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Istat: rumeni e cinesi scelgono spesso nomi italiani

21 Dicembre 2020 - Roma - Si chiamano prevalentemente Adam, Amir e Rayan ma anche Matteo, Leonardo, Mattia e Alessandro i bambini stranieri nati da genitori residenti nel nostro Paese. Lo si evince dal Report sulla natalità e fecondità della popolazione residente in Italia elaborato dall’Istat. Anche per le bambine straniere il primato spetta a Sofia, come per la totalità delle nate residenti, seguito da Sara, Emma e Amira. Rispetto alla graduatoria generale, in quella dei nomi dei nati stranieri la variabilità è maggiore: i primi trenta nomi maschili e femminili coprono circa il 14% del totale dei nomi dei nati stranieri. Le preferenze dei genitori stranieri si differenziano a seconda della cittadinanza. Considerando le quattro cittadinanze per maggior numero di nati da genitori entrambi stranieri, si nota come la tendenza a scegliere per i propri figli un nome diffuso nel paese ospitante sia più spiccata per le comunità rumena e cinese. Così è frequente che i bambini rumeni si chiamino Luca, Matteo o Leonardo, ma anche David e Gabriel; i nomi delle bambine rumene sono Sofia, Sofia Maria, Maria, Emma e Arianna. I bambini cinesi si chiamano prevalentemente Leonardo e Alessio, ma anche Kevin, William e Justin; i nomi delle bambine cinesi sono Emily, Sofia, Elisa, Gioia e Chloe. I bambini albanesi iscritti in anagrafe per nascita più frequentemente si chiamano Aron, Noel, Liam e Kevin, ma anche Enea; il nome più diffuso tra le bambine è Aurora, seguito da Amelia, Emma, Noemi e Emily. Un comportamento opposto si riscontra per i genitori del Marocco, che prediligono per i loro figli nomi legati alle tradizioni del loro paese d’origine: soprattutto Amir, Adam, Rayan, Youssef e Jad e per i bambini, Amira, Sara, Nour, Jannat, e Lina per le bambine.    

