Primo Piano

Migrantes: il 31 maggio l’incontro con i coordinatori etnici in Italia

29 Maggio 2023 - Roma - “Come costruire una cultura dell’accoglienza alla luce della scrittura”. Questo il tema dell’incontro con i coordinatori etnici nazionali promosso dalla Fondazione Migrantes che si terrà il prossimo 31 maggio a Roma. La relazione centrale è affidata a Maurizio Certini del Centro La Pira di Firenze. I lavori saranno introdotti dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Seguirà la riflessione e il confronto tra il relatore e i coordinatori.(R.I.)

Alluvione in Emilia Romagna: un’onda che lascerà il segno

29 Maggio 2023 - Bologna - Stime, in questi giorni, ne sono state fatte tante. “Oltre 7miliardi di danni”, 400 milioni di chili di grano da buttare, 5mila aziende agricole colpite e 50mila lavoratori a rischio. E la conta può solo aumentare. Di certo, finora, c’è la morte di 16 persone: il bilancio più grave di tutti. L’alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna il 16 maggio e nei giorni successivi è stato un tornado dal quale questo territorio ricco e generoso faticherà a rialzarsi. Il vento del cambiamento climatico ha soffiato così forte, stavolta, che tutti se ne sono accorti. E ha colpito qui, mostrando forse per la prima volta in Italia la sua potenza distruttiva. Un’onda che lascerà il segno. Come provano le tante istituzioni che in questi giorni sono state qui, accanto a questa gente laboriosa, per dare vicinanza e sostegno, nella tragedia. Da dove ripartire? Cosa fa la differenza in questi casi? Certo, “siamo romagnoli”, dice qualcuno: gente abituata a rimboccarsi le maniche e non piangersi addosso. Gente che ha strappato la terra nella quale vive alla forza dell’acqua. Gente con il sorriso, anche quando le difficoltà sembrano avere la meglio. La gente del “però”, come ha con efficacia fotografato Paolo Cevoli in uno dei video che girano sul web sul post-alluvione: “Abbiamo avuto un metro e mezzo d’acqua”, gli dice il notaio Castellani a Faenza, “ma stiamo lavorando alacremente”. “Cumuli di macerie dappertutto qui”, nota Cevoli camminando in centro città. “Ma li hanno tolti quasi tutti”, gli rispondono. “Tutto da buttare qui”, gli dicono. “Ma siamo qui. Però quanta gente c’è ad aiutarci. E non la conosciamo nemmeno”. “Abbiamo perso 10 galline, però ce n’è rimasta una”. Contabilità strana, che a volte richiama quella di alcune parabole. Di un Dio che lascia le 99 pecore per una sola che si perde. Della donna che spazza la casa per una sola moneta persa. E infatti i conti non tornano: milioni persi, economia che subirà pesanti contraccolpi, disagi, con un’infinità di frane in collina che hanno isolato paesi e valli e distrutto strade. Danni materiali e insicurezza diffusa. Perché perdere la casa significa perdere anche i ricordi, quei frammenti di vita e di storia personale che ci fanno sentire quella casa la nostra casa. La presenza e il lavoro gratuito di persone giunte qui da tutt’Italia a darci una mano rendono le difficoltà un po’ meno dure, anche se la fatica e il dolore rimangono. Può apparire assurdo, ma è così. Forse, a fare la differenza in questa tragedia, può essere il “volto dell’altro”, come l’ha definito Mauro Magatti su Avvenire del 27 maggio. Papa Francesco la chiama fraternità questo moto spontaneo che si è innescato subito dopo il disastro. L’abbiamo sperimentata anche con il Covid, ma subito l’abbiamo dimenticata. La vediamo nelle migliaia di ragazzi e di giovani che, pala in spalla e coperti di fango, camminano nei nostri centri storici alla ricerca di case da sgombrare, persone da aiutare, da sostenere e anche da abbracciare. Tra poco non li vedremo più. Quest’onda di emozione viene, passa e va. Come l’acqua. Ma quell’esperienza di solidarietà nella sofferenza e nel bisogno rimane, in chi la vive e in chi la riceve. Non ripagherà di tutti i danni subiti, ma è già tanto. E ci fa compiere passi verso un futuro che immaginiamo diverso e meno drammatico. Più amichevole e più umano. Se imparassimo la lezione… (Direttori dei settimanali delle diocesi alluvionate della Romagna aderenti alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici)  

