Mons. Migliore: i giovani faranno fiorire il disegno della misericordia messa in atto

Cracovia Con la Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia si chiude la missione di Nunzio apostolico in Polonia di Mons. Celestino Migliore. Quale è bilancio di questi nove anni? 
“Per me è più che positivo, dice in questa intervista a www.migrantesonline.it: “è’ vero che  un bilancio oggettivo richiede di sentire tutte le campane, ma nell’insieme posso dire di aver trascorso in Polonia anni splendidi, stimolanti sotto ogni profilo e gratificanti per la mia attività di sacerdote e rappresentante del Papa”.
Lei ha compiuto la seconda missione in Polonia. La prima volta ha servito negli anni di transizione dal sistema comunista. Come è cambiata la Polonia e la Chiesa cattolica?
Venticinque anni fa, ho lavorato in Polonia per quasi tre anni come segretario, e mi è toccato di riaprire la Nunziatura e preparare l’arrivo del primo Nunzio dopo la lunga parentesi del regime comunista. Fu una sfida assai stimolante. Allora si è proceduto alla riforma dell’amministrazione ecclesiastica. Misura necessaria e anche opportuna nel tempo. Una riforma di quella portata non si è ancor potuta fare da altre parti. Ora concludo sei anni come Nunzio: anni splendidi.  Nel frattempo, la Chiesa in Polonia si è meglio organizzata per servire la comunità cristiana e la società. Basti pensare all’assiduo lavoro per motivare e rinforzare i contenuti della pietà popolare; alla rete di centri per la nuova evangelizzazione; agli sforzi di quelle diocesi che organizzano la catechesi parrocchiale per tutte le fasce d’età; alla capillare solidarietà di diocesi e parrocchie; alle iniziative di incontro e proposta cristiana per i giovani; alle varie scuole sorte per la preparazione dei formatori nei seminari e nelle case religiose e alle iniziative volte a diffondere la dottrina sociale della Chiesa tra imprenditori, lavoratori e attivisti sociali. Si può dire che la Chiesa è una foresta che cresce nella silenziosa fatica quotidiana, anche se spesso si ode piuttosto il fragore di alcuni alberi che cadono e lo stridio dei rami secchi.
Al termine della Sua missione la Giornata Mondiale della Gioventù. Cosa si aspetta? Che i giovani facciano l’esperienza e si rivestano di misericordia. Papa Francesco ci dice spesso che misericordia non è solo devozione, ma soprattutto stile di vita, pratica di vita cristiana, criterio di azione sociale e internazionale. La misericordia oggi interpella tutti: individui e comunità, governi e sistemi economici, interessi personali e nazionali, assurdità ideologiche che distruggono interi Paesi  e producono massicce ondate di rifugiati e migranti. L’opera di misericordia spirituale di ‘consigliare i dubbiosi’ ha un ruolo importante a fronte dello stravolgimento dell’idea dei diritti e dei doveri delle persone. Si esita o si trascura di garantire il debole e l’indifeso rispetto alla persona adulta, istruita, sana o ben curata. Si spacciano per di­ritti umani e progresso civile pratiche che avviliscono la persona umana e portano alla disgregazione della società. L’ultima delle tradizionali quattordici ope­re di misericordia, ‘pregare Dio per i vivi e per i morti’, ci mette in guardia dalla presunzione e dall’orgoglio di chi pensa di poter camminare da solo e fi­darsi solo di sé. Per questo Papa Francesco  ricorderà ai giovani che siamo un popolo in faticoso cammino e non degli arrivati.
Quale erano le sfide più grandi nell’organizzazione della GMG? 
Ogni GMG è un grande evento che richiede monumentali organizzazione, logistica, regia, ma anche collaborazione, solidarietà fattiva, supporto di preghiera e compassione, nel senso di ‘patire con e per’ questo evento affinché sia un momento di Dio e non un mero successo umano. Talora avevo l’impressione che stessimo realizzando un ricamo di cui per ora vediamo soprattutto il risvolto aggrovigliato di fili diversi sul quale, poi, la fraternità, la festa, la preghiera e l’audacia dei giovani faranno fiorire il disegno della misericordia messa in atto.
Gli italiani costituiranno una della presenze più forti tra i partecipanti. Quali i suggerimenti per vivere al meglio questi giorni? 
Alcuni dei giovani che si metteranno in viaggio per la GMG non saranno in grado di dire con certezza perché si sono incamminati. È il dubbio su se stessi, sulle scelte compiute, sulla condizione in cui si sono posti, a costituire un primo elemento di miseria umana. Questi interrogativi instillano il senso della precarietà personale a cui rispondono solo atti di misericordia.  Altri giovani si mettono in viaggio per ragioni precise e nobili, come la testimonianza pubblica della propria fede, la consolazione spirituale di una vasta comunità di credenti, la speranza di trovare risposte ai propri interrogativi. Perché io mi trovo ora a condividere giornate di festa e fede con altri giovani, a bussare alla porta di un santuario o a quella di un confessionale? La profondità di questa domanda richiama il ruolo della misericordia nella comunità dei giovani, negli organizzatori, nel personale del santuario e del confessionale. Altri partono per trovare una dimora fraterna almeno per qualche giorno, un luogo di pace e di amicizia. Eppure un luogo che corrisponda pienamente a quanto si cerca non c’è. Giunti alla meta si ritrova anche lì la persistenza dell’incredulità, dell’indifferenza, delle proprie sofferenze interiori. A che cosa è servita la gran fatica del pellegrinaggio? Ecco un’altra domanda che immediatamente richiede il valore aggiunto della misericordia. 
Gli italiani sono una minoranza in Polonia. Lei ha avuto modo di incontrarli? Come vivono in Polonia?
Si tratta di una comunità composita: imprenditori, ristoratori, studiosi, artisti, medici, studenti, giovani sacerdoti formatisi nel Seminario Redemptoris Mater, operai specializzati, artigiani.  Spesso si trasferiscono per alcuni anni con le loro famiglie. Altri invece hanno sposato un polacco o una polacca e si sono stabiliti qui. La mia attività ed i numerosi viaggi nel Paese mi hanno lasciato poche occasioni per frequentare  i connazionali. Ho comunque fatto amicizia con alcune famiglie e, nell’insieme, credo di poter dire che gli italiani si trovano a loro agio in questo Paese ed i polacchi si mostrano particolarmente empatici. Mutua stima e buona collaborazione sono inscritte anche nei rispettivi inni nazionali: l’inno polacco ricorda l’ospitalità ricevuta in Italia dai patrioti polacchi ai tempi della spartizione del loro Paese; quello italiano recita, tra l’altro:già il sangue d’Italia e il sangue polacco bevè col cosacco ma il cor le bruciò’.
Un tema delicato nei rapporti tra Italia e Polonia è l’accoglienza dei rifugiati che in grandi numeri stanno arrivando in Europa. Un tema che viene diversamente affrontato dalla Conferenza episcopale polacca. Come questo tema si sviluppa nei rapporti tra la Santa Sede e la Chiesa cattolica in Polonia? 
La solidarietà è tale quando prende in considerazione tutti gli aspetti di un determinato problema da risolvere. E questo si è cercato di fare, soprattutto nella prospettiva dell’integrazione dei nuovi arrivi, giacché il fenomeno dei rifugiati perde ogni giorno di più il carattere di emergenza temporanea per assumere quello dell’integrazione. La Chiesa in Polonia si è mossa anche nella linea del buon samaritano, l’approccio raccomandato da Papa Francesco, che senza disconoscere i problemi reali del fenomeno, offre subito un’assistenza immediata. (A.A.)