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Papa Francesco: no a “fake news”, sì a “inclusione digitale”

18 Luglio 2022 -
Cittòà del Vaticano - “L’uso dei media digitali, specialmente i social media, ha fatto sorgere un numero di serie questioni etiche che richiedono saggezza e discernimento da parte dei comunicatori e di tutti coloro che sono preoccupati dell’autenticità e della qualità delle relazioni umane”. Ne è convinto il Papa, che nel messaggio inviato ai partecipanti al Signis World Congress 2022, in programma presso la Sogang University di Seoul dal 15 al 18 agosto sul tema “Pace nel mondo digitale”, fa notare come “a volte e in alcuni luoghi i siti dei media sono diventati luoghi di tossicità, discorsi d’odio e fake news”: in questo ambito, Signis “può giocare un ruolo importante attraverso l’educazione ai media, mettendo in rete i media cattolici e contrastando bugie e disinformazione”. Di qui l’incoraggiamento di Francesco “a perseverare in questi sforzi, prestando particolare attenzione al bisogno di assistere le persone, specialmente i giovani, nello sviluppare un senso critico, imparando a distinguere la verità dalla falsità, la ragione dal torto, il bene dal male, e ad apprezzare l’importanza di lavorare per la giustizia, la concordia sociale e il rispetto del bene comune”. Fare dell’”inclusione digitale” una priorità, l’altro invito del Papa, in modo da “diffondere una cultura della pace” attraverso “l’apostolato dell’ascolto”.

Card. Zuppi: grazie a Papa Francescoper il dono della sua presenza a Matera

11 Luglio 2022 - Roma - Le Chiese in Italia esprimono profonda gratitudine a papa Francesco che, domenica 25 settembre, sarà a Matera per la conclusione del XXVII Congresso Eucaristico Nazionale. “Ringrazio Papa Francesco che condivide con noi una tappa decisiva del nostro Cammino sinodale: ritrovarsi intorno a Gesù, gustare il pane della sua presenza. Camminare con Lui ci fa camminare insieme tra noi e con i tanti pellegrini della vita, che sono i nostri compagni di viaggio”, commenta il card. Matteo Zuppi, presidente della CEI. “L’appuntamento – aggiunge – sarà anche occasione per rilanciare l’attualità del messaggio del Concilio Vaticano II, alla vigilia del 60° anniversario della sua apertura. Vogliamo rivivere la ‘sobria ebrezza’ di quella Pentecoste e gustare la bellezza dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, che genera e rigenera la comunità cristiana e la apre al mondo. Se condividiamo il pane del cielo, come non condivideremo quello terreno?, si chiedeva il Cardinale Lercaro”. L’appuntamento, che si terrà dal 22 al 25 settembre nella “città dei Sassi” sul tema “Torniamo al gusto del pane. Per una Chiesa eucaristica e sinodale”, è parte integrante del Cammino sinodale e richiama le dimensioni della comunione, della partecipazione e della missione, in un’ottica di conversione ecologica, pastorale e culturale. Le giornate che precederanno l’arrivo di Papa Francesco saranno, infatti, scandite da momenti di celebrazione, da testimonianze, da gesti significativi che aiuteranno a leggere il tempo presente e permetteranno di lanciare un messaggio di speranza e di pace. “Tornare al gusto del pane – sottolinea il card. Zuppi – assume un valore ancora più profondo in un momento in cui le pandemie del Covid e della guerra ci chiedono di spezzare il pane dell’amore, specialmente con quanti si trovano in situazioni di fragilità e povertà”. “Aspettiamo Papa Francesco a Matera a braccia aperte e fin d’ora – conclude il Presidente della CEI – ci prepariamo a questo incontro con la preghiera”.  

Papa Francesco: “famiglie continuino ad aprire le porte per accogliere milioni di profughi”

14 Giugno 2022 -

Papa Francesco: “chiediamo la pace per i responsabili delle nazioni”

