5 Aprile 2023 - Roma - Un confronto aperto anche sui temi più complessi. È questo il tratto che emerge alla visione dello speciale targato Disney “Faccia a faccia con Papa Francesco” (“Amen: Francisco responde”), produzione firmata da Jordi Évole e Màrius Sanchez, sulla piattaforma Disney+ da oggi, mercoledì 5 aprile. È il racconto di un momento di condivisione, in un loft del quartiere Pigneto a Roma, tra Papa Francesco e dieci ragazzi di età compresa tra 20 e 25 anni, di fede cattolica, musulmana, distanti o atei; giovani che hanno posto domande sulla vita e le sue sfide: migranti, aborto, fede, Chiesa, ruolo della donna, abusi, identità, sessualità e social media. La Commissione film Cei e l’Agenzia Sir hanno avuto la possibilità di vedere lo speciale in anteprima.
Lo speciale si apre con una carrellata di volti, tesa a presentare i giovani invitati a conversare con Francesco, ragazzi provenienti da Spagna, Argentina, Perù, Ecuador, Senegal, Stati Uniti e Colombia. Tutti chiamati a esprimersi in spagnolo con il Pontefice, incontrandolo in uno stabile nel quartiere Pigneto a Roma. All’inizio il Papa viene mostrato in Vaticano, presso la Domus Santa Marta: lì, sempre con il sorriso, lo sentiamo pronunciare le note parole “Sono ancora vivo”. Lo vediamo spostarsi dalla sala ristoro all’ascensore, fin nel suo studio privato: uno spazio semplice, modesto nelle dimensioni, sovraccarico di libri. Arriva poi la chiamata per l’appuntamento e, al seguito di un addetto della sicurezza, il Papa si mette in auto scambiando battute cordiali, prossime, con l’accompagnatore, annullando la distanza tra i sedili. Giunto a destinazione, il Papa entra nella struttura scelta per l’incontro. Quando si trova al cospetto dei ragazzi si illumina: si sente a casa, un pastore tra la gente. Emozionati, i ragazzi iniziano a rompere le righe e a parlare in maniera diretta con il Pontefice. I primi quesiti riguardano il ruolo del Papa, se percepisce o meno uno stipendio, se dispone di un telefono, cosa fa se desidera comprare qualcosa. Poi il cambio di passo quando viene posto il tema dei migranti, domandandogli se ha sperimentato da bambino in Argentina forme di razzismo. Il Papa coglie l’occasione per rimettere al centro il valore dell’accoglienza e dell’integrazione nella società e nella Chiesa, attento a puntualizzare la differenza tra “usare” e “accogliere” le persone migranti. Tanti i temi al centro del dialogo tra i giovani e il Pontefice.
Primo Piano
Viminale: da inizio anno sbarcate 28.118 persone migranti sulle coste italiane
5 Aprile 2023 - Roma - Sono 28.118 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato fornito questa mattina dal ministero degli Interni. Di questi 4.919 sono di nazionalità ivoriana (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Guinea (3.890, 14%), Pakistan (2.768, 10%), Bangladesh (2.153, 8%), Tunisia (2.146, 8%), Egitto (2.043, 7%), Camerun (1.427, 5%), Siria (1.162, 4%), Mali (960, 3%), Burkina Faso (846, 3%) a cui si aggiungono 5.804 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Mons. Panzetta: un futuro migratorio meno segnato da stragi e morti
5 Aprile 2023 - Crotone - «La tragedia di Cutro ha evidenziato che nè le proposte neo liberiste, nè quelle populiste possono dare risposte complete alla vicenda umana del nostro tempo e del
nostro territorio. Noi abbiamo bisogno di politici che abbiano a cuore il bene comune. Solo recuperando il bene comune, avremo la capacità di affrontare le grandi sfide». Lo ha detto l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons. Angelo Panzetta, nel suo messaggio per la Pasqua indicando nel naufragio di Cutro “il filo rosso della Quaresima”. «Al Consiglio dei ministri ho chiesto di guardare con attenzione a quanto accaduto perché i diritti umani fossero rispettati» ha aggiunto a margine del suo messaggio pasquale, parlando delle richieste avanzate al governo. «Ho trovato ascolto e impegno a trovare insieme soluzioni che possano far diventare Cutro una tragedia che contribuisca a cambiare le cose. Mi piacerebbe che emergesse una proposta per la questione migratoria che, mettendo insieme le energie migliori e disinteressate del
territorio, insieme alle grandi organizzazioni pontificie possa permettere di immaginare Cutro come luogo per un futuro migratorio meno segnato da stragi e morti».
