16 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - “Signore se tu vuoi, puoi”. E’ una preghiera semplice, “un atto di fiducia” e allo stesso tempo “una vera sfida”, quella che il lebbroso rivolge a Gesù per guarirlo. Una supplica che viene dal profondo del suo cuore e che racconta, allo stesso tempo, il modo di agire del Signore, all’insegna della compassione, “del patire con e per noi”, del “prendere la sofferenza dell’altro su di sé” per lenirla e guarirla in nome dell’amore di Padre. Papa Francesco, come riferisce Vatican News, nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, si sofferma sull’episodio evangelico della guarigione del lebbroso, esorta a guardare alla compassione di Gesù, venuto a dare la vita per noi peccatori. Il Papa pone l’accento sulla “storia semplice” del lebbroso che chiede a Gesù la guarigione. In quel “se vuoi" c’è la preghiera che “attira l’attenzione di Dio” e c’è la soluzione. “E’ una sfida – afferma Francesco – ma anche è un atto di fiducia. Io so che Lui può e per questo mi affido a Lui”. “Ma perché – si chiede il Pontefice – quest’uomo sentì dentro di fare questa preghiera? Perché vedeva come agiva Gesù. Quest’uomo aveva visto la compassione di Gesù”. “Compassione”, non pena, è un “ritornello nel Vangelo” che ha i volti della vedova di Nain, del Buon Samaritano, del padre del figliol prodigo. La compassione coinvolge, viene dal cuore e coinvolge e ti porta a fare qualcosa. Compassione è patire con, prendere la sofferenza dell’altro su di sé per risolverla, per guarirla. E questa è stata la missione di Gesù. Gesù non è venuto a predicare la legge e poi se ne è andato. Gesù è venuto in compassione, cioè a patire con e per noi e a dare la propria vita. È tanto grande l’amore di Gesù che la compassione lo portò proprio ha portato fino alla croce, a dare la vita. L’invito del Papa è di ripetere “questa piccola frase”: “Ne ebbe compassione”, Gesù – spiega papa Francesco – “è capace di coinvolgersi nei dolori, nei problemi degli altri perché è venuto per questo, non per lavarsene le mani e fare tre, quattro prediche e andarsene”, è accanto a noi sempre: “Signore se tu vuoi puoi guarirmi; se tu vuoi, puoi perdonarmi; se tu vuoi puoi aiutarmi”. O “se volete un po' più lunga: ‘Signore, sono peccatore, abbi pietà di me, abbi compassione di me’.” Semplice preghiera, che si può dire tante volte al giorno. “Signore, io peccatore ti chiedo: abbi pietà di me”. Tante volte al giorno, dal cuore interiormente, senza dirlo ad alta voce: “Signore se tu vuoi, puoi; se vuoi, puoi. Abbi compassione di me”. Il lebbroso, con la sua preghiera semplice e miracolosa, è riuscito ad ottenere la guarigione grazie alla compassione di Gesù, che ci ama anche nel peccato. Lui non si vergogna di noi.: “‘O, padre, io sono un peccatore, come andrò a dire questo...’ Meglio! Perché Lui è venuto proprio per noi peccatori, e quanto più gran peccatore tu sei, più il Signore è vicino a te, perché è venuto per te, il più grande peccatore, per me, il più grande peccatore, per tutti noi. Prendiamo l’abitudine di ripetere questa preghiera, sempre: ‘Signore, se vuoi, puoi. Se vuoi, puoi”’ con la fiducia che il Signore è vicino a noi e la sua compassione prenderà su di sé i nostri problemi, i nostri peccati, le nostre malattie interiori, tutto”.
