Primo Piano

Il cielo è già un po’ nostro

22 Maggio 2023 -
Città del Vaticano - Andare, partire, fare. Verbi di movimento che troviamo negli Atti degli apostoli e nel Vangelo di Marco, in questa domenica nella quale la Chiesa ricorda l’Ascensione del Signore. Verbi che Papa Francesco ripete dal primo giorno del suo pontificato, per una chiesa in movimento, non statica; una chiesa, una comunità in uscita, protesa verso l’altro, capace di raggiungere le periferie dell’esistenza. Fedele a quell’indicazione di Gesù di andare, di partire per annunciare a tutti i popoli il suo messaggio di salvezza. Quaranta giorni dalla Pasqua, da quel sepolcro trovato vuoto, la pietra accostata di lato, e dall’invito dato alle donne di avvisare gli undici di andare in quella Galilea dei pagani, mescolanza di popoli, dove tutto ebbe inizio. In questi quaranta giorni, novità di un evento che si fa storia, abbiamo incontrato i due discepoli sfiduciati andare verso Emmaus; ci siamo trovati davanti l’immagine del buon pastore. Quaranta giorni nei quali i Vangeli ci hanno mostrato una continua presenza di Gesù accanto agli apostoli. Marco scrive nel suo Vangelo che gli undici andarono in Galilea, “sul monte che Gesù aveva loro indicato”; là Gesù dice di “andare e fare discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Poi Gesù, leggiamo negli Atti, “fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi”. È un partire verso il Padre per restare, ci ricorda Papa Francesco nelle parole che pronuncia al Regina caeli, evidenziando due domande: “perché festeggiare la partenza di Gesù dalla terra? Sembrerebbe che il suo congedo sia un momento triste, non precisamente qualcosa di cui gioire”. Poi la seconda domanda: “cosa fa Gesù in cielo?” Con l’Ascensione “è accaduta una cosa nuova e bellissima” dice il vescovo di Roma parlando ai fedeli in piazza San Pietro: “Gesù ha portato la nostra umanità, la nostra carne in cielo – è la prima volta – cioè l’ha portata in Dio. Quell’umanità, che aveva preso in terra, non è rimasta qui”. Gesù risorto non era uno spirito, ma aveva il suo corpo umano, per questo, aggiunge Francesco, possiamo dire che “dal giorno dell’Ascensione Dio stesso è ‘cambiato’, da allora non è più solo spirito, ma per quanto ci ama reca in sé la nostra stessa carne, la nostra umanità. Il posto che ci spetta è dunque indicato, il nostro destino è lì”. Oggi festeggiamo “la conquista del cielo” dice il Papa: “Gesù che torna al Padre, ma con la nostra umanità. E così il cielo è già un po’ nostro. Gesù ha aperto la porta e il suo corpo è lì”. Poi ecco la seconda domanda che Francesco ha voluto proporre nel consueto incontro domenicale: cosa fa Gesù in cielo? “Lui sta per noi davanti al Padre, gli mostra continuamente la nostra umanità, mostra le piaghe. A me piace pensare che Gesù, davanti il Padre, prega così, facendogli vedere le piaghe: questo è quello che ho sofferto per gli uomini: fai qualcosa. Gli fa vedere il prezzo della redenzione, e il Padre si commuove. Questa è una cosa che mi piace pensare”. Significativo che il dialogo con gli undici avvenga in questo luogo di frontiera, la Galilea delle genti, il luogo dell’inizio; li ha convocati su una montagna, luogo simbolo nelle pagine della Bibbia. Il popolo di Israele raggiunse il Sinai il terzo mese dopo la partenza dall’Egitto. Sul monte Mosè riceve il Decalogo, le tavole della legge. Nell’Islam su un monte, l’Hira, Maometto ha la rivelazione, e riceve, dal messaggero celeste, la prima frase del Corano. Su un monte i discepoli assistono all’Ascensione di Gesù. “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra” dice Gesù ai discepoli, “ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Il Signore “è sempre con noi, ci guarda, è sempre vivo per intercedere a nostro favore” dice Papa Francesco; intercede “nel luogo migliore, davanti al Padre suo e nostro” e ci aiuta “a non perdere la speranza, a non scoraggiarsi”. Nelle parole dopo la preghiera mariana, torna sulla situazione in Sudan – “non abituiamoci ai conflitti e alle violenze, non abituiamoci alla guerra” – ha un pensiero per l’Ucraina e soprattutto rinnova la vicinanza alle popolazioni dell’Emilia-Romagna colpite dall’alluvione. (Fabio Zavattaro)

