Milano – I numeri degli sbarchi sono pressoché simili a quelli di un anno fa, ma i morti in mare sono quasi raddoppiati. Il terribile esodo che si sta consumando sotto gli occhi di tutti nel Mar Mediterraneo fa anche la conta di chi non è riuscito a sbarcare in Europa.
Nei primi sei mesi di quest’anno, secondo i dati aggiornati dell’ACNUR, sono già 2.886 i migranti dispersi e presumibilmente morti in mare (un anno fa erano circa 1.800). Ma il numero deve essere aggiornato. Perché anche sabato l’ennesimo naufragio. Una barca di fortuna con a bordo 28 giovani tunisini che tentavano di raggiungere le coste italiane è affondata al largo della Libia: 12 le persone portate in salvo, almeno 9 i dispersi. Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno e aggiornati al 30 giugno, sono invece riusciti a sbarcare sulle coste italiane, nei primi sei mesi di quest’anno, 70.930 migranti, lo 0,23% in meno rispetto ai 71.092 dello stesso periodo dell’anno scorso. Ma, oltre al numero di chi non ce l’ha fatta la crisi migratoria registra anche un altro dato drammatico: quello dei minori non accompagnati. Adolescenti ma molto spesso anche bambini di 10-12 anni che sono partiti da casa senza famiglia né parenti. Sono complessivamente 8.553 quelli sbarcati sulle nostre coste dal primo gennaio al 17 giugno. Che si aggiungono ai 12.360 arrivati l’anno scorso e ai 13.026 del 2014. Al momento i migranti inseriti nel sistema di accoglienza sono 132.331: di questi, 97.376 sono ospiti delle strutture temporanee e 14.848 di centri di prima accoglienza e hotspot mentre 20.107 occupano posti del circuito Sprar. La Lombardia è la regione che ospita il maggior numero di migranti (13%), seguita da Sicilia (11%), Veneto (8%) e Campania (8%). Secondo quanto dichiarato al momento dello sbarco, le nazioni di provenienza sono, nell’ordine, Nigeria (15%), Eritrea (13%), Gambia (8%), Costa d’Avorio (7%), Guinea (7%), Sudan (6%), Somalia (6%), Senegal (6%), Mali (5%) ed Egitto (3%). Intanto proseguono ad Augusta, in Sicilia, le operazioni di recupero dei cadaveri dal barcone naufragato un anno fa nel canale di Sicilia. Sono racconti drammatici e di orrore quelli che arrivano dai vigili del fuoco, impegnati su più turni, 24 ore su 24 a estrarre le salme racchiuse nella stiva del relitto. «Non immaginavamo che ci fossero tanti, tantissimi corpi, tutti intrecciati tra di loro. Bambini, masse informi, donne che abbiamo potuto riconoscere solo grazie ai collant che indossavano. Un orrore» racconta Paolo Quattropani, l’ispettore dei Vigili del Fuoco che coordina le squadre. Sarà lo staff di medici legali guidati da Cristina Cattaneo, responsabile dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Milano, a eseguire gli esami autoptici sui cadaveri recuperati. Fino a questo momento sono 39 i corpi estratti dal “barcone della morte”. Ma ce ne sono ancora centinaia. Fra loro, secondo il racconto dei pochi superstiti, moltissimi bambini, anche neonati. «È un’operazione molto difficile dal punto di vista emotivo – ammette Quattropani – Io ho partecipato durante la mia carriera a molte missioni dei Vigili del fuoco, ma una cosa del genere non l’avevo mai vista. Mai». (Daniela Fassini – Avvenire)