Tag: Papa
Papa Francesco l’autorità non è comando, ma coerenza e testimonianza
14 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - "Gesù insegnava come uno che ha autorità". Il Vangelo di Marco (Mc 1,21b-28) oggi ci narra di Gesù che insegna al tempio e della reazione che tra la gente suscita il suo modo di agire con "autorità", diversamente dagli scribi. E' da questa comparazione che il Papa, come riferisce Vatican News, prende spunto subito per spiegare la differenza che esiste tra "avere autorità", "autorità interiore" come Gesù appunto, e "esercitare l'autorità senza averla, come gli scribi", i quali pur essendo specialisti nell'insegnamento della legge e ascoltati dal popolo, non erano creduti: “Qual è l’autorità che ha Gesù? È quello stile del Signore, quella 'signoria' - diciamo così - con la quale il Signore si muoveva, insegnava, guariva, ascoltava. Questo stile signorile - che è una cosa che viene da dentro - fa vedere … Cosa fa vedere? Coerenza. Gesù aveva autorità perché era coerente tra quello che insegnava e quello che faceva, [cioè] come viveva. Quella coerenza è quello che dà l’espressione di una persona che ha autorità: ‘Questo ha autorità, questa ha autorità, perché è coerente’, cioè dà testimonianza. L’autorità si fa vedere in questo: coerenza e testimonianza”. Al contrario, gli scribi non erano coerenti e Gesù - fa notare il Papa - da una parte ammonisce il popolo a "fare ciò che dicono ma non ciò che fanno", dall'altra non perde occasione per rimproverarli, perché "con questo atteggiamento - rimarca Francesco - sono caduti in una schizofrenia pastorale: dicono una cosa e ne fanno un'altra". E accade in diversi episodi del Vangelo che il Papa accenna: a volte Gesù reagisce - dice Francesco - mettendoli all'angolo, a volte non dando loro alcuna risposta e altre volte ancora, "qualificandoli": “E la parola che usa Gesù per qualificare questa incoerenza, questa schizofrenia, è ‘ipocrisia’. È un rosario di qualificativi! Prendiamo il capitolo ventitreesimo di Matteo; tante volte dice “ipocriti per questo, ipocriti per questo, ipocriti …’ Gesù li qualifica ‘ipocriti’. L’ipocrisia è il modo di agire di coloro che hanno responsabilità sulla gente - in questo caso responsabilità pastorale - ma non sono coerenti, non sono signori, non hanno autorità. E il popolo di Dio è mite e tollera; tollera tanti pastori ipocriti, tanti pastori schizofrenici che dicono e non fanno, senza coerenza” Ma il popolo di Dio - aggiunge papa Francesco - che tanto tollera, sa distinguere la forza della grazia. E il Papa lo spiega facendo riferimento alla Prima Lettura della Liturgia di oggi, in cui l'anziano Eli, "aveva perso tutta l’autorità, soltanto gli rimaneva la grazia dell’unzione e con quella grazia" - spiega il Papa - "benedice e fa il miracolo" ad Anna che affranta dal dolore sta pregando per essere madre. Da qui nasce la considerazione del Papa sul popolo di Dio, i cristiani e i pastori: “Il popolo di Dio distingue bene fra l’autorità di una persona e la grazia dell’unzione. ‘Ma tu vai a confessarti da quello, che è questo, e questo e questo…?’– ‘Ma per me quello è Dio. Punto. Quello è Gesù”’. E questa è la saggezza del nostro popolo che tollera tante volte, tanti pastori incoerenti, pastori come gli scribi, e anche cristiani? - che vanno a Messa tutte le domeniche e poi vivono come pagani. E la gente dice: ‘Questo è uno scandalo, un’incoerenza”. Quanto male fanno i cristiani incoerenti che non danno testimonianza e i pastori incoerenti, schizofrenici che non danno testimonianza! L'occasione che offre dunque questa riflessione è la preghiera che il Papa eleva al Signore, a conclusione dell'omelia, perché tutti i battezzati abbiano "l’autorità", "che non consiste in comandare e farsi sentire, ma nell’essere coerente, essere testimone e per questo, essere compagni di strada nella via del Signore".
