Primo Piano

Senza la comunità è difficile trovare Gesù

17 Aprile 2023 -
Città del Vaticano - “Illazioni offensive e infondate”. Non usa mezzi termini Papa Francesco per difendere la memoria del suo predecessore san Giovanni Paolo II. Il riferimento è alle parole pronunciate a proposito della vicenda di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa quaranta anni fa. Ma anche in Polonia vi è stata una campagna mediatica contro Papa Wojtyla. Applaudito dai ventimila presenti in piazza san Pietro Papa Francesco al Regina caeli dice: “certo di interpretare i sentimenti dei fedeli di tutto il mondo, rivolgo un pensiero grato alla memoria di san Giovanni Paolo II, in questi giorni oggetto di illazioni offensive e infondate”. Domenica in albis, per ricordare che nel passato i neobattezzati deponevano la veste bianca ricevuta la notte di Pasqua e indossata per una settimana, per iniziare “la loro nuova vita in Cristo e nella chiesa”. Domenica della Divina misericordia, per volere di san Giovanni Paolo II, che aveva beatificato e canonizzato suor Faustina Kowalska, la religiosa di cui, da arcivescovo di Cracovia, aveva aperto il processo diocesano di beatificazione. La memoria ci ricorda anche che il Papa “venuto di un paese lontano” era passato “di vita in vita” proprio nei primi vespri della Divina Misericordia, il 2 aprile 2005. Domenica nella quale Giovanni, nel suo Vangelo, ci racconta la paura dei discepoli che non hanno creduto a Maria di Magdala, la quale aveva detto loro di aver visto il Signore. Le porte chiuse in quel primo giorno della settimana, memoria della Pasqua, quando Gesù entra per stare in mezzo ai suoi ancora impauriti e increduli: “pace a voi”. Otto giorni dopo i discepoli sono di nuovo nel cenacolo. C’è anche Tommaso il discepolo che non era presente la prima volta. Il Vangelo non dice nulla sull’assenza, ma è l’occasione di una nuova venuta del Signore, in risposta, possiamo dire, ai dubbi di Tommaso che vuole “toccare con mano” per vedere e per credere. Il suo dubbio è diventato proverbiale, e, in qualche modo, rappresenta anche il nostro dubbio, la nostra fatica e la nostra incredulità: “dopo una grande delusione è difficile credere”, dice il Papa al Regina caeli. Per Francesco, Tommaso mostra di avere coraggio: “mentre gli altri sono chiusi nel cenacolo per paura, lui esce, con il rischio che qualcuno possa riconoscerlo, denunciarlo e arrestarlo”. Perde l’occasione di vedere il Signore e può recuperarla “solo tornando con gli altri, tornando lì, in quella famiglia che ha lasciato spaventata e triste”. Otto giorni dopo, dunque, Gesù torna dai suoi e non rimprovera il suo discepolo, ma gli dice di mettere il dito, di vedere le mani, di toccare il fianco; insomma, gli dice di non essere incredulo, ma credente. Tommaso vorrebbe un segno straordinario, ovvero toccare le piaghe. E Gesù “gliele mostra, ma in modo ordinario, venendo davanti a tutti, nella comunità, non fuori”. Per Francesco il messaggio è chiaro: se vuoi incontrare il Signore “non cercare lontano, resta nella comunità, con gli altri; e non andare via, prega con loro, spezza con loro il pane”. Lo dice anche a noi: è in comunità “che potrai trovarmi, è lì che ti mostrerò, impressi nel mio corpo, i segni delle piaghe: i segni dell’amore che vince l’odio, del perdono che disarma la vendetta, i segni della vita che sconfigge la morte. È lì, nella comunità, che scoprirai il mio volto, mentre con i fratelli condividi momenti di dubbio e di paura, stringendoti ancora più fortemente a loro. Senza la comunità è difficile trovare Gesù”. Il Papa afferma ancora che dobbiamo cercare il Risorto nelle nostre comunità, nella chiesa “accettando la sfida di restarci, anche se non è perfetta. Nonostante tutti i suoi limiti e le sue cadute, che sono i nostri limiti e le nostre cadute”. Dio accoglie tutti, nella sua misericordia. E noi siamo disposti “a aprire le braccia a chi è ferito dalla vita”. Domenica nella quale Francesco fa gli auguri alla chiesa ortodossa che festeggia la Pasqua, e ha un pensiero per i russi e gli ucraini. Ma “in stridente contrasto con il messaggio pasquale” le guerre “continuano a seminare morte in forme raccapriccianti”. La preghiera del Papa è per le vittime dei conflitti, “perché il mondo non viva più lo sgomento della morte per mano umana, ma lo stupore della vita” che viene da Dio. (Fabio Zavattaro- SIR)