Cattolici Cinesi in Italia: domani e domenica a Prato l’incontro annuale

19 Maggio 2023 -
Prato – Prato si prepara ad accogliere il raduno delle comunità cattoliche cinesi presenti in Italia. L’occasione è la quattordicesima giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, che ogni anno si tiene in una diversa città italiana. La data dell’evento è sabato 20 e domenica 21 maggio ed è previsto un programma ricco di celebrazioni, tra queste l’ostensione straordinaria della Sacra Cintola della Madonna, la reliquia simbolo di Prato, che si terrà in cattedrale. All’incontro sono attesi centinaia di cinesi con i rispettivi cappellani provenienti da Milano, Roma, Napoli, Rimini, Reggio Emilia, Padova e Santa Croce sull’Arno, città dove esistono da tempo comunità cattoliche orientali. Poi saranno presenti i cinesi di Prato, una comunità composta da circa centocinquanta fedeli. Un numero piccolo se rapportato a quello dei residenti orientali, che secondo l’ufficio statistico del Comune è di circa 30mila persone, corrispondente al 15,3% della popolazione pratese.  “Sarà un grande momento di festa nella preghiera – spiega don Pietro Wang, cappellano della comunità cinese di Prato – che ci permetterà di rafforzare le relazioni tra le comunità presenti in Italia e inoltre sarà una grande opportunità di evangelizzazione verso i nostri connazionali che abitano qui”. “Siamo lieti di ospitare questa iniziativa che consideriamo come un ponte tra la numerosa comunità cinese che abita in città e la Chiesa pratese, da sempre aperta e disponibile al dialogo”, afferma mons. Daniele Scaccini, vicario generale della diocesi di Prato. “L’aver concesso l’ostensione straordinaria della Sacra Cintola di Maria dimostra non solo l’eccezionalità dell’evento – aggiunge mons. Scaccini – ma la volontà di condividere con altri fratelli e sorelle nella fede il simbolo e il bene più prezioso della città”. La giornata di preghiera per la Chiesa in Cina è stata istituita nel 2007 da papa Benedetto XVI e solitamente si celebra intorno al 24 maggio, giorno in cui i fedeli cattolici cinesi celebrano la festa della Beata Vergine Maria, patrona del Paese. Una ricorrenza che ogni anno in Cina vede migliaia di persone in pellegrinaggio al santuario di Sheshan, a Shangai. Proprio l’immagine della Madonna di Sheshan, posta sulla chiesa dell’Ascensione, sede della comunità cattolica cinese di Prato, accoglierà i partecipanti al raduno. Il programma. Sabato 20 maggio è prevista la recita del rosario e la celebrazione della messa presieduta dal vicario generale mons. Daniele Scaccini e a sera ci sarà la cena nei locali della parrocchia, seguita da un momento di festa. Domenica 21 maggio l’appuntamento è alle 8 nella in cattedrale per l’ostensione della Sacra Cintola mariana: si tratta di un evento straordinario perché la reliquia, custodita a Prato da oltre otto secoli, viene mostrata alla venerazione dei fedeli solo in cinque occasioni annuali. L’ultima ostensione straordinaria, fuori dagli appuntamenti canonici, si è tenuta il 19 marzo 2020 per invocare la protezione di Maria durante la pandemia da Covid. Sempre domenica 21 maggio, al termine della preghiera mariana le delegazioni delle comunità cinesi si muoveranno in processione da piazza Duomo in centro storico fino alla parrocchia dell’Ascensione, nella periferia ovest della città, recitando il rosario in cinese e in italiano. Alle 11 è in programma la celebrazione della messa nella chiesa dell’Ascensione, presieduta dal vescovo mons. Giovanni Nerbini. Per l'occasione il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo ha inviato al vescovo un messaggio di saluto che sarà letto durante la celebrazione eucaristica. Il primo nucleo della comunità cattolica cinese di Prato è nato più di trent’anni fa, insieme alla prima ondata migratoria. Inizialmente era costituita da battezzati provenienti dalla Cina, poi grazie alla presenza stabile di un cappellano e di suore cinesi, il numero dei fedeli è aumentato con l’inserimento di nuovi fedeli che hanno ricevuto i sacramenti dopo un cammino di catechesi. La sede si trova nella parrocchia dell’Ascensione, la più vicina alla zona di via Pistoiese, dove vive la maggior parte dei cinesi presenti a Prato. Dal 2020 il sacerdote incaricato di seguire la comunità è don Pietro Wang, 44 anni, originario di Hebei, la grande regione dove si trova la capitale Pechino e dove risiedono oltre un milione di cattolici. Ogni domenica alle 15,30 don Wang celebra una messa in lingua cinese e nel resto dei giorni compie un grande lavoro di collegamento con i suoi connazionali, non solo cattolici, presenti in città. Parla molto bene l’italiano e per le istituzioni cittadine e per molti cinesi di Prato è un punto di riferimento per ogni bisogno, dal rinnovo dei documenti, al rapporto con i medici dell’ospedale in caso di ricovero di un parente. Su richiesta e in accordo con l’Asl e il Comune, durante la pandemia ha aperto un canale WeChat, il social media più usato dai cinesi, attraverso il quale ha raggiunto oltre duemila connazionali per spiegare come funzionavano le vaccinazioni anti Covid. (R.I.)  

