Roma – “Ogni viaggio deve poter avere una meta: che sia in Italia o in altri Paesi, questa meta si chiama dignità. Non si può negare la dignità, rifiutare la vita, negare il futuro. Se non saremo capaci di offrire questa possibilità, noi stessi lo perderemo ed esauriremo le riserve di cultura e umanità del nostro continente”.
E’ quanto ha detto mons. Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, in Trastevere, ha presieduto una veglia di preghiera ecumenica in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l’Europa, promossa da Fondazione Migrantes, Centro Astalli, Caritas Italiana, Associazione Giovanni XXIII, Acli e comunità di Sant’Egidio. Durante l’omelia mons. Becciu ha rievocato “i rischi che minacciano tanti esseri umani in cerca di pace e di una vita più dignitosa” e invitato a non “abituarci e rassegnarci alla morte di tante persone” e a “non assistere impotenti all’innalzamento di muri che separano e uccidono la speranza”. Per i cristiani – ha evidenziato mons. Becciu – il volto del forestiero è “il volto di Cristo affamato, assetato, svestito, ma anche rifugiato, profugo, straniero, senza terra, in fuga dalle guerre, respinto senza compassione, vittima dell’indifferenza o del traffico di esseri umani, inghiottito dalle acque del Mediterraneo o disperato davanti al filo spinato, dopo aver percorso estenuanti tragitti pieni di pericoli”. Da qui anche la richiesta di non dimenticare “lo sguardo innocente dei bambini privati di terra e di futuro” moli dei quali morti durante le traversate: “nel mar Egeo la metà di quanti sono annegati nei primi mesi del 2016 sono bambini. Non possiamo accettare che il Mediterraneo da mare nostrum divenga mare monstrum!”. Mons, Becciu ha quindi confidato che avendo accompagnato Papa Francesco nel suo viaggio all’isola greca di Lesbo, ha “potuto toccare con mano il dolore e la disperazione, le attese e le speranze che i rifugiati nel campo di Moira gli hanno trasmesso, e la commozione stessa del Santo Padre, che alcune settimane dopo, parlando a cinquecento bambini, affermava: “I migranti sono in pericolo, non sono un pericolo’”.
Durante la veglia sono stati ricordati i nomi e le nazionalità dei tanti che hanno perso la vita.



