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Fondazione Moressa: 2,5 milioni i lavoratori stranieri in Italia

8 Ottobre 2019 - Roma -Nel 2018 i lavoratori stranieri sono 2,5 milioni, pari al 10,6% degli occupati totali. Il dato emerge dal Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione presentato questa mattina a Roma presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Per i ricercatori della Fondazione Moressa la ricchezza prodotta da questi lavoratori è stimabile in 139 miliardi di euro, pari al 9% del PIL. Gli occupati stranieri si concentrano nelle professioni non qualificate (33,3%), mentre solo il 7,6% svolge mansioni qualificate (il restante 60% si divide quasi equamente tra operai / artigiani e commercianti / impiegati). Il contributo economico dell’immigrazione è inoltre dato da oltre 700 mila imprenditori nati all’estero (9,4% del totale) e, a livello fiscale, da 2,3 milioni di contribuenti. Da essi provengono un gettito Irpef di 3,5 miliardi di euro (su un ammontare di 27,4 miliardi di redditi dichiarati) e 13,9 miliardi di contributi previdenziali e assistenziali versati.  

Fondazione Moressa: stabile la presenza straniera in Italia

8 Ottobre 2019 - Roma - La presenza straniera in Italia è stabile negli ultimi anni, con 5,2 milioni di stranieri residenti a fine 2018 (8,7% della popolazione). Il saldo migratorio rimane positivo (+245 mila), anche se la composizione dei nuovi arrivi è molto diversa rispetto al passato: prevalgono i ricongiungimenti familiari, si stabilizzano gli arrivi per motivi umanitari, mentre sono quasi nulli gli ingressi per lavoro. Vi è, complessivamente, una lieve prevalenza di donne (52%) e una netta dominanza di paesi dell’Est Europa (oltre il 45% del totale). Le prime nazionalità (23,0% Romania, 8,4% Albania, 8,0% Marocco) evidenziano che la maggior parte degli immigrati è qui da oltre dieci anni. E’ quanto emerge nel Rapporto Annuale sull’economia dell’immigrazione promosso annualmente dalla Fondazione Moressa e presentato questa mattina a Roma.

Fondazione Moressa: presentato il Rapporto sull’economia dell’immigrazione

8 Ottobre 2019 - Roma - Negli ultimi anni l’Italia sta attraversando un declino demografico drammatico: crollano le nascite e aumentano gli anziani, mentre i giovani cercano fortuna all’estero. Al tempo stesso, da un decennio “abbiamo chiuso le porte agli immigrati regolari, nell’illusione che i disoccupati italiani possano svolgere le professioni manuali. Dimenticando che gli oltre 5 milioni di stranieri residenti oggi in Italia rappresentano una forza vitale per il nostro paese”. Questi alcuni degli elementi chiave del nono Rapporto annuale sull’economia dell’Immigrazione a cura della Fondazione Leone Moressa, presentato questa mattina a Roma presso la Presidenza del Consiglio. Secondo i dati della Fondazione Moressa da circa un decennio l’Italia è tornata ad essere terra di emigrazione: in dieci anni “abbiamo perso quasi 500 mila italiani (saldo tra partenze e rientri di connazionali). Tra questi, quasi 250 mila giovani (15-34 anni)”. Considerando le caratteristiche lavorative dei giovani in Italia, i ricercatori stimano che questa “fuga” ci sia costata 16 miliardi di euro (oltre 1 punto percentuale di PIL): è infatti questo “il valore aggiunto” che i giovani emigrati potrebbero realizzare se occupati nel nostro paese. Tra le cause di questo esodo vi sono “le (scarse) opportunità occupazionali che l’Italia offre ai propri giovani. L’Italia registra il tasso di occupazione più basso d’Europa nella fascia 25-29 anni (54,6%, contro una media Ue del 75,0%). Il tasso di disoccupazione italiano (19,7%) è il terzo più alto dopo Grecia e Spagna, dieci punti oltre la media europea (9,2%)”, si legge nel Rapporto: nella stessa fascia d’età, anche il tasso di NEET (chi non studia e non lavora) è il più alto d’Europa: 30,9%, media Ue 17,1%. Inoltre, il livello d’istruzione dei giovani italiani è molto basso: tra i 25 e i 29 anni solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea.  

