai servizi che da sempre mettiamo a disposizione di chi si rivolge a noi, ma anzi, le ha moltiplicate, dandoci anche la possibilità di assumere una ventina di giovani italiani, con competenze molto particolari nei campi del sociale e della cooperazione internazionale».
«Sono a casa, in famiglia, non in un “centro di accoglienza” – è il sentimento del camerunense Jonathan –. Qui mi sento una persona e nessuno, neanche per strada, mi ha mai fatto percepire come diverso». Jonathan, attualmente tirocinante come aiuto-idraulico, segue anche dei corsi di teatro. «La cosa più bella da quando sono arrivato in Italia è che ho trovato persone disponibili ad ascoltarmi… è quanto di più prezioso potesse accadermi – ha detto commosso –. Sono profondamente grato per questo e prego Dio, tutti i giorni, perché doni agli operatori la forza necessaria a svolgere il loro lavoro».
Da metà aprile, infine, torna operativo l’hub di prima accoglienza presso il “Centro Pastorale Cardinal Ferrari” di Como. Per tutto l’inverno ha dato alloggio notturno ai senza tetto della città. Ora – pulito, imbiancato e allestito dagli stessi ragazzi che lo scorso anno sono passati da qui in attesa di una sistemazione nelle comunità o nelle parrocchie – è pronto ad accogliere fino a 40-50 persone. «Negli ultimi mesi – ricorda il direttore Caritas Bernasconi – Como non ha visto arrivi molto numerosi… Aveva una sorta di “bonus” per aver ospitato, lo scorso anno, 200 persone in più rispetto alla quota di ripartizione prevista. Siamo, però, consapevoli di quanto la situazione, a livello mondiale ed europeo, sia cambiata… Quindi eccoci pronti a tendere la mano ai fratelli e alle sorelle che ci chiedono aiuto».
La “Carta dell’accoglienza dei richiedenti asilo” verrà presentata pubblicamente alla cittadinanza venerdì 15 aprile, alle ore 21.00, presso il “Centro Pastorale Cardinal Ferrari” (in viale Cesare Battisti, 8). La serata, oltre a illustrare i contenuti del documento, si completerà con la testimonianza del giornalista del “Settimanale della diocesi di Como” Michele Luppi il quale, nei giorni a ridosso della Pasqua, ha visitato i campi profughi sulla “Rotta dei Balcani”. (Enrica Lattanzi)