Istat: Si riduce il contributo alla natalità dei cittadini stranieri

21 Dicembre 2020 - Roma  - Dal 2012 al 2019 diminuiscono i nati con almeno un genitore straniero (quasi 15 mila in meno) che, con 92.360 unità, costituiscono il 22% del totale dei nati, oltre 4.200 in meno solo nell’ultimo anno. Lo evidenzia il Report su Natalità e fecondità della popolazione residente in Italia elaborat dall’Istat. I nati da genitori entrambi stranieri, scesi per la prima volta sotto i 70 mila nel 2016 (69.379), sono 62.918 nel 2019 (15,0% sul totale dei nati), poco più di 2.500 nati in meno rispetto al 2018. Questo – spiega l’Istituto di Statistica italiano -  è anche l’effetto delle dinamiche migratorie nell’ultimo decennio. “Le grandi regolarizzazioni del 2002 hanno dato origine, negli anni 2003-2004, alla concessione di circa 650 mila permessi di soggiorno, in gran parte tradotti in un ‘boom’ di iscrizioni in anagrafe dall’estero (oltre 1 milione 100 mila in tutto), che ha fatto raddoppiare il saldo migratorio rispetto al biennio precedente. Le boomers, che hanno fatto il loro ingresso o sono ‘emerse’ in seguito alle regolarizzazioni – si legge nel Report -  hanno realizzato nei dieci anni successivi buona parte dei loro progetti riproduttivi nel nostro Paese, contribuendo in modo importante all’aumento delle nascite e della fecondità di periodo”. Ma le cittadine straniere residenti, che finora hanno parzialmente riempito i “vuoti” di popolazione femminile ravvisabili nella struttura per età delle donne italiane, stanno a loro volta “invecchiando”. La dinamica migratoria “si è attenuata con la crisi degli ultimi anni, pur restando positiva come avviene ormai da oltre venti anni”. In Italia, inoltre, sono sempre più rappresentate le comunità straniere caratterizzate da un progetto migratorio in cui le donne lavorano e mostrano minori livelli di fecondità. È il caso delle donne ucraine, moldave, filippine, peruviane ed ecuadoriane, che hanno alti tassi di occupazione, prevalentemente nei servizi alle famiglie. Anche per queste ragioni il contributo delle cittadine straniere alla natalità della popolazione residente “si va lentamente riducendo” sottolinea l’Istat: “si osservano due tendenze divergenti tra i nati in coppia mista e quelli con entrambi i genitori stranieri. I primi, passati da 23.970 del 2008 a 29.442 del 2019, presentano un andamento oscillante a partire dal 2010. I nati da genitori entrambi stranieri, dopo un incremento sostenuto fino al 2012, sono invece diminuiti di 16.976 unità nell’arco dei 7 anni. Il crescente grado di “maturità” dell’immigrazione nel nostro Paese, testimoniato anche dal notevole aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana, rende però sempre più complesso misurare i comportamenti familiari dei cittadini di origine straniera. Si riscontra, infatti, un numero rilevante di acquisizioni di cittadinanza proprio da parte di quelle collettività che contribuiscono in modo più cospicuo alla natalità della popolazione residente”. Lo scorso anno hanno acquisito la cittadinanza italiana 127.001 stranieri, il 12,9% in più rispetto all'anno precedente. Le donne sono 66.890, il 52,7% del totale, e, di queste, il 62,2% ha un’età compresa tra 15 e 49 anni. Le donne albanesi divenute italiane nel 2019 sono oltre 13 mila, quasi il 20% del totale; quelle marocchine circa 8.300 (12,5%) e quelle di origine rumena poco meno di 6 mila (8,9%). Nel complesso, queste collettività rappresentano oltre il 40% del totale delle acquisizioni di cittadinanza da parte di donne straniere nel 2019, con quote in età feconda rispettivamente pari a 62,4%, 55,8% e 65,8%.  Al Nord più di un nato su cinque ha genitori entrambi stranieri. Al primo posto tra i nati stranieri iscritti in anagrafe si confermano i bambini rumeni (12.215 nati nel 2019), seguiti da marocchini (8.687), albanesi (6.684) e cinesi (3.121). Queste quattro comunità rappresentano quasi la metà del totale dei nati stranieri (49,3%). L’incidenza delle nascite da genitori entrambi stranieri sul totale dei nati è notoriamente molto più elevata nelle regioni del Nord (21,2% nel Nord-est e 21,1% nel Nord-ovest) dove la presenza straniera è più stabile e radicata e, in misura minore, in quelle del Centro (17,4%); nel Mezzogiorno l’incidenza è molto inferiore rispetto al resto d’Italia (6,1% al Sud e 5,3% nelle Isole). Nel 2019 è di cittadinanza straniera un nato su quattro in Emilia-Romagna (25%), il 22% dei nati in Lombardia, circa un nato su cinque in Veneto, Liguria, Toscana e Piemonte. La percentuale di nati stranieri è decisamente più contenuta in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno, con l’eccezione dell’Abruzzo (10%). “L’impatto dei comportamenti procreativi dei cittadini stranieri – sottolia l’Istat - è più evidente se si estende l’analisi al complesso dei nati con almeno un genitore straniero, ottenuti sommando ai nati stranieri le nascite di bambini italiani nell’ambito di coppie miste. La geografia è analoga a quella delle nascite da genitori entrambi stranieri ma con intensità più elevate: in media nel 2019 ha almeno un genitore straniero oltre il 30% dei nati al Nord e il 25,5% al Centro; al Sud e nelle Isole le percentuali scendono a 9,5% e 8,7%. Le regioni del Centro-nord in cui la percentuale di nati da almeno un genitore straniero è più elevata sono Emilia-Romagna (34,6%), Lombardia (31,3%), Liguria (29,7%), Veneto (29,9%) e Toscana (28,7%). Considerando la cittadinanza delle madri, al primo posto si confermano i nati da rumene (15.630 nati nel 2019), seguono quelli da marocchine (11.078) e albanesi (8.425); queste cittadinanze coprono il 41,7% delle nascite da madri straniere residenti in Italia.  

