Primo Piano

Card. Zuppi: l’accoglienza riguarda tutti

8 Giugno 2023 - Roma - “Tutti abbiamo bisogno di bene comune. Se manca quello, vale la logica del più forte e del ‘me ne frego’ e questo è quello che la pandemia ha recentemente rivelato: tutti dobbiamo aiutarci. Tutti siamo sulla stessa barca”. Lo ha detto il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenendo ieri sera, mercoledì 7 giungo, a Roma, nella parrocchia di S. Luigi di Monfort, a un incontro promosso dalla cooperativa Casa Betania e cooperativa “L’accoglienza” onlus, sul tema dell’accoglienza. L’incontro si inserisce nel percorso “Famiglie in rete 2023”, in corso in questa settimana per celebrare i 30 anni di Casa Betania. Siamo tutti sulla stessa barca, ha rimarcato il cardinale, citando l’esempio delle alluvioni in Emilia Romagna: “Le alluvioni sono state un qualcosa di incredibile, ma hanno vinto la solidarietà e la voglia di rimettersi in piedi e di aiutarsi. L’apparenza spesso è più importante della realtà, ma questa situazione c’ha insegnato che bisogna rimettersi a lavorare. Dobbiamo aiutarci, non vivere da estranei o addirittura da nemici”. Per Zuppi si deve rifuggire da questa logica. Al contrario, “si deve restare uniti e farsi prossimi all’altro”. Richiamando poi l’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, il presidente della Cei ha sottolineato “l’importanza della gentilezza, che non è solo un problema di buona educazione, ma più che altro una questione di sguardo verso tutti. Non è un qualcosa di inutile, è riguardo, premura, attenzione. Tutto inizia dalla gentilezza, dal non guardare il mondo attorno in modo indistinto o con indifferenza”. “La gentilezza disarma, fa sorridere, obbliga e aiuta a ingentilire l’altro – ha precisato il card. Zuppi -. Pertanto è la prima forma di accoglienza: sei tu, ti incontro, ti vedo. L’altro esiste!”. “Spesso siamo respingenti – il monito del cardinale – e, allo stesso tempo, quando siamo respinti ci restiamo male. Ci sono tanti modi di essere gentili che permettono all’altro di venire fuori. Questa è l’accoglienza. Non è schedare una persona e poi capire cosa posso fare per lei. È fare, chiedere, interessarsi. Ci si deve interessare all’altro in difficoltà e non magari, ad esempio, indirizzarlo da un professionista, che pure è molto utile, adducendo la scusa che noi non lo siamo. Se siamo cristiani siamo dei professionisti e siamo tenuti a esserlo”. “Quanta sicurezza ci serve per vivere?”,  ha chiesto il cardinale. “Passiamo la maggior parte del tempo a decidere chi accogliere e chi no, quando dovremmo solo renderci conto che il tema dell’accoglienza non riguarda solo gli stranieri, riguarda tutti. È uno spettro pericolosissimo nel quale possiamo cadere anche noi. Allo stesso modo natalità e accoglienza sono due facce della stessa medaglia. Sono la stessa cosa. I nostri nonni non avevano nessuna certezza del futuro quando hanno messo al mondo delle vite pur con tantissimi problemi”. “Ma è bella una vita senza problemi o con dei problemi futili che ci creiamo?”,  si è chiesto il card. Zuppi, indicando “l’amore come via per risolverli e per una vita bella. La sicurezza viene dall’amore. L’amore è accoglienza. L’accoglienza ci porta sempre il futuro e se manca quella manca il futuro. Se vogliamo un futuro, quindi, non dobbiamo avere paura”.  Il cardinale ha poi ricordato la vicenda di Giulia Tramontano, la ragazza incinta uccisa dal compagno, esprimendo “profondo dolore per due vite spezzate” e affermando con forza l’importanza della “sacralità della vita, che ci aiuta a vivere bene. Quando sembra tutto possibile e posso scegliere tutto mi faccio e faccio del male. Cerchiamo sempre la vita dall’inizio alla fine. E non la troveremo nelle dipendenze o nelle paure, ma solo nell’amore”. Concludendo il suo intervento il card. Zuppi si è soffermato anche sul suo recente viaggio in Ucraina. “Non ci rendiamo conto o abbiamo dimenticato cosa vogliono dire i bombardamenti, cosa vuol dire vedersi ammazzare i genitori. Abbiamo dimenticato la tortura. Non dobbiamo solo pregare – ha detto -, ma anche spendere la pace che abbiamo per chi non ce l’ha. La pace è sempre molto debole. Quindi ricordiamoci di pregare per la pace ed essere postulatori di pace. Non permettiamo mai all’odio di prendere il sopravvento. Costruiamo la pace!”. (Andrea Regimenti-Sir)

