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Lavoro: con il progetto “See me in” l’imprenditoria degli immigrati diventa più competitiva

14 Giugno 2019 - Roma - Le imprese già avviate da cittadini immigrati regolarmente stabiliti in Italia sono una componente strutturale importante del tessuto imprenditoriale italiano. Lo dimostrano i dati: 32 nuove imprese gestite da stranieri aperte ogni giorno in Lombardia, dove si concentrano il 20,3% delle attività imprenditoriali di questo tipo. In Italia si contano 600mila imprese, il 9,9% del totale alla fine del 2018. Di queste l’80% sono micro-imprese individuali. A questa vitalità spesso non corrisponde un’adeguata competitività per problemi linguistici e culturali e così il loro potenziale innovativo rimane spesso inespresso, limitandone lo sviluppo. Per colmare il divario è stato avviato il progetto “See me in”, finanziato con i fondi del programma europeo Interreg Central Europe, che fornisce alle imprese di immigrati (secondo la definizione dell’Unione europea “persona nata fuori dalla Ue che attualmente risiede legalmente in un Paese Ue) mezzi e strumenti per diventare più competitive sul mercato. Il progetto è coordinato dalla Fondazione Politecnico di Milano e comprende 10 partner provenienti da cinque diversi Paesi europei (Italia, Croazia, Slovenia, Ungheria e Germania), tra i quali, per l’Italia, il Comune di Milano e il Gruppo cooperativo Cgm. “Da tempo, in Italia, l’imprenditoria degli immigrati costituisce una quota significativa dell’offerta imprenditoriale e una componente rilevante del tessuto produttivo di particolari settori e dell’offerta di servizi delle nostre città – sottolinea Eugenio Gatti, direttore generale di Fondazione Politecnico di Milano -. Una loro maggiore integrazione nel tessuto produttivo può quindi contribuire a innalzare la competitività e la capacità di crescita dell’intera economia italiana”.  Il progetto “See me in” è iniziato nell’aprile del 2019 e durerà tre anni. È finanziato per 1,7 milioni di euro dal programma Interreg Central Europe 2014-2020.  

Io Accolgo: presentata ieri una nuova campagna

14 Giugno 2019 - Roma - Ma davvero l'Italia è diventata xenofoba, egoista, ringhiosa? In realtà esiste un Paese diverso, accogliente e solidale, che si rimbocca le maniche e non perde tempo a sbraitare sui social. Famiglie, associazioni, parrocchie, insegnanti, movimenti, enti locali, sindacati: una rete capillare, che ogni giorno produce coesione sociale, ma di cui si parla troppo poco. È proprio per dare voce e visibilità alle tante esperienze di solidarietà che 46 organizzazioni lanciano la campagna #IoAccolgo. Il via ieri mattina sulla scalinata di Piazza di Spagna, per un flash mob che ha usato le leggere coperte termiche dorate che i soccorritori distribuiscono ai migranti salvati dal mare: a indossarle oltre 200 persone che hanno trasformato la scalinata in una cascata d'oro. Mentre nella 'barcaccia', la fontana barocca di Piazza di Spagna, galleggiavano barchette costruite ripiegando pezzi delle stesse coperte. Del comitato promotore fanno parte ong grandi e piccole, realtà ecclesiali e associazioni laiche, tra cui Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cgil, Cir, Cnca, Sant'Egidio, Fcei, Focsiv, Finanza Etica, Migrantes, Forum Terzo settore, Gruppo Abele, Intersos, Legambiente, MSF, Oxfam, Save the children. Obiettivo di #IoAccolgo dunque è “far emergere la parte dell' Italia che valorizza la Costituzione, il principio dell' accoglienza e il dovere della solidarietà”, dichiara il responsabile immigrazione Arci Filippo Miraglia. Alla presentazione intervengono testimonial particolari. Come Leen Shahda, 28 anni, siriana, fuggita da Damasco grazie ai corridoi umanitari: “Sono arrivata tre anni fa, la guerra ha distrutto il mio futuro di ragazza. All' inizio ho trovato difficoltà con la lingua, la cultura, il cibo. Ma ce l'ho fatta. E mi piace anche la cucina italiana, anche troppo. Ho studiato all' università come mediatrice interculturale, ora l' Italia è il mio Paese”. Ibrahim, arrivato come minore non accompagnato dalla Sierra Leone, è stato accolto da una famiglia della rete Refugees Welcome Italia: “Nel centro di accoglienza a Crotone mi sentivo solo anche se eravamo in 500. Ora ho un posto che posso chiamare casa, ho una famiglia”. Berry, anche lui minorenne, ha fatto le medie in Italia, studia da mediatore, ma a ottobre si vedrà togliere il permesso di protezione umanitaria, diventerà irregolare e sarà espulso dal sistema di accoglienza pubblico come risultato della legge 132, il cosiddetto decreto sicurezza: “Vorrei solo un' opportunità per avere una mia vita e aiutare gli altri”. “Pensiamo che quest'Italia sia ancora oggi una maggioranza, ma una rappresentazione distorta fa sì che non sia visibile”, commenta Miraglia. Un' Italia lontana dai riflettori “che quotidianamente agisce per mitigare i danni di una legislazione, di politiche e comportamenti istituzionali che condannano i migranti a morire in mare, chiudono i porti, cancellano esperienze di accoglienza come gli Sprar”, sottolineano i promotori. Le organizzazioni di #IoAccolgo chiedono all' Unione europea un programma efficace di ricerca e salvataggio in mare, l' accoglienza delle persone bisognose di protezione, un' equa distribuzione dei richiedenti asilo tra i diversi Stati dell' UE. Adesioni possibili sottoscrivendo il manifesto sul sito www.ioaccolgo.it e rilanciarla sui social tramite l' hasthtag #IoAccolgo. (Luca Liverani – Avvenire)    