Istat: invecchiamento della popolazione residente in Italia rallentato dalla presenza di stranieri più giovani

16 Dicembre 2020 -

Roma - “La più giovane struttura per età della popolazione straniera rallenta il processo di invecchiamento della popolazione residente in Italia”. È quanto certifica l’Istat, diffondendo i dati definitivi 2018 e 2019 del “Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni”.

L’età media degli stranieri è più bassa di 11,5 anni rispetto a quella degli italiani (34,7 anni contro 46,2 anni nel 2019). Anche il numero di persone che raggiungono l’età da lavoro è superiore rispetto a coloro che stanno per ritirarsi dal lavoro. A beneficiare della più giovane struttura per età degli stranieri sono soprattutto le due ripartizioni del Nord Italia dove si registrano i più bassi valori dell’età media e dell’indice di vecchiaia, nonché le percentuali più alte di bambini in età 0-4 anni (circa il 7%).

Stando ai dati diffusi, la struttura per genere della popolazione residente in Italia si caratterizza per una maggiore presenza di donne. Nel 2019 le donne sono 30.591.392 – il 51,3% del totale – e superano gli uomini di 1.541.296 unità. Anche tra gli stranieri prevalgono di poco le donne. Il genere non costituisce un elemento di differenziazione tra italiani e stranieri, in quanto in entrambi i casi le donne prevalgono, pressoché della medesima entità (51,7% nella popolazione straniera e 51,2% per quella italiana).

Istat: In Italia presenti 194 nazionalità

13 Luglio 2020 - Roma - Al 31 dicembre 2019 si contano in Italia 194 differenti cittadinanze, quasi 50 con almeno 10 mila residenti. La graduatoria delle prime cinque cittadinanze resta stabile nel tempo, con le cittadinanze romena (1 milione 208 mila), albanese (441 mila), marocchina (432 mila), cinese (305 mila) e ucraina (240 mila) a rappresentare da sole quasi il 50% del totale degli stranieri residenti. Lo si evince dalla lettura del Bilancio Demografico Nazionale diffuso oggi dall’Istat. La distribuzione per sesso delle prime 10 cittadinanze registra differenze tra uomini e donne. Mentre le prime tre cittadinanze più numerose si confermano nei primi posti per entrambi i sessi (romena, albanese e marocchina), a partire dal quarto posto si rilevano differenze nella composizione con l’emergere dei cinesi per il genere maschile (6,0%) e delle ucraine per quello femminile (6,8%). Sempre secondo il report dell’Istituto di Statistica Italiano dopo la flessione registrata nel biennio precedente, nel 2019 aumentano i cittadini divenuti italiani per acquisizione della cittadinanza: se ne contano 127 mila, 24 ogni mille stranieri, il 13% in più rispetto al 2018. Dal 2015, complessivamente i “nuovi cittadini italiani” sono stati oltre 766 mila, valore di poco inferiore alla perdita di popolazione di cittadinanza italiana negli stessi anni. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 600 mila unità, fa notare l’Istat. I nuovi cittadini italiani sono prevalentemente donne (52,7%) e risiedono per il 65,4% nel Nord. In rapporto alla popolazione straniera residente 27,7 persone su mille del Nord-est sono diventate italiane, solo il 15,7 per mille nelle Isole.