L’arcivescovo ha quindi ricordato che «la comunità cristiana non scrive i decreti legge, certamente mette in discussione ogni proposta legislativa nella quale non ci sia al primo posto il rispetto della vita delle persone».
Cei: più di 6 milioni di euro per 44 nuovi progetti
5 Aprile 2023 -
Roma - Nella riunione del 17 marzo, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha approvato 44 nuovi progetti, per i quali saranno stanziati € 6.041.987 euro così suddivisi: € 2.768.741 per 15 progetti in Africa, € 1.660.304 per 12 progetti in America Latina; € 1.528.609 per 15 progetti in Asia; € 84.333 per 2 progetti in Medio Oriente.
Tra gli interventi più significativi, cinque sono in Africa: in Burkina Faso, l’Ocades Caritas di Diebougou garantirà l’approvvigionamento idrico a dieci villaggi, attraverso infrastrutture sostenibili e servizi di fornitura domestica di acqua potabile. In Burundi, l’Arcidiocesi di Bujumbura organizzerà una biblioteca per conservare il patrimonio di libri e documenti e renderlo consultabile, mentre in Cameroun, la Diocesi di Bafia promuoverà la formazione agro-pastorale e professionale di 100 famiglie e 100 giovani di 20 parrocchie. In Marocco la Diocesi di Tangeri sosterrà quei minori che, non riuscendo a migrare, vivono situazioni di disagio e grande rischio nelle zone più marginali della città. Gli obiettivi sono molteplici: dall’ascolto, accoglienza e presa in carico alla creazione di un centro diurno educativo fino all’avvio di piccole attività imprenditoriali. In Tanzania, il Cuamm migliorerà l’assistenza offerta ai circa 11 mila pazienti dell’Ospedale di Tosamaganga attraverso la formazione del personale, il potenziamento dei centri di salute della zona e l’acquisto di attrezzature ospedaliere.
Dei 12 progetti che vedranno la luce nel Continente latino-americano, grande rilevanza assumono quello proposto dalla Diocesi di Santa Elena, in Ecuador, che restaurerà i due piccoli ospedali, “Cristo Redentor” e “Virgen de la Cisna”, potenziando l’assistenza sanitaria, e quello dell’Arcidiocesi di Porto Velho in Brasile che rafforzerà e rilancerà la Radio FM “Caiari” di Ariquemes, operativa dal 1961. Tale mezzo raggiunge circa 600 mila persone che abitano in vari insediamenti sparsi nella Foresta Amazzonica, molti dei quali fisicamente non raggiungibili durante la stagione delle piogge. Significativo anche l’intervento voluto dalla Diocesi di Paramaribo, in Suriname, che ristrutturerà il Centro sociale gestito da Obra de Maria per offrire corsi di formazione professionale a adolescenti e giovani, in vista del loro inserimento lavorativo.
Nel Continente Asiatico, uno dei progetti sarà realizzato in Bangladesh dove “Progetto Uomo Rishilpi International Onlus” supporterà le attività di un Centro per persone disabili e di altre cinque strutture di riabilitazione comunitaria. In India, la Catholic Charities dell’Arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar promuoverà la formazione delle donne dei gruppi etnici Khond e Pano di 10 parrocchie in situazione di vulnerabilità a causa della pandemia e della crisi finanziaria.