Venezuela: è di sei vittime il bilancio provvisorio del naufragio di una barca di profughi diretta a Curaçao

13 Giugno 2019 - Roma - Secondo fonti giornalistiche venezuelane sarebbero stati trovati senza vita i corpi di 6 migranti venezuelani (di cui uno identificato), che facevano parte di un gruppo di 32 profughi, salpati venerdì scorso dalle coste dello Stato venezuelano del Falcón con l’obiettivo di raggiungere l’isola di Curaçao (Antille Olandesi) e dispersi nel Mar dei Caraibi. Cinque naufraghi sarebbero invece stati tratti in salvo nell’isola. Si tratta, scrive il Sir,  del secondo naufragio in poche settimane sulla rotta tra le coste venezuelane e Curaçao: poche settimane fa si sono infatti registrati trenta dispersi. Altri e più frequenti casi si sono verificati sull’altra rotta, quella tra le coste nordorientali e l’isola di Trinidad, in Trinidad y Tobago. Secondo i più recenti dati forniti dall’UNHCR, sono 26mila attualmente i venezuelani che si trovano a Curaçao, 16mila ad Aruba, l’altra isola delle Antille Olandesi vicina alle coste del Paese sudamericano, e 40mila a Trinidad y Tobago.

Migrantes Piemonte Valle d’Aosta: “Pellegrini per la Pace” al Santuario Regina Pacis di Boves