Francesco: è bugiardo chi dice di amare Dio e non ama il fratello
10 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - La prima Lettura di oggi, tratta dalla Prima lettera di San Giovanni apostolo, gira tutta intorno all’argomento dell’amore ed è su questo tema che Papa Francesco, come riferisce Vatican News, invita alla riflessione nella sua omelia alla Messa mattutina a Casa Santa Marta. L’apostolo, afferma, ha capito cos’è l'amore, lo ha sperimentato, e entrando nel cuore di Gesù, ha capito come si è manifestato. Nella sua Lettera ci dice, dunque, come si ama e come siamo stati amati. Due le sue affermazioni che il Papa definisce “chiare”. La prima è il fondamento dell'amore: “Noi amiamo Dio perché Egli ci ha amato per primo”. L'inizio dell'amore viene da Lui. “Io incomincio ad amare, o posso incominciare ad amare - dice il Papa - perché so che Lui mi ha amato per primo”. E continua: “Se lui non ci avesse amato certamente noi non potremmo amare”. Francesco fa poi un esempio: “Se un bambino appena nato, di pochi giorni, potesse parlare, certamente spiegherebbe questa realtà: ‘Mi sento amato dai genitori’. E questo che fanno i genitori con il bambino è quello che Dio ha fatto con noi: ci ha amati per primo. E questo fa nascere e fa crescere la nostra capacità di amare. Questa è una definizione chiara dell’amore: noi possiamo amare Dio perché Lui ci ha amati per primo”. La seconda cosa che l’apostolo dice, “senza mezze parole”, è questa: “Se uno dice: ‘Io amo Dio’ e odia suo fratello, è un bugiardo”. Il Papa fa notare che Giovanni non dice che è un “maleducato”, o “uno che sbaglia”, dice “bugiardo” e anche noi dobbiamo imparare questa cosa: “Io amo Dio, prego, entro in estasi … e poi scarto gli altri, odio gli altri o non li amo, semplicemente, o sono indifferente agli altri … Non dice: ‘hai sbagliato’, dice ‘sei bugiardo’. E questa parola nella Bibbia è chiara, perché essere bugiardo è proprio il modo di essere del diavolo: è il Grande Bugiardo, ci dice il Nuovo Testamento, è il padre della menzogna. Questa è la definizione di Satana che ci dà la Bibbia. E se tu dici di amare Dio e odi il tuo fratello, sei dall’altra parte: sei un bugiardo. In questo non ci sono concessioni”. Molti possono trovare delle giustificazioni per non amare, qualcuno può dire “Io non odio, Padre, ma c’è tanta gente che mi fa del male o che io non posso accettare perché è maleducata o è rozza”. E il Papa commenta sottolineando la concretezza dell’amore indicata da Giovanni quando scrive: ‘Chi infatti non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio, che non vede’ e afferma: “Se tu non sei capace di amare la gente, dai più vicini ai più lontani che tu stai vivendo, non puoi dirci che tu ami Dio: sei un bugiardo”. Ma non c’è solo il sentimento di odio, può esserci la volontà di non “immischiarsi” nelle cose degli altri. Ma questo non va bene, perché l’amore “si esprime facendo il bene”: “Se una persona dice: ‘Io, per essere ben pulito, bevo soltanto l’acqua distillata’: morirai!, perché questo non serve alla vita. Il vero amore non è acqua distillata: è l’acqua di tutti i giorni, con i problemi, con gli affetti, con gli amori e con gli odi, ma è questo. Amare la concretezza, l’amore concreto: non è un amore di laboratorio. Questo ci insegna, con queste definizioni così chiare, l’Apostolo. Ma c’è un modo di non amare Dio e di non amare il prossimo un po’ nascosto, che è l’indifferenza. ‘No, io non voglio questo: io voglio l’acqua distillata. Io non mi immischio con il problema degli altri’. Tu devi, per aiutare, per pregare”. Papa Francesco cita quindi un’espressione di Sant’Alberto Hurtado che diceva: “Non fare del male va bene; ma non fare del bene, va male”. L’amore vero “deve portare a fare del bene (…), a sporcarti le mani nelle opere d’amore”. Non è facile, ma attraverso la strada della fede c’è la possibilità di vincere il mondo, la mentalità del mondo “che ci impedisce di amare”. Questa è la strada, afferma ancora il Papa, “qui non entrano gli indifferenti, quelli che si lavano le mani dai problemi, quelli che non vogliono immischiarsi nei problemi per aiutare, per fare del bene; non entrano i falsi mistici, quelli dal cuore distillato come l’acqua, che dicono di amare Dio ma prescindono dall’amare il prossimo” e conclude: “Che il Signore ci insegni queste verità: la sicurezza di essere stato amato per primo e il coraggio di amare i fratelli”.
