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Papa Francesco prega per gli artisti che hanno capacità di creatività

27 Aprile 2020 - Città del Vaticano – “Preghiamo oggi per gli artisti, che hanno questa capacità di creatività molto grande e per la strada della bellezza ci indicano la strada da seguire. Che il Signore ci dia a tutti la grazia della creatività in questo momento”. Papa Francesco introduce così la Santa Messa da Casa Santa Marta celebrata questa mattina. Il pontefice, commentando il Vangelo odierno evidenzia come corregge il cammino dei suoi discepoli e delle persone che avevano preso una strada più mondana che evangelica, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Per il papa questo succede anche a noi quando ci allontaniamo dalla strada del Vangelo e perdiamo la memoria del primo entusiasmo per la parola del Signore”. Il Signore – ha detto Papa Francesco - “fa tornare sempre al primo incontro, al primo momento in cui ci ha guardato e ha fatto nascere dentro di noi la voglia di seguirlo”, e in fondo lo fa anche dopo la Resurrezione, quando dice alle donne di dire ai discepoli di andare in Galilea, dove lo troveranno”. La Galilea è “dove è cominciato tutto” e tutti noi dobbiamo tornare là, nella nostra Galilea. Quindi la preghiera al Signore affinché ci faccia tornare sempre alla prima chiamata, al primo momento, perché avremo sempre la tentazione di allontanarci”.

R.Iaria

Il Papa prega per chi è triste a causa di questa crisi, ma Gesù è sempre accanto a noi

26 Aprile 2020 -

Città del Vaticano - Nella Messa a Santa Marta, Francesco prega per quanti sono pieni di tristezza perché sono soli o senza lavoro e non sanno come mantenere la famiglia a causa delle conseguenze della pandemia. Nell'omelia, ricorda che Gesù cammina sempre accanto a noi, anche nei momenti bui

VATICAN NEWS Francesco ha presieduto la Messa a Casa Santa Marta nella III Domenica di Pasqua. Nell’introduzione rivolge il suo pensiero a quanti sono afflitti dalla tristezza nel tempo della pandemia: "Preghiamo oggi, in questa Messa, per tutte le persone che soffrono la tristezza, perché sono sole o perché non sanno quale futuro le aspetta o perché non possono portare avanti la famiglia perché non hanno soldi, perché non hanno lavoro. Tanta gente che soffre la tristezza. Per loro preghiamo oggi". Nell’omelia, il Papa ha commentato il Vangelo odierno (Lc 24, 13-35) che racconta l’incontro di Gesù risorto con i discepoli di Emmaus e di come questi abbiano riconosciuto il Signore nello spezzare il pane. Il cristianesimo - ha detto il Papa - è un incontro con Gesù, il cristiano è uno che si lascia incontrare dal Signore. Noi siamo nati con un seme di inquietudine, anche senza saperlo: il nostro cuore ha sete dell’incontro con Dio, lo cerca, tante volte per strade sbagliate. E Dio ha sete di incontrarci, a tal punto che ha inviato Gesù per incontrarci, per venire incontro a questa inquietudine. Nel Vangelo vediamo che Gesù rispetta il nostro cammino, segue i nostri tempi, è il Signore della pazienza, cammina accanto a noi, ascolta le nostre inquietudini, le conosce. A Gesù piace sentire come noi parliamo. Non accelera il passo: è la sua pazienza. Gesù va al passo della persona più lenta. Gesù ascolta, poi risponde, spiega, fino al punto necessario. Noi incontriamo Gesù lungo tutto il nostro cammino anche nei nostri momenti bui: ci accompagna perché ha voglia di incontrarci. Per questo diciamo che il nocciolo del cristianesimo è l’incontro con Gesù. Alcuni incontrano Gesù senza accorgersene. La vita della grazia inizia quando incontriamo Gesù. Il Signore - è la preghiera conclusiva del Papa - ci dia la grazia di incontrarlo e sapere che cammina con noi in tutti i momenti: è il nostro compagno di pellegrinaggio. (VaticanNews)

