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Festival della Migrazione: “lavoriamo per l’inclusione, la formazione è fondamentale” dicono le associazioni

28 Novembre 2020 - Modena - Il pomeriggio di oggi del Festival della Migrazione si è aperto con una sessione con i presidenti nazionali di importanti associazioni, coordinata dal presidente del Csv Terre Estensi, Alberto Caldana, per dire sì all’integrazione e all’inclusione. “Presenti”  presidenti di Azione Cattolica, Arci, Csi e il Capo Scot d’Italia dell’Agesci. Il Capo Scout d’Italia, Fabrizio Coccetti, ha rimarcato l’impegno dell’Agesci: “Ancor più che in passato è il tempo dell’educazione. Lo scoutismo nasce nell’interculturalità e l’aspetto internazionale di valorizzare le differenze è fondamentale. Accogliere l’altro vuol dire accogliere il desiderio di futuro che ogni giovane si porta dentro. Ci giochiamo il futuro in due principi cardine: fraternità e reciprocità, l’unione delle diversità è la fratellanza, la reciprocità è la dignità di dare e di ricevere. Questo è un tempo che richiede coraggio”. Vittorio Bosio, presidente nazionale del Centro Sportivo Italiano, ha messo al centro i valori dello sport: “Facciamo accoglienza non perché sono bravi a giocare, ma perché sono persone. Le regole dello sport sono uguali in tutto il mondo, questo aiuta e facilita. Giocare, fare aggregazione e integrazione è il nostro obiettivo e facciamo anche tante attività a livello locale per le comunità straniere che sono presenti sul nostro territorio. Viviamo in un mondo globale dove dobbiamo e possiamo convivere”. Matteo Truffelli, presidente nazionale di Azione Cattolica, ha spiegato: “Il nostro impegno si spende a più livelli.  Quello del dibattito pubblico e adesione a campagne. Quello delle iniziative per favorire l’integrazione, sia a livello nazionale che locale (ad esempio a Lampedusa c’è un’associazione di Ac che lavora con grande impegno su questo tema). E poi c’è un grande lavoro a livello culturale, per una società più giusta, più solidale e più fraterna”. Francesca Chiavacci, presidentessa nazionale di Arci ha sottolineato: “Il nostro è un grande impegno a livello culturale. L’associazione è radicata sul territorio e attraverso i propri circoli cerca di produrre cambiamenti anche attraverso la socialità. Integrazione e interazione: è questo il futuro di tanti giovani che stanno insieme e si arricchiscono. Anche durante la pandemia abbiamo lavorato e stiamo lavorando su questi temi, ad esempio traducendo e diffondendo le norme anti Covid in tante lingue”. Tra gli interventi anche quello di Adam Atik, di Cittadini del Mondo: “Lavoriamo sulla cittadinanza e, attraverso la nostra realtà ‘Occhio ai media’, facciamo un lavoro per monitorare i media su questi temi. L’inclusione sociale deve passare prima di tutto dal dialogo”.  

Festival della Migrazione: oggi la giornata conclusiva

28 Novembre 2020 - Modena - Si concluderà oggi la quinta edizione del Festival della Migrazione. Una edizione tutta on line sul sito www.festivalmigrazione.it e sul profilo facebook del festival. Alle  11 ‘Noi ci siamo! Cittadini senza cittadinanza’ con Marwa Mahmoud, consigliere comunale di Reggio Emilia, Jovana Kuzman del movimento Italiani senza Cittadinanza, Maria Chiara Prodi, del consiglio generale Italiani all’estero e Omar Daffe, ex calciatore che lavora per la Figc. Modera la giornalista Paula Baudet Vivanco. Alle 15.30 interverranno i presidenti nazionali di Arci, Csi, Agesci e Azione Cattolica, oltre al presidente di Cittadini nel Mondo per lo spazio dedicato alle associazioni coordinato da Alberto Caldana, presidente Csv Terre Estensi. Alle 17 la chiusura con il tavolo dell’attualità politica. Presenti Stefania Ascari Movimento 5stelle, Graziano Delrio Pd, Maria Chiara Gadda Italia viva e Cecilia Guerra di Leu. Sono state invitate anche le altre forze politiche in Parlamento. Coordina il professor Gianfrancesco Zanetti di Unimore. A seguire la conclusione del portavoce del Festival, Edoardo Patriarca. L’appuntamento è promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e oltre 50 aderenti ed enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondazione di Modena e del contributo di Bper Banca, Coop Alleanza 3.0, Menù e Neon King.