Roma multietnica: raccontarla si può

8 Ottobre 2019 - Roma - «A Torpigna ci sono tre squadre che si sfidano: gli stranieri, gli hipster e i vecchi». Solo un ragazzo sveglio come Phaim Bhuiyan, che in uno dei quartieri più multietnici di Roma ci è nato e vissuto, poteva sintetizzare la vita reale dei giovani italiani di seconda generazione, scegliendo la strada del sorriso per raccontare la convivenza tra immigrati, giovani artisti modaioli e squattrinati, e sospettosi residenti storici. Lo hanno soprannominato il Nanni Moretti di Torpignattara, Phaim, 22 anni, che ha l’aria svagata e l’ironia surreale del regista romano e la pelle ambrata dei suoi genitori provenienti dal Bangladesh. Sarà lui stasera il protagonista di una serata evento, film più dibattito, a favore dell’integrazione attraverso il dialogo e la simpatia, una delle novità più significative presentate al 71° Prix Italia della Rai, dove abbiamo incontrato il giovanissimo regista. Alle 21.20, Rai 2 presenterà in prima visione Bangla, film prodotto da Fandango e Tim Vision che è stato un piccolo caso la primavera scorsa. Scritto, interpretato e diretto dal 22enne Phaim Bhuiyan, il film è stato premiato come “Commedia dell’anno” ai Nastri d’argento e racconta la storia, in parte autobiografica, dello stesso autore che si definisce «50 per cento bangla, 50 per cento italiano, 100 per 100 Torpigna». La borgata romana di Torpignattara, in cui è ambientata la pellicola, vede muoversi le vicende tragicomiche del giovane che si divide fra una famiglia musulmana perbene e tradizionalista, il lavoro da steward in un museo e la passione per la musica, e l’amore per Asia. Una ragazza italiana libera ed emancipata proveniente da una famiglia “bene”, libertaria, confusa e radical chic capitanata da Pietro Sermonti, padre divorziato. Un bacio fra i due crea un conflitto di coscienza nel giovane, che è musulmano praticante, e da una parte non vuole offendere i suoi principi morali e quelli della sua famiglia che lo vorrebbe vedere sposato a una ragazza del Bangladesh, dall’altra sente il desiderio di vivere un amore “integrato”, senza paura del futuro, come un ragazzo italiano qualsiasi. E uno spaccato del quartiere di Torpignattara, sarà protagonista della serata Bangla - Diario di un film che seguirà la proiezione, condotta da Andrea Delogu e dallo stesso Phaim Bhuiyan. Dal cinema Nuovo Aquila di Roma, si alterneranno, quindi, tante testimonianze della gente del quartiere: vecchi romani, maestre elementari che insegnano nelle classi multietniche, stranieri di prima e seconda generazione, l’imam di Centocelle Haj Ben Mohamed, la Piccola Orchestra di Torpignattara formata da ragazzi di diverse etnie e la mamma del regista protagonista anch’essa nel film. «Non mi aspettavo tutto questo» ci spiega sorridente Phaim, qui al suo primo film. «Ho iniziato come youtuber per gioco, poi ho un fatto percorso come videomaker autodidatta, girando videoclip per i rapper e le band punk rock. Di lì ho avuto la possibilità di vincere una borsa di studio allo Ied e di studiare videodesign e film making, dalla storia del cinema alla costruzione di una pellicola ». La passione per il cinema si sviluppa quindi all’università ma è la tv che lo scopre, grazie a un servizio girato per mostrare la realtá del suo quartiere, trasmesso dal programma Nemo di Rai 2. «Dopo quel servizio mi è stato proposto di fare il film» ci spiega con l’aria ancora incredula Phaim, che per soggetto ha deciso di raccontare se stesso, i sogni dei nuovi italiani divisi fra due mondi e la sua famiglia. «Papà e mamma arrivano dal Bangladesh, lui è venditore ambulante e lei domestica negli alberghi, e ho una sorella che vive a Londra – ci racconta il regista – Il problema della cittadinanza italiana solo a 18 anni? Spesso sembra quasi più un dibattito fra gli italiani che di noi figli di immigrati. Certo, può creare dei problemi burocratici, ma io credo che se tu nasci e cresci in una certa maniera, ti senti italiano a tutti gli effetti. Il problema ce l’ha chi è arrivato in Italia da adulto, poiché deve avere tre anni di lavoro con un contratto regolare. Sono difficoltà che ha vissuto la mia famiglia, ma i miei hanno lavorato tanto e ora hanno la cittadinanza». Già, ma il rapporto con la società italiana di questi nuovi italiani, non rischia di venire minato dalla campagna di odio dei populisti contro i migranti? «Nella grande metropoli è più facile integrarsi e crearsi un gruppo con cui stare bene. Nella scuola e più semplice perché non ci sono quelle distinzioni che si fanno da adulti, dove si va a stereotipare o categorizzare le persone. Nelle province è un po’ diverso, c’è una mentalità più chiusa – spiega Phaim –. In generale in Italia che c è molto analfabetismo funzionale, c’è molta ignoranza rispetto allo straniero e certi personaggi molto influenti riescono a condizionare tantissimo. L’unico modo per contrastare l’odio è far conoscere delle realtà. Per noi il fine del film era porre delle domande attraverso dei mondi che non erano mai stati rappresentati. Per questo stiamo pensando a una serie tv sempre su questi temi». Uno dei capitoli più delicati è quello dedicato alla religione e ai suoi precetti soprattutto sulla morale dei giovani. «Si parla di una famiglia molto osservante e di un ragazzo credente che vive in una società che è lontana dai suoi valori: questa è stata una delle parti più complicate in scrittura. Infatti ho parlato con l’imam per vedere se certe scene potessero dare fastidio – conclude il regista –. Abbiamo cercato di essere più sinceri possibili, di raccontare la verità». (Angela Calvini - Avvenire)    