Papa Francesco in ospedale: prima notte trascorsa bene

8 Giugno 2023 - Roma - La prima notte di Papa Francesco al Policlinico Gemelli di Roma “è trascorsa bene”. Lo fa sapere la Sala Stampa della Santa Sede, all’inizio della seconda giornata che il Papa  trascorrerà nell’ospedale romano, dove è ricoverato da ieri per un intervento chirurgico di laparotomia e plastica della parete addominale con protesi.  L’intervento di ieri pomeriggio è durato tre ore e si è svolto senza complicazioni, come ha confermato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, nel primo briefing con i giornalisti, a fine giornata, in cui ha reso noto che il Santo Padre “è vigile e cosciente e ringrazia per i numerosi messaggi di vicinanza e di preghiera che lo hanno da subito raggiunto”. Il Papa sta bene , “è sveglio e vigile” e anche pronto alla battuta dopo un intervento, durato 3 ore ha detto il chirurgo Sergio Alfieri a capo della equipe che ha operato il Pontefice. “Insieme ad altri colleghi si è deciso di programmare l'intervento chirurgico”, ha detto Alfieri che aveva già operato papa Bergoglio due anni fa al colon. Papa Francesco aveva aderenze nelle anse a metà dell'intestino medio che causavano la sintomatologia. Si sono liberate queste cicatrici interne e la difficoltà di transito con una plastica e con l'ausilio di una rete protesica, ha spiegato ai giornalisti nell’atrio del Policlinico il chirurgo. “Mi ha già preso in giro” , ha detto Alfieri “chiedendomi, appena sveglio: ‘Quando la terza?’”. La degenza prevista va dai 5 ai sette giorni. Dalla Sala Stampa Bruni, fa sapere che sono sospese tutte le udienze fino al 18 giugno mentre le altre sono “confermate, al momento”. “Il Papa non ha e non ha mai avuto nessun problema con l'anestesia generale” e “potrà fare una vita normale”, ha detto ancora ieri sera Alfieri al termine dell'intervento al Pontefice  che aveva iniziato la sua giornata regolarmente tenendo l'udienza generale in piazza San Pietro e incontrando, come sempre, diverse persone. Al termine l’arrivo in ospedale con la 500 targata “Scv” e il ricovero nell’appartamento, al decimo piano del nosocomio, riservato ai successori di Pietro.  Durante l’udienza generale aveva parlato di santa Teresa di Lisieux le cui reliquie erano state portate in piazza San Pietro. Proprio a lei, nel 150.mo della nascita che ricorre del 2023, il papa ha intenzione di dedicare una Lettera apostolica: “È patrona delle missioni, ma non è mai stata in missione”, ha detto: “come si spiega questo? La sua salute era fragile, tanto che morì a soli 24 anni, ma il suo cuore era vibrante, missionario”. L'intervento chirurgico di ieri arriva in un quadro di salute complessivamente buono per un uomo di 86 anni. Ma non è la prima volta, nella sua vita, che Bergoglio ha problemi di natura sanitaria. Da ragazzo ebbe una delicata operazione al polmone, poi la ricorrente sciatalgia e, un paio d'anni fa, l'operazione alla cataratta. Da oltre un anno soffre di un forte dolore al ginocchio destro, dovuto a un problema ai legamenti, che lo ha costretto anche a rinunciare a eventi e che lo costringe a muoversi con difficoltà e spesso anche in sedia a rotelle. Tre mesi fa al Gemelli un ricovero di tre giorni per una lieve infezione polmonare. Domenica è prevista la consueta preghiera dell’Angelus che il Papa, molto probabilmente, terrà dal balconcino al decimo piano del Gemelli ribattezzato “Vaticano Terzo” da papa Giovanni Paolo II, più volte ricoverato nel nosocomio voluto dal padre Agostino Gemelli. (Raffaele Iaria)