Istat: stabili gli iscritti in anagrafe dall’estero

13 Luglio 2020 - Roma - Le iscrizioni dall’estero nel 2019 ammontano a 333.799, solamente lo 0,4% in più rispetto al 2018. Aumenta invece il numero delle persone che si trasferiscono all’estero: nel 2019 i cancellati per l’estero sono stati 182.154, il 16,1% in più rispetto all’anno precedente. Il saldo migratorio con l’estero si è quindi ridotto a 152 mila unità nel 2019. Gli iscritti in anagrafe provenienti da un Paese estero sono soprattutto cittadini stranieri (78,2%); aumenta, tuttavia, il numero di italiani che rientra dopo un periodo di emigrazione all’estero (sono 73 mila nel 2019, 26 mila unità in più rispetto al 2018). Il dato è stato fornito oggi dall’Istat nel report del Bilancio demografico nazionale 2019. Le persone che lo scorso anno hanno lasciato il nostro Paese per trasferirsi all’estero sono 182 mila, con un aumento di 25 mila unità rispetto al 2018. Tra questi, la componente dovuta ai cittadini stranieri è cresciuta del 39,2% rispetto all’anno precedente e ammonta a 56 mila cancellazioni. Prosegue, inoltre, l’aumento dell’emigrazione di cittadini italiani: si sono trasferiti all’estero in 126 mila con un incremento dell’8,1% rispetto al 2018. Va considerato che, tra gli italiani che trasferiscono all’estero la loro residenza, una quota è da imputare ai cittadini in precedenza stranieri che, una volta acquisita la cittadinanza italiana, decidono di emigrare in Paesi terzi o di fare ritorno nel luogo di origine. Una tendenza che negli ultimi anni sta acquistando sempre più consistenza: nel 2018, le emigrazioni di questi "nuovi" italiani ammontavano a circa 35 mila (30% degli espatri, +6% rispetto al 2017).

Istat: l’incidenza della povertà assoluta tra i migranti è pari al 26,9%

16 Giugno 2020 - Roma - L’incidenza della povertà assoluta tra i migranti residenti in Italia è pari al 26,9%. Il dato è fornito dall’Istat che oggi ha pubblicato le statistiche sulla povertà. Per l’Istituto di ricerca italiano  in Italia sono quasi 1,7 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta con una incidenza pari al 6,4% (7,0% nel 2018), per un numero complessivo di quasi 4,6 milioni di persone (7,7% del totale, 8,4% nel 2018). Gli stranieri in povertà assoluta sono quasi un milione e 400mila, con una incidenza pari al 26,9%, contro il 5,9% dei cittadini italiani. L’incidenza di povertà assoluta è pari al 22% (25,1% nel 2018) per le famiglie con almeno uno straniero (24,4% per le famiglie composte esclusivamente da stranieri) e al 4,9% per le famiglie di soli italiani. La criticità per le famiglie con stranieri – spiega l’Istat - è più sentita nei piccoli comuni. Le famiglie in povertà con stranieri dove sono presenti minori mostrano valori pari al 27% (282mila), quelle di soli stranieri sono invece il 31,2%, ossia un valore cinque volte superiore a quello delle famiglie di soli italiani con minori (6,3%). Nel Mezzogiorno la stessa incidenza sale al 36,8% per le famiglie con stranieri dove sono presenti minori, contro il 10,6% delle famiglie di soli italiani con minori. A livello territoriale, l’incidenza più elevata si registra nel Mezzogiorno, con quote di famiglie con stranieri in povertà circa quattro volte superiori a quelle delle famiglie di soli italiani (rispettivamente 32,1% e 7,4%).

