La Chiesa in Polonia: vicini a chi fugge dalla propria terra

Cracovia – Nei giorni scorsi il Presidente della Conferenza Episcopale Polacca, l’arcivescovo Stanisław Gądecki, in un’omelia pronunciata nel santuario di Jasna Góra a Częstochowa, ha lanciato un appello alla misericordia e all’accoglienza verso chi fugge da guerre, violenze e persecuzioni. Invitando i fedeli a vincere le paure del momento, il presule ha rinnovato l’invito della Chiesa polacca a rispondere alle sollecitazioni di Papa Francesco, il 6 settembre 2015, durante l’angelus domenicale, affinché parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta Europa si attivassero per «esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi».

Un appello, quello del presule, che acquista maggior significato se si considera che in Polonia il problema dei rifugiati non sia ancora avvertito come un’emergenza: il Paese, infatti, non si trova lungo le rotte dei principali flussi migratori in Europa. Lo scorso anno, ad esempio, delle oltre dodicimila richieste d’asilo pervenute alle autorità, solo 295 sono state inoltrate da cittadini siriani. Non mancano però le paure alimentate dalle notizie di cronaca e da prese di posizione di alcune parti politiche.

Da parte sua la Chiesa, già a partire dal 2009 ha organizzato nelle varie diocesi raccolte di fondi destinate, senza distinzione di religione, ai profughi provenienti soprattutto da Sudan, Nigeria, Egitto, Libano, Siria e Iraq. Inoltre la Caritas aiuta attualmente nel Paese circa tremila migranti. E l’invito dei vescovi polacchi affinché ogni parrocchia s’impegnasse concretamente nell’accoglienza dei profughi, fu rivolto già il giorno prima dell’appello lanciato da Papa Francesco. Di fronte poi alle parole del Pontefice, l’arcivescovo Gądecki l’8 settembre scrisse: «La Chiesa cattolica in Polonia, chiamata a prestare sostegno ad altre persone, in maniera particolare nell’anno della misericordia, farà tutto ciò che sarà in suo potere per aiutare i profughi nella loro drammatica situazione» e, spiegando che la Conferenza episcopale affidava alla Caritas Polska la responsabilità di organizzare e di coordinare tutte le iniziative in merito, sottolineò la responsabilità delle autorità nazionali nel dover garantire il controllo, la sicurezza e i servizi di base per i profughi.

Lo scorso 30 giugno, proprio nella sede della Conferenza Episcopale, è stato firmato un messaggio congiunto delle Chiese cristiane polacche nel quale, ribadendo l’invito a tutti i fedeli di pregare e di prestare aiuto concreto ai bisognosi, si raccomanda di «non perdere di vista la ragione principale dell’attuale crisi migratoria, e cioè le guerre nel Medio oriente e in Africa. Da lì scaturisce la necessità di pregare per la pace, di continuare negli sforzi di mediazione e di appellarsi incessantemente alla coscienza dei governanti». Molte persone, si legge ancora nel documento, «sono rimaste nei propri Paesi, e lì attendono che il nostro aiuto arrivi direttamente nelle regioni colpite. Al contempo dobbiamo prenderci cura di coloro che hanno deciso di lasciare la terra dei loro avi».