1 Dicembre 2019 - Modena - Con una tavola rotonda sulla Chiesa che incontra si è concluso ieri a Modena la quarta edizione del Festival della Migrazione promosso dalla Fondazione Migrantes e dall'associazione Porta Aperta. Una giornata, quella conclkusiva, iniziata con un incontro alla Città dei Ragazzi dove vengono giovani italiani e stranieri e con il Pranzo dei Popoli che ha visto circa 300 persone partecipare al Pranzo dei Popoli con portate da ogni parte del mondo e musica con un gruppo formato da italiani e stranieri. Il festival della Migrazione - ha detto il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Guerino Di Tora - è un invito a incontrare le diversità vincendo la paura: "La Chiesa che incontra è l'espressione più vera del proprio essere ecclesia, cioè aggregazione, assemblea. Diventa espressione di un processo umano che, attraverso un primo momento di reciproca conoscenza dello straniero, porta all'integrazione. La Chiesa vuole esprimere attraverso il Vangelo questa realtà. È il Signore stesso che ce lo chiede: 'Ero straniero e mi avete accolto, ero carcerato e mi avete visitato'. Questo è lo specifico del cristiano". La Chiesa è "al servizio della verità", spiega l'arcivescovo di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci: "i cristiani devono quindi contrastare con ogni mezzo le menzogne sui migranti fatte circolare per creare paura o divisione e riscuotere con le strumentalizzazioni facili consensi". Durate la serata, moderata dal giornalista di Avvenire Paolo Lambruschi, è stato più volte ribadito che oggi occorre passare dall'accoglienza d'emergenza a quella strutturata. Ad esempio nelle parrocchie e nelle comunità l'accoglienza diffusa ha favorito l'incontro e il confronto con le singole persone. All'incontro anche il giovane sacerdote, don Mattia Ferrari che ha vissuto una esperienza sulla nave "Mediterranea" impegnata a salvare migranti in mare. I profughi scampati alla morte "ci hanno fatto un dono. Quello di aiutarci a non perdere l'umanità".
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La Chiesa che incontra: dibattito a Modena chiude il Festival della Migrazione
30 Novembre 2019 - Modena - Saranno il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, il vescovo mons. Guerino Di Tora, l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego e mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, a chiudere, questa sera – nella parrocchia Madonna Pellegrina a Modena alle 21,00 - la quarta edizione del Festival della Migrazione promosso, fra gli altri, dall’Associazione Porta Aperta e Fondazione Migrantes. Al centro del dibattito – che vedrà gli interventi anche di don Mattia Ferrari e della superiora provinciale delle suore scalabriniane, Milva Caro, moderati dal giornalista di Avvenire Paolo Lambruschi –la “Chiesa che incontra”. Numeri, volti, proposte” è stato il tema che ha fatto da filo conduttore a questa edizione che ha visto incontri, seminari, spettacoli, mostre, film, presentazione di libri. Tra gli ospiti lo scrittore Tahar Ben Jelloun, il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, i giornalisti Brahim Maarad della redazione esteri dell’Agi e Valentina Furlanetto di Radio 24, oltre a diversi esperti, imprenditori stranieri, etc. Ad aprire il festival un videomessaggio del Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, che ha sottolineato come “iniziative come il Festival della Migrazione, che affrontano temi cardine dei nostri tempi, mostrano che la percezione dell’opinione pubblica rispetto al fenomeno migratorio non sono solo dettati dalla paura e dall’odio, ma che c’è anche una comunità solidale, che è vicina alle tragedie di chi è costretto ad abbandonare tutto e a cercare riparo altrove”. Iniziative che “aiutano a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi che interpellano il nostro quotidiano, perché non si possono dimenticare quanti hanno perso la vita cercando di raggiungere le nostre coste”. Sassoli si è detto convinto che occorre “adottare un approccio coordinato, fondato sulla solidarietà e sulla responsabilità, dobbiamo essere coscienti che il fenomeno della migrazione è un problema complesso e comprendere che la diversità è fonte di arricchimento, un’opportunità di crescita per ognuno di noi”. “La sfida delle migrazioni oggi non riguarda tanto l’accoglienza ma la capacità di costruire un paese dove le diversità, la presenza di persone di paesi, culture e religioni diverse, sappiano comporsi in una realtà più ricca”, ha detto don De Robertis. Oggi alle 12.30, alla polisportiva Modena Est, altro appuntamento sarà la seconda edizione del “Pranzo dei popoli”. Otto portate, ognuna tipica di un diverso Paese del mondo, e oltre 300 coperti per un momento di convivialità e di festa. (Raffaele Iaria)