In Medio Oriente, la Congregation Hospitaliere Missionnaire des Filles de Notre-Dame des Douleurs doterà di pannelli solari il “Foyer de Vieillard” di Ghodrass (Libano), ottenendo una riduzione dei costi e contribuendo al contempo alla tutela dell’ambiente.
Carcere per i minori: a Casal del Marmo Papa Francesco lava i piedi a 12 ragazzi di diversa nazionalità
5 Aprile 2023 - Roma - Anche quest’anno papa Francesco ha scelto un Istituto penitenziario per celebrare la liturgia in Coena Domini con il rito della Lavanda dei piedi prediligendo i giovani. Giovedì 6 aprile la Liturgia sarà celebrata nell’Istituto penitenziario per minori di Casal del Marmo a Roma. “Papa Francesco, vuole ripetere un gesto di profonda umanità, carità e vicinanza in un carcere di Roma e ha scelto l’Istituto di Casal del Marmo per incontrare i ragazzi, giovani bisognosi di affetto, di tenerezza e di ascolto. Mi viene in mente l’immagine affettuosa del nonno che va ad abbracciare i suoi nipotini - senza mancare di rispetto a papa Francesco che gridano il loro dolore e sanno di non di essere giudicati per i loro errori, ma per offrirgli l’incoraggiamento e l’invito a non perdere mai la speranza. Si inginocchierà davanti a loro – ha proseguito - nel gesto di chiedere scusa a nome di una parte di società che li ha illusi, sedotti e poi abbandonati. Laverà i piedi ai 12 giovani di diverse nazionalità nel segno solidale della fratellanza, un invito a dir loro che “siamo fratelli” con l’incoraggiamento a riprendere in mano la bellezza della loro vita. “Come un padre amorevole, Papa Francesco si inginocchierà davanti ai giovani reclusi per lanciare un appello alle Istituzioni a non abbandonare questi ragazzi fragili che molte volte sono soli, abbandonati, smarriti e disorientati, senza punti di riferimento. Non hanno il calore delle loro famiglie, sono schiacciati dagli errori commessi e portano nel cuore il grido della sofferenza e della rabbia”, spiega una nota dell’Ispettorato dei cappellani delle Carceri in Italia: papa Francesco “asciugherà i piedi bagnati dei ragazzi con la tovaglia della misericordia come gesto solidale di una umanità che non giudica, non condanna, non innalza muri di difesa e di esclusione. Il vero obiettivo della giustizia non è quello di punire e reprimere, ma l’invito a chi ha sbagliato di ricostruire legami spezzati. È necessario aiutare i ragazzi sbandati e soli ad incarnare una giustizia riparativa, che metta al centro il dolore e la sofferenza della vittima”. Papa Francesco, inginocchiato davanti ai giovani reclusi, bacerà i loro piedi così come ha fatto Gesù; il bacio “non è quello di chi tradisce, al contrario, è il bacio della tenerezza di Dio dell’accoglienza; è il bacio amico di chi vuole rialzare i giovani caduti nella rete del male”. La scelta del Pontefice di vivere il Giovedì Santo tra i giovani di Casal del Marmo ha “il sapore – spiega la nota - della prossimità per sensibilizzare la società, le Istituzioni e la politica con l’intento di orientare le coscienze verso risposte concrete di alleanze educative. L’attenzione al disagio giovanile deve trovare risposte negli strumenti di prevenzione e discernimento perché, spesso, i giovani hanno a disposizione modelli sbagliati. Contrastare il disagio giovanile vuol dire rimettere al centro la persona, promuovere la risorsa di ciascuno, sostenerla attraverso la scuola, l’arte la musica lo sport in favore di un sostanziale inserimento sociale che avviene con il lavoro”.
Le missioni cattoliche in Svizzera: al servizio degli emigranti
5 Aprile 2023 - Zurigo - Della storia dell'emigrazione italiana, in particolare in Europa e in Svizzera, già è stato scritto molto: una storia lunga, dolorosa e gloriosa, vissuta dai nostri connazionali colà approdati in cerca di lavoro. E lo stesso dicasi delle missioni cattoliche che hanno accompagnato i nostri connazionali per la loro assistenza non solo morale ma anche sociale.
