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Migrantes Aversa: veglia diocesana di Preghiera per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

23 Settembre 2019 - Aversa - In preparazione alla 105a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata in tutto il mondo domenica 29 settembre, gli uffici Migrantes e Caritas della diocesi di Aversa organizzano la veglia di preghiera “Si tratta di noi - Testimonianze, preghiere e riflessioni per un mondo votato all’inclusione e alla solidarietà”. L’appuntamento è fissato per mercoledì 25 settembre 2019, alle ore 19.30, presso la Caritas Diocesana di Aversa (Vicolo S. Agostino, 4). “Questa giornata assume un senso ancora più profondo nei difficili tempi che viviamo al giorno d’oggi”, osserva don Evaristo Rutino, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes: “lo stesso Papa Francesco ha rivolto accorati e ripetuti appelli a favore dei migranti, dei rifugiati, degli sfollati e delle vittime della tratta; appelli che devono essere compresi alla luce di una profonda preoccupazione per tutti gli abitanti delle periferie esistenziali. Accoglienza e inclusione, dunque, rientrano nel disegno di Dio”. “Non si tratta solo di migranti”, questo il tema del messaggio che che accompagna quest’anno la Giornata Mondiale: difatti, come sottolinea Papa Francesco nel suo messaggio, ad essere in gioco non è solo la causa dei migranti, ma tutti noi, il presente e il futuro della famiglia umana. I migranti “ci aiutano a leggere i segni dei tempi, (…) a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”. Pregnante e accurata, dunque, appare la scelta del brano evangelico che costituisce il cuore della veglia di preghiera: la pagina del Vangelo di Matteo (14,22-33) che racconta il turbamento e la paura dei discepoli alla vista del loro Maestro che cammina sulle acque. “Il Signore è venuto a liberarci dalla schiavitù delle nostre paure, in particolare del timore verso gli “altri”, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri”, aggiunge don Carmine Schiavone, direttore della Caritas diocesana. “Non dimentichiamo la lezione del Sommo Pontefice, che definì perfino legittimo questo timore a causa della mancanza della giusta preparazione a questo incontro con l’altro che, però, è anche incontro con Cristo”. L’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato e il carcerato che bussa oggi alla nostra porta è Gesù stesso che chiede di essere incontrato e assistito. “La parola del figlio di Dio - conclude don Evaristo Rutino - non lascia spazio a dubbi di sorta quando afferma ‘tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’ (Mt 25,40)”.

Papa Francesco: l’invito alla celebrazione di domenica prossima per la GMMR

23 Settembre 2019 - Città del Vaticano - Domenica prossima, 29 settembre, si celebrerà la 105ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Per  Per l’occasione Papa Francesco presiederà una solenne celebrazione eucaristica in Piazza San Pietro. Lo ha annunciato lui stesso ieri al termine della preghiera mariana dell'Angelus invitando "a partecipare a questa celebrazione per esprimere anche con la preghiera la nostra vicinanza ai migranti e rifugiati del mondo intero". (R.I.)

GMMR: il 29 settembre celebrazione con Papa Francesco in piazza San Pietro

19 Settembre 2019 - Roma -  “Non si tratta solo di migranti”: questo il tema scelto da papa Francesco, per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica 29 settembre 2019. I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”: “attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”, scrive il pontefice nel messaggio per questa giornata.”: “attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”, scrive il pontefice nel messaggio per questa giornata. Quest’anno la celebrazione principale della Chiesa Italiana sarà presieduta da Papa Francesco in Piazza San Pietro alle ore 10.30. La Chiesa Italiana chiama a raccolta in Piazza san Pietro tutti i fedeli. In vista della giornata il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha inviato una lettera a tutti i vescovi italiani. “Sappiamo bene – scrive – quanto questo tema oggi sia spesso affrontato in maniera divisiva, persino nelle nostre comunità. Il fenomeno migratorio rischia di essere il capro espiatorio di paure e insicurezze, di un malessere sociale che ha cause ben diverse”. La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato “riveste una valenza importante per tutti” scrive il porporato invitando i vescovi a partecipare alla messa che il papa Francesco celebrerà in piazza San Pietro. “Un’occasione per stringerci a lui ed esprimergli la nostra gratitudine per il suo coraggioso magistero. Concretamente, se ognuna delle nostre Chiese inviasse a Roma un gruppo, contribuiremmo a offrire un segno di comunione attorno al successore di Pietro”. Per informazioni e biglietti per la S. Messa in Piazza San Pietro si prega di rivolgersi alla Fondazione Migrantes: segreteria.direzione@migrantes.it