Istat: retribuzioni molto più basse per i dipendenti nati all’estero

9 Dicembre 2019 - Roma - Nel 2017, il 17% circa delle posizioni lavorative è stato occupato da lavoratori nati all’estero, la maggior parte dei quali (71% circa) nata in paesi extra-europei. Il differenziale retributivo dei lavoratori nati all’estero rispetto a quelli nati in Italia è negativo e più ampio per i lavoratori nati nei paesi extra-europei (-13,2%) rispetto a quello dei lavoratori nati in paesi europei (-9,4%). E’ quanto emerge dal Report Istat sui differenziali retributivi nel nostro Paese. Nelle posizioni lavorative occupate dalle persone nate all’estero, si legge nel Report diffuso oggi, la variabilità retributiva interna è più bassa di quella delle posizioni occupate da lavoratori nati in Italia. La differenza rispetto ai nati in Italia è più marcata con riferimento al livello retributivo del nono decile, ossia alla retribuzione percepita dal 10% delle posizioni lavorative con retribuzione oraria più elevata. A fronte di 21,93 euro orarie percepite dai nati in Italia, il nono decile fa registrare 15,08 euro per i nati fuori dall’Italia con un differenziale negativo pari al -31% circa. Il 10% delle posizioni occupate da lavoratori nati fuori dall’Italia con retribuzione più bassa (primo decile), invece, hanno una retribuzione oraria fino a euro 7,56 (e gli italiani fino a 8,17 con un differenziale pari al -7,5%). Per quanto riguarda le caratteristiche aziendali, i lavoratori nati all’estero, si legge ancora nel Report Istat,  sono più̀ concentrati in imprese che hanno la sede nel Nord-est (30,4% rispetto al 22,6% degli italiani) e nel Nord-ovest (34,0% rispetto al 30,8% dei nati in Italia); nelle imprese medio-piccole (fino a 49 dipendenti) e nei settori Attività di servizi di alloggio e ristorazione, e di Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese. Relativamente alle caratteristiche del rapporto di lavoro e del lavoratore, rispetto alle posizioni lavorative occupate da lavoratori nati in Italia, quelle occupate da persone nate all’estero sono prevalentemente concentrate nella qualifica di operaio (85% circa rispetto al 57% dei nati in Italia), a bassa anzianità lavorativa ossia inferiore a 5 anni (81% rispetto al 63,6%), tra gli uomini (63,2% contro il 58,1%), prevalentemente con istruzione primaria e secondaria (istruzione terziaria per il 7,2% delle posizioni lavorative straniere versus il 14,6% circa degli italiani) e con meno di 49 anni. Inoltre per i nati fuori dall’Italia si ha una maggiore incidenza dei contratti a tempo determinato (45,2% rispetto al 32,4% degli italiani) e a tempo parziale (quasi 36% rispetto al 30,8%). Per i lavoratori nati all’estero rispetto a quelli nati in Italia, il differenziale delle retribuzioni e la variabilità retributiva, sono più ridotti per le categorie con retribuzioni orarie più basse, in particolare per le femmine, i giovani, i lavoratori con contratto a tempo parziale o a tempo determinato e gli occupati in imprese di medio-piccole dimensioni. Relativamente all’input di lavoro, le ore retribuite sono sempre decisamente inferiori per i lavoratori nati all’estero rispetto a quelli nati in Italia.

