Primo Piano

Cei: accoglienza, protezione, promozione e integrazione insieme a tutele per i migranti

25 Maggio 2023 - Città del Vaticano – “Il dinamismo dei giovani e il fenomeno migratorio ricordano alla Chiesa l’urgenza di mettersi in cammino, sempre in ascolto dello Spirito e della realtà che dettano i temi di un’agenda da cui non si può prescindere: la sinodalità non è un contributo alla neutralità”. E’ quanto hanno sottolineato i vescovo italiani durante l’Assemblea Generale che si è conclusa oggi in Vaticano. Per i vescovi – si legge nel comunicato finale dei lavori - occorre “intraprendere azioni di salvaguardia della Casa comune sull’intero territorio, nel solco del magistero e in particolare dell’Enciclica Laudato si’, ma anche educare a gesti di solidarietà concreta nei confronti delle famiglie, sempre più alle prese con la mancanza di lavoro e di casa. Solidarietà che deve essere – si legge nel testo del comunicato - manifestata pure verso i migranti provenienti da tutte le rotte, compresa quella balcanica, per i quali si chiedono accoglienza, protezione, promozione e integrazione insieme a tutele sia sul piano della cittadinanza sia del lavoro, volte ad assicurare, tra l’altro, l’accesso alle scuole ai bambini e ad evitare forme di caporalato”. (Raffaele Iaria)

Migrantes: don Kodrari nuovo coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici albanesi in Italia

25 Maggio 2023 - Roma – Don Anton Kodrari, nato in Albania e incardinato nella diocesi di Fiesole, è il nuovo coordinatore nazionale Migrantes della pastorale dei cattolici albanesi in Italia. A nominarlo il Consiglio Permanente della Cei riunitosi, in questi giorni in vaticano, in occasione della 77ma Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana. Don Kodrari e autore di pubblicazioni e di articoli storici e pastorali su testate in lingua albanese e sul settimanale delle diocesi della Toscana, “Toscana Oggi”. Al neo coordinatore gli auguri di un proficuo lavoro. (R.I.)

Migrantes Verona: domenica la Festa dei Popoli

25 Maggio 2023 - Verona - Eccoci qui alla trentaduesima edizione di questo appuntamento annuale - la Festa dei Popoli - che si svolge tradizionalmente nel parco di Villa Buri a San Michele. L'edizione 2023 è domenica 28 maggio. Dopo un lungo cammino, sorge una domanda: dopo tutti questi anni ha ancora senso realizzare questa festa? E la domanda è legittima senza alcun dubbio. Guardandoci attorno in strada, sugli autobus, sui campi da calcio, il colpo d’occhio è senza dubbio quello di una società multietnica. Se visitiamo una scuola elementare e andiamo a vedere il registro, ci imbattiamo in cognomi diversi dai tradizionali Rossi e Bianchi. Verrebbe quindi spontaneo dire che, insomma, ormai abbiamo imparato a vivere assieme, ovviamente rispettandoci. E per alcuni aspetti questo è vero. Ma nello stesso tempo, quante fatiche ad incontrarci e conoscerci! Uno dei rischi attuali è il parallelismo, ovvero vivere vite parallele: viviamo la stessa città ma separati, ognuno con i propri punti di riferimento e consuetudini che poco si mescolano. Certamente ognuno ha diritto a vivere la vita secondo la propria sensibilità culturale, anche religiosa. Ed è quello che con fatica in tutti questi anni abbiamo in parte imparato ad accettare. Resta il nodo però del parallelismo. Faccio sinceramente fatica a pensare a una società sana e armonica se si vivono vite parallele. Questo vale per tutti gli aspetti del vivere assieme, dalla famiglia, alle diversità generazionali, dalle differenze culturali a quelle religiose. Una delle fatiche di oggi è per esempio il gap tra giovani e adulti. Da più parti si evidenzia che l’attuale mondo è faticoso per i giovani e sentiamo la loro sofferenza, che in alcuni casi si esprime anche in forme di disagio. Il parallelismo è una fatica che tocca anche la convivenza tra cittadini vecchi e nuovi, tra chi si sente veronese da generazioni e chi ha eletto la nostra città a sua nuova casa. Ognuno fatica a stabilire relazioni con l’altro, sia esso italiano o srilankese, ucraino o congolese, filippino o brasiliano. Lo slogan di questa festa dei popoli, “Costruiamo assieme il futuro”, vuole aiutarci a comprendere che se il rispetto reciproco è indubbiamente espressione di accoglienza, dobbiamo però fare dei passi ulteriori per creare incontro, relazione e dialogo. Non possiamo costruire il futuro della nostra città creando esistenze e gruppi paralleli che mai si incontrano e dialogano. Abbiamo invece necessità di conoscerci al di là delle apparenze e delle prime impressioni. Abbiamo bisogno di relazioni! La festa dei popoli è un segno, ne siamo consapevoli; un segno che da anni viene offerto con generosità alla cittadinanza tutta perché comprenda chi siamo e che la strada da percorrere è quella di avere cura dei legami tra tutti cittadini che abitano Verona, motivati e determinati a costruire un futuro condiviso. A tutti dunque l’invito a partecipare per cogliere ancora una volta la bellezza del segno che è sempre stata e anche quest’anno sarà la Festa dei popoli. (don Giuseppe Mirandola -  Direttore Ufficio Migrantes Verona)