Morti e dispersi, impennata di soccorsi Ue al bivio sui migranti: nessuna intesa

8 Giugno 2023 - Milano - Li hanno raggiunti nella notte, su segnalazione di Frontex, l'agenzia europea che controlla i "confini" marittimi dell'Ue. I soliti motopescherecci di ferraglia arrugginita che faticano a navigare e riempiti all'inverosimile. Le immagini che la guardia costiera, alle prime luci dell'alba, diffonde sono dram-matiche: uomini sui ponti uno stretto all'altro. Non si sa quanti. E quanti altri ancora sotto coperta. Alla fine del trasbordo se ne contano 650. Ma non è l'unica imbarcazione messa in sicurezza, ce n'è un altra, con altre 600 persone. E poi un altra ancora, e c'è anche un veliero in difficoltà. Alla fine della maxi-soccorso sono in tutto 1.500 i migranti messi in salvo sulle motovedette della Guardia costiera. Il mare calmo spinge le partenze di migranti verso l'Italia e sono giorni di superlavoro per la Guardia costiera. Dall'Algeria, intanto, arriva la notizia dell'ennesima tragedia del mare: il bilancio, per il momento, parla di 4 morti e 22 dispersi. Solo due persone sono state tratte in salvo. L'imbarcazione è affondata al largo di Cherchell, nella provincia di Tipaza, a ovest di Algeri. «Ad oggi sono già 1030 i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale. Mai come quest'anno il numero è per difetto: è probabilmente molto alto il numero di naufragi di cui non si è saputo niente» scrive in un tweet Flavio Di Giacomo, portavoce dell'Oim, l'Agenzia Onu per le migrazioni. Ed è terribile l'immagine di un video Afp che sta circolando in queste ultime ore: il ritrovamento in mare della bimba annegata in un naufragio avvenuto in Tunisia lo scorso 2 giugno. La bambina recuperata dalla guardia costiera tunisina indossava una tuta invernale rosa e un berretto di lana grigio e si presume che possa essere di nazionalità camerunense. Ma oggi è anche il "D-Day" per la (attesa) svolta in Europa. Anche se alla vigilia il negoziato appare ancora tutto in salita. Il dossier «è molto delicato» fanno sapere da Bruxelles. Dalla riunione dei ministri degli Interni si aspetta «una fumata bianca». La maggioranza qualificata per approvare il Patto per le migrazioni e l'asilo al Consiglio interni senza l'Italia «è possibile ma non auspicabile» ha dichiarato una fonte diplomatica europea. Intanto Oxfam lancia l'allarme: rispetto ai dossier che verranno affrontati in particolare per quanto riguarda la definizione di nuove politiche comuni di controllo delle frontiere europee (che potrebbero prevedere anche la detenzione di minori negli hotspot Ue, sul modello greco) e il raggiungimento di un meccanismo europeo di ricollocamento dei richiedenti asilo, per cui agli Stati è data la possibilità di non accettare migranti ricollocati dai paesi di primo ingresso, pagando una quota per ogni persona non accolta. «Entrambe sono proposte che non risolveranno in alcun modo le croniche carenze del sistema di asilo europeo - sottolinea Giulia Capitani di Oxfam Italia - Al contrario esprimono chiaramente l'obiettivo di blindare l'Europa. Quanto poi alla proposta in discussione per il controllo delle frontiere, siamo di fronte a nient'altro che all'esatta copia del modello disumano e fallimentare applicato fino ad oggi nelle isole greche, che finirà solo per rinchiudere altri rifugiati, bambini compresi, in centri simili a prigioni, negando il loro fondamentale diritto di asilo nel territorio dell'Unione». Secondo Oxfam il decreto Cutro varato dall'Italia «è del tutto in linea con queste scellerate politiche europee» perché «promuove infatti un modello di detenzione diffusa». Oxfam lancia un appello urgente per la creazione di un sistema di asilo europeo stabilendo regole che prevedano un'equa condivisione dell'accoglienza dei richiedenti asilo in tutta Europa, smettendo di stringere accordi con Paesi terzi e creando meccanismi indipendenti di monitoraggio su ciò che accade alle frontiere europee, con l'obiettivo di contrastare il rischio di violazioni dei diritti umani. (Daniela Fassini - Avvenire)  