Card. Zuppi al Festival della Migrazione: “risolveremo i problemi interni guardando quello di cui il mondo ha bisogno”

27 Novembre 2020 - Modena - "Fratelli Tutti". L’enciclica di Papa Francesco è stata commentata ieri sera dal Cardinale, Arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, all’interno del Festival della Migrazione di Modena giunto alla quinta  edizione.  Presentato e introdotto da don Mattia Ferrari il Cardinale è entrato subito nel tema con grande energia: “Sulla migrazione dobbiamo uscire dall’idea che siamo sempre in emergenza. Ci dovremmo vergognare a dire che è un’emergenza! Non ci sono soluzioni magiche ma occorre fare tesoro della storia: quante occasioni perdute, quanti discorsi a vuoto, quanti opportunismi tattici, quanta poca visione per il futuro" Per il porporato dobbiamo uscire dalla cronaca e guardare i fenomeni nella loro complessità. Dobbiamo accogliere – puntualizza il Cardinale - ma anche "fare di questo atteggiamento una visione che spiega ed entra nel merito, che è seria e che fa cultura”. Commentando l'enciclica il card. Zuppi ha aggiunto: “La pandemia è un motivo in più per incoraggiare alla fraternità universale. Di pandemie in realtà ce ne sono tante: guerre, ambiente malato, fame, malattie, ingiustizie… e la fratellanza è decisiva. Se roviniamo l’unica casa comune come facciamo a vivere insieme? Dobbiamo scoprire che l’altro è mio fratello e non qualcuno che appena posso lo ributto a mare o lo lascio indietro. Non si può vivere in questa casa comune senza la fraternità. Il Papa scrive questa enciclica perché è cristiano, a partire dalle sue convinzioni, per aprire al dialogo con tutte le persone di buona volontà. Non è un annullamento, non è scolorirsi, ma è a partire dalle proprie convinzioni, dalla propria fede”. Il Cardinale  ha quindi proseguito raccontando la sua storia personale e l’incontro col Vangelo e ha chiuso con un pensiero dedicato alla politica e uno alla comunità cristiana: “Il Papa parla dell’amore politico e ci dice quale è il fine e quale è la grandezza della politica. Non si tratta di utopia, ma del desiderio di una politica alta, senza la quale è difficile gestire il bene comune e trovare soluzioni per tutti. Sulla comunità cristiana vi dico: cominciamo da noi a vivere la fratellanza. Risolveremo i problemi interni guardando quello di cui il mondo ha bisogno. Solo così potremo superare le divisioni anche dentro le nostre comunità”.

Festival della Migrazione: gli appuntamenti di oggi

27 Novembre 2020 - Modena - Dopo l'apertura di ieri proseguono gli appuntamenti del Festival della Migrazione che si chiuderà domani sera. Questa mattina alle 10.30 è prevista la presentazione del Rim Junior 2020 della Fondazione Migrantes. Ai lavori, introdotti dalla coordinatrice scientifica Delfina Licata, interverranno il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, i curatori Daniela Maniscalco e Mirko Notarangelo, la Vice Presidente della Regione Emilia-Romagna, Elly Schlein e il musicista Amir Issa. Alle 15,00 la presentazione dell’osservatorio Migranti del Crid di Unimore con il  prof. Thomas Casadei mentre alle  17 spazio alla cooperazione internazionale con Nicolò Govoni di Still I Rise, l’ex Sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini, il Direttore di Nigrizia padre Ivardi e l’inviata UNHCR Alessandra Morelli. In serata, dalle 20.30, il dialogo sul docufilm ‘Non far rumore’ sulla storia degli italiani emigrati in Svizzera negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso.  

