Tag: Immigrati e profughi

Papa Francesco: oggi l’incontro con migranti provenienti da Lesbo

19 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - Oggi, giovedì 19 dicembre, al termine delle udienze della mattina, Papa Francesco incontrerà i rifugiati arrivati recentemente da Lesbo con i corridoi umanitari e farà “posizionare una croce - nell’accesso al Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere - in ricordo dei migranti e dei rifugiati”. Lo comunica il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Tv2000, la tv della Chiesa Italiana, in collaborazione con Vatican Media, trasmetterà in diretta, ore 12.45, l’incontro.

Centro Astalli e INPS insieme per i rifugiati

18 Dicembre 2019 - Roma - Nell’ambito del progetto “Inps per tutti”  il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha fatto visita agli uffici del Centro Astalli di Roma, che ospitano due volte al mese uno sportello di consulenza gratuita a cura del personale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale rivolto a rifugiati e migranti forzati. Scopo del progetto è individuare i bisogni e informare sulle eventuali prestazioni spettanti a coloro che sono a rischio di emarginazione, offrendo anche la possibilità di fare subito, sul posto, la domanda telematica per l’accesso al servizio necessario. Questo nuovo strumento – si legge in una nota -  ha lo scopo di avvicinare l’Inps ai cittadini che hanno difficoltà a conoscere i servizi di assistenza e previdenza a cui possono accedere, per aiutarli ad individuarli e a richiederli, per favorire l’integrazione sociale, tutelare i bisogni sociali ed economici delle persone e favorire l’accoglienza e la comunicazione tra cittadini e Istituzioni.  

Genova: festa per la Scuola di lingua e cultura italiana della comunità di Sant’Egidio

18 Dicembre 2019 - Roma - “Arrivare in un paese senza conoscere la lingua ti fa sentire ancora più straniero. Non ti riesci a relazionare con nessuno”. Astrit racconta quanto la Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio a Genova abbia rappresentato per sé e per molti una “porta aperta, dove chi entra non è più straniero, ma un amico e un fratello”. Arrivato alla Scuola a 15 anni, si è di recente laureato in Giurisprudenza. La cerimonia di consegna degli attestati delle cinque scuole genovesi è stata occasione domenica scorsa per dar voce all’Italia delle “porte aperte” che accoglie, ascolta le storie dei migranti e raccoglie le speranze dei giovani. Nashwa, venuta da Aleppo con il marito e le due figlie, racconta la drammatica situazione della Siria, dove aveva perso la speranza. “Quando sono arrivata in Italia mi sono sentita al sicuro. Spero di riuscire presto ad aiutare il paese che mi ha portato al sicuro con la mia famiglia”. È il desiderio di integrazione di una famiglia arrivata con i corridoi umanitari, la via legale e sicura per l’Europa. Alla Scuola imparare la lingua e la cultura italiana significa anche apprendere il linguaggio della solidarietà, nel nuovo paese in cui si vive. Insegnanti aggiuntivi in questa “materia” sono anziani e persone con disabilità, con i quali gli studenti hanno stretto un’amicizia e che festeggiano insieme a loro la consegna degli attestati, nuovo passo di un percorso di inclusione in cui tutti, europei e nuovi europei, sono reciprocamente coinvolti.

Lettera Ong dell’Europa dell’Est a Presidente commissione Ue: serve “un nuovo patto solidale”

13 Dicembre 2019 - Bruxelles - Le organizzazioni della società civile dell’Europa dell’Est, con partner italiani e greci, chiedono in una lettera  inviata alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di presentare un nuovo Patto su migrazioni e asilo più solidale. Tra le proposte della lettera vi è quella di avviare una nuova grande operazione per salvare vite umane nel Mediterraneo, simile all’esperienza di Mare Nostrum dell’Italia, e, al contempo, un piano europeo per la soluzione della crisi libica. Per questo le organizzazioni sono a favore di una equa ricollocazione tra i Paesi membri, anche quelli dell’Est.  Un modo per superare le divisioni tra i 28 Paesi membri europei, sia nella ricollocazione dei migranti sbarcati, sia nella politica estera verso la Libia. “Noi siamo fortemente impegnati quotidianamente nei nostri Paesi – ha detto Veronika Nozinova di Diakonie della Repubblica Ceca – per rendere più consapevoli i cittadini affinché l’Europa diventi un posto più accogliente per tutti. Continueremo a chiedere alla Commissione europea che favorisca la realizzazione di una Europa più equa e giusta, tanto da diventare un’autorità nella protezione dei diritti umani nel mondo”. Per il presidente di Volontari nel mondo-Focsiv Gianfranco Cattai “è giunta l’ora di costruire una società civile veramente europea, che oltrepassi la deriva dei nazionalismi, per non ricadere negli orrori del passato. Serve un’Europa capace di governare assieme il fenomeno migratorio”.  