Alluvione in Emilia Romagna: il campo nomadi dimenticato

25 Maggio 2023 - Ravenna - Non sono arrivate mai, le idrovore, al 26/A di via Giardino. Non è intervenuta la Protezione civile, non sono passati gli angeli del fango chiedendo se c'era bisogno di aiuto. «In Comune non sanno nemmeno se siamo vivi o morti» ripete Azzomara, che è un fiume in piena come quelli che hanno distrutto la Romagna. Benvenuti al campo sinti di Sant'Agata sul Santerno (Ravenna), coi suoi 50 alluvionati dimenticati da tutti. La lista è su un foglio che Antonio agita per aria, recitandolo come un censimento: «Jonny Orfei con la moglie Natascia Minguzzi e i figli Samira di 3 anni e Jonathan di 14. Ricky Orfei con la moglie Michela Major e la figlia Sheryl di 7 mesi. Richard De Barre con la moglie Jessica Sgroi e la figlia Chantal di 3 anni...». Nel gruppo che s'è raccolto sul piazzale ricoperto di melma rispondono all'appello alzando la mano, uno a uno. Alla fine di bambini se ne contano una quindicina, di cui la metà fra i 3 mesi e i 3 anni. Più due disabili, Fatima Minguzzi e suo figlio Alessandro, che sono seduti su ciò che resta della loro casa, tra cavi divelti e la carrozzina elettrica ricoperta di fango che serviva a lui per deambulare: «Non si accende più, abbiamo perso anche questo» ripete la sorella Jenny. Il campo di Sant'Agata esiste da trent'anni e non è affatto abusivo, anzi. Nato dall'intuizione inclusiva della Comunità Papa Giovanni XXIII, ceduto in comodato d'uso dal Comune di Sant'Agata sul Santerno vent'anni fa proprio all'associazione perché supervisionasse il progetto di insediamento, sistemato con un ultimo investimento - nel 2019 - di 70mila euro (che è servito a rifare l'impianto elettrico, rinnovare le casette con lavori di falegnameria e dotare ognuna di esse di una colonnina per le utenze), è ciò che in Romagna si chiama una "micro- area": i sinti sono per lo più giostrai, significa che sei mesi l'anno portano in giro attrazioni e bancarelle nei luna park che brulicano di turisti sulla Riviera, ma tutti hanno la residenza qui, i bambini vanno a scuola in paese, alcuni dei figli più grandi lavorano nelle ditte della zona, Kevin addirittura gestisce un'autorimessa tutta sua. «E tutti paghiamo tasse e bollette. Vita da nomadi per gli altri - dice Natascia -, ma è la nostra vita, vale come le loro. Queste sono le nostre case, sono come tutte le altre». Ovvero distrutte. Mostra assieme a Jonny quel che è rimasto del suo caravan: l'acqua del Santerno nel campo è salita a un metro e mezzo la notte del 17 maggio sommergendo strutture fatte per lo più di legno. Il risultato è che a sette giorni di distanza dall'alluvione i pavimenti stanno cedendo, gli infissi si aprono, le pareti si sollevano: «Sono spugne intrise d'acqua». La comunità s'è spostata a vivere nei centri d'accoglienza per gli sfollati allestiti a Lugo e Massa Lombarda: la notte dormono lì, di giorno tornano per provare a salvare qualcosa. Natascia, oltre ai suoi due figli, ne ha tre in affido: «Queste famiglie sono eccezionali, grandi lavoratori, brava gente - spiega Daniele Severi, responsabile dell'ambito rom per conto dell'associazione -. Qui abbiamo realizzato un progetto eccezionale di inclusione, i più piccoli sono perfettamente integrati nella comunità, gli adulti partecipano attivamente alla vita sociale». Kevin, col suo rimorchiatore, i primi giorni dopo il disastro è andato ad aiutare in centro a Sant'Agata la gente che ha perso tutto: «Ero convinto che arrivassero anche qui, noi siamo un po' fuori dal paese». E invece niente, nessuno: «Pensano che siamo zingari, ladri - sbotta Gianni, che di cognome fa Lakatos -. Ma stavolta io vado a dirglielo, al sindaco, che non possono trattarci così. Va bene che siamo gli ultimi, l'ultima ruota del carro... però non è giusto». Gianni è tra i più anziani del gruppo, nel campo di via Giardino ci vive da trent'anni quasi con la sua Loredana, i due figli e adesso i nipotini: Jordan, l'ultimo arrivato, a 2 mesi è sfollato, sistemato da amici altrove; Sofia a 6 è sull'ovetto nel patio della roulotte, che la mamma Giuly ha tirato a lucido dal fango con lo sgrassatore. «Non serve a niente, perché dentro non si può stare». Il Comune, per parte sua, assicura che è stato e verrà fatto tutto il possibile: «Abbiamo allertato i Servizi sociali, io stesso sono andata ad assicurarmi che tutti stessero bene, i bambini sono stati sistemati nelle strutture d'accoglienza di Massa Lombarda» sostiene la vicesindaca e assessora ai Servizi sociali e educativi Lilia Borghi, che da sempre collabora proficuamente con la Papa Giovanni sul progetto nomadi. Sant'Agata sul Santerno d'altronde è un paese in ginocchio: 2.900 abitanti sorpresi dalla piena violenta del fiume, di cui centinaia ancora fuori di casa. Le vie d'accesso al centro sono ancora bloccate, « proprio in queste ore siamo riusciti a far partire un punto medico e uno di consulenza psicologica. È un'emergenza mai vista, ma riusciremo a ottenere un aiuto per tutti». Daniele prova a convincere tutti che serve pazienza, che qualcuno prima o poi arriverà. Telefona anche alla referente regionale del Movimento Kethane, Donatella Ascari, che mette in vivavoce per tranquillizzare le famiglie: «Siamo al lavoro per fare una prima conta dei danni subiti dalle comunità rom e sinti sul territorio - conferma lei -, per ora siamo attorno ai 600mila euro. La vostra è la micro-area più colpita e lo sappiamo. Abbiamo anche chiesto un incontro con le autorità regionali». (Viviana Daloiso)  

