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Don Riboldi: oggi il rito funebre presieduto da mons. Stucchi

11 Giugno 2021 - Milano - Sarà il vescovo ausiliare di Milano, monsignor Luigi Stucchi, a presiedere oggi alle 11,00 i funerali di don Mario Riboldi, nella parrocchia  di S. Martino di Biassono. Ieri, per l'intera giornata,  amici, rom e sinti hanno raggiunto  la piccola cappella di S. Francesco, a lato della parrocchia, per dare l'ultimo saluto al sacerdote che ha speso tutta la sua vita tra i rom e sinti. Nella cappella, adibita a camera ardente, foto di don Riboldi, e di alcuni sacerdoti espressioni delle diverse etnie che ricordano che sono oltre 80 i sacerdoti e i religiosi, 70 le religiose che hanno lasciato la loro roulotte per servire la Chiesa: fra loro due vescovi che operano in India.

Don Riboldi: per don Mastioli “ha dato la vita per i rom vivendo e condividendo la vita con loro”

10 Giugno 2021 - Roma - “E’ un maestro, un maestro di vita, di pensiero anche perché era una persona molto colta e preparata. Ha dato la sua vita per i rom, ma dal di dentro vivendo e condividendo la vita con loro”. Raggiunto telefonicamente don Massimo Mostioli così ricorda il “suo maestro” don Mario Riboldi, scomparso ieri all’età di 92 anni. Don Mostioli appartiene alla diocesi di Pavia, ma come lui stesso afferma “sono l’unico rimasto in camper che giro un po’ tutta l’Italia tra i rom e sinti” “Quando è partito nel 1971 – ricorda don Massimo parlando di don Riboldi – è partito con una tenda, poi con un furgone, con una roulotte, ha fatto tutti i passaggi, poi con una carovana che aveva comperato per stare assieme ai rom. Questa era la sua idea, entrare in una vita, in una storia, in una cultura per imparare”. Andare a portare il Vangelo, la parola di Dio tra i Rom e i Sinti per don Riboldi significava non imporre la propria presenza ma prima di tutto essere come loro, quindi cominciando imparando la loro lingua. “Ha voluto imparare da loro – continua don Mostioli - finché dopo un po’ di tempo una rom le disse: ‘ma tu cosa sei venuto a fare in mezzo a noi’ e don Riboldi rispose dicendo che era lì per portare la Parola di Dio, il Vangelo”. La ragazza rom replicò ‘e allora quando inizi?’”. Con questo episodio, sottolinea don Mostioli, si può sintetizzare l’inizio del percorso di don Mario Riboldi tra questa gente. “Era un gruppo di rom della Slovenia, Croazia, che si muovevano ancora, e don Riboldi aveva imparato un po’ la loro lingua. Poi ha trovato in quei posti dove andava degli altri che erano sinti e allora si è accorto che era un altro linguaggio, un altro modo di parlare, e si è messo a imparare anche la lingua di questi.  Credo che a livello mondiale – continua don Mostioli -  sia stato il massimo conoscitore della lingua e della cultura di questo popolo. Ma soprattutto come linguista perché lui ha tradotto il Vangelo di Marco in dialetto rom abruzzese, dialetto sinti lombardo, etc. Il Vangelo oggi è disponibile in quattro lingue, anzi c’è un quinto che non è stato ancora stampato, perché era in correzione”. Un ricordo accorato di chi gli è stato a fianco. “Girando l’Italia – continua don Mostioli  – lui (don Riboldi) ha conosciuto vari gruppi, perché in Italia ci sono gruppi che arrivano dall’Africa, dalla Slovenia, dalla Croazia, dalla Romania, dalla Francia. Frequentando tutti questi gruppi ha imparato veramente il loro linguaggio. Addirittura gli abitanti dei vari posti dove andavamo dicevano che arrivavamo dall’Italia e che conoscevamo la lingua ‘meglio di noi’. Allora ci si riuniva intorno al fuoco e le persone ascoltavano e applaudivano. Con qualsiasi gruppo si aveva a che fare, era la lingua che colpiva, perché il rom-interlocutore si sentiva capito, la lingua per don Riboldi è stata un mondo per entrare in sintonia e essere accolti da questi popoli”. (Nicoletta Di Benedetto)          

