Reggio Calabria – Si ė aperto questa mattina a Reggio Calabria, presso il Seminario arcivescovile Pio XI, il terzo appuntamento di LabRom, il laboratorio di discussione, incontro e dialogo sul tema rom e sinti in Italia, al quale partecipano attivisti rom e non rom, ricercatori, professionisti e operatori pastorali, promosso da Associazione 21 Luglio, Fondazione Migrantes, Reyn (Romanì Early Years Network), Legacoopsociali nazionale, Cooperativa Animazione Valdocco, Naga, Popica Onlus, MO.C.I. (Movimento Cooperazione Internazionale), Un Mondo di Mondi. L’appuntamento di Reggio Calabria, che segue quelli che hanno avuto luogo nelle settimane scorse a Torino e Roma, si è focalizzato sulla condizione di emergenza abitativa delle comunità rom nel sud Italia. Le città di Napoli, Cosenza e Catanzaro sono state al centro degli interventi di alcuni dei relatori, in particolare di padre Domenico Pizzuti, che ha raccontato la situazione dei rom nel “campo” di Scampia, a Napoli; di Maria Gabriella Pizzuti, che ha parlato delle condizioni di vita dei rom a Catanzaro, dove non risultano campi; di Maria Francesca D’Agostino, che si è invece soffermata sullo sgombero forzato che ha coinvolto nei mesi scorsi le famiglie rom che vivevano nel “campo” di Vaglio Lise a Cosenza.
Da sottolineare anche la testimonianza di Ferizai Jusf, rom kosovaro che vive a Messina, il quale ha raccontato la fuga dal proprio Paese e gli anni trascorsi, tra discriminazione e esclusione sociale, in un “campo rom” messinese, chiuso negli anni scorsi in virtù di un progetto virtuoso adottato dal Comune, volto a favorire l’inclusione delle comunità rom.
I partecipanti a LabRom, nella seconda parte della giornata, si sono quindi suddivisi in gruppi di lavoro, ognuno dei quali ha affrontato un tema specifico: la partecipazione dei rom nelle politiche di desegregazione abitativa; il ruolo delle istituzioni e la funzione della Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom nella desegregazione abitativa; le politiche abitative rivolte ai rom comunitari e extracomunitari. Domani il laboratorio si focalizzerà sulla condizione dei minori rom e sarà proposto ai partecipanti di aderire a una rete nazionale, REYN Italia, che rappresenta un network per la prima infanzia rom rivolto a professionisti e paraprofessionisti che lavorano con i bambini rom e le loro famiglie. (D.G.)