Prodi al Festival della Migrazione: “Un Master europeo per studiare questi temi”

26 Novembre 2020 -

Modena - E’ iniziato questo pomeriggio il Festival della Migrazione di Modena che quest’anno si terrà completamente online sul sitowww.festivalmigrazione.it e sulla pagina Facebook del Festival. Ad aprire i lavori il portavoce del Festival, Edoardo Patriarca. Tra i primi interventi quello del Vice Ministro agli Interni, Matteo Mauri che ha annunciati che "questa notte la Camera ha chiuso i lavori per la conversione in legge del decreto Immigrazione. Una battaglia culturale per chiudere una stagione in cui si è voluto dipingere il diverso come nemico e criminalizzare chi fa soccorso in mare. Dobbiamo superare la logica inaccettabile di mettere penultimi contro ultimi e dobbiamo costruire una società più equa”. Il vice Ministro ha concluso allargando lo sguardo: “Introdurremo di nuovo la protezione umanitaria e ne allargheremo i confini e poi c’è il nuovo sistema di accoglienza e integrazione (Sai), che prende spunto dagli Sprar con un sistema diffuso di tanti gruppi di piccole dimensioni per fare vera integrazione e limitare al massimo le conflittualità. E poi interverremo sulla formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro. E’ necessario però mettere mano alla legge su cittadinanza e al superamento della ‘Bossi Fini’, che crea un sistema che crea irregolari. Serve anche un racconto diverso e occorre farlo insieme, forze politiche e sociali”. L’intervento del professor Romano Prodi è entrato in pieno sul tema: “Siamo il Paese con la più bassa natalità del mondo: è un segno di stanchezza e disagio collettivo. Nascono appena 400mila bambini. In una società così il tema dei giovani è complicato, perché la voce degli anziani finisce con l’interessare di più e poi c’è un mercato del lavoro che non riesce ad assorbire i giovani. A questi si aggiungono circa 5 milioni di stranieri, l’8% della popolazione, un numero calato di 500mila rispetto al 2015: è chiaro, dunque, che chi parla di invasione lo fa con motivazioni politiche. Ma questo festival non è un’occasione per lamentarsi, ma dare risposte concrete: per fare questo abbiamo bisogno di un centro di analisi complessiva, coinvolgendo l’università. Va pensato e realizzato un master che si occupi di questi temi a tutto tondo, a Modena o altrove, e deve essere a livello internazionale, europeo. La consapevolezza che il fenomeno migratorio sta cambiando l’Europa adesso è comune a tutti i paesi, cambiare il trattato di Dublino è necessario, ben sapendo che si tratta di un problema molto complesso. Vedo però passi avanti in Europa, forse anche per l’uscita della Gran Bretagna. In Italia c’è un lavoro da fare anche a livello locale: non abbiamo mai saputo realmente valorizzare il contributo dei migranti e in questo modo abbiamo perso tutti qualcosa. Il migrante è uno di noi – ha sottolineato – e c’è invece l’idea di catalogarli tra i poveri, quando invece portano con loro grandi risorse”. Il finale è per il Mediterraneo: “Cento anni fa il Mediterraneo era fonte di affari, oggi è una barriera. Bisogna ricostruire una struttura di collaborazione, anche per un interesse nazionale. Il nostro Mezzogiorno non potrà mai svilupparsi se intorno a sé non ha niente e il Mediterraneo in questo è decisivo. L’Italia è decisiva per costruire alleanze, in Europa abbiamo questa missione, quella di legare il Mediterraneo ed è il vero modo di aiutare le nuove generazioni”.

L’arcivescovo di Modena, mons. Erio Castellucci, ha spiegato: “Cento anni fa, proprio oggi, nasceva Ermanno Gorrieri che, oltre a tanto altro, sapeva educare i giovani a un futuro di speranza, di integrazione, di inclusione, un futuro bello. Iniziative come questo festival va in questa direzione, guarda avanti. Spesso sulle nuove generazioni si ragiona e si fanno discorsi, ma vanno prima di tutto ascoltate. E chi viene da fuori e diventerà italiano a tutti gli effetti, come auspichiamo, porta con sè energie e proposte di cui una società come la nostra, che è invecchiata, ha bisogno”. La chiosa del Sindaco di Modena, Giancarlo Muzzarelli: “Occorre fare un salto di qualità sul tema, parliamo della nostra storia di ieri e di oggi. E dobbiamo guardare alle nuove generazioni. Pensiamo ai ragazzi stranieri delle nostre scuole: noi diamo la cittadinanza modenese a 10 anni, sentono l’appartenenza. E’ tempo di un dialogo culturale che faccia crescere tutti”.

L’appuntamento è promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e oltre 50 aderenti ed enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondazione di Modena e del contributo di Bper Banca, Coop Alleanza 3.0, Menù e Neon King.