Don Riboldi: la veglia di rom e sinti e domani i funerali

10 Giugno 2021 - Roma - Da ieri sera la salma di don Mario Riboldi si trova nella sua città natia, Biassono. La camera ardente è stata allestita nella chiesa parrocchiale di San Martino, dove stasera alle 21 si reciterà il Rosario e domani alle 11 verrà celebrato il funerale. Fino a domattina la bara rimarrà aperta per permettere ai rom e ai sinti di vegliarlo, come ricorda uno dei suoi più stretti collaboratori, don Marco Frediani, responsabile della pastorale dei rom e sinti della diocesi di Milano. Don Frediani è succeduto in questo incarico proprio a don Riboldi che lo ha ricoperto dal 1971 al 2018. Una “figura centrale” nel cammino post conciliare della pastorale dei rom e dei sinti don Riboldi, come lo ricorda la Fondazione Migrantes. Collaboratore del card. Giovanni Battista Montini a Milano il sacerdote è stato – dice l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego – insieme al sacerdote romano don Bruno Nicolini, il “protagonista” dell’incontro di Papa Paolo VI, oggi santo, a Pomezia il 26 settembre 1965, con i rom e i sinti. Le parole di Papa Montini “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore” sono stati per don Riboldi “il programma di una vita pastorale che – ha detto ancora mons. Perego - lo ha visto camminare lungo tutte le strade d’Italia e d’Europa per incontrare le famiglie e le comunità rom e sinti. Il suo impegno e la sua intelligenza pastorale rimangono nella Chiesa italiana un tesoro da custodire e a cui fare riferimento”. Un messaggio di cordoglio è arrivato anche dal direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis che ricorda “il tanto bene che ha fatto e l’eredità che ci lascia don Riboldi”. "Non ha mai voluto apparire, è sempre stato povero tra i poveri, vivendo anche lui in roulotte – ricorda don Frediani -. Ancor prima che arrivasse papa Francesco a parlare della 'Chiesa in uscita', don Mario aveva già intuito che non si fa evangelizzazione da ricchi, ma solo prendendo bisaccia e sandali. Era un uomo di preghiera, nel profondo. Ovunque fossimo, in un campo nomadi, in carcere, in viaggio, cascasse il mondo ci si fermava per pregare negli orari canonici". (R. Iaria)    

Don Riboldi: mons. Perego, una “figura centrale nel cammino post conciliare della pastorale dei rom e dei sinti”

           9 Giugno 2021 - Roma - Don Mario Riboldi è stato “una figura centrale nel cammino post conciliare della pastorale dei rom e dei sinti”. Lo dice oggi mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e neo presidente della Fondazione Migrantes in una dichiarazione a www.migrantesonline.it parlando del sacerdote scomparso questa mattina a Milano.  Collaboratore del card. Montini a Milano, successivamente è stato – aggiunge mons. Perego - con don Bruno Nicolini, il “protagonista dell’incontro di Papa Paolo VI, oggi santo, a Pomezia nel 1965 con i rom e i sinti”. Le parole di Papa Montini “i rom sono a casa nella chiesa” sono “stati per lui - conclude mons. Perego ricordando la collaborazione con la Fondazione Migrantes -  il programma di una vita pastorale che lo ha visto camminare lungo tutte le strade d’Italia e d’Europa per incontrare le famiglie e le comunità rom e sinti. Il suo impegno e la sua intelligenza pastorale rimangono nella Chiesa italiana un tesoro da custodire e a cui fare riferimento”. (R. Iaria)  