Reggio Emilia-Guastalla: il vescovo alla festa della comunità cattolica Tamil

7 Giugno 2023 - Reggio Emilia - Nei giorni scorsi l’arcivescovo di Reggio Emilia-Guastalla, mons. Giacomo Morandi, ha incontrato la comunità cattolica reggiana Tamil dello Sri Lanka. Nella chiesa parrocchiale cittadina di Santo Stefano ha presieduto la messa; hanno concelebrato don Claryan Fernando, parroco della comunità Tamil; don Luca Grassi, parroco dei Santi Agostino, Stefano e Teresa; padre Sakayadhas, della comunità servita della Ghiara con la partecipazione dei diaconi Raffaele Caruso e Francesco Braghiroli, direttore dell’Ufficio pastorale Migrantes. La folta comunità reggiana srilankese, riferisce la diocesi, è dedicata a Maria invocata sotto il titolo di “Madre Velankanni”, particolarmente venerata in un santuario indiano. Domenica è stata incoronata una statua raffigurante la Vergine e portata dall’Oriente. Mons. Morandi ha introdotto la liturgia eucaristica con l’accensione di un lume, gesto compiuto poi dai componenti del comitato. Secondo la tradizione dello Sri Lanka la luce è icona di gioia, prosperità, nascita e vita; per questo è usanza aprire tutte le cerimonie accendendo un lume.

Viminale: da inizio anno sbarcate 52.328 persone sulle nostre coste

7 Giugno 2023 -
Roma - Sono 52.328 le persone migranti sbarcate sulle coste italiana da inizio anno. Di questi 7.450 sono di nazionalità ivoriana (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (6.207, 12%), Guinea (6.115, 12%), Pakistan (4.985, 9%), Bangladesh (4.679, 9%), Tunisia (3.688, 7%), Siria (3.081, 6%), Burkina Faso (2.169, 4%), Camerun (1.969, 4%), Mali (1.525, 3%) a cui si aggiungono 10.460 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

CEI: la vicinanza e la preghiera delle Chiese in Italia per Papa Francesco

7 Giugno 2023 - Roma - La Presidenza della CEI esprime "la vicinanza e l’affetto" dei Vescovi e delle Chiese in Italia a papa Francesco, ricoverato al Policlinico Universitario A. Gemelli per un intervento chirurgico. "In questo ulteriore momento di prova, la Presidenza si stringe attorno al Santo Padre e invita le comunità ecclesiali a sostenerLo con la preghiera. Con l’augurio di una pronta guarigione, affida al Signore il lavoro dei medici e degli operatori sanitari", si legge in una nota. (R.I.)