Migrantes Rimini: ieri il pellegrinaggio di migranti e fedeli della diocesi a Loreto

17 Aprile 2023 - Rimini – L’Ufficio Migrantes della diocesi di Rimini ha promosso ieri un pellegrinaggio diocesano a Loreto. A parteciparvi migranti e fedeli dell'intera diocesi. E’ la prima volta che avviene, ci dice don Mathieu Malick Faye, direttore diocesano Migrantes che ha guidato il gruppo. Tema del pellegrinaggio "Gesù in persona si accosta e cammina con loro” tratto dal Vangelo di Luca:  un “pellegrinaggio sinodale della Pace. Abbiamo provato a camminare insieme e chiedere a Dio la pace per i popoli in guerra tra Ucraina e Russia e tra Congo e Ruanda e  per la pace in ogni parte del mondo.  “Stiamo vivendo la Pasqua e siamo persone di diverse nazionalità e provenienza della diocesi di Rimini. Ci siamo presentati per conoscerci, per camminare insieme, per viaggiare insieme, per fare un pellegrinaggio insieme”, ha detto don Mathieu Malick Faye. Quando il direttore Migrantes di Rimini ha pensato al pellegrinaggio si è fatto la domanda: “perché solo un pellegrinaggio tra migranti mentre parliamo di sinodo?”. Ecco allora l’invito a tutti “perché rappresentiamo la comunità diocesana di Rimini”. “Il nostro pellegrinaggio è come l’esperienza dei discepoli di Emmaus che non vogliono tornare a casa a mani vuote". Da qui l'invito a conoscersi meglio e ha promuovere incontri tra persone di nazionalità diverse. (Raffaele Iaria)

Quando Transiti (fuori) da casa: dietro le quinte di “Italiani a Barcellona. Parliamo di Benessere”

17 Aprile 2023 - Barcellona - La ricerca del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) del 2021 sulla salute psicologica degli italiani all’estero aveva messo in luce una serie di problematiche psicologiche strutturali e correlate alle difficoltà di chi vive un’esperienza d’espatrio, in particolare dopo l’evento pandemico. Nel corso del 2022 abbiamo iniziato una serie di riflessioni che, per noi di “Transiti” che siamo specializzati e specializzate nel campo della psicoterapia e della consulenza online, sono in parte inedite. L’idea di Transiti è quella di dedicare energie a progetti a sostegno della salute e del benessere dei nostri connazionali all’estero e di promuovere lo sviluppo di analisi e osservazioni puntuali sulla condizione reale di chi vive l’esperienza. Stiamo inoltre lavorando, in connessione con questa riflessione, ad una guida psicologica per l’espatrio in uscita entro l’estate 2023. La guida, che nasce dalla ricerca e dall’interlocuzione con molti osservatori privilegiati, sarà un primo strumento di prevenzione e orientamento alla portata di tutti e tutte.  Si tratta di un percorso compiuto a partire da un’osservazione accurata del benessere psicologico degli italiani e delle italiane all’estero che non può prescindere dallo sguardo attento alle comunità e alle singole persone che ne fanno parte. E’ questo il terreno nel quale germoglia il progetto Italiani a Barcellona. Parliamo di Benessere”.  Il nostro primo passo “dal vivo”, in rete con partner autorevoli, verso una direzione precisa: per promuovere la consapevolezza, la serenità e l’equilibrio di connazionali in espatrio. Perché Barcellona? Quella degli italiani a Barcellona è la prima comunità straniera della città e una delle più “giovani”. E’ una comunità dinamica, disomogenea e in continua evoluzione. I numeri sono grandi: nella regione catalana si contano 120.000 iscritti all’AIRE che rappresentano circa il 50% dei cittadini italiani/e che vivono nell’area di Barcellona. La stima complessiva è di circa 250.000 connazionali di cui l’80% è emigrato negli ultimi 10 anni. Sono numeri costantemente trainati dagli enormi flussi turistici, dalla “facilità” di raggiungimento e dal fascino della meta. Si tratta di italiane e italiani che si sono spostati spesso senza un progetto di vita di medio o lungo periodo, che pertanto vivono Barcellona come una meta transitoria, un passaggio della vita. Gli italiani e le italiane trasferitisi a Barcellona (prevalentemente giovani, molti single o appartenenti a giovani famiglie) sono una comunità che non si sente tale, perché vive individualmente la città: pur sperimentando spesso le stesse complessità, faticano a trovare una rete. C’è una versione “short”, della migrazione, che ne racconta la bellezza e le opportunità. Poi c’è il “pacchetto completo” che potrebbe includere un lato B: senso di fatica, disorientamento e solitudine nell’affrontare la vita quotidiana. Ne abbiamo parlato con RadioTre, quando la Presidente di Transiti Anna Pisterzi ha partecipato a due puntate di Expat, La Resa dei conti e Anna Risponde. Lo spunto per la riflessione veniva proprio dalla storia di una giovane che viveva a Barcellona. “Italiani a Barcellona. Parliamo di Benessere” si pone come primo, grande obiettivo, quello di aiutare le persone anche a tenere insieme queste due narrazioni, a mettere insieme la bellezza e l’opportunità con le sfide e i rischi cui inevitabilmente espone la scelta di migrare, nelle diverse fasi di vita. Un’osservazione puntuale realizzata dalle associazioni di Italiani a Barcellona mette in luce problemi e difficoltà specifiche nelle diverse fasi di vita per i giovani, le famiglie, lavoratori e lavoratrici. Criticità che affronteremo direttamente con le persone negli eventi dedicati. Ci piace l’idea di una prospettiva temporale di ampio respiro, per progetti ambiziosi come questo, che miri a instaurare con le persone che incontreremo, con il territorio e la rete delle organizzazioni che si stanno impegnando con noi, un rapporto di reciprocità di lungo corso.  Torneremo a casa, dopo essere “Transitati” per Barcellona, pronte per i passi successivi, pronti per riflessioni inedite e collettive. (Daniela Rosas – www.transiti.net)  

