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Papa Francesco: “Ue trovi coesione interna nella gestione delle migrazioni”

10 Gennaio 2022 -
Città del Vaticano - Papa Francesco, ricevendo questa mattina, il Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano ha sottolineato che è di "fondamentale importanza che l’Unione Europea trovi la sua coesione interna nella gestione delle migrazioni, come l’ha saputa trovare per far fronte alle conseguenze della pandemia” ed ha chiesto  di “dare vita a un sistema coerente e comprensivo di gestione delle politiche migratorie e di asilo, in modo che siano condivise le responsabilità nel ricevere i migranti, rivedere le domande di asilo, ridistribuire e integrare quanti possono essere accolti”. “La capacità di negoziare e trovare soluzione condivise è uno dei punti di forza dell’Unione Europea e costituisce un valido modello per affrontare in prospettiva le sfide globali che ci attendono”, ha detto sottolineando  che “le migrazioni non riguardano solo l’Europa, anche se essa è particolarmente interessata da flussi provenienti sia dall’Africa sia dall’Asia”. “In questi anni abbiamo assistito, tra l’altro, all’esodo dei profughi siriani, a cui si sono aggiunti nei mesi scorsi quanti sono fuggiti dall’Afghanistan. Non dobbiamo neppure dimenticare gli esodi massicci che interessano il continente americano e che premono sul confine fra Messico e Stati Uniti d’America. Molti di quei migranti sono haitiani in fuga dalle tragedie che hanno colpito il loro Paese in questi anni. La questione migratoria, come anche la pandemia e il cambiamento climatico, mostrano chiaramente che nessuno si può salvare da sé, ossia che le grandi sfide del nostro tempo sono tutte globali”. (R.I.)

Papa Francesco: i migranti non sono “merce di contrattazione”

10 Gennaio 2022 - Città del Vaticano -  "Occorre vincere l’indifferenza e rigettare il pensiero che i migranti siano un problema di altri. L’esito di tale approccio lo si vede nella disumanizzazione stessa dei migranti concentrati in hotspot, dove finiscono per essere facile preda della criminalità e dei trafficanti di esseri umani, o per tentare disperati tentativi di fuga che a volte si concludono con la morte". Lo ha etto questa mattina papa Francesco ricevedo il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Purtroppo - ha quindi aggiunto -  occorre anche rilevare che i migranti stessi "sono spesso trasformati in arma di ricatto politico, in una sorta di 'merce di contrattazione' che priva le persone della dignità".Nel suo discorso il Pontefice ha ricordato la sua recente visita a Cipro e in Grecia evidenziando che "una parte toccante di questo viaggio ha avuto luogo nell'isola di Lesbo, dove ho  potuto constatare la generosità di quanti prestano la propria opera per fornire accoglienza e aiuto ai migranti, ma soprattutto ho visto i volti dei tanti bambini e adulti ospiti dei centri di accoglienza". "Nei loro occhi - ha osservato - c'è la fatica del viaggio, la paura di un futuro incerto, il dolore per i propri cari rimasti indietro e la nostalgia della patria che sono stati costretti ad abbandonare. Davanti a questi volti non possiamo rimanere indifferenti e non ci si può trincerare dietro muri e fili spinati con il pretesto di difendere la sicurezza o uno stile di vita. Quello non si può". Papa Ferancesco ha quindi ringraziato  quanti, individui e governi "si adoperano per garantire accoglienza e protezione ai migranti, facendosi carico anche della loro promozione umana e della loro integrazione nei Paesi che li hanno accolti". "Sono consapevole - ha aggiunto - delle difficoltà che alcuni Stati incontrano di fronte a flussi ingenti di persone. A nessuno può essere chiesto quanto è impossibilitato a fare, ma vi è una netta differenza fra accogliere, seppure limitatamente, e respingere totalmente". (Raffaele Iaria)

Viminale: da inizio anno sbarcate 368 persone migranti sulle coste italiane

7 Gennaio 2022 - Roma - Sono finora 368 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno.  Di questi 91 sono di nazionalità afghana (24,7%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Algeria (55, 15%), Tunisia (53, 14,4%), Costa d’Avorio (29, 7,8%), Guinea (22, 6%), Pakistan (9, 2,4%), Ucraina (2, 0,5%), Iran (1, 0,3%), Sierra Leone (1, 0,3%), Siria (1, 0,3%) a cui si aggiungono 104 persone (28,3%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Mamma migrante muore assiderata per salvare i figli