Pastorale Rom e Sinti: è morto don Mario Riboldi. La vicinanza della Migrantes

9 Giugno 2021 - Roma - È scomparso oggi don Mario Riboldi, all’età di 92 anni. Ordinato sacerdote nel 1953 cominciò ad incontrare i nomadi della periferia Milanese. Iniziò così il suo viaggio con i popoli rom e sinti, vivendoci assieme. Accolto e apprezzato dall'allora card. Giovanni Battista Montini e quindi futuro Papa Paolo VI fu tra i promotori del primo e storico incontro della Chiesa Cattolica con Rom e Sinti a Pomezia il 26 settembre 1965. Don Riboldi ha svolto diversi ruoli in ordine alla evangelizzazione dei rom, sinti e camminanti sia come responsabile diocesano che nazionale, portando agli onori degli altari il 4 maggio 1997, per la prima volta nella storia il gitano Ceferino Jimenez Malla. "Ha lottato, come lui diceva, con sé stesso per cercare di entrare nella cultura del popolo 'zingaro' imparandone i diversi idiomi e traducendo Bibbia, testi liturgici e canti nelle varie lingue per annunciare le meraviglie di Dio", dicono i suoi collaboratori."Lodiamo il Signore per il tanto bene che ha fatto e l'eredità che ci lascia", dice il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis ricordando la figura del sacerdote. (R.Iaria)

Migrantes Ancona: pastorale con i rom e sinti

12 Maggio 2021 - Ancona - Oltre agli immigrati, da vari anni seguo la pastorale con i rom e sinti, in compagnia di una catechista, Elisabetta. Con loro abbiamo fatto prime comunioni, matrimoni, funerali e a una decina di loro ho fatto impartito anche la Cresima. Un cammino spalmato in un periodo prolungato, ma alla fine sempre concluso. Un’esperienza che mi ha dato molto, e direi, mi ha segnato… Una sera, in una chiesa di un quartiere di Ancona stavamo preparando la prima comunione di alcuni ragazzi, un loro papà mi chiese di confessarsi, la sua bambina avrebbe fatto l’indomani la prima comunione, aveva altri due figli. Quella confessione mi è rimasta sullo stomaco. Dal cuore di quel rom uscì una sofferenza opprimente che soffocava la sua vita… “sono uno zingaro, per la gente sono sempre uno zingaro, per la gente i miei bambini sono figli di uno zingaro, da anni sono qui e non riesco a trovare lavoro perché sono uno zingaro, la gente non mi parla perché sono uno zingaro e si vede, non riesco a dare una vita dignitosa alla mia famiglia perché sono uno zingaro, non ho futuro perché sono uno zingaro, la mia colpa è di essere nato zingaro, e questo marchio sulla mia testa mi pesa, mi soffoca, non mi lascia né camminare, né respirare… odio me stesso e la mia vita perché sono uno zingaro”… seduto sul banco della chiesa, con i gomiti sulle ginocchia, e la testa raccolta tra le mani, tra sospiri prolungati, singhiozzi e lacrime, assieme ad altri peccati, scorreva questa confessione… io mi son sentito un peccatore. Ogni sofferenza che aveva subito mi sentivo di averla procurata anche io. Non mi sentivo affatto libero da ogni pregiudizio nei loro confronti, e il dir comune sembra una norma. Si concluse quella confessione, con un abbraccio e il giorno dopo la sua bambina fece la prima comunione, la sua gioia fu grande ma sempre velato da tristezza… un mese dopo lui si è tolto la vita… Una diversità mai integrata, un’esclusione che lo ha brutalmente buttato fuori, perché anche oggi per la nostra società: “uno zingaro è sempre uno zingaro. Quando uno zingaro diventerà per me fratello?”  (Dino Cecconi, Direttore Migrantes Ancona-Osimo)    