Giovanni Paolo II: Presidenza CEI, “ci uniamo al pensiero grato di Papa Francesco”

17 Aprile 2023 -

Roma - La Presidenza della CEI, a nome dei Vescovi italiani, si unisce al “pensiero grato alla memoria di San Giovanni Paolo II, in questi giorni oggetto di illazioni offensive e infondate”, rivolto ieri da papa Francesco dopo la recita del “Regina Caeli”. "Non ci possono essere mezzi termini, infatti - sottolineano i presuli italiani -  per definire i recenti attacchi verso San Giovanni Paolo II". Nella Domenica della Divina Misericordia, istituita nel 2000 da Wojtyla, la Cei ricorda le parole di Giovanni Paolo II pronunciate il 30 aprile 2000: “Il messaggio della divina misericordia è così, implicitamente, anche un messaggio sul valore di ogni uomo. Ogni persona è preziosa agli occhi di Dio, per ciascuno Cristo ha dato la sua vita, a tutti il Padre fa dono del suo Spirito e offre l’accesso alla sua intimità”. (R.I.)

 

Mons. Perego: “ci sia una maggiore attenzione a quanti hanno diritto ad una forma di protezione”

16 Aprile 2023 - Roma - "Ci sia una maggiore attenzione a quanti hanno diritto ad una forma di protezione". Lo chiede mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei e della Fondazione Migrantes in una intervista all'AdnKronos. Il presule  guarda con preoccupazione alle conseguenze che ci sarebbero nel caso venissero cancellati i permessi speciali nel decreto Cutro: "le stesse vittime di tratta ne sarebbero completamente escluse". Il permesso speciale - spiega mons. Perego - era nato in sostituzione anzitutto del permesso umanitario per andare incontro ad una serie di situazioni che non rientrano nella protezione internazionale dell'asilo e nella protezione sussidiaria ma che hanno diritti in ordine alla tutela delle persone".

Mcl: oggi convegno in Germania per festeggiare 50 anni di storia

14 Aprile 2023 - Roma - Il Movimento Cristiano Lavoratori festeggia oggi a Neuhausen Hamberg, in Germania, i 50 anni di vita e di impegno in Italia e tra gli Italiani all’estero. E’ previsto oggi, infatti, un convegno al quale interverrà, fra gli altri, il presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego. I lavori saranno aperti da una riflessione spirituale affidata a don Francesco Poli, Assistente Ecclesiastico Nazionale MCL. Tra gli interventi quelli di  Alfonso Luzzi, Vice Presidente MCL, di Tonino Inghingoli, Segretario Generale MCL e diverse testimonianze. La giornata si concluderà con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Perego.