La Comunità singalese di Messina: religione e rituali tra Oceano Indiano e Mediterraneo

29 Maggio 2023 - Messina - Mercoledì 31 maggio, alle ore 18.00, nella Chiesa di Sant’Elia. a Messina, Centro diocesano per la pastorale Migrantes e sede della Cappellania cattolica singalese, si terrà l’incontro dal titolo “La Comunità singalese di Messina. Religione e rituali tra Oceano Indiano e Mediterraneo”. L’evento, curato dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania e dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela, a partire dai risultati della ricerca etnografica condotta da Giovanni Cordova, antropologo e assegnista di ricerca dell’Università di Catania, offrirà spunti di riflessione e di approfondimento sulle modalità attraverso le quali la Comunità cattolica singalese di Messina plasma l’esperienza migratoria in Italia e produce "un addomesticamento" del contesto “ospitante” per mezzo della dimensione religiosa e rituale. La ricerca etnografica, svolta nell’ambito del progetto PRIN “Rimigra. Migrazioni, spaesamento e appaesamento: letture antropologiche del nesso rituali/migrazioni in contesti di Italia meridionale”, coordinato da Berardino Palumbo, antropologo del Dipartimento COSPECS - UniME, ha visto il coinvolgimento delle Università di Messina, Catania, Palermo e della Basilicata. L’autore della ricerca illustrerà le principali direttrici del suo lavoro: passato e presente della presenza srilankese a Messina; funzioni e attività della cappellania singalese; devozione verso santi ‘condivisi’ nei contesti dell’Italia meridionale e del messinese in particolare; affermazione nello spazio pubblico attraverso i rituali. All’incontro interverranno Mons. Cesare Di Pietro, vescovo ausiliare di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, e padre Phillip Pereira, cappellano singalese a Messina dal 2019, a testimonianza di come la Chiesa locale si sente interpellata da questa presenza strutturale, che sollecita la riflessione e l’intervento delle istituzioni. A seguire l’intervento di Mara Benadusi, antropologa dell’Università di Catania e responsabile dell’unità catanese del PRIN, con una lunga esperienza di ricerca in Sri Lanka, che relazionerà su come le connessioni transnazionali tra Sri Lanka e Italia incidano su posture e pratiche devozionali, anche alla luce della recente crisi politico-sociale che sta attraversando l’Isola dell’Oceano Indiano. A moderare l’incontro sarà il diacono Santino Tornesi, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes.  

Migrantes Cuneo: festa con la comunità filippina

29 Maggio 2023 - Cuneo - La comunità filippina di Cuneo si è ritrovata al Santuario di Monserrato in Borgo San Dalmazzi ieri mattina per celebrare la festa religiosa di Flores de Mayo e Santacruza. L’iniziativa è stata promossa in collaborazione con l'ufficio Migrantes della diocesi e con l'Associazione Santuario di Monserrato. Dopo la celebrazione eucaristica un momento di folclore filippino nelle aree attigue al Santuario con adulti e bambini vestiti con eleganti e colorati abiti da cerimonia per rendere omaggio a Maria attraverso canti, lodi e preghiere come avviene nel loro Paese d'origine.