5 Gennaio 2022 - Città del Vaticano - L'amore di una madre per i propri figli varca ogni confine. Una migrante afghana, sorpresa da una tempesta di neve e senza un riparo sicuro mentre cercava di raggiungere l’Europa a piedi, non ha esitato a togliersi i calzini per riscaldare le mani ai suoi figli ed è morta assiderata vicino al confine turco, nei pressi del villaggio iraniano di Belasur. Una straziante vicenda di immigrazione e disperazione che arriva dalla rotta iraniano-turca, usata da migliaia di persone per arrivare in Europa in cerca di una nuova vita. La donna camminava con due bimbi piccoli, ritrovati vivi con evidenti segni di assideramento. Proprio per scaldarli, la donna si è tolta i calzini per avvolgerli attorno alle loro manine, rimanendo così a piedi nudi nella neve. (Osservatore Romano)

Manica:  in un anno triplicate le traversate

5 Gennaio 2022 - Milano - Nel 2021 oltre 28mila migranti hanno attraversato il Canale della Manica diretti verso il Regno Unito a bordo di piccole imbarcazioni, il livello più alto mai registrato: è quanto emerge da uno studio dell’agenzia di stampa “PA” basato su statistiche ufficiali. Un totale di 28.395 persone hanno raggiunto le coste britanniche, oltre il triplo rispetto al 2020 (più di 8.400). Il picco c’è stato a novembre, con almeno 6.869: nella sola giornata dell’11 novembre un record di 1.185 migranti sbarcati. Il 24 invece la tragedia del naufragio con 27 annegati, tra i quali due bambini. L’aumento degli ingressi è dovuto in parte all’uso di imbarcazioni più grandi da parte dei trafficanti di esseri umani, che hanno caricato in media su ogni gommone 28 persone e in alcuni casi anche fino a 50.  

Canale della Manica: ultima spiaggia dei disperati

5 Gennaio 2022 - Calais - Sognavano di fare il giro del mondo in bici alla scoperta delle altre culture, al di là di ogni frontiera. Ma alla fine, è restando fermi per ben 38 giorni, dall’11 ottobre al 17 novembre, che hanno compiuto il loro viaggio più importante, alla ricerca di un sentimento chiamato «fratellanza». E non è l’unico bel paradosso della coppia composta dai francesi Anais Vogel e Ludovic Holbein, rispettivamente 35 e 38 anni, capaci di scuotere le coscienze a Calais con uno sciopero della fame di solidarietà verso i migranti. Loro che si dicono non credenti, si sono lasciati catturare dal carisma di un sacerdote dall’impegno di lungo corso, il gesuita 72enne Philippe Demeestère, cappellano della Caritas di Calais, accettando di “protestare” pacificamente nella sagrestia della centralissima chiesa intitolata a san Pietro. Un modo anche per saldare simbolicamente l’impegno delle tante associazioni d’ispirazione cristiana e laiche che si battono da anni contro le condizioni di sopravvivenza drammatiche dei migranti, giunti nell’estremo Nord francese con la speranza di approdare sulle coste britanniche. Quando li abbiamo incontrati, proprio nella sagrestia dell’Eglise Saint-Pierre, qualche giorno prima che cessasse il loro sciopero Sdella fame, Anais e Ludovic recavano sul volto i segni profondi della prova estrema. Lui, la barba lunga, ma curata. Con padre Philippe, hanno intrapreso il loro primo sciopero della fame in assoluto, sconvolti dalla morte del 20enne Yasser Abdallah, di padre sudanese e madre eritrea, precipitato da un camion il 28 settembre, sullo sfondo delle evacuazioni di accampamenti mai cessate. Anais e Ludovic non cercano di apparire come eroi, definendosi come «due umani in cerca di quella fratellanza negata a chi arriva come esule da contrade in preda a guerre o carestie». Pur confermando la loro distanza dalla pratica religiosa, dicono di credere «In qualcosa di più grande che ci supera». Con semplicità, ci hanno parlato del primo viaggio italiano che ha schiuso loro l’orizzonte in direzione dell’Africa. Una lunga galoppata in bici da Ventimiglia alla Sicilia. Una sorta di viaggio iniziatico, non solo per assaporare le meraviglie paesaggistiche del Bel Paese. Un viaggio seguito da un altro in Sudafrica, laboratorio estremo di una fratellanza ancora tutta da costruire su una montagna di ferite. Per loro, «il problema dell’accoglienza potrà essere risolto solo a livello europeo». E in vista delle prossime Presidenziali francesi di aprile, Ludovic teme di finire per disertare le urne, avendo perduto «la fiducia nella politica», anche se non quella nelle capacità di un sussulto popolare: «Non credo che i francesi siano razzisti, ma è divenuto alla moda dimenticare il sentimento di fratellanza, che dovrebbe invece essere uno dei nostri capisaldi. Per coesistere, dobbiamo riscoprire l’umanesimo, non abbiamo scelta». Adesso che lo sciopero della fame è finito, Anais e Ludovic proseguiranno il loro impegno per i migranti in altri modi. «Abbiamo avuto l’energia per batterci durante questi 38 giorni, allora adesso immaginate ciò di cui saremo capaci quando mangeremo», ha dichiarato Anais, molto commossa. Pur esprimendo «delusione» per la «svolta della fratellanza» sempre attesa a Calais, i due ex globetrotter possono misurare i primi effetti dell’azione accanto a padre Philippe. Le autorità hanno ad esempio accettato il principio di luoghi al chiuso di riparo provvisorio invernale per i migranti rispettivamente adulti e minorenni: un passo in avanti che prima pareva ad alcuni irraggiungibile. Il tragico naufragio nella Manica dello scorso 24 novembre, nel quale sono morti 27 migranti, ha di nuovo acuito la tensione. Ma come dimostrano pure i tanti messaggi di solidarietà ricevuti da Anais, Ludovic e padre Philippe, lo sciopero ha almeno contribuito a riaccendere la fiamma della speranza: un avamposto d’umanità è sempre possibile, anche in fondo al peggiore incubo. Tutti i loro amici hanno vissuto così feste illuminate da un esempio di umanità semplice, sperando che ciò possa propiziare lo sboccio di un impegno su grande scala per trasformare lo scenario ancora fosco dell’accoglienza in Francia. (Daniele Zappalà - Avvenire)