Cei: parte la Campagna 8xmille

13 Aprile 2023 - Roma - Anche quest’anno il Servizio CEI per la promozione del sostegno economico si è messo in ascolto. E poi, in viaggio. In ascolto delle storie, tante e belle, che arrivano dal nostro territorio: storie di utilizzo dei fondi 8xmille che permettono a molti di affrontare e, spesso, superare realtà difficili da immaginare. Una volta scelte otto opere segno il viaggio è iniziato per andare a vedere e cercare di riportare, con le lenti della cinematografia, queste realtà pulsanti di bene. Sono iniziate così le riprese, precedute da contatti, sopralluoghi e accordi. E una volta sul set, tra telecamere e luci, è giunto finalmente il contatto con una umanità che resta nel cuore. È impressionante scoprire come, parlando con le persone più disparate, tra nord e sud Italia, ma soprattutto ascoltando, la parola che è stata pronunciata più spesso sia stata “speranza”. La seconda “grazie”. A Brindisi un sacerdote ha raccontato le povertà crescenti e trasversali che si estendono a tessuti sociali fino a pochi anni fa ancora non colpiti dall’indigenza. Qui la mensa rappresenta un luogo vivo, che ogni anno estende i suoi servizi adattandosi alle necessità del territorio e offrendo attività che hanno un senso più profondo rispetto a ciò che viene concretamente offerto. Lo spiega bene nella sua video intervista quando afferma: “noi qui diamo accoglienza, ascolto, amicizia, speranza e poi…diamo anche da mangiare”. A Nardò l’attenzione è stata attirata dallo sguardo acuto e profondo di un altro sacerdote. Egli si spende per il suo territorio creando circuiti virtuosi che, tutelando il lavoro agricolo, lo sottraggono alle logiche del caporalato o altre storture, immettendo il prodotto di questo lavoro “pulito” nel circuito delle forniture alle mense Caritas. Con una sola opera si aiutano i lavoratori, i proprietari terrieri, le mense diocesane e gli ospiti che le frequentano. L’intelligenza a servizio dell’amore. Ad Albano sono stati ascoltati volontari che si dedicano da una vita - e con passione - ai poveri. Molto belle le parole di una referente che ha affermato: “lo scopo ultimo non è solo vestire, dare da mangiare o supplire alle mancanze economiche. Lo scopo ultimo qui è dare dignità. Far capire alle persone che per noi valgono e che per questo motivo esistono”. A Roccella Jonica, poi, l’incontro con i volti di tanti ragazzi, arrivati come migranti e ora inseriti in un percorso virtuoso di integrazione. Qui la Caritas si occupa della prima accoglienza, di garantire assistenza per i primi 3 giorni di sbarco e, quindi, con una sinergia bellissima con altre realtà locali e attraverso altri progetti e cooperative, di integrazione. Quei ragazzi hanno rivissuto per noi i momenti tragici dell’arrivo in Italia con una disponibilità, umiltà e semplicità difficile da dimenticare. Ad Ancona la protagonista del viaggio è stata la bellezza dell’arte che l’8xmille contribuisce a mantenere viva ogni anno attraverso interventi di restauro. Questo permette a gioielli inestimabili, come la chiesa di Santa Maria della Piazza, di continuare a trasmettere un patrimonio di fede e cultura a tutti i cittadini, non solo ai cattolici, ed essere attrattiva per il turismo. Senza contare come le opere di restauro generino anche lavoro nel settore specializzato. Un’altra tappa del viaggio 8xmille 2023 ha toccato anche Verona e Seregno, per altre storie bellissime di accoglienza di famiglie, di donne sole con bambini e di persone con fragilità anche psichica. Anche qui sono stati vissuti, durante le riprese degli spot, incontri straordinari. Così come fuori dall’Italia e precisamente in Tanzania alla volta dell’ospedale di Tosamaganga, di proprietà della diocesi di Iringa ma gestito dai medici del Cuamm. Chi ha destinato l’8xmille alla Chiesa cattolica, ha aiutato concretamente queste popolazioni grazie ai fondi assegnati al reparto maternità e ai corsi di nutrizione rivolti alle giovani donne. Una nuova storia che sarà raccontata a conclusione di questo itinerario, attraverso le varie forme di speranza che l’8xmille può assumere.      