La prima volta che i vescovi svizzeri affrontarono la questione del fenomeno migratorio fu alla Conferenza del 28 agosto 1888 con un intervento del vescovo di San Gallo, monsignor Egger, che auspicava la presenza di sacerdoti italiani almeno durante i periodi delle feste religiose. Il 9 e 10 dicembre 1890, alla Conferenza internazionale di Lucerna, a cui partecipavano i delegati dell'Associazione di patronato «San Raffaele» per gli emigrati di Germania, Italia, Svizzera, Lussemburgo, Stati Uniti e Canada, monsignor Scalabrini lanciò l'idea di un'organizzazione internazionale cattolica per l'assistenza degli emigrati, interessando anche la Santa Sede con un apposito memoriale. Ma fu dopo alcuni fatti drammatici accaduti a Zurigo (luglio 1896) che la Conferenza dei vescovi svizzeri, in una riunione tenuta a Schwyz il 17 agosto 1896, discusse sulle misure da prendere per la cura pastorale degli immigrati, incaricando monsignor Johannes Fidelis Battaglia, vescovo di Coira, di fare i dovuti passi presso il Vaticano per l'invio stabile di sacerdoti italiani in Svizzera.
Si gettavano insomma le basi per la fondazione di vere e proprie missioni cattoliche italiane in Svizzera.
Gli sporadici e spontanei interventi di singoli preti al seguito dei loro parrocchiani dovevano trasformarsi in missioni stabili al servizio di tutti gli emigrati. Era un progetto che si andava facendo sempre più strada in seno alla nostra emigrazione sin dai primi anni Novanta. Già il 4 maggio 1894 era stata fondata la prima missione cattolica in Svizzera, quella di Lucerna-Hochdorf.
Nel giro di pochi anni fu tutta una gara tra le diocesi e i vari ordini religiosi della Chiesa italiana nell'inviare loro missionari per gli emigrati in Svizzera che dovevano essere non solo sacerdoti e guide spirituali ma anche operatori sociali. Tra la fine del secondo conflitto mondiale e il 1970, oltre sette milioni di italiani avevano lasciato il proprio Paese per andare a lavorare all'estero. A metà degli anni Sessanta i nostri emigrati in Svizzera con 532.000 presenze costituivano il 54,7 per cento dell'interra popolazione straniera.
L'ondata di emigrazione italiana verso la Confederazione ebbe tre cause ben distinte ma concomitanti: la profonda crisi economica italiana, soprattutto nelle regioni meridionali; il bisogno di manodopera straniera da parte delle industrie svizzere; il disegno dei vari governi italiani per favorire l'espatrio per diminuire le tensioni interne e procurarsi valuta pregiata sotto forma di rimesse. Di fronte a questo massiccio esodo, la Chiesa intervenne con premurosa sollecitudine con l'invio al seguito degli emigrati di un alto numero di missionari. In tale contesto due eminenti uomini di Chiesa in particolare si sono distinti con azioni concrete: Giovanni Battista Scalabrini, di Fino Mornasco, vescovo di Piacenza, e Geremia Bonomelli, bresciano, vescovo di Cremona. Scalabrini con la fondazione delle congregazioni dei missionari e delle suore missionarie di san Carlo Borromeo, rivolte soprattutto a chi emigrava nelle Americhe, la prima approvata da Papa Leone XIII il 15 novembre 1887. Il secondo con la fondazione dell'Opera di assistenza per gli operai emigrati in Europa e nel Levante. Lo sforzo e l'impegno della Chiesa fu alla base della fondazione di una rete capillare di missioni cattoliche italiane in tutta la Confederazione. Dal 1947 al 1987 furono fondate oltre cento nuove missioni, molte delle quali oggi risultano accorpate; ne restano 45, un numero ancora considerevole ma destinato a essere ulteriormente ridotto. È infatti in questa direzione che le diocesi svizzere si stanno orientando: l'obiettivo è di creare una pastorale interculturale, nel rispetto delle diversità degli emigrati ma anche in vista della loro integrazione nel Paese che li accoglie.