“E subito riprende il viaggio”: da oggi il Festival della Migrazione

26 Novembre 2020 - Modena - “E subito riprende il viaggio. Giovani generazioni, nuove energie per superare la fragilità”: questo il titolo della V edizione del Festival della Migrazione di Modena, che mette al centro l’inclusione e l’integrazione soprattutto dei ragazzi. Sia di coloro che arrivano in Italia, sia i nostri connazionali che si spostano in altri Paesi. Per tre giorni, da giovedì 26 a sabato 28 novembre 2020, la città della Ghirlandina ospiterà – rigorosamente via web per via delle restrizioni dovute all’emergenza Covid19 – incontri, seminari, spettacoli, mostre, film e libri per entrare nel vivo del tema migrazione, approfondirlo grazie alla partecipazione di relatori internazionali e dare voce ai protagonisti e alle loro storie. Un percorso che si svilupperà lungo tappe di carattere giuridico, giornalistico, culturale e, soprattutto, umano. Nel corso del Festival, che prevede approfondimenti e tavoli tematici su cooperazione, economia e lavoro, sarà presentato in anteprima il “Rim Junior” della Fondazione Migrantes, il Rapporto Italiani nel Mondo. L’evento è promosso da Fondazione Migrantes con le diocesi del territorio emiliano, il Terzo settore (con Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni), l’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno, tra gli altri, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Modena. L'edizione 2020  potrà essere seguito in diretta dalla pagina Facebook del Festival.

Festival della Migrazione: domani l’avvio con Prodi, il Card. Zuppi e il Vice Ministro Mauri

25 Novembre 2020 - Modena - Prima giornata del Festival della Migrazione di Modena che quest’anno si terrà completamente online sul sito www.festivalmigrazione.it e sulla pagina Facebook del Festival. Alle 15.30 l’apertura con i saluti introduttivi del Vice Ministro agli Interni, Matteo Mauri, del Sindaco di Modena, Giancarlo Muzzarelli, dell’arcivescovo di Modena-Nonantola, Mons. Erio Castellucci e del Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Carlo Adolfo Porro. A seguire l’introduzione a cura di Michela Di Marco, presidente Comites Toronto e dell’opinionista e giornalista Lucia Ghebreghiorges, con la moderazione di Elisabetta Soglio, direttrice di “Buone Notizie” del Corriere della Sera. A seguire, alle 16.30, la prolusione di Romano Prodi, Presidente onorario del comitato scientifico del Festival della Migrazione. Alle 17.30 il primo tavolo tematico, dedicato a economia e lavoro. “Bread and roses: gli invisibili costruttori dell’Italia” è il titolo della sessione che avrà come ospiti Eugenio Marino del Ministero per il Sud e la Coesione Territoriale, consigliere sull’emigrazione e i rapporti con gli italiani nel mondo, il sindacalista dell’associazione Lega Braccianti Aboubakar Soumahoro, il sociologo Eurispes Marco Omizzolo e Maurizio Ambrosini professore ordinario di Sociologia del territorio all’Università di Milano. Il tavolo sarà coordinato da Teresa Marzocchi.  Alle 19.30 un appuntamento a cura di Migrantes Modena con testimonianze di migranti da Modena e dalle comunità di Brasile, Perù, Colombia, Repubblica Dominicana e Filippine, con l’intervento di Lucia Capuzzi del quotidiano  Avvenire. In serata, alle 21, un altro appuntamento: il Cardinale di Bologna, Mons. Matteo Maria Zuppi, farà una lettura della ‘Fratelli Tutti’ di Papa Francesco con l’introduzione di don Mattia Ferrari. “Nella pandemia ci siamo accorti che siamo tutti nella stessa condizione ma ci manca una visione che ci aiuti a comprendere come starci su questa barca e a smettere di credere che non si possa pensare a un futuro diverso, che non lasci indietro nessuno - afferma il Cardinale Zuppi –. Il grande insegnamento che ci può dare questo periodo storico è quello di vivere la realtà̀ della globalizzazione non chiudendosi ma affrontandola e facendone un motivo di speranza e non di paura e disillusione. Siamo come vaccinati e sta qui la presunzione e la trappola di credere di poter continuare a vivere sani in un mondo malato – prosegue il cardinale -. Dobbiamo invece interrogarci nella consapevolezza che dobbiamo dare delle risposte che non abbiamo dato. “I lose my baby”, il grido della madre del piccolo Joseph morto in cerca di salvezza, deve ferirci e inquietarci e portare a delle scelte, a un’assunzione di responsabilità̀ collettiva”. Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e oltre 50 aderenti ed enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondazione di Modena e del contributo di Bper Banca, Coop Alleanza 3.0, Menù e Neon King.  