23 Maggio 2022 -
Città del Vaticano - “Signore, dammi la tua pace, dammi lo Spirito Santo”. È la preghiera che il Papa ha chiesto di recitare, al termine del Regina Caeli di ieri, al quale hanno partecipato – secondo la Gendarmeria Vaticana – 25mila persone. “E chiediamolo anche per chi vive accanto a noi, per chi incontriamo ogni giorno, e per i responsabili delle nazioni”, l’appello di Francesco, che ha ricordato come Gesù “ci vuole miti, aperti, disponibili all’ascolto, capaci di disinnescare le contese e di tessere concordia. Questo è testimoniare Gesù e vale più di mille parole e di tante prediche. La testimonianza di pace”. “Chiediamoci se, nei luoghi dove viviamo, noi discepoli di Gesù ci comportiamo così”, l’esortazione del Papa: “Allentiamo le tensioni, spegniamo i conflitti? Siamo anche noi in attrito con qualcuno, sempre pronti a reagire, a esplodere, o sappiamo rispondere con la non violenza, sappiamo rispondere con gesti e parole di pace? Come reagisco io? Ognuno se lo domandi”. “Certo, questa mitezza non è facile: quanta fatica si fa, ad ogni livello, a disinnescare i conflitti!”, ha ammesso Francesco, secondo il quale è lo Spirito Santo “che disarma il cuore e lo riempie di serenità. È Lui, lo Spirito Santo, che scioglie le rigidità e spegne le tentazioni di aggredire gli altri. È Lui, lo Spirito Santo, a ricordarci che accanto a noi ci sono fratelli e sorelle, non ostacoli e avversari. È Lui, lo Spirito Santo, che ci dà la forza di perdonare, di ricominciare, di ripartire, perché con le nostre forze non possiamo. Ed è con Lui, con lo Spirito Santo, che si diventa uomini e donne di pace”. “Nessun peccato, nessun fallimento, nessun rancore deve scoraggiarci dal domandare con insistenza il dono dello Spirito Santo che ci dà la pace”, il monito del Papa: “Più sentiamo che il cuore è agitato, più avvertiamo dentro di noi nervosismo, insofferenza, rabbia, più dobbiamo chiedere al Signore lo Spirito della pace. Impariamo a dire ogni giorno: ‘Signore, dammi la tua pace, dammi lo Spirito Santo’”.

Ucraina: papa Francesco, “tacciano le armi”

27 Aprile 2022 -
“Vi chiedo di perseverare nella preghiera incessante per la pace". E' il nuovo appello lanciato questa mattina da papa Francesco al termine dell'udienza generale. "Tacciano le armi, affinché quelli che hanno il potere di fermare la guerra, sentano il grido di pace dell’intera umanità!”, ha detto salutando i fedeli di lingua portoghese.

Ucraina: il grazie di Papa Francesco alla Polonia per i rifugiati accolti

21 Aprile 2022 -

Roma - Ha preso spunto dalla festa della Divina Misericordia che si celebra domenica per ringraziare la Polonia dell’accoglienza agli sfollati ucraini. Nei saluti ai pellegrini polacchi al termine dell’udienza generale di ieri, papa Francesco ha ricordato che «Cristo ci insegna che l’uomo non solo sperimenta la misericordia di Dio, ma è anche chiamato a mostrarla al suo prossimo». Poi le parole di riconoscenza. «Vi sono particolarmente grato per la vostra misericordia verso tanti rifugiati dall’Ucraina, che hanno trovato in Polonia porte aperte e cuori generosi. Che Dio vi ricompensi per la vostra bontà».

La Spezia: dal papa anche migranti nigeriani

20 Aprile 2022 - La Spezia - Sanguina il cuore di Viktoria. È scappata dall’Ucraina insieme alla mamma per sfuggire alle bombe che stavano devastando Donetsk, la sua città. Ritrovarsi insieme ad altri coetanei in Piazza San Pietro è stato un balsamo che ha tentato di alleviare il dolore che da giorni la attraversa e l’ha fatta respirare: «Dopo aver vissuto qualcosa di terribile – racconta – l’emozione di trovarmi a Roma ed essere abbracciata dall’affetto della Chiesa è stato molto importante». Con i suoi 14 anni, Viktoria è una degli adolescenti che ha partecipato al pellegrinaggio con la diocesi di La Spezia- Sarzana-Brugnato. Il responsabile della Pastorale giovanile diocesana, don Luca Palei, ha coinvolto nell’esperienza non solo una ventina di ragazzi ucraini, ma anche alcuni migranti nigeriani e di Santo Domingo che trovano accoglienza in diocesi. Perché se gli adolescenti italiani cercano di riprendere fiato dopo il tempo sospeso della pandemia, per i loro coetanei stranieri immaginare il futuro richiede un supplemento di speranza. Oksana, 16 anni, è fuggita da Rivne, «lasciando a casa due fratelli che non possono scappare». Il pellegrinaggio a Roma mescola emozioni ancora confuse: se il pensiero ritorna alla propria terra e agli affetti più cari, l’entusiasmo e il calore della piazza sono così contagiosi che ci si lascia trasportare volentieri. «Il Papa ci ha incoraggiato a non perdere il fiuto della verità – dice don Luca – e questo significa essere custodi gli uni degli altri, senza scarti e pregiudizi, senza bollini e ipocrisia. Se è vero che a volte fa più rumore un albero che cade, lunedì abbiamo toccato con mano una foresta che cresce nel bene che ti cambia la vita». Per i ragazzi stranieri una boccata d’ossigeno necessaria, «abbiamo respirato a pieni polmoni un clima di famiglia», conclude Palei. Un segno importante anche per gli adolescenti liguri che hanno scoperto come accogliere e integrare possa farli crescere in umanità. (Luca Sardella)  