Agenzia delle Entrate: pubblicata una guida al codice fiscale per gli stranieri

19 Maggio 2023 -
Roma - Cos’è il codice fiscale? A cosa serve? Come ottenerlo? A queste e altre domande risponde la “Mini guida codice fiscale per stranieri”, realizzata dall’Agenzia delle Entrate. Il vademecum è disponibile online in 17 lingue: italiano, inglese, sloveno, tedesco, francese, spagnolo, portoghese, cinese, rumeno, albanese, ucraino, russo, hindi, bengalese, tagalog, arabo e urdu.

Prato: domani il documentario “La zattera dei migranti”

19 Maggio 2023 - Prato - Ultimi giorni per visitare “Antigone, una storia africana”, la mostra fotografica di Carlo Cantini sullo spettacolo di Massimo Luconi allestita in San Domenico a Prato. Fino a domani, sabato 20 maggio, i visitatori potranno ammirare la mostra, promossa da Prato Cultura e curata da Carlo Palli, tratta dall'omonimo e premiato spettacolo del regista Luconi. In esposizione 32 immagini che raccontano l'originale progetto teatrale andato in scena al Fabbricone nel 2013 e che ha avuto un enorme successo a livello europeo, vincendo anche il festival di Casamance in Senegal. In occasione del finissage della mostra, domani alle 17,30 nel museo di San Domenico verrà proiettato il film documentario “La zattera dei migranti. Storie di profughi africani in palcoscenico”, per la regia di Massimo Luconi, una produzione General Video. Un documentario che racconta le storie di un gruppo di profughi richiedenti asilo, intersecate alla preparazione di uno spettacolo teatrale che Luconi ha preparato con loro nel 2017.

Reggio Calabria: domani la presentazione di “Armo” con storie di volontari e migranti

19 Maggio 2023 -
Reggio Calabria - Domani, sabato 20 maggio, si svolgerà la prima proiezione del docu-film  che racconta l’accoglienza dei migranti a Reggio Calabria dal 2014 ad oggi. Non si tratta semplicemente di un film che si limita a riproporre la cronaca degli sbarchi avvenuti a Reggio Calabria dal 2014 ad oggi. È qualcosa di più. Una narrazione fatta di immagini, volti, ma anche silenzi. Gesti ed espressioni dietro cui si nascondono tante storie di dolore e sofferenza, ma anche gioia. Dagli occhi pieni di lacrime di chi ha perso un genitore o un figlio, ai lievi sorrisi di chi finalmente ha realizzato un sogno insperato, dopo lunghi e rischiosi viaggi, iniziati molti mesi prima. “Armo, storie di volontari e migranti”, documentario a firma del regista reggino Antonio Melasi, è anche il racconto di una bella pagina fatta di accoglienza e amore.