Papa Francesco prega per coloro che svolgono servizi funebri

25 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Il papa prega per coloro che svolgono servizi funebri. “Preghiamo insieme oggi per le persone che svolgono servizi funebri. È tanto doloroso, tanto triste quello che fanno, e sentono il dolore di questa pandemia così vicino. Preghiamo per loro”, ha detto nell’introduzione della messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Papa ha parlato, poi, nell’omelia, della testimonianza cristiana partendo dal Vangelo odierno che racconta dell’apparizione di Gesù ai discepoli e ala sua esortazione ad andare in tutto il mondo per proclamare il Vangelo a ogni creatura. E’ la “missionarietà della fede. La fede, o è missionaria o non è fede”, ha detto papa Francesco sottolineando che “la fede non è una cosa soltanto per me, perché io cresca con la fede: questa è un’eresia gnostica. La fede sempre ti porta a uscire da te. Uscire. La trasmissione della fede; la fede va trasmessa, va offerta, soprattutto con la testimonianza”. La fede “necessariamente ti porta fuori, ti porta a darla, perché la fede va trasmessa essenzialmente. Non è quieta”, ha sottolineato ancora Papa Francesco: “la fede sociale, è per tutti” e questo “non vuol dire fare proselitismo, come se io fossi una squadra di calcio che fa proselitismo o fossi una società di beneficenza. No, la fede è ‘niente proselitismo’” ma “far vedere la rivelazione, perché lo Spirito Santo possa agire nella gente con la testimonianza, e come testimone con servizio”. Per il papa la fede “va trasmessa, ma non per convincere” ma per “offrire un tesoro”.

R.Iaria

   

Papa Francesco prega per gli insegnanti

24 Aprile 2020 - Città del Vaticano – “Preghiamo oggi per gli insegnanti che devono lavorare tanto per fare lezioni via internet e altre vie mediatiche e preghiamo anche per gli studenti che devono fare gli esami in un modo nel quale non sono abituati. Accompagniamoli con la preghiera”. Ha pregato così Papa Francesco introducendo la liturgia eucaristica mattutina a Casa Santa Marta. Nell’omelia il papa, commentando il bravo evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha evidenziato la vicinanza di Gesù alla gente e il suo costante insegnamento ai discepoli con l’invito a essere vicini al popolo di Dio. “Una delle cose che Gesù amava di più era essere con la folla perché anche questo è un simbolo dell’universalità della redenzione. E una delle cose che più non piaceva agli apostoli era la folla perché a loro piaceva stare vicino al Signore, sentire il Signore, sentire tutto quello che il Signore diceva”, ha detto il Papa aggiungendo che “il popolo di Dio stanca il pastore, stanca: quando c’è un buon pastore si moltiplicano le cose, perché la gente va sempre dal buon pastore per un motivo, per l’altro”. Gesù oggi dice agli apostoli “Dategli voi da mangiare”. Sono i pastori che devono rispondere ai bisogni del popolo di Dio. Il potere del pastore è “il servizio, non ha un altro potere e quando sbaglia su un altro potere si rovina la vocazione e diventano, non so, gestori di imprese pastorali ma non pastore”, ha detto Papa Francesco sottolineando che la “struttura non fa pastorale: il cuore del pastore è quello che fa la pastorale. E il cuore del pastore è quello che Gesù ci insegna adesso. Chiediamo oggi al Signore per i pastori della Chiesa perché il Signore gli parli sempre, perché li ama tanto: ci parli sempre, ci dica come sono le cose, ci spieghi e soprattutto ci insegni a non avere paura del popolo di Dio, a non avere paura di essere vicini”.