E subito riprende il viaggio: a fine novembre la quinta edizione del Festival della Migrazione a Modena

14 Luglio 2020 -

Roma - Torna a Modena il 26, 27 e 28 novembre il Festival della Migrazione che quest’anno ha per tema: “E subito riprende il viaggioGiovani generazioni, nuove energie per superare le fragilità”.

L’appuntamento, che si svolgerà in presenza e online, metterà al centro i giovani migranti, sia coloro che arrivano in Italia sia i nostri connazionali che si spostano in altri Paesi.

“La sfida delle migrazioni non riguarda più tanto l’accoglienza ma la capacità di costruire un Paese dove le diversità, la presenza di persone di Paesi, culture e religioni differenti, sappiano comporsi in una realtà più ricca”, sottolinea don Giovanni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes, per il quale “per troppo tempo abbiamo pensato che fosse sufficiente salvare chi annegava (e purtroppo continua anche oggi ad annegare nell’indifferenza di troppi) e portarlo in un porto italiano: questo è solo il primo passo”. La vera sfida, osserva don De Robertis, “è, come ci ha ricordato papa Francesco, proteggere, promuovere, integrare. Senza queste azioni non c’è vera accoglienza, anzi questa può essere addirittura controproducente”.

Nel corso del Festival, che prevede approfondimenti, dibattiti e tavoli tematici su cooperazione, economia e lavoro, sarà presentato in anteprima il “Rim Junior” della Fondazione Migrantes (il Rapporto Italiani nel Mondo dedicato ai ragazzi). È in programma anche un flash mob al quale parteciperanno i responsabili delle associazioni impegnate nella formazione dei giovani.

L’obiettivo “è quello di rappresentare la diversità, le sfumature e l’esperienza soggettiva all’interno della migrazione, partendo dal comune denominatore dell’appartenenza all’umanità. Vogliamo sfidare la retorica che riduce i migranti a categorie semplicistiche: nemici attivi o vittime passive. Quest’anno abbiamo anche arricchito il comitato scientifico di figure di alto livello e abbiano nominato Edoardo Patriarca portavoce della manifestazione”, rileva Luca Barbari, presidente di Porta Aperta.

“Quando parliamo di migranti parliamo di persone, di storie, di volti. E puntare l’attenzione sui giovani è ancora più importante: sono migranti che approdano in Europa per cercare un futuro migliore, sono italiani che qui non trovano prospettive e le cercano altrove”, aggiunge da parte sua il portavoce del Festival, Edoardo Patriarca.

Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes con le diocesi del territorio emiliano, il Terzo settore (con Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni), l’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e altri enti locali.

R.I.

Il presepe: per capire Dio e i “segni dei tempi”