Viminale: nel 2019 poco più di 11mila persone sbarcate sulle coste italiane

12 Dicembre 2019 - Roma - Sono finora 11.097 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno, di cui 215 nei primi giorni di dicembre (il picco si è avuto il 4 dicembre con 121 migranti sbarcati). Rispetto agli anni scorsi, complessivamente si è registrata una diminuzione delle persone arrivate in Italia via mare del 52,01% sul 2018 (furono 23.122) e del 90,60% sul 2017 (118.019). Il dato è stato diffuso oggi dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Degli oltre 11mila migranti sbarcati in Italia nel 2019, 2.654 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Pakistan (1.180, 11%), Costa d’Avorio (1.135, 10%), Algeria (1.005, 9%), Iraq (871, 8%), Bangladesh (581, 5%), Sudan (444, 4%), Iran (434, 4%), Guinea (281, 3%) e Marocco (253, 2%), a cui si aggiungono 2.259 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Sono stati 1.583, invece, i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato, aggiornato al 9 dicembre, mostra un deciso calo rispetto ai minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2017 (15.779) e il 2018 (3.536).      

Roma: al Pigneto i 37 mila nomi di chi è morto per arrivare in Europa

12 Dicembre 2019 - Roma - Sulla strada di una capitale europea tutti i nomi dei 37 mila migranti che hanno perso la vita cercando di raggiungere Fortezza Europa. Affogati nel Mediterraneo, per la gran parte. O soffocati nei container dei Tir. Comunque morti, nel disperato tentativo di fuggire dalla guerra e dalla miseria, anche a rischio della vita. Perché di fatto non esistono efficaci canali di immigrazione regolare o sufficienti corridoi umanitari. I nomi di chi è morto, 36.570 dal 1993 ad aprile 2019 - secondo l'infinita e comunque incompleta lista stilata da United for Intercultural Action, gruppo di 550 organizzazioni - verranno scritti nel tratto pedonale di via del Pigneto, a Roma. Riempiranno la strada in un'area lunga quasi centro metri. Circa 500 metri quadri per un'opera - avviata lo scorso 10 10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani, per essere completata il 20 giugno, Giornata mondiale del rifugiato - che è stata ideata dall'artista Fabio Saccomani. Si intitola «(S)ink», con un gioco di parole in inglese tra Ink, cioé «inchiostro», e Sink, che vuol dire «affondare» Particolarità dell'opera è che i nomi dell'ecatombe di migranti vengono scritti con una speciale resina che, una volta asciutta, è invisibile. Finché non vengono bagnati: «Allora emergeranno tutti, improvvisamente - spiega Fabio Saccomani - nel momento in cui piove. Questo palesarsi, veicolato dall’acqua che richiama il mare dove la maggior parte di queste persone è annegata, consente di far parlare i nomi, di inserirli in una dialettica visibile-invisibile che travolge lo spettatore, stravolge il senso del luogo ed il senso di sicurezza che conferisce l’ordinario e il familiare». Nella lista dei morti non sempre è stato possibile dare un nome a tutte le vittime di ogni singolo naufragio. In quel caso la lista riporta «no name» e la nazionalità. (S)ink è un progetto di Fabio Saccomani e della Biennale MArteLive 2019 prodotto da Scuderie MArteLive in collaborazione con "RomaBPA Mamma Roma e i suoi figli migliori". Come le "Pietre d'inciampo", incastonate sui marciapiedi davanti ai portoni delle case dove vivevano gli ebrei deportati dai nazisti, così i nomi dei migranti affogati ricorderanno a chi li calpesta questa enorme tragedia. «Sì, ma con una grande differenza. Quest'opera - spiega l'autore - non propone la pacificazione prodotta da un monumento funebre, che nella sua stabilità cristallizza quella situazione. Questo è differente, è un monumento che purtroppo continuerà a crescere, non vuole essere conciliante come per un avvenimento concluso nel passato. Perché non è il mare che li ha uccisi, non sono catastrofi e fatalità, ma sono morti per colpa delle attuali scelte politiche dell'Europa e dei singoli stati». Secondo Saccomani «oggi assistiamo a una grande rimozione collettiva di questo dramma, e questa opera vuole denunciarlo. Più che di tragedia, dovremmo parlare di genocidio, morte in massa di poveri e fuggiaschi, accomunati non tanto da una religione o un’appartenenza etnica, ma da una condizione sociale ed economica». A far scattare l'idea al giovane artista è la foto pubblicata nel 2015 su tutti i giornali del corpicino senza vita su una spiaggia turca di Alan Kurdi, bimbo siriano di 3 anni di etnia curda, affogato durante il tentativo di fuggire dalle violenze del Daesh, il sedicente Califfato islamico. «Era uguale a mio nipote Roberto quando dorme. Quell'immagine mi ha colpito, mi ha fatto male. E quando ho visto sul Manifesto la lista dei migranti morti, ho deciso che questi nomi dovevano essere monumentalizzati. Quando da studente andai ad Auschwitz - spiega - mi chiesi come era stato possibile che la gente avesse tollerato quell'orrore. Sono due tragedie assolutamente diverse, sia chiaro. Ma oggi che le informazioni circolano liberamente, a differenza di allora, come è possibile che sia tollerata questa brutalità? Come è possibile abituarsi ad accettarla?» Saccomani, 33 anni, livornese, si laurea a Scienze politiche studiando sociologia e specializzandosi in semiotica. Per un anno lavora come consulente di comunicazione scientifica. In viaggio in Costa D'Avorio resta scioccato incontrando un mendicante adolescente, tanto deforme da dover gattonare: sua madre, racconta il ragazzino, in gravidanza raccoglieva rifiuti in una discarica dove arrivavano rifiuti radioattivi dei laboratori radiologici europei. Poi per Saccomani arriva lo choc della morte di Alan Kurdi. Il brillante sociologo si licenza. Ora gira l'Italia portando in giro il suo spettacolo in cui, moderno giullare, stigmatizza ridendo i guasti che il neoliberismo produce sui paesi poveri. Una delle cause che costringono migliaia di migranti a fuggire verso quella Fortezza Europa che lascia sollevati i ponti levatoi sul Mediterraneo. (Luca Liverani – Avvenire)    

