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Ucraine in Italia: la voce delle badanti, temiamo per i nostri figli

25 Febbraio 2022 - Roma - Sono circa 160mila le donne venute dall’Ucraina per lavorare nelle famiglie italiane come colf o baby-sitter oppure per assistere anziani e malati non autosufficienti. Si tratta del 15% degli stranieri impiegati nel settore domestico (con contratti o irregolari) in Italia, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro. Una parte consistente (il 76,6%) dei 236mila ucraini residenti nel nostro Paese. Badanti, età media 50 anni, che vivono perlopiù nel domicilio dell’assistito o da sole. Storie diverse ma simili di emigranti che lavorano per inviare i soldi a casa e dare un futuro ai figli (141 milioni di euro le rimesse nel primo semestre 2021). Ludmilla, 55 anni, fa le pulizie in appartamenti nel quartiere Rubattino a Milano e arriva da Cernivci, nella zona a Sud-Ovest dell’Ucraina, vicino al confine con la Romania: è terrorizzata anche se lì la situazione sembra per il momento abbastanza tranquilla. Il marito e i due figli ormai adulti vivono e lavorano nel loro Paese: avrebbero dovuto raggiungerla fra qualche giorno per trascorrere insieme, in Italia, le festività pasquali ma anche le frontiere con la Polonia e la Romania sono chiuse e le automobili non possono passare. Aerei e treni non possono partire. «La mia vita è spezzata in due – afferma – e i miei cari in queste ore sono presi dall’angoscia, soprattutto di notte, per paura dei bombardamenti, anche se lì la guerra sembra ancora lontana». È disperata e non sa darsi una spiegazione di quello che succede in Ucraina: «Ma cosa vogliono? La Russia e l’Occidente si sono presi già tutto... ». La speranza, per lei e per gli altri cittadini ucraini che si trovano in Italia, è che si possa raggiungere al più presto un accordo politico internazionale che allontani il rischio di altri morti e distruzioni. Sonia, 60 anni, è collaboratrice domestica in una famiglia di Bologna, è stravolta, piange e non riesce quasi a parlare. Si trova in uno stato di ansia scoppiato all’improvviso, quando ieri mattina ha saputo dalla televisione dell’attacco delle truppe russe al suo Paese: il marito, la figlia e la sorella invalida abitano alla periferia di Kiev e le hanno detto in una breve telefonata che sentono i colpi dell’artiglieria che si avvicinano alla città. «Prima tornavo due volte l’anno a casa, l’ultima è stata a dicembre per la seconda dose del vaccino anti-Covid, e adesso non so quando potrò riabbracciarli» commenta. Sonia ha lasciato trent’anni fa la sua casa sulla riva del fiume Dnepr per andare a lavorare come collaboratrice domestica prima in Portogallo poi in Francia e Germania e infine in Italia, dove dice di trovarsi benissimo: «In Ucraina di lavoro non ce n’è ma io dovevo portare i soldi a casa per far studiare mia figlia, che è stata cresciuta dalla nonna, e per far curare mia sorella malata». Sacrifici ripagati. «Ma adesso, con la guerra, ho paura che tutto quello che abbiamo realizzato possa crollare». Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, l’associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, ha espresso intanto «forte vicinanza al popolo ucraino che con grande dedizione e sacrificio da anni si occupa dei nostri anziani e delle nostre case». «La guerra è il più grande disastro e la più grande pazzia che l’uomo può fare – sostiene don Igor Krupa, parroco della comunità ucraina di Milano, che si riunisce nella chiesa ortodossa di Largo Corsia de’ Servi – noi facciamo parte di quella generazione che la guerra la vede solo dai filmati ma in Ucraina la guerra c’è dal 2014: nel Donbass non hanno mai smesso di sparare e tanti ragazzi hanno continuato a morire». Don Igor racconta di una «grandissima preoccupazione che si respira nella sua numerosa comunità costituita da famiglie con figli nati in Italia e da tante donne venute nel capoluogo lombardo per lavorare con il sogno di ritornare un giorno in Ucraina, dove vivono i loro parenti. A Prato la comunità cattolica ucraina di rito bizantino è guidata da don Nicola Dzudzar: una sessantina di persone. Di solito si ritrovano in preghiera due giorni alla settimana nella chiesa di Santa Margherita, all’angolo con piazza Mercatale. «Ogni celebrazione termina con un inno religioso, il cui incipit è “O grande Signore unico proteggi l’Ucraina” – afferma don Nicola -. Un’invocazione alla protezione divina, per il Paese, il popolo, la nazione, la Chiesa e i fedeli. Una preghiera quanto mai adatta in questo periodo». Pregare per la pace in Ucraina, oggi alle 21 in Duomo, con la recita del rosario: un’iniziativa, spontanea e nata dal basso, accolta con favore dal vescovo di Prato Giovanni Nerbini. Preghiere speciali sono state organizzate per la comunità ucraina anche a Firenze, nella chiesa dei Santi Simone e Giuda, dal parroco don Volodymyr Voloshyn, e a Pisa, in San Pierino. Manifestazioni di cittadini ucraini contro la guerra organizzate anche nelle piazze di Genova, Milano, Pescara e Bari. (Fulvio Fulvi - Avvenire)