Su questo argomento si è svolto recentemente a Capiago (Como) il convegno delle Missioni cattoliche di lingua italiana (Mcli) in Svizzera sul tema "Per un noi sempre più grande. In cammino verso una pastorale interculturale" . Il convegno aveva lo scopo di far prendere coscienza dei cambiamenti in atto nella nostra società civile ed ecclesiale ma anche di dare un contributo di riflessioni e proposte per il futuro della Chiesa in Svizzera e il futuro delle nostre missioni.
La storia degli italiani in Svizzera è una storia di circa cinque milioni di persone che si sono avvicendate in oltre 150 anni al servizio di questo Paese e della sua economia. Alla Svizzera e agli svizzeri va un "grazie" per quanto hanno fatto per questa grande massa di immigrati. E un grazie particolare va agli oltre 1700 missionari e religiose che si sono impegnati negli ultimi 130 anni tra gli italiani in Svizzera al servizio della fede e dell'emigrazione. (don Egidio Todeschini - Coordinatore nazionale delle Mcli in Svizzera e in Liechtenstein).
Osservatore Romano
Mattarella: università fondamento dell’integrazione
4 Aprile 2023 - “Sono lieto di essere nuovamente in questa città, ricca di storia, monumenti e culture. La sua università è luogo antico e alto dove la cultura rinascimentale ha creato un legame indissolubile con la città... Le università - a partire da quelle più antiche come quella di Ferrara - hanno contribuito a costruire la spina dorsale della nostra Europa perché hanno eretto a metodo il dialogo e lo scambio di conoscenze, ponendo, in questo modo, le fondamenta dell’integrazione”. Lo ha scritto questa mattina il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un testo inviato al quotidiano “Nuova Ferrara” in occasione della visita del Capo dello Stato, che in mattinata ha partecipato all'inaugurazione dell'anno accademico dell’Università di Ferrara. Nel suo intervento il Capo dello Stato ha evidenziato che l’università deve “elaborare risposte per i nuovi scenari” causati dai “mutamenti globali”, in un mondo, come quello di oggi, “diventato un’unica comunità, raccolta e interconnessa”. All’inaugurazione, fera gli altri, anche il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio.
Una veglia per i martiri: tanti coloro impegnati nell’accoglienza ai migranti uccisi negli ultimi anni
4 Aprile 2023 - Roma - Tanti i martiri impegnati nell’accoglienza ai migranti o di origine rom come il Beato Zefirino ricordati ieri sera nella Basilica di Santa Maria in Trastevere durante la veglia di preghiera in ricordo di tutti coloro che in questi anni hanno offerto la loro vita per il Vangelo. Durante la veglia, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio e presieduta dal card. Lazarus You Heung-sik, prefetto del dicastero per il Clero, sono stati fatti i nomi di centinaia di persone in Europa, in Medio Oriente, in Asia, nelle Americhe e in Africa. Tra i tanti nomi ricordati, come abbiamo detto, il primo beato di origine rom, Zefirino, don Roberto Malgesini, martire della carità a Como, ucciso mentre si apprestava a distribuire il cibo a tanti poveri e migranti; mons. David O’Connel, vescovo ausiliare di Los Angeles, ucciso lo scorso 18 febbraio, vicino ai bisogni dei poveri e degli immigrati; don Josè Guadalupe Rivas, responsabile della Casa del Migrante de Nuestra Senora de Guadalupe in Messico, e suor Maria De Coppi, comboniana, uccisa nella sua casa, in Mozambico: si prendeva cura dei profughi sfuggiti alla violenza degli estremisti islamici. Per ognuno di loro è stata è stata accesa una candela e per ogni Continente è stata portata, ai piedi dell’altare, una croce per ricordare “laici e pastori, donne e uomini, bambini