La Guerra Fredda e il campo profughi di Latina

13 Aprile 2023 - Roma - La cortina di ferro ha rappresentato una linea di separazione densa di significati, anche riguardo alla tematica così complessa dei diritti umani. Tra questi il concetto di libertà, nelle sue varie accezioni, è stato cruciale per decidere delle vite di centinaia di migliaia di persone. Emanuela Gasbarroni nel volume “L’Italia e la guerra fredda” (Tau Editrice – Quaderni Migrantes) ricostruisce la  Guerra fredda con la storia del Campo profughi “Rossi Longhi” di Latina, che ha ospitato dal 1957 (all’indomani dell’invasione dell’Ungheria) agli inizi degli anni Novanta (dopo la caduta del muro di Berlino) circa 100 mila rifugiati, che scappavano dai Paesi dell’Est europeo. Dopo qualche mese nel Campo, gli esuli andavano principalmente in Canada, Australia o Stati Uniti. Una incredibile vicenda umana e geopolitica, tracciata con una molteplicità di fonti, per dare voce a uomini e donne che rischiavano la vita, perdevano relazioni affettive e lasciavano il loro mondo pur di conquistare la libertà. Ricostruire il microcosmo del Campo “Rossi Longhi” e della città che lo accoglieva significa non solo narrare una pagina di storia recente, ma anche trovare quelle analogie con il fenomeno migratorio attuale, oggi come allora denso di percezioni sbagliate, strumentalizzazioni politiche e scelte poco adeguate.  

Card. Zuppi, “la vera emergenza è Lampedusa”

13 Aprile 2023 -
Roma - “La vera emergenza è Lampedusa perché da mesi è sovraccaricata. Sono 40 anni che dobbiamo uscire dalla logica emergenziale, chiediamoci perché ci piace o ci costringiamo a stare nell’emergenza”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, interloquendo con la giornalista Bianca Berlinguer durante la presentazione oggi a Roma del Rapporto annuale 2023 del Centro Astalli. “Dobbiamo fare sistema e dare risposte che guardino avanti e tengano presente il mondo”, ha ribadito, riferisce il Sir, ai giornalisti. Sullo stato di emergenza deciso dal governo “può essere che serva a dare risposte – ha osservato – ma alcune scelte devono essere fatte per uscire dall’emergenza. Vediamo se in questa interlocuzione e confronto si possono trovare insieme delle soluzioni, se è vero che siamo sulla stessa barca e se ne esce solo insieme”. “Serve una visione migliore che guardi al futuro”, ha precisato, confermando la denuncia del Rapporto di “troppa burocrazia” nel rilascio dei permessi di soggiorno. A proposito della possibilità prevista dal decreto Cutro che venga tolta la protezione speciale ha detto: “Pensiamo a fare bene quella normale”. Il suo auspicio è “garantire diritti e combattere l’illegalità con la legalità”: “La porta deve essere aperta e bisogna avere criteri seri per garantire il diritto”. Riguardo ai rapporti con Paesi difficili come la Tunisia e la Libia a suo avviso “bisogna continuare a stabilire rapporti di collaborazione che garantiscano diritti da una parte e dall’altra”. Sulle norme che limitano l’attività delle Ong ha puntualizzato: “Sospettare dell’umanitario è molto inquinante e velenoso per tutti”. (foto Sir)