Migrantes Forlì-Bertinoro: domenica S.Messa dei Popoli con mons. Corazza

4 Gennaio 2022 - Forlì - Si celebrerà domenica 9 gennaio, alle ore 10,00, nel Duomo di Forlì la S.Messa dei Popoli alla presenza delle Comunità cattoliche straniere della diocesi di Forlì-Bertinoro. La liturgia, presieduta dal vescovo, mons. Livio Corazza e concelebrata dai cappellani e sacerdoti stranieri, sarà animata dai canti delle diverse Comunità migranti presenti in diocesi: Albanese, Rumena ed Ucraina di rito greco cattolico, Polacca, Filippina, Africana di lingua francese, Africana di lingua inglese, Indiana del Kerala di rito Siro Malabarese, Eritrea e Pakistana. La presenza in Cattedrale delle varie genti insieme ai fedeli della Città vuole - spiega il direttore Migrantes Walter Neri -  essere testimonianza di comunione, vicinanza, consapevolezza che siamo tutti discepoli dello stesso Signore. Al termine della S. Messa mons. Corazza distribuirà ai rappresentanti delle Comunità, come segno di presenza e ricordo della giornata, una pergamena con la preghiera del Papa dedicata a S.Giuseppe per chiedere la sua protezione su “coloro che fuggono a causa della guerra, dell’odio, della fame” perché li sostenga e possano trovare accoglienza e solidarietà. L’appuntamento annuale, organizzato dall’ufficio diocesano Migrantes, riveste anche quest’anno particolare importanza per i tempi difficili che le persone straniere hanno dovuto affrontare in ambito sociale, lavorativo, abitativo e sanitario. Ma non per questo le varie Comunità hanno mancato di essere sostegno spirituale e materiale a queste persone, continuando a frequentare la liturgia domenicale e il Vangelo con la celebrazione domenicale e attraverso i social.  