Torino: a Roma con i “nuovi italiani”

20 Aprile 2022 -

Torino - Zaino in spalla e sacco a pelo, sono partiti alle 23 della sera di Pasqua dalla chiesa dell’Immacolata Concezione di Torino, sede della cappellania latinoamericana della diocesi: tra i 550 ragazzi e ragazze che hanno aderito al pellegrinaggio promosso dalla Pastorale giovanile subalpina, si sono iscritti anche 50 adolescenti delle comunità etniche torinesi con i loro animatori, guidati dal diacono Eugenio Teresa Uiliamo, missionario della Consolata mozambicano. Un viaggio sostenuto anche dall’Ufficio Migrantes della diocesi che ha contribuito a pagare le quote d’iscrizione per i ragazzi con famiglie in difficoltà economica, tutti ospitati nell’oratorio salesiano Maria Ausiliatrice.

Un pullman “colorato” con giovani italiani, latino-americani e africani che si sono preparati insieme all’incontro con il Papa, come ci ha spiegato alla partenza suor Estella Luengas, messicana del Famulato cristiano, pellegrina con i giovani latinoamericani, «un’occasione unica per vivere insieme una pagina della enciclica Fratelli tutti. Tra loro anche 9 ragazze accompagnate da una mamma, Angel Okosun, del Gruppo ecumenico nigeriano della diocesi a cui aderiscono 50 famiglie cattoliche e pentecostali della parrocchia di San Giuseppe Cafasso nella periferia della città. Li abbiamo raggiunti al telefono ieri pomeriggio sulla strada del ritorno dopo due giorni faticosi ma che rimarranno scolpiti nella memoria di tutti «perché vedere il Papa da vicino è stata un’emozione unica e poi per i ragazzi era la prima volta che visitavano Roma – dice Queensley Eze, 20 anni, animatrice del Gruppo ecumenico –. Ciò che ha colpito di più le nostre ragazze, e anche me, è quando il Papa ci ha detto che è felice, dopo due anni in cui piazza San Pietro è stata vuota per il Covid, che siano proprio i giovani a tornare a riempirla ricordando che durante la pandemia lui, da solo, era in quella stessa piazza a parlare al mondo e anche a noi davanti alla tv. Ci siamo commossi, perché abbiamo capito che il Papa conta su di noi». Mamma Angel le fa eco: «I nostri ragazzi si portano a casa il dono grande di essere accolti dai loro coetanei provenienti da tutta Italia, di essersi sentiti come loro amati dal Papa che li ha incoraggiati a non aver paura, perché la vita è bella».

«Per i ragazzi figli di migranti – commenta il diacono Uliano – è stato importante capire che non sono i soli ad avere difficoltà, anche di integrazione, e questo grazie alle testimonianze dei giovani italiani che hanno parlato delle proprie sofferenze e crisi. È una spinta a uscire dai loro gruppi a non avere paura delle diversità, perché agli occhi del Signore siamo tutti uguali. E in piazza San Pietro attendendo il Papa abbiamo vissuto davvero un bel momento di fraternità in cui i nostri ragazzi si sono mischiati con i loro coetanei, cantando, pregando, raccontandosi le loro storie. Alcuni mi hanno detto che non dimenticheranno che il Papa li ha invitati ad avere coraggio, a non tenere dentro le paure ma di parlarne con gli amici, i genitori, gli educatori. Ecco il nostro impegno per il futuro: tenere per mano i nostri ragazzi e ripetere loro, con il Papa: non scoraggiatevi, fatevi aiutare, noi siamo con voi». Ad aspettare i ragazzi a Torino padre John Nkinga, missionario della Consolata, originario del Kenya: «Per i nostri adolescenti si è trattato di un’esperienza nuova che li porterà a “uscire” dalle proprie realtà etniche, che li aiuterà grazie all’invito del Papa a vivere la dimensione universale della fede che nelle nostra città non sempre è possibile». (Marina Lomunno - Avvenire) 