13 Giugno 2019 - Cuneo - Una giornata di Pentecoste vissuta nell’incontro tra gruppi, paesi, lingue che si sono dati appuntamento per vivere una giornata di preghiera domenica 9 giugno 2019, presso il Santuario Regina Pacis, a Fontanelle di Boves (Cn), in occasione del “Pellegrinaggio dei popoli”, manifestazione annuale organizzata dal Coordinamento regionale Migrantes di Piemonte e Valle d’Aosta. Quest’anno l’incontro è stato ospitato nella Diocesi di Cuneo e organizzato dalla Migrantes di Cuneo. Giunto alla sesta edizione, il Pellegrinaggio ha coinvolto circa ottocento persone di diverse etnie provenienti dalle diocesi di Alba, Asti, Cuneo e Torino. “Pellegrini per la pace” è stato il tema della giornata, su cui i partecipanti hanno potuto riflettere e rivolgere le loro preghiere nei momenti dedicati: la mattina in tre diverse Vie Crucis e nella S. Messa celebrata a chiusura della manifestazione dal Vescovo di Asti Mons. Marco Prastaro, delegato regionale Migrantes. La giornata è stata anche occasione per condividere canti e balli tradizionali dei diversi paesi di provenienza dei pellegrini, nel parco adiacente il Santuario. “L’atmosfera che si è creata domenica ci riempie il cuore. Forse per merito del luogo e della disposizione del Santuario, i pellegrini erano stretti in un ‘abbraccio’ – afferma Don Giuseppe Costamagna, direttore della Migrantes di Cuneo a conclusione della manifestazione -. Un abbraccio che ricorda la Pentecoste e la Madonna”. A fare la loro parte sono stati anche i volontari e la comunità di Fontanelle che hanno partecipato all’organizzazione e agli eventi della manifestazione. “La banda del paese ha suonato per i pellegrini, il Rettore del Santuario, Don Giuseppe Panero, ha partecipato al Pellegrinaggio con grande coinvolgimento – continua Don Giuseppe Costamagna -. Domenica abbiamo potuto vivere la bellezza del sentirsi un’unica famiglia, nel rispetto delle diversità di ogni comunità”. L’esperienza di comunione vissuta domenica al Santuario di Fontanelle di Boves dimostra quanto sia opportuno e urgente concentrarsi, oltre le parole, nel promuovere momenti di condivisione e di preghiera tra sorelle e fratelli cristiani, anche migranti, come ha sottolineato Sergio Durando, direttore della Migrantes regionale al termine della Santa Messa in Santuario: “Tutti possiamo diventare operatori di pace, ogni giorno, per costruire comunità più unite, solidali e aperte. Il Pellegrinaggio si sta chiudendo, ma parte da Fontanelle di Boves un’onda di testimoni e portatori di pace che si propagherà nel tempo e nello spazio, a partire dai nostri ambienti di vita quotidiana”.  

Io accolgo: domani la presentazione della Campagna

12 Giugno 2019 - Roma - Dare visibilità a tutte quelle esperienze diffuse di solidarietà che contraddistinguono il nostro Paese: dalle famiglie che ospitano stranieri che non hanno più un ricovero alle associazioni che organizzano corridoi umanitari, dai tanti sportelli legali e associazioni di giuristi che forniscono gratuitamente informazioni e assistenza ai migranti a chi apre ambulatori in cui ricevere assistenza sanitaria gratuita e a chi coopera a livello internazionale per accompagnare le migrazioni forzate. È l’obiettivo della campagna ‘Io Accolgo’ che verrà presentata domani, giovedì 13 giugno in una conferenza stampa (presso l’Hotel delle Nazioni alle 12) da un ‘cartello’ di associazioni e movimenti. Tra i promotori anche la Fondazione Migrantes.  

Migranti venezuelani: preoccupazione organizzazioni religiose e umanitarie, preoccupazione per decisione Perù di aprire frontiera solo a chi è provvisto di visto umanitario

12 Giugno 2019 - Roma -  “Preoccupazione per la decisione adottata dal Perù lo scorso 6 giugno, la quale chiede alle persone venezuelane di esibire un visto umanitario per accedere al territorio peruviano”: viene espressa da un nutrito numero di organizzazioni ecclesiali e sociali di tutta l’America Latina, appartenenti al Gruppo di lavoro per la mobilità umana dei venezuelani. Una nota diffusa ieri mette in luce che il provvedimento, destinato a entrare in vigore a partire dal 15 giugno, “invece che essere di carattere umanitario, si trasformerà in una barriera inaccessibile” che impedirà l’ingresso in Perù a “una popolazione che ha diritto alla protezione internazionale”. Infatti, “questa nuova restrizione ha un impatto diretto sulla possibilità di accedere al diritto di chiedere e ricevere asilo da parte delle persone che forzatamente sono costrette a uscire dal Venezuela”. La nota ricorda che il provvedimento è già stato preso dal Cile lo scorso anno e si è risolto in un fallimento, visto che solo il 30% dei migranti venezuelani ha presentato la documentazione, mentre la maggioranza continua a entrare con il visto turistico. Le organizzazioni firmatarie della nota ricordano che “è totalmente contraddittorio affermare la violazione dei diritti umani che si vive nel territorio venezuelano e, al tempo stesso, chiudere le frontiere a questa popolazione”. Agli Stati le organizzazioni chiedono, sulla scorta delle indicazioni date dall’Onu attraverso l’UNHCR, di facilitare l’ingresso e la concessione di asilo ai venezuelani che continuano a lasciare il loro Paese. (Sir)  