Card. Zuppi: la Chiesa accoglie tutte le etnie

25 Maggio 2023 - Città del Vaticano – “Essere qui, al termine di quasi due anni di Cammino sinodale, è una grande emozione che ci sintonizza di nuovo con i fratelli e le sorelle e con questa Madre Chiesa che tutti ci accoglie e continua a generarci a figli”. Lo ha detto questa mattina il card. Matteo Zuppi, nell'omelia della messa nella basilica di San Pietro, in vaticano, per l'assemblea generale dei vescovi italiani che si conclude oggi. “Come i due di Emmaus anche noi – ha detto il porporato - troviamo Pietro che conferma la nostra fede. Troviamo un popolo grande, che accoglie tutte le etnie perché popolo santo di Dio. Nell’omelia il card. Zuppi  anche la la guerra in Ucraina. “Veniamo tutti dalle nostre tante Emmaus e portiamo con noi la tristezza di quei pellegrini con il cuore gonfio di disillusione, ferito, aggressivo e amaro perché le speranze erano finite. Tra questi, il cui volto e vicenda portiamo nel cuore, ricordo l'angoscia che grava nell'anima del popolo ucraino che anela alla pace - ha detto il presidente della Cei - e quanti piangono qualcuno che non è tornato più, inghiottito dalla macchina di morte fratricida che è la guerra". (Raffaele Iaria)

