Milano – Spesso li trovano completamente in acqua, ancora vivi, con la disperazione negli occhi. Quando va bene sono invece ancora tutti a bordo, su una carretta del mare alla deriva, un gommone sgonfiato, senza sapere dove si trovano e a quanto distano dalla terra ferma dell’Europa. Con la paura di essere ancora in acque territoriali turche o egiziane e il rischio di dover fare dietro-front. Quando va male invece, e quest’anno succede troppo spesso, li trovano già annegati o in fin di vita. Imbarcati su pescherecci stipati all’inverosimile e se hanno pagato poco e meno degli altri per la traversata costretti a scendere nella stiva. E rimanere lì per giorni. Non solo senza acqua ne cibo ma addirittura anche senza ossigeno. E così il sogno di una vita nuova finisce lì. In fondo al mare. Sono migliaia i morti nel Mediterraneo: solo nel 2016 se ne contano quasi tremila. Per l’esattezza 2.933, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Iom (International organization for migrants). Di questi, 2.505 nel canale di Sicilia e 388 nel Mar Egeo. Più del doppio rispetto a un anno fa. In tutto il 2015 sono infatti state complessivamente 3.200 le persone che hanno perso la vita in mare.
E i numeri purtroppo confermano che si va verso un’altra estate tragica: solo nei primi quindici giorni di luglio sono già 33 i migranti che hanno perso la vita in mare. Una media drammatica: ogni giorno almeno due migranti perdono la vita in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Nell’ultimo bollettino ci sono anche due bambini. Avevano due e sei anni: li hanno trovati abbracciati ai loro genitori nella stiva di un peschereccio ormai semiaffondato. Perché sono le famiglie, con bambini ancora piccoli a pagare il prezzo più caro di questa silenziosa strage.
Intanto sabato sono arrivate nel porto di Augusta i 366 migranti salvati dalla nave norvegese Siem Pilot venerdì scorso. Attraversavano il Mediterraneo e puntavano verso l’Italia. Li hanno trovati a bordo di tre gommoni semiaffondati e una barca di legno. Ma almeno 20 persone sarebbero affogate, hanno raccontato i sopravvissuti. Sempre secondo l’Iom – ultimi dati aggiornati a venerdì – sono complessivamente 238.077 i migranti sbarcati in Italia dal 1° gennaio: 4.063 solo dal 6 al 13 luglio. Il Mediterraneo rimane l’unica porta aperta verso l’Europa, dopo la chiusura della rotta balcanica e l’entrata in vigore del tanto contestato accordo Ue-Turchia. Sabato la Serbia ha annunciato la creazione di pattuglie congiunte di polizia ed esercito per intensificare i controlli ai propri confini. Le pattuglie verranno inviate con tutta probabilità alle frontiere con Bulgaria e Macedonia, da dove – nonostante la chiusura della rotta balcanica a marzo negli ultimi tempi è sensibilmente cresciuto il flusso di ingressi illegali di migranti mediorientali, che si affidano a bande di contrabbandieri e trafficanti. Le nuove misure, ha precisato il premier Aleksandar Vucic, verranno adottate senza l’uso della forza e senza costruzioni di muri, sottolineando la ferma determinazione a impedire gli ingressi illegali nel Paese, dove invece potranno entrare coloro che intendono presentare domanda di asilo. (D.F – Avvenire)