Centro Astalli: presentato oggi il Rapporto Annuale

13 Aprile 2023 - Roma - Nel 2022 il numero di persone in fuga nel mondo ha superato la soglia dei 100 milioni ma solo una piccola percentuale di questi cerca una vita migliore in Europa. Il dato è contenuto nel Rapporto annuale 2023 del Centro Astalli presentato oggi a Roma, al Teatro Argentina. Secondo i dati del Centro Astalli in Italia sono arrivati via mare 105.129 migranti, di cui 13.386 minori non accompagnati. Alla fine dell’anno erano nel circuito dell’accoglienza 107.677 persone. Altri 170.000 sono arrivati dall’Ucraina, di cui solo il 20% ospitati in strutture d’accoglienza; la maggior parte è stata accolta da familiari e connazionali. Nel 2022, si legge nel Rapporto, sono stati 18.000 gli utenti degli 8 enti della rete del Centro Astalli, di cui 10.000 a Roma. Oltre 700 i volontari, 46.313 i pasti distribuiti, 27.855 gli studenti incontrati nell’ambito dei progetti didattici sul diritto d’asilo e il dialogo interreligioso in 18 città italiane. Il Centro Astalli gestisce sia Centri di accoglienza straordinaria (a Trento, Vicenza, Padova) che centri del Sistema accoglienza e integrazione – Sai (a Bologna, Palermo, Roma, Trento), che alla fine del 2022 accoglieva in totale solo 33.848 persone.  E’ il Sai, suggerisce il rapporto, “il sistema da ampliare e su cui investire, affinché a tutti possa essere garantito un efficace supporto all’integrazione, secondo standard nazionali uniformi”. A Roma, Trento, Vicenza, Padova molte congregazioni religiose hanno aperto le porte all’accoglienza di rifugiati. Delle 1.308 persone accolte in totale dalla rete del Centro Astalli, 240 rifugiati sono state inseriti in percorsi di semi-autonomia in comunità di ospitalità in collaborazione con ordini religiosi, in cui si sono sperimentate, con buoni risultati, anche forme di co- housing tra studenti universitari rifugiati e italiani. “I primi passi del nuovo governo, dopo l’ennesimo braccio di ferro compiuto mentre i migranti erano sulle imbarcazioni in attesa di un porto sicuro, si sono concentrati su una rinnovata lotta alle ong che si occupano del salvataggio in mare. E neanche le vittime del naufragio di Cutro hanno sortito alcuna reazione politica di umanità, nonostante la società civile abbia chiesto con forza un cambiamento”, sottolinea il Centro Astalli: l’esperienza positiva con i 170 mila profughi ucraini arrivati in Italia nel 2022, che hanno usufruito della protezione temporanea, di contributi economici e della possibilità di entrare da subito nel mondo del lavoro, non è stata messa a frutto con tutti gli altri 105.129 (di cui 13.386 minori) arrivati dal Mediterraneo o dalla rotta balcanica: afgani, siriani, somali, nigeriani, anche loro in fuga da conflitti. “Accogliere i rifugiati con dignità è possibile” ma è “una lezione che l’Italia non vuole imparare” perché “non capitalizza l’esperienza ucraina e non riesce a uscire dalla logica dell’emergenza”. Anzi, “è sembrato come se ci fossero due percorsi paralleli: uno per gli ucraini e uno per tutti gli altri. In realtà si tratta di persone che si trovano nella medesima condizione”. Il Centro Astalli ricorda che il Terzo settore non può farsi carico da solo per percorsi di inclusione sociale e inserimento nel mondo del lavoro: serve “una cabina di regia pubblica in grado di costruire soluzioni concrete e accessibili”. Anche il Piano nazionale di integrazione scritto lo scorso anno dal Tavolo Asilo e Immigrazione, “ad oggi rimane lettera morta”. Secondo il Centro Astalli aumentano le vulnerabilità fisiche e psicologiche dei rifugiati, a causa di violenze e torture nei Paesi di origine e transito (Libia e Balcani): il 50% delle persone accolte nei centri romani del Centro Astalli si trova in queste condizioni. Molti ospiti soffrono di patologie gravi. Per i rifugiati, come per le fasce più deboli della popolazione, è inoltre difficile trovare casa e pagare le bollette, a causa dell’aumento del costo della vita. “Persone rifugiate con contratti di lavoro stabili e processi di integrazione avanzati si trovano di fronte all’impossibilità di poter avere un’abitazione autonoma, senza dover ricorrere a contratti capestro, in nero, alloggi abusivi, subaffitti o soluzioni di fortuna”. Da Trento a Catania, da Bologna a Palermo, il grido d’allarme è lo stesso: “la casa in Italia per i rifugiati è un diritto ancora non esigibile”, sottolinea il rapporto. Le famiglie e le donne sole con bambini (un terzo delle persone seguite dal servizio di accompagnamento sociale a Roma) hanno subìto maggiormente gli effetti negativi della crisi economica, come pure i rifugiati che chiedono il ricongiungimento familiare. Per poter accedere alla protezione internazionale e ai percorsi di integrazione migranti e richiedenti asilo sono costretti a ritardi e percorsi ad ostacoli all’interno della burocrazia italiana. Un terzo degli utenti dei servizi a bassa soglia del Centro Astalli rientra nella categoria “permesso di soggiorno in via di definizione”. Nel 2022 il Centro Astalli, grazie al sostegno dell’Elemosineria Vaticana, ha erogato contributi per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio del permesso di soggiorno e titolo di viaggio per 586 rifugiati riconosciuti. Chi ha perso il lavoro ha anche avuto difficoltà ad avere un indirizzo valido di residenza, un requisito fondamentale senza il quale non si può fruire dei diritti sociali e dei percorsi di integrazione. Inoltre l’informatizzazione di tante piattaforme di servizi pubblici e privati sta provocando un divario digitale che rischia di aumentare disuguaglianze sociali e marginalità.