ISTAT: attori istituzionali e dati sulla presenza degli stranieri in Italia

6 Dicembre 2019 - Roma - Al 31 dicembre 2018 sono 5.255.503 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe e rappresentano l’8,7% del totale della popolazione residente. Nel 2018 sono diminuiti gli ingressi di cittadini non comunitari rispetto all’anno precedente: -7,9%. A diminuire sono stati soprattutto i permessi per richiesta di asilo: -41,9%. Al 1° gennaio 2018 risiedono nel nostro Paese oltre un milione 340 mila persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana; di questi circa un milione e 97 mila (81,6%) erano precedentemente stranieri non comunitari. La propensione agli spostamenti interni degli stranieri è più del doppio di quella dei cittadini italiani. Di dati, fonti e temi dell’immigrazione si parlerà martedì 10 dicembre, alle 9.30, nell’ambito del convegno scientifico “L’immigrazione in Italia: i dati e gli attori istituzionali”, presso l’Aula Magna dell’Istat, via Cesare Balbo 14. La complessità del fenomeno migratorio e la sua natura multidimensionale pongono sfide continue a chi, come l’Istat, è impegnato da oltre 30 anni nella misurazione della presenza immigrata nel nostro Paese, in stretta collaborazione con i Ministeri e le altre amministrazioni competenti. In una fase come quella attuale, caratterizzata sia dal radicamento dei flussi migratori del passato, sia dal fronteggiamento di nuove e diverse tipologie di migrazioni, emerge – si legge in una nota dell’Istat  -  ancora più forte l’esigenza di disporre nel nostro Paese di un sistema informativo sistematico ed integrato in grado di monitorare efficacemente il fenomeno migratorio in tutti i suoi molteplici aspetti economici e sociali. A tal fine l’Istat, il Ministero del Lavoro e l’Università di Tor Vergata, con l’Italian Centre for International Development, organizzano un convegno che riunisce i principali attori istituzionali coinvolti nel monitoraggio della presenza straniera nel nostro Paese, con lo scopo di identificare i gap informativi e stabilire una strategia comune, sfruttando e potenziando ulteriormente la rete istituzionale già esistente. La sessione pomeridiana ha come focus la presentazione dei principali risultati dell'Accordo tra Istat e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I lavori realizzati nel corso dei due anni di durata dell'Accordo sono introdotti da una relazione che contestualizza la situazione italiana nel più ampio quadro europeo. Tra gli interventi: Gian Carlo Blangiardo, Presidente Istat, Tatiana Esposito, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Carla Di Quattro, Ministero dell’Interno, Gianna Barbieri, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Furio Camillo Rosati, Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", Livia Ortensi, Fondazione ISMU, Annamaria Palmieri, Assessore all’Istruzione e alla Scuola Comune di Napoli, Salvatore Strozza, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Oliviero Forti, Caritas, Delfina Licata della Fondazione Migrantes, Giuseppe Folloni, Università di Trento, Corrado Bonifazi, Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali – CNR, Andrea De Bonis, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – UNHCR.    