Papa Francesco: la compassione è anche il linguaggio di Dio

17 Settembre 2019 - Città del Vaticano - Aprire il cuore alla compassione e non chiudersi nell’indifferenza. E’ il forte invito che questa mattina Papa Francesco ha rivolto, come riferisce Vatican News, nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta. La compassione, infatti, ci porta sulla via della "vera giustizia”, salvandoci così dalla chiusura in noi stessi. Tutta la riflessione parte dal brano del Vangelo di Luca della Liturgia di oggi (Lc 7,11-17) nel quale si narra dell’incontro di Gesù con la vedova di Nain che piange la morte del suo unico figlio, mentre viene portato alla tomba. L’evangelista non dice che Gesù ebbe compassione ma che “il Signore fu preso da grande compassione”, nota il Papa, ed è come se dicesse “fu una vittima della compassione”. C’era la folla che lo seguiva, c'era la gente che accompagnava quella donna ma Gesù vede la sua realtà: è rimasta sola, è vedova, ha perso l’unico figlio. E’ proprio la compassione, infatti, a far capire profondamente la realtà: “La compassione ti fa vedere le realtà come sono; la compassione è come la lente del cuore: ci fa capire davvero le dimensioni. E nei Vangeli, Gesù tante volte viene preso dalla compassione. La compassione è anche il linguaggio di Dio. Non incomincia, nella Bibbia, ad apparire con Gesù: è stato Dio a dire a Mosè “ho visto il dolore del mio popolo” (Es 3,7); è la compassione di Dio, che invia Mosè a salvare il popolo. Il nostro Dio è un Dio di compassione, e la compassione è – possiamo dire – la debolezza di Dio, ma anche la sua forza. Quello che di meglio dà a noi: perché è stata la compassione a muoverlo ad inviare il Figlio a noi. E’ un linguaggio di Dio, la compassione”, ha detto il papa. La compassione “non è un sentimento di pena”, che si prova, ad esempio, quando si vede morire un cane sulla strada: “poveretto, sentiamo un po’ di pena”, nota papa Francesco. Ma è “coinvolgersi nel problema degli altri, è giocarsi la vita lì”. Il Signore, infatti, si gioca la vita e va lì. Un altro esempio Papa Francesco lo trae dal Vangelo della moltiplicazione dei pani quando Gesù dice ai discepoli di dare da mangiare alla folla che lo ha seguito mentre questi vorrebbero congedarla. “Erano prudenti, i discepoli”, nota il Papa: “io credo  che in quel momento Gesù si sia arrabbiato, nel cuore”, considerando la risposta ‘Date loro voi da mangiare!’. Il suo invito è a farsi carico della gente, senza pensare che dopo una giornata così potessero andare nei villaggi a comprare il pane. “Il Signore, dice il Vangelo, ebbe compassione perché vedeva quella gente come pecore senza pastore”, ricorda il Papa. Da una parte, quindi, il gesto di Gesù, la compassione, dall’altra l’atteggiamento egoistico dei discepoli che “cercano una soluzione ma senza compromesso”, che non si sporcano le mani, come a dire che questa gente si arrangi: !E qui, se la compassione è il linguaggio di Dio, tante volte il linguaggio umano è l’indifferenza. Farsi carico fino a qui e non pensare oltre. L’indifferenza. Uno dei nostri fotografi, dell’Osservatore Romano, ha scattato una foto che adesso è nell’Elemosineria, che si chiama ‘Indifferenza’. Ne ho parlato altre volte, di questo. Una notte d’inverno, davanti a un ristorante di lusso, una signora che vive sulla strada tende la mano a un’altra signora che esce, ben coperta, dal ristorante, e quest’altra signora guarda da un’altra parte. Questa è l’indifferenza. Andate a guardare quella fotografia: questa è l’indifferenza. La nostra indifferenza. Quante volte guardiamo da un’altra parte … E così chiudiamo la porta alla compassione. Possiamo fare un esame di coscienza: io abitualmente guardo da un’altra parte? O lascio che lo Spirito Santo mi porti sulla strada della compassione? Che è una virtù di Dio …” Il Papa si dice poi toccato da una parola del Vangelo odierno quando Gesù dice a questa mamma: “Non piangere”. “Una carezza di compassione”, sottolinea. Gesù tocca la bara, dicendo al ragazzo di alzarsi. Allora, il giovane si mette seduto e inizia a parlare. E il Papa rimarca proprio le parole: “Ed Egli lo restituì alla madre”: “lo restituì: un atto di giustizia. Questa parola – spiega papa Francesco - si usa in giustizia: restituire. La compassione ci porta sulla via della vera giustizia. Sempre bisogna restituire a coloro che hanno un certo diritto, e questo ci salva sempre dall’egoismo, dall’indifferenza, dalla chiusura di noi stessi. Continuiamo l’Eucaristia di oggi con questa parola: ‘Il Signore fu preso da grande compassione’. Che Lui abbia anche compassione di ognuno di noi: ne abbiamo bisogno”.  