e anziani disarmati, colpevoli solo di portare impresse nella loro carne il nome e l’umanità del Signore Gesù”, ha detto il porporato durante l’omelia aggiungendo che gli ultimi due secoli hanno “conosciuto, più che nella prima era cristiana, il martirio di massa, ma anche la consegna della speranza del Vangelo da una generazione all’altra”. Nella veglia non è mancato un ricordo della guerra in Ucraina e in tante parti del mondo e la preghiera ad aprire i cuori “al soccorso e all’accoglienza di tutti i rifugiati, da qualsiasi parte del mondo provengano”. (Raffaele Iaria)
Vangelo Migrante: il Triduo pasquale
4 Aprile 2023 - Giovedì santo – Cena del Signore | Vangelo (Gv 13, 1-15) Con la celebrazione del Giovedì Santo, ha inizio il triduo pasquale. La Cena con i discepoli è innanzitutto un desiderio di Gesù che dice “ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi prima della mia passione” (Lc 22,15-16). Gesù desidera portare a compimento il disegno di salvezza di Dio: completare l’esodo e arrivare alla terra promessa. La Chiesa ha il mandato di perpetuare questa memoria. In questo momento storico, è opportuno ricordare come non sempre il luogo del cenacolo sono le Chiese. Ci sono cristiani che vivono la Pasqua non nei luoghi di culto ma in accampamenti forzati, in un deserto, su una nave, in una galera senza assistenza spirituale o anche in una terra straniera dove l’incontro con gli altri battezzati non è ‘sbocciato’. Al posto del rito c’è una tribolazione che li unisce, nel modo più forte che ci possa essere, al passaggio di Gesù da morte a vita. Nella pagina del Vangelo di Giovanni, Gesù ci indica il modo più adeguato per celebrare la Pasqua “in spirito e verità” e lo fa con il gesto di deporre le vesti e chinarsi ai piedi del mondo. È l’azione del capovolgimento della vita, sempre possibile. Per tutti e ovunque: servire gratuitamente e sporcarsi le mani. Per gli altri. Venerdì Santo – Passione del Signore | Vangelo (Gv 18, 1-19,42) L’abbandono di Gesù al Padre è totale. È il vertice della fede da cui tutto ha inizio. Drammatico, come si può immaginare, ma necessario. Nel giorno più terribile della storia, le tenebre da cui il Figlio di Dio si lascia avvolgere come da un velo, sono luminose e rivelano al mondo il segreto e l’essenza di Dio: “è amore” ed è crocifisso dalla nostra indifferenza. Attraverso il cuore aperto del Signore crocifisso passa tutto il nostro dolore e da quel cuore ci viene donato ogni brandello della nostra luminosa umanità. L’amore non può morire; la tenerezza dell’abbraccio in cui la madre di Gesù viene accolta è il baluardo ad ogni disumanizzazione possibile e temibile. Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore Splende una luce nuova. La morte è stata vinta. La vita fiorisce. Tutto il mistero Il mistero Pasquale non è una eroica vittoria di un superuomo in guerra contro tutti ma è il dono della vita oltre la morte che Dio fa all’umanità attraverso Suo Figlio. E proprio perché non è campata per aria, in questa vittoria sono presenti tutti i segni dell’umano: il servizio e la croce. In questo senso la Speranza del cristiano vive sempre: Colui che è per sempre crocifisso è per sempre risorto. Se è vero che il dolore e tutte le sue conseguenze non ci lasciano mai, è altrettanto vero che quel dolore è stato vinto per sempre. C’è la prova: la Resurrezione! Un mistero per tutti L’esplosione di gioia dei cristiani non è una pia devozione ma un mistero che contagia tutti e non lascia indifferente nessun uomo. Questo è il fine del tempo Pasquale che ci accompagnerà per cinquanta giorni: “andate e ditelo a tutti”. Nessuno escluso. Anche se la maggior parte degli