Centro Astalli: “salvare vite umane torni ad essere priorità”

7 Ottobre 2019 - Roma - Il Centro Astalli esprime “profondo cordoglio e dolore” per le vittime dell’ultimo naufragio avvenuto davanti alle coste di Lampedusa.  Almeno 9 i morti, oltre 20 i dispersi, tra loro 8 sono bambini. Solo pochi giorni fa “ricordavamo le vittime di una delle più grandi tragedie del mare. Oggi ancora una volta piangiamo la morte di innocenti”, sottolinea il Centro Astalli in una nota evidenziando che “l’urgenza umanitaria che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo - di fatto derubricata a effetto collaterale di politiche di contenimento dei flussi - necessita di azioni che tutelino ogni donna, uomo, bambino migrante. Salvare vite umane torni ad essere priorità. Assicurare il diritto d’asilo oggi vuol dire: permettere a migranti forzati di arrivare in Europa senza rischiare la morte affidandosi a trafficanti e criminali attraverso vie legali di accesso; garantire operazioni di soccorso in mare per coloro che rischiano la vita in un naufragio; tornare ad applicare le convenzioni internazionali ratificate, e nei rapporti di politica estera anteporre sempre il rispetto dei diritti umani a qualunque altra valutazione”. Per il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti “il sangue di questi innocenti grida, non possiamo più rimanere indifferenti, perché la nostra indifferenza ormai si è fatta complice”. Da qui l’auspicio che “il Governo italiano e quello europeo mettano mano con urgenza al tema dei salvataggi in mare ridefinendo i termini di nuove missioni”.