Papa Francesco: la casa comune “non sopporta muri che separano”

16 Settembre 2019 - Madrid – “In questi primi due decenni del XXI secolo abbiamo, purtroppo, assistito, con enorme tristezza, allo spreco di quel dono di Dio che è la pace, dilapidato con nuove guerre e con la costruzione di nuovi muri e nuove barriere”. Lo ha scritto ieri Papa Francesco in un messaggio ai partecipanti all’incontro di preghiera per la Pace sul tema “Pace senza confini” in corso a Madrid (fino a domani) e su iniziativa della diocesi di Madri e della Comunità di Sant’Egidio. Per il papa la pace va “continuamente incrementata di generazione in generazione con il dialogo, l’incontro e la trattativa. È insensato, nella prospettiva del bene dei popoli e del mondo, chiudere gli spazi, separare i popoli, anzi contrapporre gli uni agli altri, negare ospitalità a chi ne ha bisogno e alle loro famiglie”. In questo modo si fa “a pezzi” il mondo, “usando la stessa violenza con cui si rovina l’ambiente e si danneggia la casa comune, che chiede invece amore, cura, rispetto, così come l’umanità invoca pace e fraternità. La casa comune – ha scritto ancora - non sopporta muri che separano e, ancor meno, che contrappongono coloro che la abitano. Ha bisogno piuttosto di porte aperte che aiutino a comunicare, a incontrarsi, a cooperare per vivere assieme nella pace, rispettando le diversità e stringendo vincoli di responsabilità”. La pace è “come una casa dalle molte dimore che tutti siamo chiamati ad abitare”. “Quello che stiamo vivendo è un momento grave per il mondo. Tutti dobbiamo stringerci – vorrei dire con un solo cuore e una sola voce – per gridare che la pace è senza confini, senza frontiere”, ha scritto ancora Papa Francesco: “un grido che sale dal nostro cuore. È lì, infatti, dai cuori, che bisogna sradicare le frontiere che dividono e contrappongono. Ed è nei cuori che vanno seminati i sentimenti di pace e di fraternità”. All’incontro di Madrid partecipano oltre 300 leader delle grandi religioni mondiali insieme a rappresentanti del mondo della cultura e delle istituzioni. Nella capitale spagnola sono arrivati, da tutta Europa, migliaia di persone pronte per vivere quello che risulta uno dei più grandi eventi popolari dell’anno all’insegna della pace e del dialogo; tra loro, centinaia di giovani, che nella giornata di sabato si sono riuniti in assemblea con l’intenzione di dar vita a un grande movimento di pace in Europa in un tempo attraversato da troppa violenza, aggressività e razzismo. Ieri l’apertura del meeting con gli interventi del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, del card. Carlos Osoro Sierra, del presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadéra, dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, dell’economista statunitense Jeffrey Sachs, del rabbino capo di Tel Aviv Meir Lau, del metropolita ortodosso russo Hilarion e del cancelliere dell’università di Al-Azhar, Mohammad Al-Mahrasawi. Tra le altre personalità di rilievo, che interverranno fino a domani alle 27 tavole rotonde in programma, il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, l’ambientalista indiana Vandana Shiva, padre Solalinde, che in Messico difende i migranti, il beninese Grégoire Ahongbonon, che si batte per la dignità e la cura dei malati di mente in Africa, l'europarlamentare Pietro Bartolo e l'arcivescovo di Bologna mons. Matteo Zuppi, che il prossimo 5 ottobre sarà creato cardinale da papa Francesco che nel suo messaggio ha evidenziato come la preghiera è “alla radice della pace” e “la preghiera per la pace, in questo tempo segnato da troppi conflitti e violenze, unisce ancor più tutti noi, al di là delle differenze, nel comune impegno per un mondo più fraterno”. (Raffaele Iaria)  

