Lesbo – “Voglio dirvi che non siete soli”. “Non perdete la speranza”.
Papa Francesco è a Lesbo e con queste parole saluta i profughi e richiedenti asilo ospiti nel Mòria refugee camp dell’isola greca di Lesbo.
Il pontefice è arrivato al capo dopo essere stato accolto all’aeroporto di Mytilene dal primo ministro Alexis Tsipras e ha ricevuto il benvenuto da parte del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, Ieronymos, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia e da mons. Fragkiskos Papamanolis, presidente della Conferenza episcopale greca. I leader religiosi, lungo le transenne, hanno salutato 150 minorenni ospiti del centro e hanno preso in braccio un bambino di pochi mesi. Dopo, in una grande tenda hanno salutato individualmente circa 250 richiedenti asilo e pronunciato tre brevi discorsi. “Siamo venuti per richiamare
l’attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per
implorarne la soluzione”, ha detto il papa nel suo discorso prima di firmare una dichiarazione congiunta: “speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di
bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno
della nostra comune umanità”. Papa Francesco ha quindi rivolto un appello all’Europa:
”possano i nostri fratelli e le nostre sorelle in questo
continente, come il Buon samaritano, venirvi in aiuto in quello
spirito di fraternità, solidarietà e rispetto per la dignità umana, che ha contraddistinto la sua lunga storia2:
E rivolgendosi ai profughi ospiti del campo ha ricordato che “molti di voi si sono sentiti costretti a fuggire da situazioni di conflitto e di persecuzione, soprattutto per i vostri figli, per i vostri piccoli. Avete fatto grandi sacrifici per le vostre famiglie. Conoscete il dolore di aver lasciato dietro di voi tutto ciò che vi era caro e – quel che è forse più difficile – senza sapere che cosa il futuro avrebbe portato con sé”, sperando, insieme a molti altri, “di costruire una nuova vita in questo continente”. “Siamo venuti – ha aggiunto parlando anche a nome del patriarca ecumenico e dell’arcivescovo ortodosso di Atene – per richiamare l’attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la risoluzione. Come uomini di fede, desideriamo unire le nostre voci per parlare apertamente a nome vostro. Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanità”. Queste crisi, ha fatto tuttavia notare il Pontefice, possono anche “far emergere il meglio di noi. Lo avete visto in voi stessi e nel popolo greco, che ha generosamente risposto ai vostri bisogni pur in mezzo alle sue stesse difficoltà. Lo avete visto anche nelle molte persone, specialmente giovani provenienti da tutta l’Europa e dal mondo, che sono venute per aiutarvi”. (R.I.)