Sinodo: il 31 maggio preghiera mariana nei santuari d’Italia

18 Maggio 2023 -
Roma - Mercoledì 31 maggio, memoria liturgica della Visitazione della Beata Vergine Maria, le comunità ecclesiali si ritroveranno nei santuari mariani presenti sul territorio diocesano per un momento di preghiera in preparazione alla XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. L’invito della Segreteria Generale del Sinodo è a predisporre una celebrazione per sensibilizzare il Popolo di Dio sull’importanza del processo sinodale e porlo, insieme ai lavori dell’Assemblea Generale dei Vescovi, sotto la speciale protezione della Madonna. La preghiera dovrà favorire la partecipazione delle diverse vocazioni ecclesiali (laicale, sacerdotale, vita consacrata). L’Ufficio Liturgico Nazionale ha preparato un Libretto con una proposta per la celebrazione. 290122-204-664x373

Comunicazione: si parla di migrazioni al convegno promosso dalla diocesi di Messina

18 Maggio 2023 - Messina - “Sinodo e comunicazione” è il tema del convegno organizzato dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, che si terrà nella Città dello Stretto domani e sabato in occasione della 57ma Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra quest’ anno il 21 maggio. Una due giorni ricca di spunti di riflessione che coinvolgerà soprattutto i giovani delle scuole cittadine e gli studenti di giornalismo del locale Ateneo, ma anche giornalisti e operatori dell’informazione, partendo dal messaggio scritto da Papa Francesco in occasione appunto della Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, dal titolo “Parlare col cuore. Secondo verità nella carità”. In particolare, si rifletterà sull’importanza, come ci ricorda il Papa, di una “comunicazione dal cuore e dalle braccia aperte”, che è una responsabilità collettiva; “Siamo tutti chiamati - afferma Bergoglio - a cercare e a dire la verità con carità”. Il convegno si articolerà in tre sessioni: “Sinodo e giovani. Ascolto e prospettive future”, “Sinodo e complessità. Accogliere la sfida del cambiamento”, che si terranno venerdì 19 maggio nell’Aula Magna del Rettorato dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 16 alle 18; “Sinodo ed ecologia integrale. Ambiente, società, culture. Comunicare in un mondo interconnesso” che si terrà sabato 20 dalle 10 alle 13 al circolo Talatta. Un dialogo a più voci animato da professionisti e operatori della comunicazione impegnati a vario titolo in questo delicato ambito: dai giornalisti Vincenzo Morgante direttore di TV2000 ed Elisabetta Raffa, ai dirigenti scolastici degli Istituti superiori “Minutoli” e “La Farina Basile” Piero La Tona e Caterina Celesti, dai docenti Unime Giuseppe Gembillo ordinario di Storia della Filosofia, Francesco Pira delegato del Rettore per la Comunicazione, Carmela Mento associata di psicologia clinica e Luigi D’Andrea, ordinario di Diritto costituzionale e presidente nazionale del Movimento ecclesiale d’impegno culturale, al direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes Santino Tornesi. A introdurre le sessioni, dopo i saluti del rettore Salvatore Cuzzocrea e dell’arcivescovo mons. Giovanni Accolla, e gli interventi del referente diocesano per il Sinodo don Roberto Romeo, del delegato arcivescovile per la pastorale universitaria e assistente diocesano della Fuci don Alessandro De Gregorio il primo giorno, il saluto del vescovo ausiliare mons. Cesare Di Pietro e l’intervento di don Sergio Siracusano, direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, sarà il direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali mons. Giò Tavilla.

L’albero della comunicazione

18 Maggio 2023 - Roma - Siamo ormai alla vigilia della 57ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che col tema “parlare col cuore” rappresenta il culmine del trittico consegnatoci da Papa Francesco negli ultimi tre anni: “andare e vedere”, “ascoltare” e, appunto, “parlare”. Non deve sfuggire, però, una nota importante: quello del 2023 è il decimo messaggio di Francesco sulle comunicazioni sociali. C’è una convergenza di temi che rappresentano l’albero comunicativo: il tronco è la narrazione; i rami sono la famiglia, la misericordia, la speranza e la verità, la comunità. Le radici sono proprio i tre verbi: questi disegnano azioni precise che partono dalle pulsazioni del cuore. È la circolarità della comunicazione. Non ci possono essere infatti ascolto e parola se manca l’incontro; come, d’altronde, non ci può essere incontro senza l’ascolto e la parola. E ancora non ci può essere parola senza incontro e ascolto. Nel cambiamento d’epoca in atto, la grande sfida sta nel ripartire dalle radici. (Vincenzo Corrado)