Ancora partenze: 61 persone riportate in Libia

12 Giugno 2019 - Roma - Una sessantina di migranti, quasi tutti provenienti dal Sudan, sono stati recuperati ieri dalla Guardia costiera libica su un gommone alla deriva che si trovava a “92 miglia a nord-ovest di Khoms”, quindi a est di Tripoli. Lo riferisce un post pubblicato nel pomeriggio dalla pagina Facebook della Marina libica. I 61 migranti erano tutti uomini (49 i sudanesi) tranne una donna del Togo. In cinque hanno dichiarato di provenire dal Bangladesh e gli altri dal Benin (4), Ciad e Mali. L’intervento, innescato da “una richiesta di soccorso” lanciata dallo stesso gommone, è stato compiuto dalla motovedetta “Obari”. Dopo aver ricevuto “le necessarie cure umanitarie e mediche”, i migranti sono stati affidati al “centro di accoglienza” dell’Autorità per la lotta all’immigrazione illegale di “Souk al Khoms”, riferisce nella nota la Marina libica riferendosi implicitamente a una località situata un centinaio di chilometri in linea d’aria a est di Tripoli. Nonostante, infatti, il calo degli arrivi in Italia, e la riduzione drastica di navi civili di salvataggio, le partenze dalla Libia non si sono azzerate. Da inizio anno, infatti, a fronte di 2.144 arrivi sulle coste italiane via mare, altre 2.747 persone sono state intercettate e riportate in Libia dalla cosiddetta guardia costiera di Tripoli. Tra loro anche circa 270 bambini (dati ACNUR aggiornati al 10 giugno). Nei fatti, sono ad oggi di più le persone costrette a tornare nel Paese da cui cercano di fuggire, e dove sono in corso violenti scontri, nonostante tutte le organizzazioni internazionali abbiamo ormai formalmente dichiarato che la Libia non può essere considerato un porto sicuro.  

“Mediterraneo Requiem”: in memoria delle vittime del mare

11 Giugno 2019 - Roma - Il 24 giugno alle ore 21, nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma, verrà eseguito il Requiem di Fauré op.48 per soli, coro e pianoforte. L'evento - organizzato dal Comitato Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche e dal Teatro Baretti di Torino - intende offrire alla cittadinanza un momento di raccoglimento e riflessione sulla tragedia dei migranti che quotidianamente muoiono nei nostri mari. All’evento partecipano diversi cori provenienti da diverse città italiane.