Viminale: 7939 i migranti arrivati nel 2019 sulle nostre coste

7 Ottobre 2019 - Roma –  Secondo i dati, aggiornati a questa mattina, del Ministero dell’Interno,  in Italia sono arrivati, nel corso del 2019, 7939 migranti. Di questi 306 nei primi giorni di ottobre compresi i 22 superstiti del naufragio avvenuto in nottata al largo di Lampedusa. Rispetto agli anni scorsi, si è registrata una diminuzione delle persone arrivate in Italia via mare del 62,73% sul 2018 (furono 21.300) e del 92,58% sul 2017 (106.931). La maggioranza degli arrivi riguarda persone di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Pakistan (997, 13%), Costa d’Avorio (867, 11%), Algeria (778, 10%), Iraq (596, 7%), Sudan (344, 4%), Bangladesh (325, 4%), Iran (208, 3%), Guinea (188, 2%) e Marocco (152, 2%), a cui si aggiungono 1.252 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Oltre mille i  minori stranieri non accompagnati. Questo dato è aggiornato al 30 settembre.

Lampedusa: un nuovo naufragio davanti all’Isola

7 Ottobre 2019 -

Lampedusa - Un naufragio è avvenuto in nottata a poche miglia dalle coste di Lampedusa. Sul posto stanno operando le motovedette della Guardia costiera e della Guardia di finanza che hanno recuperato fino ad ora i cadaveri di due donne e 22 superstiti, già trasferiti in porto. Intanto i soccorritori hanno individuato altri 2 corpi al largo dell’isola. In corso le ricerche dei dispersi con l’impiego di unità aeronavali della Guardia Costiera e con una motovedetta della Guardia di Finanza. C’erano una cinquantina di migranti a bordo del barchino che è naufragato, in maggioranza tunisini e subsahariani. Secondo una prima ricostruzione, quando sono arrivate le motovedette per procedere al trasbordo i migranti si sono spostati tutti da un lato e, complice il mare mosso, hanno fatto ribaltare l’imbarcazione. Ci sarebbero anche 8 bambini tra i dispersi: secondo quanto si apprende: lo hanno raccontato i sopravvissuti agli uomini della Guardia costiera e della Gdf che li hanno soccorsi.

Ospedale Gemelli: oggi la presentazione di un ambulatorio per i migranti

4 Ottobre 2019 - Roma – Si Chiama “Prisma- Prevenzione e Salute per i MigrAnti” il progetto del Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma che sarò presentato oggi a Roma. Si tratta di un ambulatorio dedicato ai migranti e, più in particolare, ai richiedenti asilo e ai detentori di protezione internazionale, che fornisca servizi dedicati alla diagnosi, cura e alla riabilitazione, con un focus anche sulla prevenzione oncologica.  Accanto all’attività clinica il progetto prevede la formazione del personale medico e sanitario sui temi delle migrazioni, della salute dei migranti e delle competenze interculturali e la realizzazione di una ricerca, attraverso le “storie di salute” dei migranti, allo scopo di verificare e personalizzare l’attività medica e definire linee guida. I destinatari del nuovo ambulatorio, ubicato al settimo piano del Policlinico Gemelli (ala D), sono uomini, donne e bambini migranti, in particolare quelli più vulnerabili con disturbi post traumatici e psichiatrici, presenti sul territorio del Lazio. Alla presentazione interverranno, tra gli altri, Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica, e Giovanni Raimondi, presidente della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs, padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale della Santa Sede. Al termine l’inaugurazione del nuovo ambulatorio e la benedizione dei locali impartita da Mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica.  