Corsa contro il tempo nel Mediterraneo

25 Maggio 2023 -
Milano - La nave Life support di Emergency in navigazione verso il peschereccio in avaria con a bordo 500 persone: «Ci vorranno almeno 10 ore e potremmo anche trovare persone in acqua che non ce l'hanno fatta» È corsa contro il tempo per salvare almeno 500 persone che stanno affondando in alto mare. Il più piccolo ha solo poche ore, è nato su quel barcone, stracarico, ora in balia delle onde. Il motore è fermo e sta imbarcando acqua. Lui è nato la scorsa notte, forse un parto anticipato dallo stress e dalla paura ma anche dalla speranza di iniziare una nuova vita. Lontano da quell'orrore libico, dai centri di detenzione, da cui sono riusciti a fuggire tutti quanti. A bordo ci sono molte donne incinte e tanti bambini. « Da ieri (martedì, ndr) Malta non sta rispondendo alle nostre comunicazioni scritte e i numeri delle autorità maltesi competenti risultano non funzionanti e non raggiungibili. Emergency ha inoltrato la sua richiesta anche alle autorità italiane: il Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo ha risposto che il caso è di competenza maltese» spiega Emergency, che con la nave Life Support si sta dirigendo verso il barcone con 500 persone a bordo che sta imbarcando acqua. A lanciare l' Sos per l'ennesima carretta del mare in difficoltà in zona Sar maltese è stato Alarm Phone. Tra i migranti anche 45 donne, tra cui diverse in stato di gravidanza, e 56 bambini, uno nato la scorsa notte. La nave di Emergency li potrà raggiungere solo a notte fonda. «L'assenza di coordinamento da parte delle autorità - dice Albert Mayordomo, capomissione della Life Support - è una violazione del diritto del mare, così come dei diritti umani, gravissima. Ci sono 500 persone, probabilmente in fuga dagli abusi in Libia e da Paesi in guerra, che rischiano la vita in mare. Chiunque ha diritto a essere salvato, indipendentemente dai documenti e dalla nazionalità che possiede». A bordo, i soccorritori, i sanitari, i mediatori e i logisti si stanno preparando a gestire una situazione complessa, spiega Paolo Fusarini, comandante della nave: «Da quanto sappiamo potremmo trovare dei casi di persone incoscienti, di persone in acqua, di persone che non ce l'hanno fatta. Le condizioni meteo marittime a cui andiamo incontro sono poco favorevoli, con onde di un metro e mezzo, che renderanno ancora più complessa l'operazione». Da Emergency arriva la richiesta alle autorità marittime di assumere «immediatamente il coordinamento dei soccorsi, prima che diventi troppo tardi». «Sono in fuga dalla Libia da diversi giorni, e il motore si è fermato. Le autorità sono allertate: serve un immediato intervento di soccorso» rilancia su Twitter l'organizzazione Mediterranea saving humans. « Dove sono? - aggiunge - Alarm_phone ha perso il contatto (ieri mattina, ndr) L'ultima posizione ricevuta è all'interno della zona Sar di Malta, che si rifiuta di fornire informazioni. 