Corigliano: oggi i licei della città discutono di migrazioni
30 Novembre 2019 - Corigliano - “... E non riuscimmo a riveder le stelle...”. È questo il titolo del volume di Salvatore Martino, con prefazione del card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che raccoglie poesie sul dramma dei migranti. “Non è ignota ai migranti l'esperienza del dover cercare la vita altrove, dove si pensa che ci possa essere ancora un futuro, una speranza, sapendo i rischi a cui si va incontro. Rischia invece di rimanere vaga e lontana, per chi non ne fa diretta esperienza, l'asprezza di perdere tutti i propri riferimenti, insieme alle persone care e magari a tanti innocenti”, scrive il card. Bassetti nella prefazione sottolineando che le notizie dei drammi, che “non cessano, producono a volte nella nostra cultura un senso di assuefazione e quasi di inflazione, con relativa perdita di valore. Analogamente, interrogandosi a posteriori sulle possibili concause del numero impensabile di vittime dell'Olocausto, George Steiner lo collegava all'inerzia prodotta dal fatto che le cifre elevate avessero perso, nei bollettini dell'epoca, ogni significato". Il volume rientra nell'ambito di un progetto editoriale promosso dalla Fondazione Migrantes e sarà presentato questa nell’Aula Magna del Liceo Classico “G. Colosimo” su iniziativa dei Licei di Corigliano.
Festival della Migrazione: oggi si apre con un incontro con gli studenti delle scuole superiori
30 Novembre 2019 - Modena – Oggi ultima giornata per la quarta edizione del Festival della Migrazione in corso a Modena su iniziativa dell’Associazione Porta Aperta e della Fondazione Migrantes. La giornata si aprirà questa mattina con un incontro con i giovani. Alle 10, alla Città dei Ragazzi l’incontro per le scuole superiori della città sul tema “Facciamo gli italiani”, coordinato da Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo. Interverranno, fra gli altri, Roberta Pinelli, assessore al welfare del Comune di Modena, Patrizia Neri, direttrice generale della cooperativa Karibu, Maria Gabriella Tomei, area progettazione cooperativa Karibu, Giorgio Prampolini, presidente della cooperativa Africoop e Silvia Galeazzi di AlmaLaurea. (R.I.)
Migrantes: oggi la presentazione del Rapporto Asilo 2019
29 Novembre 2019 - Modena – Questa mattina, venerdì 29 novembre, a Modena, all’interno della quarta edizione del Festival della Migrazione, sarà presentato il Rapporto “Il Diritto d’Asilo 2019. Non si tratta solo di Migranti. L’Italia che resiste, l’Italia che accoglie” della Fondazione Migrantes, unico report a livello nazionale sul tema dell’asilo e della protezione internazionale. Il Rapporto sul Diritto d’Asilo si avvale di contributi di alto livello e traccia i confini di un tema di grande attualità e interesse. Dalle 9,00, presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore, ne parleranno Mariacristina Molfetta, Giovanni Godio e Abduljabar Arab, che illustreranno i dati; Maurizio Veglio, Gianfranco Schiavone e Chiara Marchetti che metteranno al centro alcune tematiche specifiche. Nel pomeriggio tre workshop di approfondimento sulle politiche migratorie, sulle ‘derive’ legali e le nuove sfide, sulle pratiche sociali di resistenza. Nel pomeriggio alle 18 alla libreria San Paolo anche la presentazione del libro del giornalista del quotidiano “Avvenire”, Paolo Lambruschi, “Sulla loro pelle” (edizioni San Paolo). In serata, alle 20.30 al cinema Astra, il film documentario di Marco Santarelli “I nostri” seguito da un dialogo con il regista e don Graziano Gavioli, assistente pastorale dell’Ufficio Migrantes di Modena-Nonantola e Carpi. La giornata si pone all’interno del Festival della Migrazione, che si è aperto ieri (fino a domani) promosso da Porta Aperta, Fondazione Migrantes, Crid del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimore e IntegriaMo, con il patrocinio di Università di Modena e Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Unipolis, Bper Banca, Conad, Menù e Coop Alleanza 3.0. (Raffaele Iaria)