Rotta balcanica: il rapporto di Human Rights Watch

18 Maggio 2023 -

Roma - “Come se fossimo animali”: è il titolo più che eloquente del nuovo dettagliato rapporto con il quale Human Rights Watch torna ad accusare il governo di Zagabria sui respingimenti di migranti alle frontiera con la Bosnia Erzegovina. Secondo i dati raccolti dall’Ong la polizia croata si accanirebbe in modo sistematico e violento anche contro minori non accompagnati e intere famiglie con bambini piccoli. Tutto ciò nonostante le recenti smentite del ministro dell’Interno Davor Bozinovic e le ripetute promesse di voler garantire l’accesso all’asilo. Tra il novembre 2021 e l’aprile di quest’anno i ricercatori di Human Rights Watch hanno raccolto le testimonianze di oltre un centinaio di rifugiati e richiedenti asilo provenienti da Afghanistan, Iraq, Iran e Pakistan, tra cui una ventina di minori non accompagnati e 24 coppie di genitori che viaggiavano con bambini piccoli. Gran parte delle persone intervistate sostengono che la polizia croata li ha respinti decine di volte ignorando le loro richieste di asilo. «I respingimenti sono da tempo una procedura standard per la polizia di frontiera croata, mentre il governo inganna le istituzioni dell’Ue nascondendosi dietro parole vuote e vane promesse», ha spiegato l’avvocato Michael Garcia Bochenek, consulente di Human Rights Watch e autore del rapporto. Dal dossier emerge che la polizia di frontiera avrebbe l’abitudine di sequestrare o distruggere telefoni cellulari, denaro, documenti di identità e altri effetti personali, oltre a sottoporre adulti e bambini a trattamenti umilianti e degradanti. Tra i casi citati ci sono quelli di Farooz D., e Hadi A., due 15enni afgani, i quali hanno raccontato ai ricercatori che nell’aprile scorso la polizia croata li ha fermati e riportati al confine ordinando loro di tornare in Bosnia a piedi, sebbene avessero chiesto protezione dichiarando di essere minorenni. Gli agenti li avrebbero anche presi a calci sequestrando tutto quello che avevano nello zaino, tra cui 500 euro in contanti. Un altro minore, il diciassettenne Rozad N., originario del Kurdistan iracheno, ha riferito che dalla fine del 2021 lui e la sua famiglia, tra cui suo fratello di sette anni e sua sorella di nove, sono stati rimandati indietro una quarantina di volte. Quasi tutti i migranti respinti affermano di essere stati picchiati almeno una volta dalla polizia croata o di aver assistito alla violenza degli agenti. Le loro testimonianze sono state confermate anche da molti operatori umanitari. “Inoltre – si legge - molti bambini piccoli sono stati costretti ad assistere a scene in cui i loro padri, fratelli maggiori e cugini venivano pestati a pugni e calci e presi a manganellate. In più occasioni gli agenti della polizia di frontiera croata hanno sparato vicino ai bambini e puntato armi contro di loro. Sono stati registrati anche alcuni episodi che hanno visto gli agenti spintonare e picchiare bambini di sei anni”. Ciononostante le autorità di Zagabria - sottolinea ancora il rapporto – continuano a negare ogni responsabilità e il ministero dell’Interno croato non ha risposto alle richieste di incontro arrivate da Human Rights Watch, né ha voluto commentare il contenuto del rapporto. “Le istituzioni europee devono mostrarsi ferme nel chiedere conto alla Croazia di queste violazioni sistematiche del diritto UE e delle norme internazionali”, ha concluso l’avvocato Bochenek. (Riccardo Michelucci - Avvenire)

 

Legge Cutro: l’Acnur scrive al governo, “criticità” sul rispetto dei diritti umani

18 Maggio 2023 -

Roma - Alcune norme del cosiddetto decreto Cutro, convertito il 5 maggio dalle Camere nella legge numero 50, suscitano «profonda preoccupazione » nell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Ci sono disposizioni che presentano diverse «criticità», rispetto alla compatibilità con «la normativa internazionale sui rifugiati e sui diritti umani», in merito «alla fattibilità delle misure previste», al potenziale «impatto sul sistema d’asilo» e allo «spazio di protezione garantito a richiedenti asilo, rifugiati e persone apolidi». Osservazioni contenute in una «nota tecnica» di 9 pagine inviata dall’Acnur al governo. Il documento, che Avvenire anticipa oggi in esclusiva, contiene una decina fra raccomandazioni e osservazioni. Nel pronunciarsi, l’organismo si muove nell’alveo della prassi e delle proprie competenze. Le sue «raccomandazioni », si legge, sono infatti «elaborate sulla base del mandato conferito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite di protezione internazionale dei rifugiati, e delle altre persone sotto la propria responsabilità» e «di assistenza ai Governi nella ricerca di soluzioni durevoli».