Lo Spirito che unisce

29 Maggio 2023 -
Città del Vaticamo - Ancora una volta sono nel Cenacolo, le porte chiuse per paura. La morte di Gesù “li aveva sconvolti, i loro sogni erano andati in frantumi, le loro speranze svanite”, dice papa Francesco al Regina caeli. Certo, Gesù aveva detto loro che non li avrebbe lasciati orfani, e avrebbe mandato un altro consolatore; ma in quel momento al Cenacolo erano soli, timorosi di fronte al grande compito che avevano di fronte: nell’orto degli ulivi non avevano lasciato solo Gesù; Giuda non aveva tradito; e Pietro non aveva forse rinnegato il maestro tre volte. Paura, dunque: “vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Vi perseguiteranno”, aveva detto loro Gesù. Poi ecco il giorno di Pentecoste. Al Cenacolo, come nel tempo di Pasqua. Pentecoste. Festa che Benedetto XVI aveva definito il “battesimo della chiesa”. Festa che conclude il tempo liturgico della Pasqua. Nell’ebraismo è la festa che ricorda la rivelazione, il dono di Dio al popolo ebraico della legge, sul monte Sinai. Per il cristianesimo è la discesa dello Spirito Santo sui discepoli, riuniti con Maria. Per l’Islam lo Spirito è sorgente ispiratrice di angeli e profeti. Con il dono dello Spirito “Gesù desidera liberare i discepoli dalla paura, questa paura che li tiene rinchiusi in casa, e li libera perché siano capaci di uscire e diventino testimoni e annunciatori del Vangelo”. Non più chiusi, non solo nella stanza ma anche nel cuore. Anche noi ci chiudiamo, afferma il Papa prima della preghiera mariana, “per qualche situazione difficile, per qualche problema personale o familiare, per la sofferenza che ci segna o per il male che respiriamo attorno a noi, rischiamo di scivolare lentamente nella perdita della speranza e ci manca il coraggio di andare avanti”. Questo accade quando “permettiamo alla paura di prendere il sopravvento”, e crediamo di essere soli e pensiamo di non farcela: “la paura blocca, la paura paralizza. E anche isola: pensiamo alla paura dell’altro, di chi è straniero, di chi è diverso, di chi la pensa in un altro modo. E ci può essere persino la paura di Dio: che mi punisca, che ce l’abbia con me”. Dove c’è paura c’è chiusura, dice Francesco; il rimedio: lo Spirito Santo che “libera dalle prigioni della paura”. Nell’omelia che pronuncia nella basilica Vaticana il Papa afferma inoltre che lo Spirito Santo “è Colui che, al principio e in ogni tempo, fa passare le realtà create dal disordine all’ordine, dalla dispersione alla coesione, dalla confusione all’armonia”. E oggi nel mondo c’è tanta discordia, afferma il vescovo di Roma, tanta divisione; “siamo tutti collegati eppure ci troviamo scollegati tra di noi, anestetizzati dall’indifferenza e oppressi dalla solitudine. Tante guerre, tanti conflitti: sembra incredibile il male che l’uomo può compiere”. Ostilità e divisione sono alimentate dal diavolo, il “divisore”. Per questo, “al culmine della Pasqua, al culmine della salvezza”, il Signore “riversa sul mondo creato il suo Spirito buono, lo Spirito Santo, che si oppone allo spirito divisore perché è armonia, Spirito di unità che porta la pace”. Scende sugli apostoli e “ognuno riceve grazie particolari e carismi differenti”. Una pluralità che non genera confusione “ma lo Spirito, come nella creazione, proprio a partire dalla pluralità ama creare armonia. Non è un ordine imposto e omologato”, ricorda il Papa, “non crea una lingua uguale per tutti, non cancella le differenze, le culture, ma armonizza tutto senza omologare, senza uniformare”. Senza lo Spirito “la Chiesa è inerte, la fede è solo una dottrina, la morale solo un dovere, la pastorale solo un lavoro”. Di qui l’invito a essere “docili all’armonia dello Spirito”. Così il cammino del Sinodo – “che non è un parlamento per reclamare diritti e bisogni secondo l’agenda del mondo, non l’occasione per andare dove porta il vento” – deve cogliere l’opportunità di “essere docili al soffio dello Spirito”. Nel dopo Regina caeli la preghiera per le popolazioni al confine tra Myanmar e Bangladesh, per i Rohingya; per la “martoriata Ucraina”. Francesco ricorda anche Alessandro Manzoni che “è stato cantore delle vittime e degli ultimi: essi sono sempre sotto la mano protettrice della Provvidenza divina che atterra e suscita, affanna e consola”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Pentecoste: a Prato il battesimo di Kelina

26 Maggio 2023 -

Prato - Siamo vicini alla festa di Pentecoste e anche quest’anno la Consulta diocesana delle aggregazioni laicali di Prato organizza una veglia di preghiera. L’appuntamento è per domani, sabato 27 maggio alle ore 21 nella cattedrale di Santo Stefano. Durante la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini sono previsti anche due battesimi: quello di un bambino e quello di una giovane albanese della parrocchia di Sant’Ippolito in Piazzanese, che riceverà anche la prima comunione e la cresima.  Lei si chiama Kelina, ha 28 anni, e si è avvicinata alla fede grazie al fidanzato Enrico, originario di Napoli e residente a Prato da molti anni: «insieme a lui – spiega la giovane – ho scoperto la bellezza di vivere un cammino cristiano, il prossimo anno abbiamo intenzione di sposarci e così ho maturato la scelta di ricevere i sacramenti. In questo percorso mi hanno accompagnato il parroco don Paolo Bini e la comunità parrocchiale di Sant’Ippolito».