Milano: festa dei Popoli in Duomo con mons. Delpini

4 Gennaio 2022 - Milano - Giovedì 6 gennaio è la Festa dell'Epifania, che ricorda la visita dei Magi a Gesù Bambino, come rappresentanti simbolici di tutti i popoli della terra: per questo l'Epifania è anche Festa dei Popoli da "non confondersi con la Festa delle Genti, che nella Chiesa ambrosiana si celebra in occasione della Pentecoste", spiega la diocesi di Milano. Alle ore 11, nel Duomo di Milano, solenne pontificale presieduto dall'arcivescovo: sarà attivo il linguaggio dei segni e il servizio di sottotitolatura. Diretta su Chiesa Tv (canale 195 del digitale terrestre), www.chiesadimilano.it e youtube.com/chiesadimilano.

Migrantes Vicenza: festa dei popoli con mons. Pizziol

4 Gennaio 2022 -
Vicenza - Giovedì 6 gennaio alle 10.30, in occasione della festa solenne dell’Epifania, la chiesa Cattedrale di Vicenza tornerà ad animarsi di colori, suoni e canti di ogni parte del mondo grazie alla Festa dei popoli organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes. La Messa presieduta dal vescovo Beniamino Pizziol sarà partecipata in particolare dai migranti cattolici residenti nel territorio della diocesi, che animeranno la celebrazione con canti e preghiere propri dei diversi Paesi di origine. L’invito in Cattedrale alla Messa dell’Epifania è rivolto non solo ai fedeli migranti, ma a tutti coloro che sono disposti ad “accorciare le distanze” e superare i pregiudizi, dicono alla Migrantes diocesana. “La Festa dei Popoli di quest’anno – spiega padre Sérgio Durigon, responsabile Migrantes Vicenza – assume significati particolari. L’Epifania celebra i magi che incontrano Gesù e ricorda i migranti cattolici che fanno parte della chiesa vicentina e contribuiscono a renderla più bella e universale. I centri per i migranti, accompagnati dai loro cappellani sono una testimonianza delle tante buone pratiche di reale accoglienza che il nostro territorio continua a vivere”. Nella Diocesi di Vicenza, sono 16 i Centri pastorali per migranti di fede cattolica: 7 a Vicenza (per filippini, ghanesi, nigeriani, romeni, srilankesi, latino americani e ucraini), 2 a Bassano del Grappa (per filippini, ghanesi, latino americani e ucraini), 2 a Schio (per ghanesi, nigeriani e romeni), 2 a Valdagno (ghanesi e ucraini) e poi uno a Tezze d’Arzignano (per ghanesi), uno a Creazzo (per africani francofoni) e uno a Chiampo (per ucraini). “La pandemia – continua padre Durigon – ha accentuato le difficoltà nelle famiglie dei migranti, ha fatto emergere situazioni di criticità. Molti migranti hanno perso il lavoro, sono rientrati nel paese di origine oppure hanno cercato uno sbocco in altri Paesi. Come ha sottolineato papa Francesco: «abbiamo capito che le grandi questioni vanno affrontate insieme, perché al mondo d’oggi le soluzioni frammentate sono inadeguate. La solidarietà sembra declinata solo in chiave difensiva ed escludente, come mostra la più recente proposta di Patto europeo su immigrazione e asilo". "Ascoltiamo - aggiunge ancora Migrantes -  notizie che ci parlano di migranti infreddoliti nei recinti della rotta balcanica o fra campi minati e miliziani che picchiano al confine tra Bielorussia, Polonia e Lituania; sono nei campi dell’isola di Lesbo, nei centri di detenzione in Libia o in mano a trafficanti; sono bersaglio dei fucili spianati a Ceuta e Melilla o nelle ‘giungle’ di Calais. Noi crediamo che nell’incontro con la diversità degli stranieri, dei migranti, dei rifugiati, e nel dialogo interculturale che ne può scaturire ci è data l’opportunità di crescere come Chiesa, di arricchirci mutuamente. In effetti, dovunque si trovi, ogni battezzato è a pieno diritto membro della comunità ecclesiale locale, membro dell’unica Chiesa, abitante nell’unica casa, componente dell’unica famiglia. La nostra preghiera oggi si fa comunione con i migranti che sono esposti a pericoli gravissimi, e quanti perdono la vita alle nostre frontiere, a quanti hanno tentato di attraversare il Mediterraneo cercando una terra di benessere e trovandovi, invece, una tomba”.
 