GMMR: continua la campagna comunicativa

29 Agosto 2019 - Città del Vaticano - Manca poco alla Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) che si celebrerà domenica 29 settembre 2019. Per l’occasione, Papa Francesco celebrerà una Santa Messa in Vaticano, e “ci chiede di unirci alla celebrazione con il motto Non si tratta solo di migranti”. In vista di questo appuntamento, la campagna comunicativa della Sezione Migranti e Rifugiati continua. Il tema “Non si tratta solo di migranti” questo mese è sviluppato nel sottotema “Si tratta di tutta la persona, di tutte le persone". Nel video che la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale propone questo mese, papa Francesco ricorda che attraverso il servizio, l’incontro e l’accoglienza, si offrono opportunità ai più deboli e vulnerabili. Finora i sottotemi trattati sono stati: “Si tratta anche delle nostre paure”, “Si tratta della carità”, "Si tratta della nostra umanità" e “Si tratta di non escludere nessuno”, “Si tratta di mettere gli ultimi al primo posto”. La celebrazione in Vaticano sarà la celebrazione ufficiale anche della Giornata per l'Italia. Sarà, infatti, presente, una folta rappresentanza della Chiesa Italiana.

Papa Francesco: ricevere, accompagnare, promuovere e integrare i criteri quando si parla di immigrazione

9 Agosto 2019 - Roma - Parla a tutto campo Papa Francesco questa mattina in una intervista al quotidiano “La Stampa” e sul tema migranti dice che “mai bisogna tralasciare il diritto più importante di tutti: quello alla vita. Gli immigrati arrivano soprattutto per fuggire dalla guerra o dalla fame, dal Medio Oriente e dall’Africa. Sulla guerra – aggiunge intrvistato da Domenico Agasso - dobbiamo impegnarci e lottare per la pace. La fame riguarda principalmente l’Africa. Il continente africano è vittima di una maledizione crudele: nell’immaginario collettivo sembra che vada sfruttato. Invece una parte della soluzione è investire lì per aiutare a risolvere i loro problemi e fermare così i flussi migratori”. I criteri da seguire, secondo il pontefice sono ricevere, accompagnare, promuovere e integrare. Le porte “vanno aperte, non chiuse”. Allo stesso tempo, i governi “devono pensare e agire con prudenza, che è una virtù di governo. Chi amministra è chiamato a ragionare su quanti migranti si possono accogliere”. E quando il numero di persone superiore alle possibilità di accoglienza la soluzione è il dialogo con gli altri Paesi: . “ci sono Stati che hanno bisogno di gente, penso all’agricoltura. Ho visto che recentemente di fronte a un’emergenza qualcosa del genere è successo: questo mi dà speranza”. Il papa parla poi di creatività: “per esempio, mi hanno raccontato che in un paese europeo ci sono cittadine semivuote a causa del calo demografico: si potrebbero trasferire lì alcune comunità di migranti, che tra l’altro sarebbero in grado di ravvivare l’economia della zona”.    

Papa Francesco: questa mattina un saluto “affettuoso” ai bambini profughi

7 Agosto 2019 - Città del Vaticano – Un “saluto affettuoso per i bambini profughi ospiti della cooperativa Auxilium” è stato rivolto questa mattina da  Papa Francesco, al termine dell’udienza generale nell’Aula Paolo VI in  Vaticano, con riferimento ai piccoli migranti ospitati dalla coop  attiva al Cara di Castelnuovo di Porto, vicino a Roma. Papa Francesco ha accolto i venti bambini insieme alle loro mamme. Sono – ha detto all’Ossrvatore Romano Angelo Chiorazzo – “storie di disperazione che stanno diventando coraggiosamente storie di rinascita” con “uno stile cristiano”, come testimonia l’esperienza del Centro Mondo Migliore, alle porte di Roma. In questi anni — ha aggiunto Chiorazzo — abbiamo presentato a Francesco le persone che cerchiamo di servire nel migliore dei modi: i giovani migranti che arrivano privi di tutto, donne e uomini con gravi problemi psichiatrici, e donne sfruttate e vittime di violenze che, con i loro figli, cercano una nuova vita”. Questa mattina Violetta e Viola, due gemelle bosniache di 10 anni, e Vanessa, una bambina albanese, hanno portato al Papa i loro disegni che raccontano, finalmente, una serenità ritrovata. Lo stesso vale per Zaharadden, 18 anni, promessa del calcio: lasciata sette anni fa la sua Nigeria con i genitori, e poi rimasto orfano, è stato aiutato dall’allenatore della squadra di Tripoli e, sbarcato in Italia, è oggi impegnato con Auxilium ad aiutare i ragazzi che, come lui, cercano un futuro migliore. Per incoraggiare questo servizio, riferisce il quotidiano della Santa Sede - accanto ai più fragili, Francesco ha simbolicamente firmato una tela su cui i bambini del Centro hanno impresso le loro mani per formare un albero, simbolo della vita. E ha benedetto una croce a forma di tau realizzata con i bottoni, segno della voglia delle giovane mamme di lavorare con umiltà e concretezza per il bene dei loro figli.  