500 persone non possono "sparire" così». L'ultima posizione ricevuta del barcone, con motore fermo e che sta imbarcando acqua risale quindi a ieri mattina. E anche l'aereo di ricognizione Sea Bird della Ong Sea Watch non ha più il contatto con l'imbarcazione da allora. Ma il peschereccio in pericolo e in attesa di essere soccorso non è l'unico barcone che nelle ultime 24 ore ha attraversato il Mediterraneo per raggiungere l'Euopa. Un altro peschereccio con a bordo altrettante persone è stato infatti soccorso la notte scorsa dalla Guardia costiera. Si è concluso ieri pomeriggio il trasferimento in banchina a Pozzallo, dei migranti messi in salvo dalla nave Diciotti. Sono in buone condizioni di salute e le nazionalità di provenienza sono in prevalenza Siria, Egitto, Pakistan e Bangladesh. In tutto, informa la Guardia costiera, sono risultati essere 222; tra cui 159 uomini, 6 donne e 57 minori, tra i quali una bimba molto piccola. Il salvataggio sarebbe avvenuto a circa 100 miglia nautiche al largo di capo Murro nel Siracusano dove e' stato soccorso un barcone con circa 500 migranti a bordo: si tratterebbe dello stesso di cui aveva riferito Alarm Phone. Oltre a Diciotti che ne ha presi a bordo 222, altre due motovedette hanno recuperato 240 migranti circa, dallo stesso barcone in avaria, e li hanno condotti ad Augusta. Nave Diciotti che ha atteso il trasbordo in rada a Pozzallo ed é ripartita per altra missione di salvataggio. Ci sarebbe infatti anche una terza imbarcazione in pericolo segnalata nel Mediterraneo, sempre lungo la rotta della Cirenaica con altri 700 migranti a bordo. Ma di questa non si sa ancora se è stata raggiunta o meno dalle autorità italiane o maltesi. Un'altra imbarcazione più piccola, segnalata sempre da Alarm phone, sarebbe stata intercettata da un mercantile. Ha a bordo 27 persone. «Sono in acque internazionali e lottano in condizioni meteorologiche avverse. Le autorità sono informate». L'organizzazione fa sapere di aver appreso che il centro di coordinamento di Roma (Mrcc), «ha incaricato la nave mercantile Long Beach di spostarsi sulla barca con a bordo 27 persone. Al momento non possiamo confermare queste informazioni, ma temiamo un respingimento verso la Libia. Ricordiamo alle autorità e alle navi mercantili che la Libia non è un porto sicuro!» sottolinea su Twitter Alarm phone. Intanto Lampedusa diventa la priorità del nuovo prefetto. «Il Governo mi ha dato mandato, su Lampedusa, di garantire il flusso il più veloce possibile. I migranti devono soltanto toccare terra e poi devono essere, entro breve tempo, trasferiti. Lampedusa dovrà essere tenuta il più possibile libera. Quella è la sua posizione geografica, ma dovrà essere libera» ha detto, presentandosi alla stampa, il neo prefetto di Agrigento Filippo Romano che ha ricordato che, sulla più grande delle isole Pelagie, presto (verosimilmente a fine mese, ndr) sorgerà un commissariato di polizia. «È una cosa fondamentale. I commissariati non sono mai in Comuni così piccoli. Ci sono però ragioni storiche che spiegano la localizzazione delle forze di polizia - ha spiegato - . Per esempio, a Cammarata c'è una compagnia dei carabinieri perché quella una volta era terra di abigeato, banditismo. Per tradizione è rimasta, ma in realtà, per fortuna, Cammarata oggi non ha questo enorme problema di criminalità. Ora c'è una ragione storica che ci impone di andare a Lampedusa». Intanto sono 46.656 i migranti arrivati in Italia, via mare, da inizio anno. Quasi tre volte tanto rispetto allo stesso periodo di un anno fa, quando sulle coste italiane erano arrivati 17.972 persone, sempre via mare. (Daniela Fassini - Avvenire)