Papa Francesco: il mar Mediterraneo rimane un “grande cimitero”
9 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - “Occorre rilevare che nel mondo vi sono diverse migliaia di persone, con legittime richieste di asilo e bisogni umanitari e di protezione verificabili, che non vengono adeguatamente identificati. Molti rischiano la vita in viaggi pericolosi per terra e soprattutto per mare”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco ricevendo in Vaticano il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Il papa ha sottolineato con “dolore” che “si continua a constatare come il Mare Mediterraneo rimanga un grande cimitero. È sempre più urgente, dunque - ha detto Papa Francesco - che tutti gli Stati si facciano carico della responsabilità di trovare soluzioni durature”. IL Pontefice ha assicurato che da parte sua “la Santa Sede guarda con grande speranza agli sforzi compiuti da numerosi Paesi per condividere il peso del reinsediamento e fornire agli sfollati, in particolare a causa di emergenze umanitarie, un posto sicuro in cui vivere, un’educazione, nonché la possibilità di lavorare e di ricongiungersi con le proprie famiglie”. Tra le crisi umanitarie in atto, il Papa ha citato quella dello Yemen, “che vive una delle più gravi crisi umanitarie della storia recente, in un clima di generale indifferenza della comunità internazionale”, e della Libia, “che da molti anni attraversa una situazione conflittuale, aggravata dalle incursioni di gruppi estremisti e da un ulteriore acuirsi di violenza nel corso degli ultimi giorni”. “Tale contesto è fertile terreno per la piaga dello sfruttamento e del traffico di essere umani, alimentato da persone senza scrupoli che sfruttano la povertà e la sofferenza di quanti fuggono da situazioni di conflitto o di povertà estrema”, il grido d’allarme di Francesco: “Tra questi, molti finiscono preda di vere e proprie mafie che li detengono in condizioni disumane e degradanti e ne fanno oggetto di torture, violenze sessuali, estorsioni”. (R.I.)
Papa Francesco: oggi l’incontro con migranti provenienti da Lesbo
19 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - Oggi, giovedì 19 dicembre, al termine delle udienze della mattina, Papa Francesco incontrerà i rifugiati arrivati recentemente da Lesbo con i corridoi umanitari e farà “posizionare una croce - nell’accesso al Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere - in ricordo dei migranti e dei rifugiati”. Lo comunica il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Tv2000, la tv della Chiesa Italiana, in collaborazione con Vatican Media, trasmetterà in diretta, ore 12.45, l’incontro.
Papa Francesco: non mettiamo Dio all’angolo. Se lo facesse Lui, addio Paradiso
16 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - Due atteggiamenti dei cristiani tiepidi, “mettere Dio all’angolo e lavarsene le mani”, sono pericolosi, “è come sfidare Dio”. Se il Signore mettesse noi all’angolo “non entreremmo mai in Paradiso” e guai se poi “se ne lavasse le mani, con noi”. Papa Francesco, nell’omelia della Messa del mattino a Casa Santa Marta, come riferisce Vatican News, rilegge così il Vangelo di Matteo proposto dalla liturgia, quello sul dialogo tra Gesù e i capi dei sacerdoti, che gli chiedono con quale autorità insegni nel tempio. Gesù, ricorda il Papa, esortava la gente, la guariva, insegnava e faceva miracoli, e così innervosiva i capi dei sacerdoti, perché con la sua dolcezza e la dedizione al popolo attirava tutti verso di sé. Mentre loro, i funzionari, erano rispettati dalla gente, che però non li avvicinava “perché non aveva fiducia in loro”. Quindi si accordano “per mettere Gesù all’angolo”. E gli domandano, prosegue papa Francesco: “Con quale autorità tu fai queste cose?”