Messina – Quella dell’immigrazione è una questione estremamente attuale e incombente, una realtà con la quale è necessario confrontarsi quotidianamente, a Messina più che in altre parti d’Italia e d’Europa. Il convegno, tenutosi nella mattinata di sabato 14 maggio nei locali del Palacultura, dal titolo “Migranti: l’integrazione è possibile. Prassi esemplari d’accoglienza” è riuscito a portare delle testimonianze concrete di alcune realtà di accoglienza, quali quella di Riace (nell’estrema provincia di Reggio Calabria) e quella di Sutera (vicino Caltanissetta). Ad introduzione dell’incontro (dopo la presentazione del giornalista Marcello Mento) Santino Tornesi, direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes ha messo in luce, in contrasto rispetto le facili strumentalizzazioni politiche e gli atteggiamenti discriminatori di paura, le potenzialità dell’immigrazione, vista come risorsa umana e sociale, piuttosto che come minaccia, ricordando che la storia, troppo spesso trascurata, quella della Sicilia in particolare, è una storia di migrazioni, tant’è che ad oggi si contano oltre 713mila cittadini siciliani sparsi per il mondo.
Guardando all’immigrazione ha poi evidenziato come l’accoglienza non sia qualcosa di incommensurabile, tant’ è che, dati alla mano, se la prima accoglienza fosse gestita in maniera condivisa da ognuno degli oltre ottomila comuni italiani, ciascun comune ospiterebbe 15 migranti, un numero insignificante rispetto alle grandi cifre che tanto atterriscono la politica più becera e una crescente parte della popolazione.
Fulcro del convegno è stata la vivida testimonianza di chi ha lasciato le parole per provare concretamente l’integrazione. Dapprima Mimmo Lucano, sindaco del piccolo comune di Riace, la cui iniziativa ha riscosso l’attenzione della stampa internazionale, al punto che già il celebre regista Wim Wenders ne ha brillantemente raccontato l’esperienza nel documentario “Il Volo” (2009).
Il comune di Riace, avviato come molti altri verso un lento spegnimento, ha trovato proprio nell’immigrazione una nuova linfa, grazie all’idea portata avanti dal sindaco Lucano, che a partire dal 2004 (anno della sua prima elezione, ndr.) ha sviluppato un modello, una prassi di accoglienza esemplare che ha portato ad oggi ad integrare oltre 500 immigrati nel tessuto sociale del paese (il quale conta adesso 1800 abitanti).
«Interazione piuttosto che integrazione» ha precisato lo stesso Lucano, proprio per sottolineare che a Riace si è sviluppata una vera e propria cooperazione tra la popolazione locale e i migranti, che supera la semplice accoglienza, spesso ridotta al “vitto e alloggio”, ma creando una nuova coesione sociale, ridando nuova vita al paese. L’esperienza di Riace è un chiaro esempio di come la volontà e l’umanità possano più della paura e della discriminazione, perché come lo stesso sindaco Lucano ha ribadito «L’accoglienza è la normalità!».
Altro momento fondamentale è stato l’intervento di Giuseppe Grizzanti, sindaco di Sutera, piccolo comune nisseno, che è stato negli ultimi tre anni un importante esempio di accoglienza. Anche Sutera, che a partire dagli anni sessanta ha vissuto un drastico spopolamento, di fronte alla possibilità di mettersi in gioco attivamente ha voluto provare a creare un propositivo modello di integrazione. Così nel 2013, quando al neoletto sindaco Grizzanti, viene chiesto di mettere a disposizione dei loculi per i corpi di migranti, spenti dal mare e dall’indifferenza, si chiede perché non accogliere invece dei morti « i vivi»? Sutera aderisce quindi al progetto SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), che si occupa della cosiddetta “seconda accoglienza” sul territorio nazionale. Grazie alla collaborazione tra l’amministrazione e l’associazione “I Girasoli”, un iniziale nucleo di 15 immigrati (ad oggi raddoppiati) si è integrato con il passare del tempo, per quanto sia questa un’esperienza ancora recente, nella realtà di Sutera, si sta rendendo attivo nel paese quello scambio culturale e sociale che è intrinseco nella diversità e nel confronto.
Nel corso della mattinata, sono intervenuti anche il sindaco di Messina, Renato Accorinti e l’assessore alle politiche sociali Nina Santisi, che hanno raccordato le «prassi di accoglienza» alla situazione di Messina la quale, affacciata sul Mediterraneo e sulle sue immani tragedie, non può certo esimersi dal confronto con l’immigrazione. E’ stato ribadito l’impegno dell’amministrazione in tal senso, che è all’opera per la riqualificazione di alcune delle numerose aree smilitarizzate del territorio, in modo da renderle fruibili come centri di prima accoglienza, ma anche sul piano pratico dell’impegno nell’accoglienza dei migranti, in particolare dei minori non accompagnati, circa 1500 fino ad ora, non senza trascurare le difficoltà del gestire un così grande movimento di persone.
A concludere il convegno gli interventi di Nino Conti Nibali, presidente della Piccola Comunità Nuovi Orizzonti e Lucy Fenech, responsabile del centro Senza Frontiere entrambi promotori dell’incontro insieme all’Ufficio Diocesano Migrantes. Arricchente anche la riflessione di padre Felice Scalia, che ha sottilmente rievocato le ragioni profonde che stanno alla base del fenomeno delle migrazioni, le disuguaglianze economiche e sociali e le responsabilità che l’Occidente (non geografico, ma economico) ha in questa situazione, e che spesso cerca di nascondersi. (Giuseppe Cannata)