Cappellani cinesi in Italia oggi all’Udienza generale con papa Francesco

24 Maggio 2023 - Città del Vaticano – Questa mattina, durante l’Udienza Generale, papa Francesco ha espresso “vicinanza ai nostri fratelli e sorelle in Cina, condividendo le loro gioie e le loro speranze” ed ha rivolto “un pensiero speciale a tutti coloro che soffrono, pastori e fedeli, affinché nella comunione e nella solidarietà della Chiesa universale possano sperimentare consolazione e incoraggiamento”. Il pensiero del Papa nella Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa cattolica in Cina, istituita nel 2007 da Benedetto XVI, in coincidenza con la festa della Vergine venerata nel santuario di Nostra Signora di Sheshan, a Shanghai. All’Udienza era presente una delegazione dei cappellani della comunità cinese in Italia. Domenica scorsa circa 300 cattolici cinesi in Italia si sono ritrovati, per una giornata di preghiera a Prato. (Raffaele Iaria)

Migrantes Palermo: è morto p. Natoli

24 Maggio 2023 - Palermo – “Il Signore ci ama sempre, sempre, sempre. Un bacione a tutti”. Sono state queste le ultime parole di padre Sergio Natoli della Congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, assistente spirituale della Migrantes di Palermo, morto questa mattina. “Andate avanti”, il suo messaggio a chi ha creduto e crede nell’accoglienza degli stranieri e ai volontari dell’associazione, da lui voluta, “Arcobaleno dei Popoli”. Settantaquattro anni padre Natoli, prima di arrivare a Palermo, ha svolto diversi incarichi nella sua Congregazione. Nel capoluogo siciliano è stato sempre a fianco dei migranti promuovendo iniziative pastorali e culturali. Qui fonda l’Associazione “Arcobaleno dei Popoli” molto attiva in progetti di integrazione e a fianco dei migranti soprattutto in condizioni svantaggiate. Una veglia di preghiera si terrà da oggi pomeriggio e fino a domani sera nella Chiesa di Santa Maria dei Miracoli a Palermo. I funerali avranno luogo venerdì 26 maggio presso la Parrocchia di San Nicolò da Tolentino con la Comunità Oblata di Maria Immacolata. Due anni fa padre Natoli aveva discusso una tesi di dottorato alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “S. Giovanni Evangelista” di Palermo sul tema “l’immigrazione come Kairos  per una ricomprensione della cattolicità della chiesa particolare”. “Il servizio ai migranti non è vissuto nel rapporto con i migranti vedendo essi come destinatari nel servizio pastorale, bensì – ha detto in una intervista - come persone che camminano lungo la strada della vita. Io cerco di fare un tratto di strada con loro per aiutarli non tanto a essere persone passive ma persone attive, protagoniste nella costruzione di una città plurale per quelli che decidono di vivere e di stare qui a Palermo. Il mondo dei migranti va interpretato non unicamente come destinatari ma piuttosto come collaboratori di Cristo Gesù, come dice san Paolo, nell’ottica della missione che come battezzati tutti quanti siamo portati a vivere e a portare avanti. Il mio cammino pastorale si è mosso su questo binario. Lasciandomi illuminare continuamente dal cammino che lo Spirito Santo fa nella Chiesa, che è un cammino di grande novità, perché – come dice il Concilio – lo Spirito Santo guida e governa il corso dei secoli. Quindi non siamo noi a guidare il percorso dei migranti ma noi assieme a loro dobbiamo scoprire e capire come Dio attraverso il suo spirito guida e cammina il popolo dei migranti, assieme al popolo dei nativi e tutti nell’insieme formiamo il popolo di Dio”. “La scomparsa di padre Natoli ci addolora profondamente”, evidenzia mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes a nome di tutto l’organismo pastorale della Cei: “il suo impegno a fianco dei più poveri è stato sempre al centro del suo ministero pastorale. Ha lavorato e si è prodigato con iniziative significative – come la Festa dei Popoli -  per richiamare l’attenzione verso il mondo della mobilità. Ma non solo: tante le sue opere di solidarietà e di accoglienza. Lo affidiamo oggi al Signore della Vita e ricordiamo il bene profuso al prossimo e la sua ricca testimonianza”. (Raffaele Iaria)