Durante l’iter di conversione del dl Cutro, l’Acnur aveva scritto al governo, cercando un dialogo rispettoso dell’attività legislativa in corso. «Avevamo rappresentato diverse criticità, confidando che nel procedimento legislativo alcuni correttivi potessero essere apportati», spiega ad Avvenire Chiara Cardoletti, dal 2020 rappresentante dell’Acnur per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. E l’esecutivo ha risposto? «No», fanno sapere dall’organismo Onu, che tuttavia non è interessato a sollevare polemiche, ma solo - giacché il testo è diventato legge - a rendere note le osservazioni alla pubblica opinione. Ieri, per correttezza istituzionale, l’Acnur ha inviato al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi una lettera per informarlo che oggi il documento sarà pubblicato.

Nelle 9 pagine, affiora il timore che alcune «criticità » delle norme possano, nell’applicazione, finire per porsi in contrasto col quadro internazionale di tutela dei diritti umani e delle persone rifugiate. Per esempio - pur concordando con l’istituzione di procedure di frontiera più efficienti - si raccomanda di introdurre «misure per la individuazione dei bisogni dei richiedenti asilo, dei minori e delle altre persone con esigenze particolari». E si ricorda come i «luoghi di trattenimento» debbano rispettare quanto prevede la Direttiva accoglienza: «Disponibilità di spazi aperti, possibilità di comunicare e ricevere visite (da personale Acnur, familiari, avvocati, consulenti legali e rappresentanti di ong) e il diritto di essere informati delle norme vigenti nel centro». Inoltre, anche nel caso di domande di protezione internazionale «manifestamente infondate» (perché di persone provenienti da Paesi ritenuti “sicuri”) si chiede di vagliare prima se la persona invoca «gravi motivi per ritenere che, nelle sue specifiche circostanze, il Paese non sia sicuro». Un inciso riguarda pure la stretta alla protezione complementare. «Le nuove disposizioni eliminano il riferimento alla vita privata e familiare», rammenta il documento, auspicando procedure veloci per identificare gli apolidi e la necessità di garantire una protezione complementare a persone che, se rispedite nel proprio Paese «rischino una violazione dei propri diritti fondamentali».

In apertura, il documento riconosce alcuni «sforzi compiuti dalle autorità italiane nell’individuare soluzioni per rispondere alla pressione migratoria». Fra questi, la «gestione efficace e trasparente del sistema di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale» o le «misure relative alla gestione dell’hotspot di Lampedusa», fra cui «l’attivazione di una postazione del 118 sull’isola e il rafforzamento dei trasferimenti dai punti di crisi». C’è «apprezzamento» pure per la disposizione che introduce «una quota d’ingressi per lavoro per rifugiati e apolidi» nell’ambito del Decreto flussi, e «per la loro inclusione» negli ingressi “extra-quota” dopo la formazione professionale. L’Acnur «raccomanda che già dal prossimo Decreto flussi sia assegnata una specifica quota riservata» per favorire un «corridoio lavorativo» a beneficio di apolidi e ai rifugiati residenti in Paesi di primo asilo o di transito.

Ma soprattutto l’Acnur esprime «profonda preoccupazione» per la norma che elimina servizi ai profughi come «supporto psicologico, informazione legale o corsi di lingua italiana». Così, ragiona Cardoletti, non si facilita «lo sviluppo di percorsi di autosufficienza e autonomia dei richiedenti asilo» e si rischia «una loro completa dipendenza dal sistema di accoglienza». Il risultato? Visto che l’esame della domanda d’asilo può durare un anno anche solo in prima istanza, il richiedente resta a lungo in una struttura senza accedere a servizi cruciali. «Forse vorrebbe disincentivare gli arrivi - osserva la funzionaria Onu -, ma rischia di essere più una “punizione” per quanti potrebbero essere avviati verso cammini di autonomia». L’Acnur «ribadisce la disponibilità a collaborare con le autorità italiane» per «elaborare le migliori soluzioni normative od operative, a partire dalle raccomandazioni qui contenute». Ma davvero, chiediamo, vi aspettate che il governo interloquirà? «Ci speriamo - conclude Cardoletti -. In fondo, le nostre raccomandazioni individuano possibili aggiustamenti non particolarmente complicati da realizzare». (Vincenzo R. Spagnolo - Avvenire)