. Infatti “tu non sei un sacerdote, un dottore della legge, non hai studiato nelle nostre università. Non sei niente”. Gesù, con intelligenza, risponde con un'altra domanda e mette i capi di sacerdoti all’angolo”, chiedendo se Giovanni il Battista battezzava con un’autorità che gli veniva dal cielo, cioè da Dio o dagli uomini. Matteo descrive il loro ragionamento, riletto dal Pontefice “Se noi diciamo: ‘Dal cielo’, ci dirà: ‘Perché non avete creduto?’, se diciamo: ‘Dagli uomini’, la gente verrà contro di noi”. E se ne lavano le mani e dicono: ‘Non sappiamo’”. Questo, commenta Papa Francesco, “è l’atteggiamento dei mediocri, dei bugiardi della fede”: “Non solo Pilato se ne lavò le mani; anche questi se ne lavano le mani: ‘Non sappiamo’. Non entrare nella storia degli uomini, non coinvolgersi nei problemi, non lottare per fare il bene, non lottare per guarire tanta gente che ha bisogno… Meglio di no. Non sporchiamoci”. Così Gesù risponde, prosegue il Papa, “con la stessa musica: ‘Neppure io vi dico con quale autorità faccio questo’”: “Questi sono due atteggiamenti dei cristiani tiepidi, di noi – come diceva mia nonna – ‘cristiani all’acqua di rosa’; cristiani così: senza consistenza. Un atteggiamento è mettere nell’angolo Dio: ‘O mi fai questo o non andrò più in una chiesa’. E cosa risponde Gesù?: ‘Vai, vai. Arrangiati’”. L’altro atteggiamento dei cristiani tiepidi, chiarisce papa Francesco, è lavarsene le mani, come “i discepoli di Emmaus quella mattina della Resurrezione”. Vedono le donne “tutte gioiose perché avevano visto il Signore”, non si fidano, perché le donne “sono troppo fantasiose”, e se ne lavano le mani. Così entrano nella confraternita “di San Pilato”: “Tanti cristiani, se ne lavano le mani davanti alle sfide della cultura, alle sfide della storia, alle sfide delle persone del nostro tempo; anche davanti alle sfide più piccole. Quante volte sentiamo il cristiano tirchio davanti ad una persona che chiede elemosina e non la dà: ‘No, no io non do perché poi questi si ubriacano’. Se ne lavano le mani. Io non voglio che la gente si ubriachi e non do elemosina. ‘Ma non ha da mangiare …’ – ‘Fatti suoi: io non voglio che si ubriachi’. Lo sentiamo tante volte, tante volte. Mettere Dio all’angolo e lavarsene le mani sono due atteggiamenti pericolosi, perché è come sfidare Dio. Pensiamo cosa accadrebbe se il Signore ci mettesse all’angolo. Mai entreremmo nel paradiso. E cosa accadrebbe se il Signore se ne lavasse le mani con noi? Poveracci”. Sono, conclude il Pontefice, “due atteggiamenti ipocriti di educati”. “No, questo no. Non mi immischio”, così Papa Francesco dà voce agli educati ipocriti, “metto all’angolo la gente, perché è gente sporca”, “io davanti a questo me ne lavo le mani perché sono fatti loro”. Vediamo, è il suo invito finale, “se in noi c’è qualcosa del genere” e se c’è, cacciamo via “questi atteggiamenti per fare spazio al Signore che viene”.
Papa: domenica messa per la comunità filippina
13 Dicembre 2019 - Roma - Papa Francesco celebra per la prima volta la tradizionale “Misa de Aguinaldo” (Messa del Dono) per la comunità filippina di Roma. Domenica pomeriggio, 15 dicembre, alle 16.30 nella Basilica di San Pietro, con questa liturgia Bergoglio dà il via al “Simbang Gabi” (Messa della notte), la novena in preparazione alla nascita di Gesù Bambino, una delle celebrazioni più importanti e antiche della tradizione cattolica filippina che ancora oggi coinvolge milioni di comunità residenti in varie parti del mondo. È detta anche “Misa de Gallo” (Messa del Gallo), perché si celebra all’alba nei nove giorni che precedono il Natale. Un “sacrificio d’amore” che richiede di alzarsi molto presto in giorni feriali e che conferma l’anima cattolica dei filippini. A Roma le altre otto liturgie si terranno nella basilica di Santa Pudenziana di via Urbana, che dal 1991, anno in cui Giovanni Paolo II eresse la cappellania cattolica filippina, è «sede centrale e punto nevralgico per 63 comunità, veri e propri centri pastorali sparsi in vari quartieri cittadini – spiega il presidente Teddy Dalisay -. Ognuna è composta da un centinaio di persone e per la Messa con il Papa sono stati distribuiti più di 6mila biglietti. Per noi è un momento importante, sarà una domenica di festa e siamo tutti molto felici». Per il direttore dell’Ufficio per la pastorale delle migrazioni del Vicariato monsignor Pierpaolo Felicolo la realtà cattolica filippina a Roma rappresenta «un esempio molto bello per tutta la città. È una comunità molto forte e articolata che si sostiene nel cammino di una fede semplice e profonda. L’incontro con il Papa sublima anni di presenza nella Capitale, dove mantengono la loro tradizione, la loro fede e cultura ma sempre fedeli a Pietro nel cammino della Chiesa che li ospita, per crescere insieme e fare comunità». Una realtà «ben voluta» dalla città, prosegue Felicolo, che va