R.Iaria

Papa Francesco prega per le famiglie in difficoltà

23 Aprile 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco questa mattina ha pregato per le famiglie in difficoltà soprattutto in questo tempo di emergenza sanitaria. “In tante parti si sente uno degli effetti di questa pandemia: tante famiglie che hanno bisogno, fanno la fame e purtroppo li aiuta il gruppo degli usurai. Questa è un’altra pandemia. La pandemia sociale: famiglie di gente che ha un lavoro giornaliero o purtroppo un lavoro in nero che non possono lavorare e non hanno da mangiare … con figli. E poi gli usurai gli prendono il poco che hanno. Preghiamo. Preghiamo per queste famiglie, per quei tanti bambini di queste famiglie, per la dignità di queste famiglie e preghiamo anche per gli usurai: che il Signore tocchi il loro cuore e si convertano”, ha detto il pontefice introducendo la messa mattutina a Casa Santa Marta. Papa Francesco inizia la sua riflessione, nell’omelia, dal rimprovero che Pietro e i discepoli fanno ai capi dei sacerdoti che li intimavano e volevano proibire loro di insegnare al popolo. E la risposta di Pietro e degli altri apostoli è chiara: loro volevano obbedire a Dio piuttosto che agli uomini e accusando loro di aver ucciso Gesù. Il papa si chiede come Pietro è arrivato a questo coraggio e franchezza lui che lo aveva rinnegato. Pietro che “poteva arrivare a dei compromessi e dire ai sacerdoti: ‘Ma state tranquilli, noi andremo, parleremo un po’ con un tono più basso, non vi accuseremo mai in pubblico, ma voi lasciateci in pace … ‘, e arrivare a dei compromessi. Nella storia, la Chiesa ha dovuto fare questo tante volte per salvare il popolo di Dio. E tante volte, anche lo ha fatto per salvare se stessa - ma non la Santa Chiesa! - fino ai dirigenti. I compromessi possono essere buoni e possono essere cattivi. Ma loro potevano uscire dal compromesso? No, Pietro ha detto: ‘Niente compromesso. Voi siete i colpevoli’, e con questo coraggio”. Gesù ha pregato per Pietro. E Gesù prega per noi, “prega davanti al Padre. Noi siamo abituati a pregare Gesù perché ci dia questa grazia, quell’altra, ci aiuti, ma non siamo abituati a contemplare Gesù che fa vedere al Padre le piaghe, a Gesù, l’intercessore, a Gesù che prega per noi. E Pietro è stato capace di fare tutta questa strada da codardo a coraggioso con il dono dello Spirito Santo grazie alla preghiera di Gesù”. “Che il Signore – ha concluso il papa - ci insegni a chiedergli la grazia di pregare per ognuno di noi”.

R.Iaria

Papa Francesco prega per l’Europa unita nello spirito dei padri fondatori

22 Aprile 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco prega per l’Europa unita nello spirito dei padri fondatori. “In questo tempo nel quale è necessaria tanta unità tra noi, tra le nazioni, preghiamo oggi per l’Europa, perché l’Europa riesca ad avere questa unità, questa unità fraterna che hanno sognato i padri fondatori dell’Unione Europea”, ha detto il papa introducendo la messa mattutina a Casa Santa Marta. E parlando del bravo evangelico sul dialogo tra Gesù e Nicodemo papa Francesco ha detto che questo passo del Vangelo di Giovanni “è un vero trattato di teologia: qui c’è tutto”. C’è “il kerygma, la catechesi, la riflessione teologica, la parenesi … c’è tutto”. Il papa parla quindi della “rivelazione dell’amore di Dio. Dio ci ama e ci ama – come dice un santo – come una pazzia: l’amore di Dio sembra una pazzia. Ci ama: ‘ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito’. Ha dato suo Figlio, ha inviato suo Figlio e lo ha inviato per morire in croce. Ogni volta che noi guardiamo il crocifisso, troviamo questo amore. Il crocifisso – ha detto papa Francesco - è proprio il grande libro dell’amore di Dio. Non è un oggetto da mettere qui o da mettere là” ma “l’espressione dell’amore di Dio. Dio ci ha amato così: ha inviato suo Figlio, [che] si è annientato fino alla morte di croce per amore. Tanto ha amato il mondo, Dio, da dare il suo Figlio”. E davanti al crocifisso i cristiani “lì trovano tutto, perché hanno capito, lo Spirito Santo ha fatto capire loro che lì c’è tutta la scienza, tutto l’amore di Dio, tutta la saggezza cristiana”. Papa Francesco invita a guardare la luce: “c’è gente – anche noi, tante volte – che non possono vivere nella luce perché sono abituati alle tenebre. La luce li abbaglia, sono incapaci di vedere. Sono dei pipistrelli umani: soltanto sanno muoversi nella notte. E anche noi, quando siamo nel peccato, siamo in questo stato: non tolleriamo la luce. È più comodo per noi vivere nelle tenebre; la luce ci schiaffeggia, ci fa vedere quello che noi non vogliamo vedere. Ma il peggio è che gli occhi, gli occhi dell’anima dal tanto vivere nelle tenebre si abituano a tal punto che finiscono per ignorare cosa sia la luce. Perdere il senso della luce perché mi abituo più alle tenebre. E tanti scandali umani, tante corruzioni ci segnalano questo. I corrotti non sanno cosa sia la luce, non conoscono. Anche noi, quando siamo in stato di peccato, in stato di allontanamento dal Signore, diventiamo ciechi e ci sentiamo meglio nelle tenebre e andiamo così, senza vedere, come i ciechi, muovendoci come possiamo”. "Io cammino nella luce o cammino nelle tenebre?", è stata, quindi la domanda per oggi del Papa.

