Fermo – È il giorno del lutto. La prima volta di un consiglio comunale riunito in sessione straordinaria con le assemblee provinciale e regionale in un clima irreale, con bandiere e serrande abbassate, in una città scossa da un ciclone emotivo e mediatico che sta lasciando tante ferite. Così, se anche la Lega Nord non esita a sottolineare pubblicamente la sua distanza dalla riunione del Consiglio regionale fuori sede a Fermo, il Consiglio comunale riesce ad approvare un documento unanime firmato da tutte le forze politiche – con cui stigmatizza l’accaduto, ponendo così fine alla sequela di interventi sparsi e polemiche nate a caldo dopo la vicenda. Alla condanna per l’atto di violenza razziale da cui è partito tutto, l’assemblea aggiunge l’auspicio di «un sempre maggiore impegno da parte di tutte le realtà politiche, istituzionali, sociali e associative per monitorare e contrastare ogni tentativo di infiltrazione o spontanea sedimentazione nella nostra comunità, di sentimenti o pulsioni di matrice razzista». Preoccupa, tuttavia, il crescere dell’insofferenza verso i migranti, che si esprime nella violenza in quest’occasione manifestata a Fermo, ma che serpeggia un po’ ovunque, come rileva ad esempio la prefettura di Ancona a fronte della resistenza in Vallesina alla notizia dell’arrivo dei profughi. Meno della metà dei Comuni marchigiani ne ospitano. Una minore resistenza favorirebbe una maggiore capillarizzazione con più possibilità di integrazione. I profughi a Fermo, ospiti nel Seminario Arcivescovile, hanno deciso di metterci la faccia, con testimonianze che sottolineano i percorsi di sofferenza. In serata la manifestazione , promossa dal Comune, con una settantina di associazioni e movimenti, su ‘Integrazione, accoglienza e solidarietà’, con la partecipazione di Moni Ovadia, Modena City Ramblers, Marlene Kuntz. (Vincenzo Varagona – Avvenire)