Tragico naufragio di migranti al largo della Mauritania

6 Dicembre 2019 - Nouakchott - Un altro drammatico naufragio di migranti. Questa volta la tragedia si è consumata nell’Oceano Atlantico, dove almeno 58 migranti hanno perso la vita mercoledì quando l’imbarcazione sul quale si trovavano si è capovolta al largo delle coste della Mauritania. Altre 83 persone sono riuscite a mettersi in salvo nuotando fino a riva. Lo ha reso noto l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), impegnata al momento a collaborare con le autorità mauritane e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) nel portare i primi soccorsi e assistenza medica ai migranti sopravvissuti. Il numero delle vittime resta uno tra i più alti registrati quest’anno. Secondo fonti locali, le speranze di trovare altre persone in vita sono pressoché nulle. Continuano invece le operazioni di ricerca dei corpi che il mare ha cominciato drammaticamente a restituire, mentre rimane ancora incerto il numero dei feriti, trasferiti nell’ospedale di Nouadhibou. In base a una prima ricostruzione, a bordo del barcone, partito dal Gambia il 27 novembre scorso, c’erano oltre 140 persone, tra cui donne e bambini. Arrivati però a poche miglia da Nouadhibou — a 470 chilometri a nord della capitale mauritana — il barcone, a corto di carburante, si è ribaltato, affondando. La destinazione dei migranti erano le isole spagnole delle Canarie. «Le autorità della Mauritania stanno coordinando in modo molto efficiente i soccorsi con le agenzie presenti attualmente a Nouadhibou», ha detto Laura Lungarotti, responsabile dell’OIM, poco dopo il naufragio. «La nostra comune priorità è prenderci cura di tutti coloro che sono sopravvissuti — ha aggiunto Lungarotti — e offrire loro il sostegno di cui hanno bisogno». Per il momento le autorità del Gambia non hanno commentato la tragedia. Il portavoce dell’OIM, Leonard Doyle, ha dichiarato ad Al Jazeera che l’imbarcazione che trasportava i migranti non era adatta a quel tipo di navigazione ed era sovraffollata. «Questa tragedia ci dice molto della indifferenza dei trafficanti» ha aggiunto Doyle. «Questo è il vero problema — ha sottolineato — lo sfruttamento delle persone alla ricerca di una vita migliore», spiegando che quello di ieri «è uno degli incidenti più mortiferi accaduti quest’anno di migranti che cercano di attraversare l’Oceano Atlantico o il Mar Mediterraneo verso l’Europa». (O.R.)    