uomini sulla terra non lo sa o vive senza saperlo. La Resurrezione è un ‘unicum’. Nessuna religione ha mai contemplato un Dio - morto. Il fondamento del cristianesimo non è un postulato vincente a priori. Tutt’altro. La Resurrezione è la storia di un Dio che cammina con gli uomini. Non con pensieri speculativi, dimostrazioni teoriche o deduzioni logiche ma con la testimonianza dei suoi discepoli. E ad ogni uomo giungono i suoi effetti anche quando l’uomo non sa nemmeno il perché: curare gli ammalati, accogliere il forestiero, visitare il carcerato, dar da mangiare a chi ha fame, istruire, vestire, seppellire …; sono segni di Resurrezione che i cristiani non hanno dedotto dalla saggezza o dall’istinto umano ma dalla Pasqua e li condividono con tutti. E tutti li usano, anche ignorandone l’origine. Quella Vita vince. La testimonianza dei discepoli Un prodigio così grande è un dono ma ha comunque bisogno della testimonianza dei discepoli perché sia credibile agli uomini. È stata questa la missione affidata agli Apostoli. È in questo che vengono battezzati tutti gli altri cristiani. La testimonianza è tutt’altro che facile. Quale testimonianza rendere? Come renderla? Dinanzi allo stesso fatto c’è l’approccio dei discepoli tutt’altro che univoco: c’è l’annuncio di una donna al mattino, la corsa al sepolcro di Pietro e Giovanni più tardi, la paura dei discepoli di Emmaus alla sera, l’incredulità di Tommaso otto giorni dopo. Sarà lo Spirito Santo a modellare la praticità di Pietro, la spiritualità di Giovanni, gli occhi dei discepoli ad Emmaus, la fede e la ragione di Tommaso. La Resurrezione entra nella vita della Chiesa nascente. Non sono un problema la diversità, l’incompetenza (tanta), l’imperfezione (tantissima), l’indole dei discepoli: il fatto della Resurrezione è innanzitutto dono di Dio. E anche poterla annunciare è un dono. E come tale va accolta. Essendo iniziativa di Dio, Lui sa come farla vivere nel cuore, nella mente e nelle braccia di ciascuno. Annunciarla a tutti non è presunzione ma urgenza di servire Dio nell’uomo. In ogni uomo.
Cristo fa nuove tutte le cose: il messaggio di Pasqua del Wcc
4 Aprile 2023 - Roma - «"Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?". Questo è il grido di sfollati, rifugiati, indigeni, donne e bambini violentati, persone con disabilità, oppressi e calpestati. Le loro piaghe sono così insopportabili che spesso pensano che i loro governi, gli amici, la famiglia e persino Dio li abbia abbandonati»: è quanto scrive il reverendo Jerry Pillay, segretario generale del World Council of Churches (Wcc) in un messaggio in occasione della Pasqua che sarà celebrata domenica prossima. Pillay ricorda che «nel mondo di oggi molte persone provano un senso di abbandono e di disperazione. Gesù - scrive il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese - ha esalato il suo ultimo respiro ed è morto, ma è risorto dai morti. Così, quando siamo mezzo all'afflizione, al dolore, alla sofferenza, alle guerre e alla morte siamo tentati di chiederci perché Dio ci ha abbandonati», quindi «fermiamoci e siamo certi che, in Cristo, il Padre fa nuove tutte le cose!». Pillay osserva inoltre che Dio è presente con noi in tutte le cose, attraverso le cose e in ogni tempo: «Questa assicurazione allora, invece di farci sentire abbandonati, deve stimolarci e orientarci a diventare agenti e strumenti di speranza e di luce per il mondo». Tale certezza - conclude il segretario generale del Wcc nel suo messaggio - dovrebbe darci «la forza e il desiderio di continuare a lavorare per la giustizia, la pace, la riconciliazione e l'unità di Dio, rendendo possibile un mondo migliore per tutto il Creato!».