Cei: tutte le Chiese in Italia unite in una preghiera corale

24 Febbraio 2022 -
Roma - "Le drammatiche immagini delle azioni militari in Ucraina provocano dolore e scuotono le coscienze. Nel condannare fermamente la scellerata decisione di ricorrere alle armi, esprimiamo vicinanza al popolo ucraino e alle comunità cristiane del Paese". Lo scrive questa sera la presidenza della Cei evidenziando che "ogni conflitto porta con sé morte e distruzione, lacera il tessuto sociale e minaccia la convivenza tra le nazioni. La memoria di quanto accaduto nel Vecchio Continente nel secolo scorso deve indurci a rinnegare ogni discorso di odio e ogni riferimento alla violenza, spronandoci invece a coltivare relazioni di amicizia e propositi di pace".
"È il desiderio dell’umanità intera, è l’impegno dei Vescovi del Mediterraneo" che riuniti in questi giorni a Firenze per l’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” hanno chiesto ad "una sola voce di far tacere le armi. Siamo chiamati, come diceva Giorgio La Pira, a 'usare il metodo d’Isaia: convertire, cioè, in investimenti di pace gli investimenti di guerra: trasformare in aratri le bombe, in astronavi di pace i missili di guerra!”".
La Cei fa appello  alla "coscienza di quanti hanno responsabilità politiche affinché si fermi al più presto la follia della guerra". Allo stesso tempo l'invito a tutte Chiese che sono in Italia a unirsi in una "corale preghiera per la pace" e ad aderire alla Giornata di digiuno indetta da Papa Francesco per il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri.

Ucraina: arcivescovo maggiore Shevchuk rifugiato nel sotterraneo della cattedrale della Resurrezione di Kiev

24 Febbraio 2022 -
Roma - Momenti di grandissima apprensione a Kiev. Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, si è dovuto rifugiare, insieme ad altre persone, in un sotterraneo della Cattedrale della Resurrezione di Kiev a causa dei bombardamenti “intensi” in città. È quanto fa sapere al Sir don Andriy Soletskyy, del segretariato dell’arcivescovo Maggiore di Kiev, a Firenze dove sta partecipando all’incontro dei vescovi del Mediterraneo. Prima di lasciare la sua residenza, l’arcivescovo maggiore ha potuto comunicare al Sir come sta evolvendo la situazione in città e nel paese. “Stanotte – racconta – l’esercito russo ha attaccato l’Ucraina. Purtroppo, il governo russo ha scelto la guerra. La mattina presto abbiamo sentito i bombardamenti ed esplosioni anche a Kyiv. Ci sono già decine di morti. L’esercito ucraino non sta deponendo le armi e difende il nostro Paese. Ovviamente, molti sono nel panico ma facciamo di tutto per tenere la popolazione lucida e organizzata”. L’arcivescovo Sviatoslav conferma la decisione della chiesa ucraina di non abbandonare il suo popolo. E soprattutto di aprire chiese e strutture a quanti nei giorni a venire avranno bisogno di aiuto e sostegno. “La nostra Chiesa sarà sempre con il suo popolo”, dice Sua Beatitudine. “Abbiamo l’esperienza della guerra all’Est dell’Ucraina ormai da 8 anni. Cerchiamo di organizzare bene la rete degli aiuti umanitari, metteremo a disposizione della gente, in caso di emergenza, le nostre chiese e gli edifici cha abbiamo in disposizione per salvare ogni vita. Ricordiamo che le nostre chiese erano già diventate ospedali da campo nei tempi della Rivoluzione della dignità”. L’arcivescovo lancia quindi un appello: “Continuiamo chiedere alla comunità internazionale di essere uniti con noi, di credere nell’Ucraina che oggi difende la pace in Europa a costo del sangue dei propri figli. Ogni sforzo su ogni campo è molto importante”. E aggiunge: “Stamattina ho fatto di nuovo un appello al popolo ucraino, chiedendo di mettersi al servizio uno all’altro, di essere solidarietà, di difendere la nostra Patria. Noi siamo un popolo che ama la pace, non vogliamo fare la guerra con nessuno, non pretendiamo il territorio di nessun altro paese, ma saremo predisposti fino all’ultimo a difendere la nostra casa comune che è la nostra cara terra ucraina”.
 