Papa Francesco: corridoi umanitari per 33 profughi da Lesbo. Domani l’arrivo a Roma

3 Dicembre 2019 -

Città del Vaticano - Papa Francesco, in occasione del suo viaggio all’Isola di Lesbo nell’aprile 2016, aveva portato con sé in Italia 3 famiglie siriane richiedenti asilo, di cui la Santa Sede si assunse l’onere di accoglienza e di sostentamento, mentre l’ospitalità e il percorso di integrazione vennero seguiti dalla Comunità di Sant’Egidio. Nello scorso mese di maggio, a tre anni da quell’evento, il Papa chiese all’Elemosiniere di tornare nell’isola per rinnovare la solidarietà al popolo greco e ai profughi e, anche in questa occasione, espresse “il desiderio di compiere un ulteriore gesto di solidarietà e ospitare un gruppo di giovani profughi e alcune famiglie provenienti dall’Afghanistan, dal Camerun e dal Togo”. Dopo un intenso periodo di trattative ufficiali tra gli organismi competenti al fine di realizzare questo nuovo corridoio umanitario, il Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana ha dato l’assenso definitivo a svolgere l’operazione, si legge in una nota dell’Elemosineria.

Ieri l’Elemosiniere, il card. Konrad Krajewski si è recato nuovamente nell’Isola di Lesbo, insieme ad alcuni responsabili della Comunità di Sant’Egidio e rientrerà in Italia domani, 4 dicembre, con un gruppo di 33 profughi richiedenti asilo politico. Questa operazione si concluderà nel mese di dicembre, quando altri 10 profughi verranno accompagnati in Italia, dando così inizio alle procedure necessarie per la richiesta di protezione internazionale, spiega la nota aggiungendo che l’accoglienza di questi profughi sarà, anche in questo caso, a carico della Santa Sede, attraverso l’Elemosineria Apostolica, e della Comunità di Sant’Egidio.

Rumeni e cinesi scelgono spesso nomi italiani

26 Novembre 2019 - Roma - Si chiamano prevalentemente Adam, Amir e Rayan ma anche Matteo, Leonardo, Mattia e Alessandro i bambini stranieri nati da genitori residenti nel nostro Paese. Anche per le bambine straniere il primato spetta a Sofia, come per la totalità delle nate residenti, seguito da Sara, Emma e Aurora. Rispetto alla graduatoria generale, in quella dei nomi dei nati stranieri la variabilità è maggiore: i primi trenta nomi maschili e femminili coprono circa il 14% del totale dei nomi dei nati stranieri. E’ quanto scrive l’Istat nel Report “Natalità e fecondità della popolazione residente-2018” Le preferenze dei genitori stranieri si differenziano a seconda della cittadinanza. La tendenza a scegliere per i propri figli un nome diffuso nel paese ospitante è più spiccata per le comunità rumena e cinese. Cosi è frequente che i bambini rumeni si chiamino Luca, Matteo o Leonardo, ma anche David e Gabriel; i nomi delle bambine rumene sono Sofia, Sofia Maria, Emma, Giulia e Maria. I bambini cinesi si chiamano prevalentemente Lonardo, Matteo, Leo e Andrea, ma anche Kevin; i nomi delle bambine cinesi sono Emma, Emily, Sofia, Gioia e Angela. I bambini albanesi iscritti in anagrafe per nascita più frequentemente si chiamano Aron, Noel e Liam, ma anche Mattia e Matteo; il nome più diffuso tra le bambine è Aurora, seguito da Amelia, Emily, Emma e Noemi. Un comportamento opposto si riscontra per i genitori del Marocco, che prediligono per i loro figli nomi legati alle tradizioni del loro paese d’origine: soprattutto Amir, Adam, Rayan, Youssef e Imran e per i bambini, Amira, Sara, Jannat, Nour e Malak per le bambine.