comunque «sostenuta e accompagnata nel processo di integrazione con una maggiore conoscenza della lingua italiana». A Roma, compresa l’area metropolitana, i filippini residenti sono 47mila, aggiunge padre Ricky Gente, cappellano della Missione con cura d’anime filippina. «Questo è il quarto anno che celebriamo la “Misa de Aguinaldo” nella basilica vaticana ma è la prima volta che presiede il Papa – afferma il sacerdote -. L’Italia è la nostra seconda casa e vogliamo condividere la nostra religiosità e far conoscere le nostre tradizioni. Il Papa ha subito dato la sua disponibilità e quando mi hanno confermato che avrebbe presieduto la Messa, che sarà concelebrata da 150 sacerdoti, ho provato una immensa gioia. Per tutti noi è un grande onore». Alla liturgia sarà presente anche l’ambasciatore filippino presso la Santa Sede Grace Relucio Princesa la quale condivide con padre Ricky la preoccupazione per i giovani di terza generazione nati in Italia. «Molti di loro non sono mai stati nelle Filippine o vi hanno trascorso poco tempo durante le vacanze – dice il sacerdote -. Faticano a trovare una propria identità, non si sentono né italiani né filippini». L’ambasciata presso la Santa Sede e quella Filippina in Italia «stanno avviando in tal senso un progetto per trasmettere ai ragazzi i valori e la cultura filippina» aggiunge Princesa. Le comunità romane, aggiunge ancora Dalisay, sono già al lavoro per le celebrazioni che le vedranno protagoniste fra due anni, in occasione del 30° anniversario di presenza a Roma, che coincide con il cinquecentenario dell’evangelizzazione delle Filippine – il quinto più grande paese cristiano al mondo – dove nel 1521 approdò il navigatore portoghese Ferdinando Magellano. (R. Pumpo – RomaSette)
Papa: in diretta su Tv2000 la messa per la Comunità filippina
12 Dicembre 2019 - Roma - Papa Francesco presiederà una liturgia eucaristica nella Basilica di San Pietro per la Comunità filippina di Roma. La liturgia è prevista per domenica pomeriggio alle 16,30 e sarà trasmessa su Tv2000, in collaborazione con Vatican Media.
Papa Francesco in Giappone: “accogliere quelli che vengono a cercare rifugio nel vostro Paese”
25 Novembre 2019 - Tokyo - “Stendere le braccia dell’amicizia e di accogliere quelli che vengono, spesso dopo grandi sofferenze, a cercare rifugio nel vostro Paese”. È l’invito con cui si è concluso il discorso rivolto dal Papa ai giovani dalla cattedrale di Tokyo. “Con noi qui c’è un piccolo gruppo di rifugiati”, ha fatto notare il Papa: “La vostra accoglienza testimonierà che per molti possono essere estranei, ma per voi si possono considerare fratelli e sorelle”. “Un maestro saggio una volta disse che la chiave per crescere nella saggezza non sta tanto nel trovare le risposte giuste, ma nello scoprire le domande giuste”, ha sottolineato il Papa: “Spero che possiate farvi delle ottime domande, mettervi in discussione e aiutare gli altri a porsi domande buone e provocatorie sul significato della vita e su come possiamo costruire un futuro migliore per coloro che verranno dopo noi”. “Non confondete e non stordite i vostri sogni, date loro spazio e osate guardare a grandi orizzonti, guardare ciò che vi attende se avrete il coraggio di costruirli insieme” ha quindi aggiunto sottolineando che il Giappone “ha bisogno di voi, il mondo ha bisogno di voi, svegli e generosi, gioiosi ed entusiasti, capace di costruire una casa per tutti. Prego perché cresciate in saggezza spirituale e scopriate in questa vita la strada verso la vera felicità”.
Papa Francesco: è iniziato il viaggio in Thailandia, prima tappa in Asia
20 Novembre 2019 - Roma - Ha avuto inizio nel tardo pomeriggio di ieri il 32° viaggio apostolico internazionale di Papa Francesco che avrà come tappe la Thailandia e il Giappone. Alle ore 18.20, lasciato il Vaticano, il Pontefice si è trasferito in auto all’Aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino da dove, alle ore 19.16, a bordo di un A330 dell’Alitalia, è partito alla volta di Bangkok. Alle ore 18.00, prima di lasciare Casa Santa Marta, ha voluto incontrare una decina di anziani soli ospitati dalle Piccole Sorelle dei Poveri a San Pietro in Vincoli. Il piccolo gruppo era accompagnato dall’elemosiniere apostolico, card. Konrad Krajewski. Questa mattina l’arrivo all’Aeroporto di Bangkok.