Chiese in Europa: appello per la Giornata mondiale del rifugiato

24 Maggio 2023 -
Roma - Commemorazioni, preghiere e veglie per le persone che hanno perso la vita ai confini europei. E' uanto chiedono di organizzare, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, il 25 giugno prossimo,  la Conferenza delle chiese europee (KEK) e la Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME. “In questo periodo fino a Pentecoste, pieno di speranza e di luce destinata a tutta l’umanità, siamo di nuovo profondamente rattristati dal fatto che la sofferenza, la disperazione e la morte continuano a colpire migliaia di nostri fratelli e sorelle ai confini esterni dell’Unione Europea e anche oltre”, si legge nella lettera: “Come chiese e come cristiani la nostra chiamata è quella di essere testimoni e servitori della risurrezione, oltre che essere promotori di vita nuova nella giustizia e nella pace per tutti, senza distinzione di etnia, nazionalità o religione. Sappiamo di essere parte di una comunità globale di cristiani nel ricordare insieme le persone colpite nelle rispettive regioni, e riflettendo sulle cause del loro spostamento. Vogliamo ricordare le vittime, sia quelle documentate sia quelle non documentate”. (R.I.)

Corridoi lavorativi: arrivati a Fiumicino i primi profughi afghani inseriti in questo progetto della Chiesa italiana

24 Maggio 2023 -
Roma - È arrivato ieri all’aeroporto di Fiumicino, con un volo di linea dal Pakistan, un primo gruppo di 9 rifugiati afghani, giunti grazie all’attivazione per la prima volta di un progetto pilota di “Corridoi lavorativi”. Insieme ci saranno anche le loro famiglie e altri profughi di nazionalità afghana. Promossi e realizzati dalla Conferenza episcopale italiana nell’ambito del progetto EU-Passworld co-finanziato dal fondo Amif, la sperimentazione è la prima a livello europeo e parte dalle positive esperienze dei corridoi umanitari, che hanno visto arrivare in Italia negli ultimi 3 anni oltre seimila persone. L’iniziativa si basa su una forma innovativa di collaborazione tra Caritas Italiana – che si occupa dell’individuazione di beneficiari con bisogno di protezione internazionale in Paesi di primo asilo nell’ambito dei protocolli già siglati di corridoi umanitari, del loro trasferimento in Italia e dell’accoglienza materiale  e Consorzio Communitas, che garantisce il contatto con le aziende, il tutoraggio aziendale, la formazione al lavoro e l’accompagnamento costante. Proprio il contatto con una azienda e l’inserimento lavorativo della persona rifugiata rappresenta una delle novità rilevanti della sperimentazione, perché assicura una sostenibilità nel tempo dell’accoglienza e una maggiore certezza di integrazione della persona rifugiata. I primi 9 beneficiari arrivati a Roma, insieme a 3 membri delle loro famiglie, saranno ora ospitati a Firenze e Milano. Si tratta di ingegneri civili, graphic designer, dentisti e di altri professionisti, ai quali si aggiungeranno a giugno un secondo gruppo di 6 beneficiari.