Migrantes Pordenone: un corso di sartoria per le donne rom

3 Maggio 2021 - Pordenone - Un’opportunità per il lavoro e un segno di integrazione così è stato accolto il corso di sartoria avviato per le donne Rom a Pravisdomini, un comune della provincia di Pordenone. Il corso è finanziato dalla Fondazione Migrantes e realizzato in collaborazione con la Caritas, Ambito del Sile, la Parrocchia e il Comune. In questa cittadina del Friuli Venezia Giulia, dove la comunità rom è stabile e abbastanza numerosa, non è una novità in quanto, specie per i bambini che frequentano le scuole dell’obbligo, già diverse sono state le iniziative avviate per un cammino di integrazione e abbattere quei pregiudizi che da sempre accompagnano questa gente.  Il corso ha coinvolto 13 donne con l’età compresa tra 13 e 58 anni e va avanti da febbraio per tre volte la settimana. Le partecipanti sono ragazze, mamme, nonne, ognuna di loro si è accostata a questa iniziativa con una motivazione diversa, ma in comune sicuramente c’è la voglia di un riscatto sociale e la prospettiva di trovare lavoro. L’insegnante Anna Maria Girotto ha messo a disposizione tutta la sua esperienza e ha trovato in alcune di queste donne un vero talento per questo mestiere, ma tutte lo frequentano con passione. C’è Milva assieme alle figlie che ha già un po’ di conoscenze sartoriali apprese dalla mamma e da un sarto; Denise che è molto brava a disegnare i cartamodelli; Venere che con il suo pragmatismo racconta “non spero di diventare come Giorgio Armani, ma di lavorare sì”; Barbara che vuole dimostrare che anche le donne rom sanno lavorare. Tante storie e tanti sogni sostenuti dalla voglia di imparare per una opportunità in più; ma dietro questa loro partecipazione c’è un altro messaggio rivolto non solo agli abitanti di Pravisdomini ma a tutti coloro che hanno dei pregiudizi verso le minoranze: sono rom ma sono donne come tutte le altre. Una nuova esperienza anche per l’insegnante che non conosceva la cultura rom e che ha raccontato “mi sono trovata benissimo con queste donne, sono brave e motivate”. (Nicoletta Di Benedetto)    

Migrantes Catania: celebrata la Giornata Internazionale dei Rom, Sinti e Camminanti

12 Aprile 2021 -

Catania - L'Ufficio Migrantes della diocesi di Catania, in occasione della Giornata Internazionale dei Rom, Sinti e Camminanti, ha celebrato una solenne celebrazione eucaristica presso la parrocchia della Divina Maternità della B.M.V. in Cibali. La Santa Messa è stata presieduta dal parroco don Gianluca Giacona e concelebrata dal direttore dell'Ufficio per l’animazione missionaria, don Deodato Mammana, con l’assistenza dei diaconi don Giuseppe Cannizzo, direttore dell’Ufficio Migrantes, don Santo Rizzo e don Giuseppe Calantropo, entrambi collaboratori dello stesso Ufficio Pastorale.

Giuseppe Cannizzo ha ricordato la genesi dell'istituzione della Giornata Internazionale dedicata a Rom e ai numeri statistici che riguardano questa grande famiglia nel mondo ed in Europa ed ha sottolineato come “l’evangelizzazione è una missione di tutta la Chiesa, perché nessun cristiano dovrebbe rimanere indifferente di fronte a situazioni di emarginazione in relazione alla comunione ecclesiale. Anche i cristiani Rom sono chiamati a partecipare attivamente alla missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo l’attività pastorale nelle loro comunità”.

Significativo poi il richiamo alla situazione di emergenza causata dalla pandemia da Covid-19, che si sta vivendo attualmente fra i popoli di tutti i Paesi del Continente, compreso quello Rom. “Sono tempi difficili anche per questi nostri fratelli", ha concluso don Cannizzo: "tra loro il rischio di contagio è ancora più alto a causa delle condizioni in cui spesso vivono: spazi piccoli, privi di servizi e talvolta in assenza di acqua, di elettricità e delle condizioni minime per condurre una vita dignitosa. Ragion per cui, questo è il tempo, come ha ricordato anche Papa Francesco, di lasciare da parte ogni forma di odio ed emarginazione”.