Papa Francesco: Santa Teresa della Croce esempio contro ogni forma di intolleranza

7 Agosto 2019 - Città del Vaticano – Dopodomani la Chiesa celebra la festa di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), Vergine e Martire, Compatrona d’Europa. Lo ha ricordato questa mattina Papa Francesco al termine dell’Udienza Generale invitando tutti a “guardare alle sue scelte coraggiose, espresse in un’autentica conversione a Cristo, come pure nel dono della sua vita contro ogni forma di intolleranza e di perversione ideologica”. (R.I.)

Papa Francesco: Dio ama manifestarsi nella relazione e nel dialogo con l’ispirazione del cuore”

7 Agosto 2019 - Città del Vaticano - “Negli Atti degli Apostoli la predicazione del Vangelo non si affida solo alle parole, ma anche ad azioni concrete che testimoniano la verità dell’annuncio. Si tratta di ‘prodigi e segni’ che avvengono per opera degli Apostoli, confermando la loro parola e dimostrando che essi agiscono nel nome di Cristo. Accade così che gli Apostoli intercedono e Cristo opera, agendo ‘insieme con loro’ e confermando la Parola con i segni che l’accompagnano”- Lo ha ricordato, oggi, Papa Francesco, nella prima udienza generale dopo il periodo di riposo. Oggi, infatti, il pontefice ha ripreso, nell’Aula Paolo VI, le udienze generali del Mercoledì. Al centro le catechesi sugli Atti degli Apostoli. “Tanti segni, tanti miracoli che hanno fatto gli Apostoli sono – ha detto il Papa - una manifestazione della divinità di Gesù”: “ci troviamo oggi dinanzi a una guarigione, a un miracolo, al primo racconto di guarigione del Libro degli Atti. Esso ha una chiara finalità missionaria, che punta a suscitare la fede”. “Pietro e Giovanni – ha aggiunto - vanno a pregare al Tempio, centro dell’esperienza di fede d’Israele, a cui i primi cristiani sono ancora fortemente legati. I primi cristiani pregavano nel Tempio di Gerusalemme. Luca registra l’ora: è l’ora nona, cioè le tre del pomeriggio, quando il sacrificio veniva offerto in olocausto come segno della comunione del popolo col suo Dio; e anche l’ora in cui Cristo è morto offrendo sé stesso ‘una volta per sempre’. E alla porta del Tempio detta ‘Bella’ vedono un mendicante, un uomo paralitico fin dalla nascita”. “Perché era alla porta quell’uomo?!, si è chiesto il Papa: “la Legge mosaica impediva di offrire sacrifici a chi avesse menomazioni fisiche, ritenute conseguenza di qualche colpa. Ricordiamo che per un cieco alla nascita il popolo domanda a Gesù: ‘Questo è cieco per i suoi peccati o dei suoi parenti, genitori?’ C’è sempre una colpa dietro a una malformazione in quella mentalità. E in seguito era stato negato loro persino l’accesso al Tempio”. Così, “lo storpio, paradigma dei tanti esclusi e scartati della società, è lì a chiedere l’elemosina come ogni giorno, alla porta”. Ma “accade qualcosa di imprevisto: arrivano Pietro e Giovanni e s’innesca un gioco di sguardi. Lo storpio guarda i due per chiedere l’elemosina, gli apostoli invece lo fissano, invitandolo a guardare verso di loro in un modo diverso, per ricevere un altro dono. Lo storpio li guarda e Pietro gli dice: ‘Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!’”. Dunque, “gli apostoli hanno stabilito una relazione, perché questo è il modo in cui Dio ama manifestarsi, nella relazione, sempre nel dialogo, sempre nelle apparizioni, sempre con l’ispirazione del cuore, sono le relazioni di Dio con noi, attraverso un incontro reale tra le persone che può accadere solo nell’amore”. Il papa chiede una Chiesa che "guarda" e non "chiude gli occhi", che "accoglie", "solleva" e "accompagna", una Chiesa che crea "ponti di amicizia e di solidarietà al posto di barriere". (R.I.)