Naufragi e morte sulla rotta iberica

4 Gennaio 2022 - Madrid - Tre migranti morti nel naufragio di due barconi a 15 miglia a sudest del Cabo de Gata, in Almeria. In 16 sono stati tratti in salvo, mentre altre dieci persone sono disperse, ingoiate dalle onde. Un inizio 2022 tragico sulle rotte migratorie dall’Algeria e dall’Africa verso le coste spagnole, iniziato com’era terminato l’anno appena concluso di morte e di dolore. A lanciare l’Sos, poco dopo l’una della notte fra domenica e lunedì è stato il mercantile ’Spica’, dopo aver avvistato un gruppo di persone in acqua in alto mare. Una motovedetta del Salvamento Marítimo assieme a un elicottero sono subito accorsi nella zona. I migranti di origini algerine viaggiavano su due barcacce, una semi affondata e l’altra ribaltata. I mezzi di soccorso sono riusciti a recuperare 16 persone ancora vive e tre cadaveri. Secondo le testimonianze dei superstiti raccolte dalla Croce Rossa, sulle due imbarcazioni erano salpati 29 algerini, dei quali almeno dieci ’desaparecidos’ in mare, inclusa una ragazza di 17 anni. Almeno 134 persone su 14 imbarcazioni sono giunte in Almeria il 1º gennaio, che si sono aggiunte ad altre 178 arrivate fra il 30 e il 31 dicembre, lungo la rotta più battuta dall’Algeria. I flussi ininterrotti anche in direzione delle isole Canarie, dove nei primi tre giorni dell’anno - secondo i dati del ministero degli interni citati da El Pais - sono sbarcati 379 migranti. «Le politiche di dissuasione e contenimento lungo le rotte del Mediterraneo occidentale verso l’Europa hanno dirottato definitivamente i flussi migratori verso l’Atlantico, con l’arcipelago delle Canarie come principale destinazione delle persone in movimento», assicura Helena Maleno, coordinatrice della Ong Caminando Fronteras. «È una delle vie più pericolose non solo per le grandi distanze e i rischi delle traversate nell’oceano, ma anche per gli interessi geostrategici e le dispute territoriali marittime e geografiche nella zona compresa fra Laauyne e la frontiera di Mauritania», aggiunge. Nel dossier presentato ieri, la Ong ha contato 4.404 vittime sulla frontiera occidentale euro-africana nel 2021, fra le quali 628 donne e 205 minori. Sono il doppio che nel 2020, quando furono 2.170, nonostante gli sbarchi irregolari si mantengano sostanzialmente invariati, con 22.200 persone su 540 imbarcazioni giunte alle Canarie al 28 dicembre scorso, rispetto alle 22.680 del 2020, secondo i dati del ministero degli Interni. Caminando Fronterasbasa il pesantissimo bilancio sulle richieste di soccorso lanciata dai migranti in mare o sulle segnalazioni dei familiari che reclamano i dispersi, attraverso due telefoni di allerta attivi dal 2007. «Queste persone sono morte o scomparse», assicura la Maleno, nel confermare che la rotta verso le Canarie «è la più letale» con 4.016 vittime nel 2021. Cui si aggiungono i 191 migranti dispersi nel tragitto dall’Algeria alla penisola iberica, i 95 ’ desaparecidos’ nel mare di Alborán e i 102 nello Stretto di Gibilterra. «Le ’ pateras’ salpano dalla Mauritania, dal Senegal, perfino da Gambia. In maggioranza sono gommoni che si lanciano dalle coste situate fra Capo Boiador e Guelmin. Sono fragili e inadatti alle dure condizioni dell’Atlantico». Le vittime provenivano da almeno 21 paesi, in maggioranza africani, ma anche da Irak, Pakistan, Yemen e Sri Lanka. E solo il 5,2% dei corpi è stato recuperato, mentre il restante 94,8% resta sepolto nell’oceano. «Come democrazia abbiamo fallito nella difesa della vita», è la constatazione di Caminando Fronteras. «Abbiamo contattato i numeri del salvataggio marittimo e ci hanno passato quello di assistenza al cliente della Croce Rossa», denuncia la Maleno. Assieme alla «passività degli Stati e degli organismi internazionali rispetto alla cruda realtà dei muri e delle necropolitiche migratorie della fortezza Europa». (Paola Del Vecchio - Avvenire)