 

 

8xmille: diminuiscono i fondi, ma non l’impegno per la carità

26 Maggio 2023 -

Roma - Il gettito dell’8xmille è in calo, ma niente paura. Intanto perché non diminuirà invece l’impegno della Chiesa italiana in favore dei poveri. E poi perché si tratta probabilmente di una situazione contingente, dovuta agli strascichi della pandemia. I dati sono stati resi noti ieri nel corso della conferenza stampa finale della 77.ma assemblea generale della Cei. La somma assegnata alla Chiesa cattolica per il 2023 ammonta a poco più di un miliardo di euro (1.003.206.395,65 per la precisione), con un calo di 100 milioni rispetto allo scorso anno. Ma questo, come ha spiegato il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, è dovuto in gran parte al fatto che «i dati di quest'anno sono riferiti al 2020, l'anno dell'esplosione della pandemia e del blocco delle attività industriali, con ovvie ricadute sul gettito totale dell'Irpef . Se questo gettito diminuisce, cala anche l'8xmille, e quindi la sua quota destinata alla Chiesa cattolica». Quest’anno, inoltre, la Chiesa Cattolica ha dovuto rimborsare allo Stato oltre 36 milioni di euro dell’acconto ricevuto tre anni fa (come prevede il meccanismo di legge, che si basa su acconti e conguagli, una volta che si conoscono le effettive scelte dei contribuenti). E anche questo ha pesato sulla cifra finale. I vescovi hanno però deciso di non arretrare sotto il profilo dell’impegno a favore dei poveri. I fondi che mancano saranno infatti integrati, ha spiegato sempre monsignor Baturi, grazie all’integrazione di somme in possesso della Cei e derivanti da accantonamenti e residui degli anni passati. «L'8xmille fa tanto bene: faremo di tutto per non farne di meno», ha detto Baturi. E il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, ha aggiunto: «L'8xmille è molto utile per tutti, perché la Chiesa cattolica lo dà a tutti, senza nessuna destinazione. A tutti coloro che sono i destinatari degli aiuti non chiediamo nessun tipo di appartenenza». Secondo i dati diffusi, hanno firmato a favore della Chiesa cattolica il 71% degli italiani, il che conferma che la Chiesa stessa è saldamente al primo posto nella fiducia dei contribuenti. Il miliardo ricevuto quest’anno sarà diviso fra le tre finalità previste dalla legge 222 del 1985: poco più di 352 milioni di euro alle esigenze di culto della popolazione (diocesi, nuove chiese, beni culturali ecclesiastici, fondo per la catechesi e l’educazione cristiana, tribunali ecclesiastici regionali), 243 milioni alla carità (compresi 80 milioni per il terzo mondo) 403 milioni per il sostentemento del clero. Poco meno di 5 milioni sono stati accantonati. (M.Mu.)

Msf, “nell’isola di Lesbo scomparse in un anno circa 940 persone”