Banca d’Italia: per risolvere i problemi della caduta demografica servono i migranti

7 Giugno 2023 - Roma - «Per contenere gli effetti negativi» della caduta demografica in atto sul mercato del lavoro «non si potrà prescindere nel breve e nel medio termine dal miglioramento del saldo migratorio». Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, torna ad ammonire contro l'illusione che l'economia Italiana possa fare a meno di un nuovo apporto di lavoratori stranieri. Un incremento della natalità, infatti, «avrebbe un impatto nel lunghissimo periodo: i giochi sono fatti per i prossimi 2030 anni. Possiamo fare tutti gli sforzi che vogliamo ma quello non risolve i problemi legati alla caduta della popolazione in età di lavoro nei prossimi 20 anni», ha spiegato il numero uno di Via Nazionale nel suo indirizzo di saluto al workshop « Lo sguardo lungo: il dividendo demografico nell'analisi dell'economia italiana», organizzato da Bankitalia e Istat. «Da un lato - ha spiegato Visco  - questo richiede di ridurre decisamente il deflusso, e possibilmente operare per invertirlo, dei nostri connazionali, che sono un milione nell'ultimo decennio, molti dei quali giovani con un'istruzione elevata; dall'altro, di attrarre lavoratori dall'estero il cui afflusso è fortemente calato nell'ultimo decennio: erano 200-300.000mila nei primi dieci anni di questo secolo, sono scesi sotto i 50.000 a lungo, chiaramente la pandemia è stato un fattore rilevante, ora sono un po' risaliti ma sono ancora la metà di quelli che erano». Secondo il governatore, «un progressivo aumento della partecipazione delle donne e dei giovani sino a valori medi dell'Ue non sarebbe sufficiente a generare un aumento delle forze lavoro. Anche se tutti quelli che non partecipano, ma potrebbero farlo, lo facessero - ha osservato - ciononostante non aumenterebbe sufficientemente per compensare le perdite».  

Papa Francesco: oggi il ricovero al Gemelli

7 Giugno 2023 - Città del Vaticano - Papa Francesco al termine dell'Udienza Generale "si è recato presso il Policlinico Universitario A. Gemelli dove nel primo pomeriggio sarà sottoposto in anestesia generale ad un intervento chirurgico di Laparotomia e plastica della parete addominale con protesi". Lo comunica il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni spiegando che l'operazione, "concertata nei giorni scorsi dall'equipe medica che assiste il Santo Padre, sì è resa necessaria a causa di un laparocele incarcerato che sta causando sindromi sub occlusive ricorrenti, dolorose e ingravescenti". La degenza presso la struttura sanitaria durerà "diversi giorni per permettere il normale decorso post operatorio e la piena ripresa funzionale", ha detto Bruni. (R.Iaria)