All'incontro erano presenti, un buon numero di fedeli italiani e rappresentanti di comunità multietniche, che hanno voluto partecipare come "testimonianza di integrazione e fratellanza tra popoli".

 

Giornata internazionale Rom: occasione per richiamare l’attenzione su questo popolo

8 Aprile 2021 - Roma - Ogni anno la Giornata internazionale del popolo rom e sinto, che si celebra oggi,  richiama l’attenzione su questo popolo composto da uomini, donne e bambini spesso ignorati e lontani dai nostri interessi.  Una data, quella dell’8 aprile, che nasce quando, nella Primavera del 1971, alcuni intellettuali e attivisti rom di tutta Europa si incontrarono a Chelsfield, vicino Londra, in un congresso internazionale per riflettere sulla condizione delle rispettive comunità. Una comunità, quella dei rom e sinti in Europa che conta circa 12 milioni di persone. In Italia circa 170 mila. Di questi circa 18 mila quelli in emergenza abitativa e di essi circa 11.500 in insediamenti progettati, costruiti e gestiti dalle istituzioni locali e meno di 7 mila in insediamenti informali. Secondo alcuni dati sul territorio italiano si contano 111 insediamenti formali per soli rom in una sessantina di Comuni italiani con una presenza interna di cittadini italiani che raggiunge il 49%. Persone spesso non riconosciuti nel nostro Paese. Un mancato riconoscimento che oltre a non aiutare la tutela di alcuni diritti fondamentali, accresce l’apolidia e sempre più, nelle nostre città, produce emarginazione e ghettizzazione. Ecco allora l’urgenza di un maggiore impegno per trovare nuove strade che aiutino ad abbattere pregiudizi e barriere ideologiche.  

Comunità di S. Egidio: “Superare pregiudizi e puntare su scuola e integrazione”

8 Aprile 2021 -

Roma - In occasione del “Romanò Dives”, la giornata internazionale dei Rom, che si celebra oggi, 8 aprile, in ricordo del primo Congresso mondiale dei Rom tenutosi nel 1971 vicino Londra, la Comunità di Sant’Egidio rivolge gli auguri a tutti i Rom (e alle popolazioni romanì che si identificano con questo nome) e sottolinea alcune idee, preoccupazioni e prospettive sulla presenza di questo popolo in Italia ed Europa. Occorre anzitutto "prendere le distanze da vecchi e nuovi pregiudizi, fonte di ostilità e discriminazioni, e intraprendere con coraggio iniziative che favoriscano la piena inclusione dei Rom nelle nostre società, valorizzando la cultura e la condivisione della memoria, considerando che quasi nessuno in Italia conosce il Porrajmos, lo sterminio di Rom e Sinti durante la seconda guerra mondiale". Bisogna poi puntare su un serio programma di scolarizzazione, una "autentica priorità - si legge in una nota - per un popolo, che in larga parte è costituito da bambini e giovani (circa il 50% delle 140.000 presenze in Italia ha meno di 18 anni). Solo "investendo seriamente su un’istruzione e una formazione di qualità si potrà avere una generazione pienamente integrata nella nostra società". Infine occorre "attuare politiche di inserimento abitativo, superando la logica emergenziale che spesso contraddistingue l’azione delle istituzioni rispetto a questa minoranza: la presenza di Rom e Sinti non è episodica o occasionale ed è evidente che approcci perennemente emergenziali non facilitano l’integrazione e sono spesso causa di spreco di fondi pubblici. L’integrazione dei Rom è possibile, come dimostrano tante situazioni, di cui Sant’Egidio ha fatto esperienza in anni di amicizia e impegno a loro fianco. Quando per i Rom valgono gli stessi criteri che per altre fasce di popolazione, l’integrazione funziona".