Istat: flessione per le acquisizioni di cittadinanza

18 Ottobre 2019 - Roma - I cittadini stranieri che nel 2018 hanno acquisito la cittadinanza italiana sono 112.523, di cui 103.478 originari di un Paese non comunitario. Rispetto al 2017, si è registrata una flessione del 23,8%, in controtendenza rispetto alla continua crescita degli ultimi anni, che ha riportato il valore su un livello vicino a quello del 2013. E’ quanto emerge dal Report “Cittadini non comunitari in Italia” realizzato dall’Istat. A subire il calo più consistente rispetto all’anno precedente sono state le acquisizioni per residenza e quelle per trasmissione dai genitori; per queste due modalità la diminuzione è evidente sia in termini assoluti (-21 mila e -14 mila circa) che percentuali (-37,2% e -31,9%). Il primato delle acquisizioni per residenza e trasmissione resta alle regioni del Nord. Crescono, anche se di poco, i procedimenti per matrimonio (+2 mila, +8,8%). Grazie all’integrazione di nuove fonti disponibili, dal 2016 – sottolinea l’Istat - è possibile individuare anche coloro divenuti italiani per ius sanguinis (per discendenza), ovvero nati all’estero da padre o madre di origine italiana. Si tratta di un collettivo in crescita: nel 2016 erano circa 7 mila individui - pari al 3,8% di tutte le acquisizioni di cittadini non comunitari - saliti a 8.211 nel 2017 (6,1% del totale) che nel 2018 sfiorano le 9 mila unità (8,6% del totale). L’acquisizione per ius sanguinis è particolarmente rilevante nelle regioni del Mezzogiorno che in passato hanno dato luogo a consistenti flussi di emigrazione verso l’estero. I procedimenti per discendenza rappresentano la maggior parte delle acquisizioni in Calabria, Molise, Basilicata e Campania. Complessivamente per il Sud si registra una lieve variazione positiva rispetto al 2017. Queste dinamiche – scrive l’Istat - si riflettono sulla struttura per età di coloro che acquisiscono la cittadinanza italiana. Il calo delle acquisizioni per trasmissione dai genitori ed elezione al 18° anno di età ha comportato un calo nella classe d’età più giovane, che dal 2013 ha sempre avuto un peso relativo superiore al 40% mentre nel 2018 è inferiore al 36%. Sono prevalentemente le donne ad aver acquisito la cittadinanza nel 2018 (53,6% del totale). In particolare, nel caso del matrimonio, su 100 acquisizioni 85 riguardano donne, le quali nel 38,4% dei casi divengono italiane con questa modalità. Gli uomini ottengono invece la cittadinanza italiana principalmente per residenza (58%). Anche nel 2018, in linea con gli anni precedenti sebbene con valori assoluti decisamente ridotti, il numero maggiore di acquisizioni riguarda albanesi (21.841) e marocchini (15.496), collettività storicamente presenti sul nostro territorio e che coprono più del 36% delle acquisizioni di cittadinanza nell’anno. Tuttavia, tra il 2017 e il 2018 per la comunità marocchina il calo delle acquisizioni di cittadinanza è ben superiore alla media ((-31,6% contro -23,8%). Al terzo posto si collocano ormai stabilmente i cittadini di origini brasiliane (+7,3% tra 2017 e 2018). Nel 67,6% dei casi si è trattato di acquisizioni avvenute per ius sanguinis. Al 1° gennaio 2018 risiedono nel nostro Paese oltre un milione 340 mila persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana; di questi circa un milione e 97 mila (81,6%) erano precedentemente stranieri non comunitari, donne nel 52,6% dei casi. L’acquisizione della cittadinanza riguarda in particolare alcune collettività come quella albanese e quella marocchina mentre per altre il numero è molto contenuto: è il caso – ad esempio - dei cinesi. Le motivazioni alla base del diverso comportamento sono molteplici; un peso rilevante lo ha la durata della presenza, specie nel caso di acquisizione per residenza che, per i cittadini non comunitari, prevede almeno dieci anni di permanenza nel nostro Paese. Inoltre, il mancato riconoscimento della doppia cittadinanza da parte dei paesi di origine può scoraggiare gli immigrati dall’acquisire la cittadinanza italiana. I residenti che hanno ottenuto la cittadinanza sono nel 16,8% dei casi marocchini e nel 15,5% albanesi. In particolare, per ogni 100 stranieri marocchini ci sono 44 italiani di origine marocchina; per ogni 100 albanesi 38 italiani di origine albanese. Marocchini e albanesi rappresentano rispettivamente il 12,3% e l’11,6% degli stranieri residenti, ma considerando la popolazione di origine straniera (stranieri residenti + italiani per acquisizione) rappresentano circa il 13%. A seguire ci sono gli originari dell’India e del Pakistan. Per i cinesi, all’opposto, risulta molto bassa la propensione ad acquisire la cittadinanza italiana. I minorenni sono circa 257 mila, il 23,5% di tutti i residenti che hanno acquisito la cittadinanza. Il 78,8% è nato nel nostro Paese. Il 20,4% dei nuovi cittadini lo è diventato a seguito di matrimonio con un italiano. La quota più elevata di nuovi cittadini per matrimonio riguarda gli originari della Federazione Russa (44%), la più bassa gli individui provenienti da Pakistan e India. I nuovi cittadini italiani si concentrano soprattutto nelle regioni del Centro-nord, come Lombardia (24,5%), Veneto (12,1%) Piemonte (11,6%) ed Emilia Romagna (11,4%). Rapportando i nuovi cittadini agli stranieri emerge che nel Nord-ovest ci sono quasi 34 cittadini per acquisizione ogni 100 stranieri residenti, nel Nord-est 36, nel Centro 26, nel Mezzogiorno 22. Tra le regioni che ospitano almeno 10 mila residenti stranieri il massimo si tocca in Piemonte - oltre 50 nuovi cittadini ogni 100 residenti - il minimo in Campania (14 ogni 100).