Migrantes Tivoli: sabato la Festa dell’Integrazione

11 Giugno 2019 - Tivoli – L’Ufficio pastorale Migrantes della diocesi di Tivoli organizza anche quest’anno una festa dell’integrazione interculturale, che si terrà sabato prossimo nella parrocchia Santa Maria del Popolo di Villalba di Guidonia. Questa festa è un evento ecclesiale e cittadino che si propone come luogo di incontro, di conoscenza e di condivisione della ricchezza culturale tra i vari gruppi dei migranti presenti nel nostro tessuto comunitario e sociale insieme al popolo italiano che accoglie. Come nelle procedenti edizioni, la festa si svolgerà in tre momenti essenziali: un convegno, una celebrazione Eucaristica e una festa dei popoli. Quest’anno il convegno propone una riflessione sul tema “Migranti e Rifugiati: un’opportunità di arricchimento interculturale”; la Messa sarà il momento centrale della comunione in Cristo e sarà animata da varie espressioni liturgiche e dai canti delle comunità etniche; infine la serata sarà allietata con musiche, balli e gastronomia dei vari popoli. Con questo evento si mira a raggiungere alcuni degli obiettivi di cui la Migrantes si fa carico nel cammino della Chiesa. Innanzitutto sensibilizzare la comunità Cristiana affinché, anche la realtà del migrante, possa essere parte integrante di essa come occasione di comunione e di cattolicità senza dimenticare che essa rappresenta anche un significativo luogo di evangelizzazione. Dall’altra parte offrire ai migranti l’espressione di quella premura pastorale che la Chiesa, maestra in umanità, non può far mancare a nessuno dei figli di Dio; così pure la promozione di un’integrazione autentica come la definisce papa Francesco: “Il verbo integrare si traduce in aprire spazi di incontro interculturale, favorire l’arricchimento reciproco e promuovere percorsi di cittadinanza attiva”. Infatti, la promozione dell’integrazione è prima di tutto professare la nostra fede di essere Chiesa costituita da Cristo, il quale ci ha redenti “uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e ha fatto di noi” la sua Chiesa ( Apocalisse 5,9–10). Pertanto riconoscere la ricchezza reciproca, che siamo gli uni per gli altri, diventa esigenza primaria del nostro cammino ecclesiale. Questa festa è in effetti un’occasione per creare comunione attraverso quelle fraterne relazioni che permettono di vederci negli occhi come fratelli e di accoglierci come uomini e donne che amano la vita, la solidarietà e la voglia di stare insieme. Obiettivo dell’incontro è quello di abbassare il muro della diffidenza, della paura e dello sguardo dallo straniero. In questo modo ognuno porta lo zaino della vita, con l’esperienza del proprio vissuto e con il cuore che è abitazione di amicizia e di verità. Il difficile cammino dell’integrazione nasce dall’incontro, dalla stretta di mano, dal sorriso che offriamo come sincera volontà di stare insieme nella pace e nello scoprire che l’altro è dono, anzi perla preziosa che circonda come un diadema luminoso il cammino della mia vita. Le varie culture che ci contraddistinguono e che dipingono di speranza il nostro cammino di vita si devono trasformare in volani di progresso, volani di accesso e volani d’integrazione. È nella cultura che si superano i conflitti. È nella cultura che ci ritroviamo tutti, uomini e donne, in cerca di una civiltà dell’accoglienza, della reciproca responsabilità e dell’armoniosa convivenza. Nel contesto odierno in cui la realtà dell’immigrazione è diventata una delle maggiori sfide della società, la testimonianza della Chiesa può essere provvidenziale per non alimentare gli eccessi in un senso o in un altro ma portare la luce di Cristo che ci chiama alla fede, alla carità e alla speranza. (don Denis Kibangu Malonda - Direttore Ufficio Migrantes Tivoli)

Centro Astalli: dolore e cordoglio per le vittime di oggi davanti all’isola di Lesbo

11 Giugno 2019 - Roma – “Esprimiamo dolore e cordoglio per le vittime di questa ennesima tragedia in mare”. E’ quanto scrive in una nota il Centro Astalli commentando la notizia della morte di almeno 7 persone, in un naufragio nel mar Mediterraneo. Le vittime, due bambine, 4 donne e un uomo, viaggiavano su un barcone affondato questa mattina davanti alle coste dell’isola di Lesbo, in Grecia. Al momento dei soccorsi 57 migranti sono stati tratti in salvo dalla Guardia Costiera greca, intervenuta sul posto. “La perdita di queste vite umane – scrive il Centro Astalli - è prezzo troppo alto da pagare. La vita e la dignità delle persone non possono essere ignorate. Già vittime di guerre, violazioni dei diritti umani e disuguaglianze nei loro paesi, sono vittime anche dell’indifferenza e degli atteggiamenti di chiusura dei governi europei. Chiediamo nell’immediato operazioni di salvataggio coordinate che salvino chi è costretto a fuggire dalla guerra, l’attivazione di vie legali per chi ha diritto di chiedere asilo, visti e quote di ingresso che permettano di gestire in sicurezza i flussi migratori verso l’Europa”.