Card. Bagnasco, “non è ancora decollata una politica europea sulla immigrazione, ma è decisiva”

4 Ottobre 2019 - Santiago de Compostela - “La situazione dei migranti e le difficoltà emerse in questi anni indicano che la via di uscita è quella di una politica dei migranti veramente europea che a nostro avviso non è ancora decollata forse perché non è chiara”. Così il card. Angelo Bagnasco, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, risponde ai giornalisti a Santiago de Compostela dove è iniziata ieri l’Assemblea plenaria del Ccee. “Si è passati da una certa indifferenza verso il processo immigratorio come se i Paesi sul Mediterraneo fossero gli unici deputati a gestire questa situazione, ad una fase di contributi economici che l’Unione europea ha dato ai Paesi di confine con il mare ma bisogna passare però ad una terza fase, decisiva che è quella di affrontare come si fa in famiglia e quindi insieme, una questione che comporta delle difficoltà oggettive. Insieme, non delegare. Mi pare da alcuni segnali ci si stia finalmente incamminando verso questa direzione”. Riguardo ai populismi che, strettamente legati ai flussi migratori, stanno dilagando in Europa, il cardinale ha risposto: “Questi fenomeni chiamano in causa la responsabilità di chi ha governato in questi anni nei singoli Paesi e a livello europeo. Mi pare ovvio che chi governa debba non solo registrare i fenomeni del proprio popolo ma debba interpretarli senza snobbarli perché mostrare sufficienza rispetto a ciò che emerge dalla storia non risolve il problema. Bisogna entrarci dentro, capire perché e affrontare il problema. Questo a nostro parere non è stato fatto e questi fenomeni sono cresciuti”. Per combattere questi fenomeni, “i vescovi come sempre rilanciano i principi fondamentali del Vangelo, e che il Papa ha riassunto in questi anni in due parole, accoglienza e integrazione, stando attenti che nessuna realtà sfrutti la disperazione di questa gente che cerca un futuro di giustizia e di pace. Nessuno deve sfruttare queste situazioni per altri interessi”. (Sir)  

Loreto: domenica il pellegrinaggio dei migranti “marchigiani”

3 Ottobre 2019 - Loreto - Un pellegrinaggio di un popolo variopinto di indiani, ucraini, latino-americani, nigeriani e romeni vestiti a festa con costumi e bandiere, denominato "Pellegrinaggio marchigiano dei migranti. Anche noi da Maria". Questa la scritta, a grandi caratteri, su un lunghissimo drappo arancione, che aprirà il corteo, domenica 6 ottobre (nel pomeriggio) con più di 300 pellegrini previsti a Loreto. È il loro incontro annuale con il santuario mariano, provenendo da tutte le Marche. Non mancherà il saluto di benvenuto del sindaco, Paolo Niccoletti e dell' arcivescovo Mons. Fabio Dal Cin. Portano con orgoglio la loro fede. Ma anche la loro identità, la loro originalità di uomini e donne venuti da altri orizzonti, per vivere nelle nostre Marche e farle vivere con il loro lavoro e dinamismo. Il vescovo emerito di Senigallia, Mons. Giuseppe Orlandoni, accompagna ogni anno questo pellegrinaggio multicolore. Segno concreto di una Chiesa, cioè di un popolo di Dio in cammino verso la nuova “terra promessa”. Sì, la fratellanza tra uomini, culture e lingue differenti. Commovente, come sempre, il loro passaggio nella santa Casa. Per ricordare, poi, nella celebrazione, tra canti e letture nelle diverse lingue, quanto Maria incoraggia il loro camminare, il loro “andare avanti”. La vita di un migrante è sempre una lotta e una danza, allo stesso tempo. Qualcosa di duro, ma anche di grande, che apre la mente e il cuore. Una processione di bambini accompagnati dai genitori, alla fine, riceverà una benedizione speciale dal Vescovo: piccoli volti, dai tratti somatici di ogni continente, l'Italia di domani. Un momento fraterno, festivo e conviviale, tra cibi orientali, latinoamericani e africani concluderà nei locali della Prelatura la giornata. Quasi un simbolo - a tavola - della società integrata che si vuole costruire insieme. Sotto lo sguardo di Maria. (p. Renato Zilio - Migrantes Marche)