R.Iaria

Rinviati l’Incontro Mondiale delle Famiglie e la GMG

21 Aprile 2020 -

Città del Vaticano - A causa dell’attuale situazione sanitaria e delle sue conseguenze sullo spostamento e l’aggregazione di giovani e famiglie, papa Francesco,  insieme al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha ritenuto di posporre di un anno il prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie, in programma a Roma nel giugno del 2021, e la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Lisbona nell’agosto del 2022, rispettivamente a giugno 2022 e ad agosto 2023. Lo ha detto in una  dichiarazione il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

Papa Francesco: “sentire” il silenzio in questo tempo

21 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Papa Francesca prega affinchè il silenzio di questi giorni ci insegni ad ascoltare. “In questo tempo c’è tanto silenzio. Si può anche sentire il silenzio. Che questo silenzio, che è un po’ nuovo nelle nostre abitudini, ci insegni ad ascoltare, ci faccia crescere nella capacità di ascolto. Preghiamo per questo”, ha detto introducendo la messa mattutina a Casa Santa Marta. Nell’omelia il papa parla della prima comunità cristiana e dello Spirito Santo che fa meraviglie. Per il Papa noi “non possiamo prendere lo Spirito Santo, soltanto possiamo lasciare che Lui ci trasformi e la nostra docilità apre la porta allo Spirito Santo ed è Lui che fa la trasformazione, la rinascita. Lo Spirito Santo è il maestro dell'armonia, è capace di farla e la deve fare nel nostro cuore, deve cambiare tante cose da noi, fare l'armonia perché Lui è l'armonia". Ma anche nelle comunità cristiane ci sono problemi e il papa ricorda la lettera dell’apostolo Giacomo dove si dice: “Che la vostra fede sia immune di favoritismi personali” e “Non fate discriminazioni”. Raggiungere l’armonia non è facile: “ci sono tante cose che dividono una comunità, sia una comunità cristiana parrocchiale o diocesana o presbiterale o di religiosi o religiose … tante cose entrano per dividere la comunità”. Il papa cita tra le cose che dividono i soldi, la vanità e poi il chiacchiericcio. “Ma lo Spirito viene sempre con la sua forza per salvarci da questa mondanità dei soldi, della vanità e del chiacchiericcio, perché lo Spirito non è il mondo: è contro il mondo. È capace di fare questi miracoli, queste grandi cose”, ha spiegato il papa che ha chiesto al Signore questa “docilità allo Spirito perché Lui ci trasformi e trasformi le nostre comunità, le nostre comunità parrocchiali, diocesane, religiose: le trasformi, per andare sempre avanti nell’armonia che Gesù vuole per la comunità cristiana”.

R.Iaria

 