5 Dicembre 2019 - Modena -  Davanti alla parrocchia della Madonna pellegrina, a Modena, in largo Madre Teresa di Calcutta, l’avvento è cominciato con un presepe 'scomodo'. Lo definisce così il parroco Matteo Cavani. Forse non poteva essere altrimenti data la dedicazione alla Vergine e lo stesso indirizzo della chiesa, piazza Madre Teresa di Calcutta, dentro la quale la sera di sabato 30 novembre si è concluso il festival della migrazione organizzato dalla Fondazione Migrantes della Cei con il presidente, il vescovo Guerino Di Tora, e il pastore dell’arcidiocesi modenese Erio Castellucci. La Madonna, che purtroppo qualche politico ha provato e prova a strumentalizzare tirandola per la veste, non è un simbolo politico, ma è anche la prima protettrice dei pellegrini che i cristiani non lasciano fuori, siano essi in viaggio in mare o per terra. La Sacra Famiglia, inoltre, ricorda il parroco modenese nel foglio della comunità è fuggita profuga in Egitto per salvare il Figlio di Dio. Il Vangelo di Matteo, dopo aver dato la buona novella della nascita di Gesù, intreccia altri due racconti singolari: la visita dei Magi – stranieri – dall’oriente e la strage dei bambini innocenti di Betlemme a opera di Erode. Il presepe di Modena diventa 'scomodo' soprattutto per i credenti perché parla di morti innocenti. Non gli unici, certamente, di questo tempo. Ma questi sono morti innocenti che dividono più degli altri anche i cattolici. C’è chi non li riconosce nemmeno, chi non vorrebbe sapere della loro sorte e chi, accecato da una propaganda cattiva e odiosa, arriva a esultare per la loro morte. Dovrebbero vederlo il presepe della Madonna pellegrina. Alle porte della chiesa inizia a scuotere il visitatore con l’esposizione dei pannelli che portano incisi i nomi di alcuni degli almeno 30mila migranti morti nel Mediterraneo. Uomini, donne e bambini cui spesso manca un nome, sono indicati come NN. Una sequenza impressionante come un algoritmo di dolore. C’è un abisso di strazio che ci viene risparmiato dalla non conoscenza degli alfabeti e delle parole con le quali i loro coniugi, le madri, i figli, i congiunti, sui social chiedono disperatamente a chiunque possa averli incontrati una parola che restituisca speranza. Ma il presepe, non solo quello di Modena, ha la forza di tradurre simultaneamente quello che prova una madre che ha perduto il figlio che ha portato in grembo. E il presepe ricorda il diritto di ogni persona ad avere un nome e una storia perché siamo tutti fatti a immagine e somiglianza di Dio. Poi, quando si entra in chiesa, avvolti dal silenzio e nella penombra di un moderno tempio di popolo – cresciuto con il sacrificio della comunità: qui la prima Messa fu celebrata la notte di Natale del 1964 sotto la neve, quando ancora il tetto non era stato costruito e i teli di plastica proteggevano i fedeli – le statuette della Sacra famiglia avvolte in carta dorata richiamano il primo conforto dato ai profughi scampati dall’annegamento. Ricordano che grazie ai giubbotti prima e poi a quelle alle sgargianti e povere difese termiche ha vinto la vita e sono state sconfitte la morte e la disumanità. Il Bambino è nato per sconfiggere il male e la morte. Nella lettera sul presepe il Papa dice che nascendo lì, «Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza». Probabilmente l’errore che commettiamo noi che stiamo all’interno della cosiddetta Fortezza Europa è crederci salvi, sentirci superiori, diversi da chi è stato inghiottito dal mare, o a rischiato di esserlo, nel tentativo di raggiungere la terra promessa. Invece il piccolo presepe della Madonna pellegrina ricorda la fragilità della nostra condizione umana e la fratellanza con chi è stato salvato e con chi non ce l’ha fatta. Abbiamo tutti bisogno di un giubbotto di salvataggio e di qualcosa che ci custodisca quando il freddo è grande come la solitudine. E più che mai in tutte le case e chiese e piazze e le scuole abbiamo bisogno di un presepe che ci aiuti a restare umani. (paolo Lambruschi – Avvenire)  

Modena: i numeri di un Festival aperto alla città

4 Dicembre 2019 - Modena - La quarta edizione del Festival della Migrazione (28-30 novembre) ha chiuso i battenti (anche se il cosiddetto post festival è ancora in svolgimento fino a metà dicembre), con numeri lusinghieri di presenze e con una partecipazione qualificata di ospiti. L’evento più partecipato è stata la serata con il film e l’incontro con Tahar Ben Jelloun (circa 400 presenze), seguito a ruota dal pranzo dei popoli e dalla tombola delle migrazioni che hanno raccolto circa 350 persone. I convegni e i seminari dei primi due giorni hanno raccolto, in totale, circa 600 presenti, mentre l’ultima serata, sulla Chiesa, ha visto la presenza di circa 200 persone. Da segnalare, tra l’altro, la presentazione del Rapporto sul Diritto d’Asilo e i diversi incontri con gli studenti. A quello del Muratori, il mercoledì in anteprima, hanno partecipato circa 200 ragazzi del Muratori San Carlo, mentre il sabato erano poco meno di un centinaio gli studenti della Città dei Ragazzi e di altri istituti. Anche le mostre e  laboratori hanno riscosso un successo significativo: quella fotografica ‘L’inferno di Moria’ ha registrato un migliaio di passaggi, mentre il laboratorio ‘Alle radici’ ha registrato l’interesse delle scuole superiori di Modena (ben 9 gli istituti coinvolti) con una cinquantina di classi a cui vanno aggiunti i visitatori, per gran parte gruppi parrocchiali e associativi, che hanno visitato il laboratorio nelle serate e nei fine settimana. In totale sono stati circa 2mila gli ingressi. In totale nella settimana del Festival, sono dunque circa 5mila le persone che hanno partecipato alle attività proposte. (P.S.)