Rossini: “necessario anche un accompagnamento psicologico per i giovani che lasciano l’Italia”
26 Ottobre 2019 - Roma - “All’estero è più facile che i ragazzi abbiano non solo un lavoro ma una carriera. In Italia anche con un titolo di studio elevato si rischia di essere inquadrati con qualifiche inferiori”. Lo ha detto il presidente delle Acli, Roberto Rossini, presentando a Roma il rapporto “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes. Rossini ha ricordato gli esiti di una ricerca sulla mobilità sociale in Italia compiuta dall’associazione, dalla quale si evince che “è prossima allo zero”. “Un lavoratore su tre nel nostro Paese è disposto a perdere qualcuno dei propri diritti pur di mantenere il proprio lavoro. All’estero il rapporto è di uno su dieci. Questo perché negli altri Paesi vi è un lavoro meno ricattabile”, ha aggiunto. Delineando i percorsi migratori, Rossini ha evidenziato che “molti italiani vanno nelle città globali, dove i servizi sono particolarmente sviluppati e le opportunità di carriera sono elevate”. “L’emigrazione dal Nord Italia si spinge verso queste città, quella dal Sud verso città più piccole”. Il presidente delle Acli ha segnalato anche lo spostamento di “giovani che vivono come coppie di fatto con figli o senza figli”. “Si rileva uno spostamento delle famiglie all’estero e non è necessariamente quello di coppie sposate”. Un fatto che dimostra, a suo avviso, come questo fenomeno sia legato “non solo all’occupazione, ma anche al fatto che la famiglia può star meglio all’estero”. Infine, l’attenzione è rivolta a un altro dato. “Solo il 15% del campione si dice disposto a ritornare in Italia. Questo fatto ci dice che la condizione che gli emigrati trovano all’estero è buona”. Ma c’è un passo successivo da compiere. “Stiamo cercando di capire come accompagnare all’estero questi giovani – ha riferito Rossini -. Abbiamo una sede a Parigi dove opera uno psicologo. Questo perché non è necessario solo un accompagnamento dal punto di vista burocratico, ma anche psicologico”.
Licata: “la mobilità italiana è diventata un dato strutturale
26 Ottobre 2019 - Roma - “Il numero di partenze è uguale a quello dello scorso anno, ma il problema è che la mobilità italiana è diventata un dato strutturale. Da quattro anni sono oltre 100mila gli emigranti registrati ogni anno, da due anni sono oltre 128.000. Perdiamo cittadini italiani che finiscono con l’arricchire i luoghi in cui si trasferiscono”. Lo ha detto Delfina Licata della Fondazione Migrantes, presentando a Roma il rapporto che ha curato dal titolo “Italiani nel Mondo”. “Anche tanti immigrati in Italia considerano il nostro un Paese di passaggio perché sono propensi ad andare all’estero”, ha aggiunto la ricercatrice. Che ha evidenziato anche come “rispetto allo scorso anno l’età anagrafica di coloro che partono è diminuita”. “La maggior parte di loro non è più over 50 anni, ma per il 40 per sento si tratta di giovani tra i 18 e i 34 anni. Inoltre, oggi la famiglia accompagna la migrazione”. Ribadendo che “la migrazione non è una scelta ma una necessità”, Licata ne ha evidenziato le ricadute sui contesti comunali. E ha indicato degli esempi concreti. Il rapporto della fondazione Migrantes evidenzia che a Castelnuovo di Conza, in provincia di Salerno, è emigrata negli anni il 480% della popolazione attuale, mentre a Carrega ligure (Alessandria) il 348% e ad Acquaviva Platani (Caltanissetta) il 264%. “Crediamo che la mobilità sia qualcosa di positivo, ma c’è un diritto di restare. Bisogna avere una possibilità di scelta. Perché ci siano radici che non si spezzano”. (Sir)
Mons. Di Tora: Italia “popolo migrante nel mondo della globalità”
26 Ottobre 2019 -
Rapporto Italiani nel Mondo. Provenzano :“un Piano per il Mezzogiorno entro fine anno”.