Ucraina: oggi nella parrocchie di Porto Santa Rufina Adorazione per chiedere a Dio il dono della pace

24 Febbraio 2022 -
Roma - Oggi, in tutte le parrocchie di Porto Santa Rufina verrà celebrata un’ora di Adorazione eucaristica per chiedere a Dio il dono della pace. A seguito delle “notizie sempre più preoccupanti che arrivano dalla Russia e dall’Ucraina”, l’invito del vescovo, mons. Gianrico Ruzza, è rivolto “a tutte le comunità parrocchiali e religiose” alle quali è chiesto di “impegnarsi ad offrire al Signore un’ora di Adorazione eucaristica, pregando per la pace”.

Ucraina: Vescovi Europei, “nel nome di Dio, fermatevi”

24 Febbraio 2022 -

Firenze - Da Firenze, dove si sta svolgendo l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), rivolge un accorato appello per la pace in Ucraina. Le Chiese che sono in Europa "condannano con forza quanto è accaduto questa notte in Ucraina: bisogna agire insieme e con determinazione per porre fine immediatamente all’aggressione russa e fare tutto il possibile per proteggere donne, uomini e bambini innocenti: nel nome di Dio fermatevi adesso!". La Comunità internazionale, e in modo particolare l’Unione Europea, "non lasci intentata nessuna via per fermare questo conflitto, perché le armi cedano il passo al dialogo e ai negoziati, perché venga difeso il diritto internazionale, l’indipendenza e la sovranità territoriale dell’Ucraina. Perché si ponga fine a una guerra che dall’Ucraina si estenderebbe inevitabilmente agli Stati vicini e diventerà una minaccia per tutta l’Europa.  I vescovi europei e le comunità cristiane pregano per le vittime di questo conflitto e per i loro familiari, sono vicini a quanti soffrono per questi atti di violenza. Si uniscono all’invito di Papa Francesco che chiede preghiera e digiuno per la pace: 'La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra'".

 

Ucraina: una preghiera per la pace questa sera su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio

24 Febbraio 2022 -

Roma - La Comunità di Sant’Egidio promuove una veglia di preghiera per la pace in Ucraina questa sera (giovedì 24 febbraio), alle 20, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, in collegamento streaming con tutti i paesi in cui è presente nel mondo. “E’ la nostra prima, spontanea, risposta alla tragedia che si sta consumando in queste ore in Ucraina – spiega la Comunità - Non ci si può rassegnare alla guerra come ultima parola, ma occorre chiedere incessantemente la pace. E’ ciò che imploriamo per il bene dell’Ucraina e del mondo intero rivolgendoci a tutti, a partire da chi ha responsabilità sulle nazioni. Invitiamo tutti a unirsi a noi per fermare la follia del ricorso alle armi”.

Roma, 24 febbraio 2022

“Si fermi la follia della guerra”: l’appello dall’incontro sul Mediterraneo di Firenze

24 Febbraio 2022 -
Firenze - I Vescovi del Mediterraneo, riuniti a Firenze per l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, esprimono "preoccupazione e dolore per lo scenario drammatico in Ucraina, e rinnovano la loro vicinanza alle comunità cristiane del Paese". Accogliendo l’invito di Papa Francesco a vivere il 2 marzo una giornata di digiuno e preghiera per la pace, i Vescovi - si legge in una nota - "fanno appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche perché tacciano le armi. Ogni conflitto porta con sé morte e distruzione, provoca sofferenza alle popolazioni, minaccia la convivenza tra le nazioni. Si fermi la follia della guerra! I Vescovi del Mediterraneo conoscono bene questo flagello, per questo chiedono a una sola voce la pace".

Papa Francesco indice una Giornata di digiuno per la pace: “ho un grande dolore nel cuore per il peggioramento della situazione in Ucraina”

23 Febbraio 2022 - Città del Vaticano - "Ho un grande dolore nel cuore per il peggioramento della situazione nell’Ucraina". Lo ha detto questa mattina Papa Francesco al termine dell'Udienza Generale. "Nonostante gli sforzi diplomatici delle ultime settimane - ha aggiunto - si stanno aprendo scenari sempre più allarmanti. Come me tanta gente, in tutto il mondo, sta provando angoscia e preoccupazione. Ancora una volta la pace di tutti è minacciata da interessi di parte". Da qui l'appello Vorrei appellarmi a quanti hanno responsabilità politiche, perché facciano un serio esame di coscienza davanti a Dio, che è Dio della pace e non della guerra; che è Padre di tutti, non solo di qualcuno, che ci vuole fratelli e non nemici". Il Pontefice prega "prega" tutte le parti coinvolte perché "si astengano da ogni azione che provochi ancora più sofferenza alle popolazioni, destabilizzando la convivenza tra le nazioni e screditando il diritto internazionale". Papa Francesco rivolge, poi, un appello a  tutti, "credenti e non credenti": "Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno". Da qui l'invito ad una giornata di digiuno per la pace, il 2 marzo prossimo, Mercoledì delle Ceneri e incoraggia "in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra".