Ucraina: ragazzi ucraini presenti ieri all’incontro con papa Francesco

19 Aprile 2022 - Roma - "Purtroppo sono ancora dense le nubi che oscurano il nostro tempo. Oltre alla pandemia, l'Europa sta vivendo una guerra tremenda, mentre continuano in tante regioni della Terra ingiustizie e violenze che distruggono l'uomo e il pianeta. Spesso sono proprio i vostri coetanei a pagare il prezzo più alto: non solo la loro esistenza è compromessa e resa insicura, ma i loro sogni per il futuro sono calpestati". E' quanto ha detto ieri pomeriggio papa Frabcesco nell'incontro, in piazza San Pietro, con gli adolescenti italiani. Erano 80mila.Molti di più di quanti erano attesi in questo incontro promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e che hanno riempito la piazza ma anche via della Conciliazione, in un tripudio di canti e allegria. Una mini Gmg (Giornata Mondiale della Gioventù), dove si è pregato ma anche ascoltato i cantanti delle nuove generazioni in una piazza che ha visto presenti un nutrito gruppo di ucraini. Le diocesi hanno voluto la loro presenza perché in questo momento di festa non può comunque essere dimenticata la tragedia che si vive a non molti chilometri dalla piazza del Papa. E al Regina Coeli - che nel Tempo di pasqua sostituisce l'Angelus - ha parlato di riconciliazione: "Le liti, le guerre, le contese lascino posto alla comprensione, alla riconciliazione. Sottolineare sempre questa parola: riconciliazione", ha detto il Pontefice invitando a rinunciare "ai nostri piani umani, convertiamoci ai Suoi disegni di pace e di giustizia".

Papa: ultimi tratti della Via Crucis a famiglie russa e ucraina e migrante

11 Aprile 2022 - Città del Vaticano - "Ormai siamo qui. Siamo morti al nostro passato. Avremmo voluto vivere nella nostra terra, ma la guerra ce lo ha impedito. È difficile per una famiglia dover scegliere tra i suoi sogni e la libertà. Tra i desideri e la sopravvivenza. Siamo qui dopo viaggi in cui abbiamo visto morire donne e bambini, amici, fratelli e sorelle. Siamo qui, sopravvissuti. Percepiti come un peso. Noi che a casa nostra eravamo importanti, qui siamo numeri, categorie, semplificazioni. Eppure siamo molto di più che immigrati. Siamo persone. Siamo venuti qui per i nostri figli. Moriamo ogni giorno per loro, perché qui possano provare a vivere una vita normale, senza le bombe, senza il sangue, senza le persecuzioni. Siamo cattolici, ma anche questo a volte sembra passare in secondo piano rispetto al fatto che siamo migranti. Se non ci rassegniamo è perché sappiamo che la grande pietra sulla porta del sepolcro un giorno verrà rotolata via". Sarà questa l'ultima meditazione della tradizionale Via Crucis al Colosseo, presieduta da papa Francesco e durante la quale la Croce sarà portata da una famiglia migrante. Nele ultime stazioni anche una una famiglia russa insieme ad una famiglia ucraina porteranno la Croce. La  meditazione che sarà letta durante il tratto  quando Gesù muore sulla croce, dice: "La morte intorno. La vita che sembra perdere di valore. Tutto cambia in pochi secondi. L'esistenza, le giornate, la spensieratezza della neve d'inverno, l'andare a prendere i bambini a scuola, il lavoro, gli abbracci, le amicizie… tutto. Tutto perde improvvisamente valore. 'Dove sei Signore? Dove ti sei nascosto? Vogliamo la nostra vita di prima. Perché tutto questo? Quale colpa abbiamo commesso? Perché ci hai abbandonato? Perché hai abbandonato i nostri popoli? Perché hai spaccato in questo modo le nostre famiglie? Perché non abbiamo più la voglia di sognare e di vivere? Perché le nostre terre sono diventate tenebrose come il Golgota?'. Le lacrime sono finite. La rabbia ha lasciato il passo alla rassegnazione. Sappiamo che Tu ci ami, Signore, ma non lo sentiamo questo amore e questa cosa ci fa impazzire. Ci svegliamo al mattino e per qualche secondo siamo felici, ma poi ci ricordiamo subito quanto sarà difficile riconciliarci. Signore dove sei? Parla nel silenzio della morte e della divisione ed insegnaci a fare pace, ad essere fratelli e sorelle, a ricostruire ciò che le bombe avrebbero voluto annientare". (Raffaele Iaria)