25 Ottobre 2019 - Roma - “Dopo che si è parlato per molti anni con toni inaccettabili della presunta invasione di immigrati, mettiamo a fuoco la vera questione sociale e democratica che nel nostro Paese torna a essere l’emigrazione dei giovani dal Sud verso il Centro Nord e da tutta l’Italia verso il resto del mondo. Il Governo vuole riavviare un processo di sviluppo che sani le fratture sociali e territoriali”. Lo ha detto Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la coesione territoriale, presentando stamani a Roma il rapporto “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes. “Bisogna intervenire nelle aree interne, nelle campagne deindustrializzate. Lì bisogna attuare maggiori politiche di sviluppo, garantire servizi e una possibilità di occupazione che consenta ai giovani di costruire un futuro in quei territori – ha aggiunto -. Noi abbiamo raddoppiato le risorse per la strategia nelle arie interne”. Ricordando che “nella legge di bilancio abbiamo anticipato alcune misure che servono all’impresa e all’industria”, il ministro ha evidenziato che ci sarà un “piano per il Sud” che “l’accompagnerà” e “sarà pronto entro fine anno”. “Riavvierà non solo la possibilità di programmare nuovi investimenti ma, soprattutto, di realizzarli. La sfida non è tanto mettere risorse in bilancio ma spendere bene quelle previste”. Sono cinque le direttrici previste e indicate dal ministro: la lotta alla povertà educativa e minorile; le infrastrutture sociali; rafforzare al Sud il modello di sviluppo degli investimenti green; puntare sullo sviluppo tecnologico e guardare al Mediterraneo “non come un mare di morte ma come un mare di opportunità”. Stimando il “costo sociale” delle emigrazioni dei giovani, Provenzano la considera una “perdita negli ultimi dieci anni di 30 miliardi pagata dal Mezzogiorno”. “È un’emigrazione diventata più precoce per la mancata possibilità offerta ai giovani di sentirsi protagonisti di un processo di cambiamento e per la mancanza di possibilità di lavoro”.
Rapporto Italiani nel Mondo. Mons. Russo: lavorare insieme contro i pregiudizi
25 Ottobre 2019 - Roma - “Interrogarsi con onestà e riflettere con rigore sulla percezione e la conseguente creazione di stereotipi e pregiudizi che hanno accompagnato il migrante italiano” serve “non solo a fare memoria di sé, ma diventa motivo di migliore comprensione di chi siamo oggi e di chi vogliamo essere”. Lo ha affermato mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, intervenendo alla presentazione della XIV edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes che quest’anno contiene il focus: “Quando brutti, sporchi e cattivi erano gli italiani: dai pregiu-dizi all’amore per il made in Italy”. “Sorprende, amareggia, incupisce – ha osservato – leggere dei tanti episodi di denigrazione ai quali gli italiani sono stati sottoposti in passato come migranti, ma amareggia ancora di più trovare episodi e appellativi oggi, rendersi conto che ancora, a volte, persistono questi atteggiamenti di discriminazione o, addirittura, ne sono nati di nuovi come nel caso della cooperazione internazionale”. A volte, ha aggiunto mons. Russo, “è la stessa Chiesa ad essere stata oggetto di tali accuse” e “oggi è al centro delle discussioni più animate proprio per il tema della mobilità”.
Secondo il segretario generale della Cei, invece, “siamo chiamati a volgere il nostro sguardo e il nostro impegno verso tutti in modo uguale ricercando nuovi strumenti per guardare al migrante come soggetto in movimento all’interno di uno spazio comune che è la Madre Terra, che è di tutti e non di alcuni solamente, madre quando accoglie e matrigna quando costringe ad andare via”. “Qualsiasi sia il tipo di migrazione oggi, qualsiasi migrante si prenda in considerazione da qualsiasi angolo della Terra arrivi e in qualsiasi luogo lui voglia andare, va considerato persona migrante e, quindi, va accolto, protetto, promosso e integrato”, ha ribadito mons. Russo per il quale occorre “non calare dall’alto programmi assistenziali, ma costruire comunità che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperte alle differenze e sappiano valorizzarle”. Si tratta cioè di impegnarsi a creare “comunità radiali e circolari, dove il senso di appartenenza viene modificato e giammai cancellato, dove ogni persona possa sentirsi di appartenere non in modo esclusivo, ma possa poter dare un contributo e, allo stesso tempo, ricevere collaborazione”.