26 Maggio 2023 -
Roma - Sono circa 940 le persone migranti scomparse sull’isola di Lesbo dallo scorso giugno. Lo rende noto Medici senza frontiere, preoccupata per le condizioni di vita delle persone migranti sull’isola greca. Durante alcuni interventi, lo staff di Msf ha visto non lontano veicoli non identificabili e senza targa, spesso guidati da individui con il volto coperto. Msf si dice “seriamente preoccupata per il continuo deterioramento delle condizioni di vita dei migranti e rifugiati sull’isola greca di Lesbo, dove sono state registrate numerose segnalazioni di violenze, presunti rapimenti e respingimenti, e privazioni di cibo e riparo”. Diversi pazienti - riferisce l'agenzia Sir che riprende la nota di MSF -  hanno raccontato ai team di Msf di essere stati intercettati in modo traumatico e respinti con la forza in mare durante i precedenti tentativi di raggiungere la Grecia. “Quando veniamo avvisati di persone appena arrivate che hanno urgente bisogno di assistenza medica, passiamo ore, a volte giorni, a cercarle perché spesso si nascondono nelle foreste” dice Osman di Msf: “Le persone ci hanno raccontato di aver incontrato uomini mascherati che si spacciavano per medici per ottenere la loro fiducia o, come recentemente riportato nell’articolo del New York Times, addirittura per membri dello staff di Msf”. “Se questo venisse confermato, si tratterebbe di un’inaccettabile e grave manipolazione degli aiuti umanitari”. In alcuni casi, lo staff di Msf ha visto nei dintorni dei luoghi degli interventi veicoli non identificabili e senza targa, spesso guidati da individui con il volto coperto. L’assistenza umanitaria per i nuovi arrivati è seriamente ridotta a causa dei timori di criminalizzazione. Msf è ora l’unico attore indipendente a fornire aiuto ai migranti che arrivano a Lesbo. I migranti e i richiedenti asilo che arrivano a Lesbo vengono inviati in due centri a seconda del luogo di arrivo: Mavrovouni e Megala Therma. A Mavrovouni, uno dei diversi centri chiusi ad accesso controllato (Ccac) finanziati dall’Ue, sono state fatte entrare fino a 2.700 persone nel 2023. I Ccac sono stati presentati come migliorativi delle condizioni di vita dei migranti ma progettati per limitare fortemente i movimenti delle persone e tenerle rinchiuse in strutture simili a prigioni. Il 17 maggio – informa Msf – “le autorità greche hanno smesso di fornire cibo a persone riconosciute come rifugiati e a chi era stata negata la protezione internazionale, annunciando l’intenzione di sfrattarli. Inoltre, ai bambini appartenenti a famiglie a cui è stata negata la protezione internazionale, viene tolto il numero di previdenza sociale, rendendoli non idonei a ricevere le vaccinazioni di base, violando così i loro diritti”.
A Megala Therma, sulla costa settentrionale di Lesbo, dove Msf fornisce assistenza sanitaria dal 2020, la situazione è allarmante. Precedentemente adibito a centro governativo per la quarantena da Covid-19, la struttura ora ospita le persone prima del loro trasferimento al Centro chiuso ad accesso controllato di Mavrovouni. Le persone che si trovano a Megala Therma non sono registrate e sono detenute arbitrariamente per giorni, in alcuni casi per più di due settimane, prima di essere trasferite al centro di Mavrovouni. Le persone vengono sistemate in unità abitative per rifugiati sovraffollate e prive di letti: a volte 14 persone in un’unità che potrebbe ospitarne solo cinque. “Tutti, inclusi i bambini, sono alloggiati insieme, indipendentemente dalle loro vulnerabilità, senza tenere conto delle procedure di sicurezza e protezione” dice Osman di Msf. Inoltre, la struttura è isolata, il che rende notevolmente difficile l’accesso degli operatori sanitari per rispondere alle emergenze mediche. Msf chiede perciò alle autorità greche di “indagare sulle segnalazioni di centinaia di migranti dispersi, presumibilmente respinti con la forza in mare, e di attuare condizioni di accoglienza sicure e dignitose per coloro che rimangono sull’isola”.

Italiani nel mondo: a Barcellona terzo incontro “Parliamo di Benessere”

26 Maggio 2023 - Roma - Continua il progetto "Parliamo di benessere" , ciclo di incontri in-formativi e gratuiti per promuovere la consapevolezza e la serenità di chi vive a Barcellona nelle diverse fasi di vita. Oggi il terzo incontro sul tema "Coppie in espatrio tra desiderio e timore" Organizzato da "Transiti - psicologia d'espatrio" , con il contributo della Fondazione Migrantes e la collaborazione della Missione Cattolica Italiana di Barcellona. L'incontro si terrà questa sera alle 19.00 presso la Chiesa di Sant Pau del Camp Carrer. Cosa muove una coppia a decidere di andare all'estero? Come ciascuno integra nel proprio progetto di vita insieme il desiderio di cambiamento con il timore di ciò che il nuovo può introdurre nella relazione? A queste e altre domande risponderà Gloria Ferrero.

Cei: i ringraziamenti della Chiesa greco-cattolica per l’accoglienza ai profughi ucraini

25 Maggio 2023 - Città del Vaticano - Ai vescovi italiani, nel corso dell’assemblea generale  che si è conclusa oggi, è giunto il messaggio di Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica (letto da Mons. Maksym Ryabukha, Vescovo ausiliare dell’Esarcato di Donetsk), con un ringraziamento alla comunità ecclesiale italiana per “l’accoglienza dei profughi ucraini” e per “il sostegno nel far fronte all’emergenza causata dal conflitto, così come per gli aiuti concreti che hanno permesso, da un lato, di salvare tante vite umane” e, dall’altro, di “supportare la popolazione che sperimenta una grave crisi umanitaria”. (R.I.)