Papa Francesco: i politici lavorino per il bene delle proprie comunità

20 Aprile 2020 - Città del Vaticano – Il pensiero e la preghiera di Papa Francesco questa mattina è andato a chi è impegnato nel campo politico. “Preghiamo oggi per gli uomini e le donne che hanno vocazione politica: la politica è una forma alta di carità. Per i partiti politici nei diversi Paesi, perché in questo momento di pandemia cerchino insieme il bene del Paese e non il bene del proprio partito”, ha detto il papa introducendo la celebrazione eucaristica a Casa Santa Marta. Commentando il Vangelo della liturgia di oggi il papa si sofferma su Nicodemo che di notte fa a trovare Gesù e con lui ha un dialogo sullo Spirito. Ci si lascia guidare dallo Spirito – ha detto il pontefice – è una persona “docile e libera”. La definizione dello Spirito che Gesù dà qui è “interessante”, dice il papa: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito”, cioè “libero. Una persona che si lascia portare da una parte e dall’altra dallo Spirito Santo: questa è la libertà dello Spirito. E chi fa questo è una persona docile e qui si parla della docilità allo Spirito”. Per il papa essere cristiano “non è soltanto compiere i Comandamenti: si devono fare, questo è vero; ma se tu ti fermi lì, non sei un buon cristiano. Essere un buon cristiano è lasciare che lo Spirito entri dentro di te e ti porti, ti porti dove lui vuole. Nella nostra vita cristiana tante volte ci fermiamo come Nicodemo, davanti al ‘dunque’, non sappiamo quale passo fare, non sappiamo come farlo o non abbiamo la fiducia in Dio per fare questo passo e lasciare entrare lo Spirito. Nascere di nuovo è lasciare che lo Spirito entri in noi e che sia lo Spirito a guidarmi e non io, e qui, libero, con questa libertà dello Spirito che tu non saprai mai dove finirai”. Il cristiano – è stato il messaggio del Papa – “non deve fermarsi mai soltanto al compimento dei Comandamenti: si deve fare, ma andare oltre, verso questa nascita nuova che è la nascita nello Spirito, che ti dà la libertà dello Spirito”. Davanti alle difficoltà, davanti a una porta chiusa, gli apostoli di gesù, dopo la sua morte, “non sapevano come andare avanti, vanno dal Signore, aprono il cuore e viene lo Spirito e dà loro quello di cui hanno bisogno e vanno fuori a predicare, con coraggio, e avanti. Questo è nascere dallo Spirito, questo è non fermarsi al ‘dunque’, al ‘dunque’ delle cose che ho sempre fatto, al ‘dunque’ del dopo i Comandamenti, al ‘dunque’ dopo le abitudini religiose: no! Questo è nascere di nuovo. E come si prepara uno a nascere di nuovo? Con la preghiera. La preghiera è quella che ci apre la porta allo Spirito e ci dà questa libertà, questa franchezza, questo coraggio dello Spirito Santo. Che mai saprai dove ti porterà. Ma è lo Spirito. Che il Signore ci aiuti ad essere sempre aperti allo Spirito, perché sarà Lui a portarci avanti nella nostra vita di servizio al Signore”, ha concluso il papa.    

Papa Francesco: “preghiamo per gli operatori sanitari che assistono i disabili”

18 Aprile 2020 - Città del Vaticano - “Ieri ho ricevuto una lettera di una suora, che lavora come traduttrice nella lingua dei segni per i sordomuti, e mi raccontava il lavoro tanto difficile che hanno gli operatori sanitari, gli infermieri, i medici, con i malati disabili che hanno preso il Covid-19. Preghiamo per loro che sono sempre al servizio di queste persone con diverse abilità, ma non hanno le abilità che abbiamo noi”. È l’intenzione di preghiera con cui il Papa ha iniziato la Messa a Santa Marta, alla vigilia della Domenica della Misericordia. Al centro dell’omelia, sulla scorta del libro degli Atti degli Apostoli, la parola “franchezza”, che in greco è “parresia” e ha a che fare con il “coraggio cristiano di andare avanti”. “Non si può essere cristiani senza che venga questa franchezza: se non viene, non sei un buon cristiano”, il monito di Francesco: “Se non hai il coraggio, se per spiegare la tua posizione tu scivoli sulle ideologie o sulle spiegazioni casistiche, ti manca quella franchezza, ti manca quello stile cristiano, la libertà di parlare, di dire tutto. Il coraggio”.”La forza dello Spirito Santo che si manifesta in questa franchezza della predicazione, in questa pazzia della predicazione, non può entrare nei cuori corrotti”, ha spiegato il Papa a proposito dello stile della predicazione degli apostoli: “Per questo, stiamo attenti: peccatori sì, corrotti mai. E non arrivare a questa corruzione che ha tanti modi di manifestarsi”. Pietro “non  era un coraggioso nato, è stato un codardo, ha rinnegato Gesù”, ha ricordato Francesco, ma poi è subentrato “il dono dello Spirito Santo: la franchezza, il coraggio, la parresìa è un dono, una grazia che dà lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste. Proprio dopo aver ricevuto lo Spirito Santo sono andati a predicare: un po’ coraggiosi, una cosa nuova per loro. Questa è coerenza, il segnale del cristiano, del vero cristiano: è coraggioso, dice tutta la verità perché è coerente”.”La missione nasce proprio da qui, da questo dono che ci fa coraggiosi, franchi nell’annuncio della parola”, ha spiegato il Papa: “Che il Signore ci aiuti sempre a essere così: coraggiosi. Questo non vuol dire imprudenti: no, no. Coraggiosi. Il coraggio cristiano sempre è prudente, ma è coraggio”. Il Santo Padre ha terminato la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale: “Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e Ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel sacramento del Tuo amore, l’Eucaristia. Desidero riceverTi nella povera dimora che Ti offre il mio cuore; in attesa della felicità della comunione sacramentale voglio possederTi in spirito. Vieni a me, o Gesù, che io vengo da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo”.