Ucraina: Sua Beatitudine Shevchuk lancia un appello al popolo ucraino

23 Febbraio 2022 - Roma - Un messaggio destinato a tutto il popolo ucraino e a tutte le persone di buona volontà, per chiamare tutti alla “responsabilità e il sacro dovere dei cittadini” di difendere la patria: Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Capo della Chiesa greco- cattolica ucraina, indirizza un messaggio “ai figli e alle figlie del popolo ucraino in Ucraina e negli insediamenti e a tutte le persone di buona volontà”, in un momento drammatico per la nazione. Sua Beatitudine sottolinea che il riconoscimento da parte della Federazione Russa delle auto-proclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk “rappresenta una seria sfida e minaccia all’intera comunità internazionale e al diritto internazionale”, e denuncia che è stata “gravemente danneggiata la logica stessa delle relazioni tra gli Stati”. La decisione della Federazione Russa - continua Sua Beatitudine - certifica il ritiro unilaterale della stessa federazione “dal lungo processo di pace che doveva garantire il ripristino di condizioni di vita dignitose nei territori temporaneamente occupati dall’Ucraina che hanno subito l’aggressione dell’armata russa”. Il presule della Chiesa greco-cattolico ucraina ricorda che la guerra, iniziata già nel 2014, ha “lasciato ferite profonde nella vita di molti nostri connazionali”, con “migliaia di morti, feriti, persone sole”. L’arcivescovo maggiore aggiunge che il gesto del presidente della Federazione Russa “ha distrutto le basi del lungo processo di ripristino della pace in Ucraina, ha creato il presupposto per una nuova ondata di aggressione armata contro il nostro Stato ed ha aperto le porte a un'operazione militare su vasta scala contro il popolo ucraino”. Per questo, afferma, “oggi consideriamo la difesa della nostra terra natale, della nostra memoria e della nostra speranza, del nostro diritto di esistere concesso da Dio, come una responsabilità personale e un sacro dovere dei cittadini ucraini”.  “Difendere la nostra Patria - dice - è un nostro diritto naturale e il nostro dovere civico. Siamo forti quando stiamo insieme. Ora è arrivato il momento di unire i nostri sforzi per difendere l'indipendenza, l'integrità territoriale e la sovranità dello Stato ucraino. È dovere e responsabilità di tutta l'umanità impegnarsi oggi a prevenire la guerra e a proteggere una pace giusta”.  Sua Beatitudine sottolinea ancora una volta che “il mondo non può progredire né trovare risposte alle sfide dei nostri tempi ricorrendo alla forza e alla violenza e trascurando i valori universali e la verità evangelica”, e per questo chiede “a tutte le persone di buona volontà di non ignorare le sofferenze del popolo ucraino causate dall'aggressione militare russa. Siamo un popolo che ama la pace. Ed è per questo che siamo pronti a difenderlo e a combattere fedelmente per essa”. Per questo prega per la saggezza dei governanti, perché si “ristabilisca una pace giusta sul suolo ucraino”, e per i difensori dell’Ucraina che “in questi giorni sono un esempio di amore sacrificale e di servizio sincero al nostro popolo”.  

Migrantes Taranto: giovedì preghiera per l’Ucraina

22 Febbraio 2022 - Taranto - L'ufficio Migrantes e  la Stella Maris e Apostolato del mare della diocesi di Taranto, organizzano un incontro di preghiera per la pace in Ucraina. Parteciperanno cittadini ucraini,  russi, moldave, georgiane e delle altre nazionalitá per la pace in Ucraina. Ortodossi e cattolici si uniranno in una preghiera ecumenica. "Pregheremo il Signore nostro Gesù Cristo e la Vergine Santissima perché sia risparmiato il flagello della guerra", spiega Marisa Metrangolo, direttrice dell'ufficio diocesano Migrantes. La preghiera si svolgerà nella Chiesa di San Pasquale, a Taranto, giovedì 24 febbraio alle 16,00.