Migranti: in migliaia salvati dal mare

7 Giugno 2023 -
Milano - Sono in tutto 1.229 i migranti sbarcati in Italia nelle ultime 24 ore. La maggior parte di loro è stata soccorsa dai "nostri uomini", dalle motovedette della Guardia costiera. Una maxi-operazione di soccorso che ha visto impegnate dalla scorsa notte diverse imbarcazioni per il trasbordo dei migranti dai tre motopescherecci stracarichi fino all'inverosimile. Come sempre avviene con tutti i barconi che partono dalla Cirenaica e cercano di raggiungere l'Italia e l'Europa. Era già successo in passato, prima dei tre cicloni mediterranei che hanno di fatto impedito le partenze nell'ultimo mese. Lungo questa rotta sono in tutto 1.150 circa le persone soccorse nelle ultime 24 ore e che saranno distribuite fra i porti di Sicilia e Calabria. Nel frattempo altri 48 migranti che si trovavano su una barca a vela alla deriva sono stati soccorsi da una unità della Guardia costiera di Crotone a poche miglia dalla costa calabrese. La stragrande maggioranza delle persone a bordo, 40, proviene dall'Iraq; tre sono i siriani, un palestinese e due cittadini del Kazakistan. A bordo della barca anche una sola donna e 6 minori. Quest'ultima imbarcazione sarebbe invece partita dalle coste della Turchia. Mentre la nave Ong Humanity 1 è arrivata ieri a Civitavecchia dove ha sbarcato i 30 migranti partiti dalla Libia e soccorsi in mare tre giorni fa. Il porto è stato indicato dalle autorità italiane. Intanto si svuota sull'isola di Lampedusa il centro di accoglienza. Il maltempo ha infatti concesso una tregua agli sbarchi. Nella struttura di contrada Imbriacola, la cui gestione dallo scorso 1 giugno è passata dalla Croce rossa italiana, restano 124 ospiti. Dopo i circa 600 approdati sull'isola venerdì e sabato scorsi - gli ultimi 39 intercettati dalla Guardia di finanza e giunti al molo Favaloro sabato sera - sull'isola non si sono registrati approdi. Il giorno dopo lo sbarco dei 29 migranti soccorsi dalla nave Ong di Emergency a Marina di Carrara, si raccolgono anche i racconti e le testimonianze di chi è riuscito a fuggire dall'inferno libico e attraversato il Mediterraneo per raggiungere l'Europa, mettendosi in salvo. «Il giorno del mio arrivo in Libia sono stato imprigionato dalle milizie locali. Mi hanno chiesto un riscatto di 800 dollari. Sono riuscito a pagare e poi a imbarcarmi, ma i libici ci hanno cercato in mare, riportato a terra e messo nuovamente in carcere. Questo si è ripetuto altre tre volte: ogni volta che mi imbarcavo, venivo riportato indietro e imprigionato» racconta un eritreo di 25 anni, tra i 29 migranti sbarcati lunedì mattina dalla nave Life Support. I tentativi di partire per l'Europa, spiega il giovane, «hanno fruttato ai trafficanti 13.000 dollari: è quello che ho speso per pagare quattro volte il riscatto e poi la traversata in mare. Quando ho visto la vostra nave, ho pianto dal sollievo. Ora sogno di arrivare in Francia e di non vivere mai più nel terrore». « I naufraghi - commenta Albert Mayordomo, capomissione della Life Support - sono finalmente in un Paese sicuro, ma per ogni persona soccorsa non sappiamo quante ne annegano nel Mediterraneo o quante continuano a soffrire perché riportate in Libia. Anche durante questa missione abbiamo toccato con mano quanto sia diffusa la pratica dei respingimenti. Solo in due settimane, siamo stati testimoni indiretti di almeno cinque respingimenti per un totale di oltre 800 persone riportate in Libia contro la propria volontà». (Daniela Fassini - Avvenire)

Mons. Kulbokas: “un incontro di lavoro” quelo tra il card. Zuppi e il presidente ucraino

6 Giugno 2023 - Roma - “Un incontro di lavoro” che si è svolto “in un clima molto buono”. Così il nunzio apostolico in Ucraina, mons. Visvaldas Kulbokas, raggiunto telefonicamente dall'agenzia cattolica italiana Sir, ha definito l’incontro che il card. Matteo Zuppi ha avuto questa mattina con il presidente ucraino Volodymir Zelensky a Kiev. “Il card. Zuppi – puntualizza il nunzio – è l’inviato del Santo Padre ed è venuto in questa qualità”. “Ricordo quanto detto nel comunicato ieri e cioè che il card. Zuppi è arrivato qui come inviato del Papa per ascoltare. Non è un gioco di parole. È la verità. Ci sono tanti giornalisti che chiedono ma lo scopo principale di questa visita è ascoltare”. Sui passi concreti da intraprendere nel futuro, il nunzio risponde: “E’ una domanda su cui il Papa dovrà riflettere”. E aggiunge: “Si dovrà certamente riflettere su cosa fare dopo, ma adesso si ascolta”. Il nunzio ricorda anche che in questi giorni l’inviato del Papa ha avuto una serie di incontri a Kiev. “Abbiamo finito appena adesso – aggiunge – un incontro con la vice primo ministro e si è parlato di nuovo sul tema dei bambini. Ci sono vari organismi che lavorano su vari livelli. È tutta una serie di incontri”.