11 Febbraio 2021 - Roma - “La Chiesa ha il diritto di usare i mezzi di comunicazione sociale per il suo ministero”. In un colloquio di circa dieci anni fa, padre Franz-Josef Eilers, teologo, autore di numerosi studi sulla comunicazione, sintetizzava in questi termini una delle acquisizioni del Concilio Vaticano II per “un rapporto più positivo verso la comunicazione da parte della Chiesa”. Padre Eilers è morto lo scorso 13 gennaio in Asia (a Manila) dove ha contribuito in modo ricco al ministero della comunicazione della Chiesa. Mi sono tornate in mente le sue parole in questi giorni, in cui ricordiamo i 90 anni di Radio Vaticana (12 febbraio) e mentre abbiamo appena vissuto il Safer Internet Day (9 febbraio). Due tasselli che compongono un bel mosaico comunicativo, fatto d’impegno e progettualità. La voce portata dalla Radio fino ai confini del mondo risuona oggi con vibrazioni rinnovate anche nel continente digitale. Una presenza che, guardando alla storia, diventa prospettiva educativa. (Vincenzo Corrado)
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Natale è la festa dell’incontro
24 Dicembre 2020 -
"Se mille volte nascesse Cristo a Betlemme, ma non in te, sei perduto per sempre" (Angelo Silesio)
Le parole del mistico tedesco Angelo Silesio ricordano il grande mistero del Natale: Dio fatto uomo, Dio in mezzo a noi! Dio Dentro di noi! Non c’è prospettiva migliore del proprio cuore per vivere Betlemme. Non in una forma di chiusura o d’isolamento, ma di apertura totale. Natale è la festa dell’incontro, dell’accoglienza dell’altro, della relazione autentica. Nascendo in noi, Cristo cambia la storia. Auguri di Buon Natale! (Vincenzo Corrado)Parola dell’anno? Prossimità!
12 Novembre 2020 - Roma - Prossimità... Al tempo della pandemia da COVID-19 e mentre il dizionario Collins indica in lockdown la parola dell’anno, volgiamo l’attenzione verso ciò che potrebbe sembrare contrario al significato del termine inglese (letteralmente “messa in sicurezza”; genericamente “chiusura”). Si può vivere la prossimità in questo tempo? E se sì, in che modo? Sono anche gli interrogativi che hanno accompagnato il percorso di formazione per i nuovi direttori degli uffici diocesani delle comunicazioni sociali appena concluso. La prossimità indica uno stile di vita che non conosce blocchi o chiusure, proprio perché trova il suo input all’azione nella sua stessa proposta radicale. Per chi è impegnato nella comunicazione è la cifra del “buon samaritano”, descritta da Papa Francesco nella Fratelli tutti. La strada percorsa dall’uomo buono della parabola è la stessa del sacerdote e del levita. Con la sua scelta il samaritano imprime a quella strada una svolta esistenziale. Ecco perché la prossimità è la parola del 2020. Ritorna, dunque, l’invito: siamo chiamati a nuove forme di prossimità.
Vincenzo Corrado
Custodire, con cura
29 Ottobre 2020 - Roma - Queste giornate di sofferenza, che in alcune città stanno sfociando in violenza, richiedono un “di più” di impegno e di attenzione nell’uso delle parole. Quel “di più” ha a che fare con la cura e la custodia che le parole dovrebbero trasmettere. La cura è un atto profondamente esistenziale, una categoria antropologica che dà significato e sostanza a ogni istante della quotidianità. Non esistono specializzazioni, ma linguaggi purificati dagli aggettivi inutili che il più delle volte tradiscono i sostantivi. In questo senso l’arte del custodire diventa orizzonte per accogliere in pieno l’essenza dell’altro. La comunicazione diventa, allora, custodia della dignità delle persone. Una lezione da riscoprire in questo momento della nostra storia.
Vincenzo Corrado
Un divario da colmare
21 Ottobre 2020 - Roma - La tecnologia non è qualcosa di scontato. Ci sono degli aspetti che spesso vengono dati per risolti e, invece, nascondono nodi problematici. Uno su tutti: le disuguaglianze sociali. Il terzo rapporto Auditel-Censis, presentato nei giorni scorsi, registra che, nel 2019, in Italia circa tre milioni e mezzo di famiglie non disponevano di collegamento a Internet. Tra i nuclei familiari con almeno un occupato o uno studente il numero scende a 300mila. Con la pandemia molti italiani hanno dovuto fare i conti, in tempi rapidissimi, con una realtà del tutto nuova. Nell’analisi, ovviamente, vengono riportati altri dati da leggere in relazione a questi: consumo di video in streaming, device a disposizione, larghezza di banda, solo per citarne alcuni. Insomma, non tutti sono pronti - e non per colpa loro - a una “normalità digitale”. E quasi sicuramente la pandemia ha accelerato questo processo di “distanziamento sociale”. Serve, dunque, un impegno su più fronti – sociale, politico, culturale, educativo – perché nessuno resti indietro. (Vincenzo Corrado)
Fratelli tutti, oltre l’apparenza
7 Ottobre 2020 - Roma -“La connessione digitale non basta per gettare ponti, non è in grado di unire l’umanità” (n.43). “Ciò che chiamiamo ‘verità’ non è solo la comunicazione di fatti operata dal giornalismo. È anzitutto la ricerca dei fondamenti più solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi” (n.208). Nell’Enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale, papa Francesco pone l’accento sull’ “illusione” di una comunicazione fondata sulla ricerca del consenso più che sul rispetto dell’altro. È il “morso” dell’apparenza che con i suoi denti affilati azzanna la realtà. C’è però una via d’uscita che consiste nell’andare oltre, per scendere nella profondità della nostra umanità. Una grande consegna per chi comunica e informa.
Vincenzo Corrado
Per una comunicazione rispettosa e inclusiva
30 Settembre 2020 -
Roma - La comunicazione imprime dinamicità; è un movimento continuo di relazione e apertura verso l’altro; è un gioco di svelamento e, insieme, riappropriazione del proprio essere. Nel tema che Papa Francesco ci consegna per la 55ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali c’è una sottolineatura importante sull'essenza stessa del comunicare. Il rimando alla narrazione (filo conduttore della Giornata celebrata nel 2020) è naturale e spontaneo. In quest’anno, particolare e inedito, in cui i confini tra le persone sono stati ampliati per la pandemia e, al tempo stesso, ridotti grazie alla tecnologia, siamo chiamati a nuove forme di prossimità.
La strada è tracciata da quel “vieni e vedi” posto al centro della prossima Giornata. La proposta di Gesù ai primi discepoli, “venite e vedrete” (Gv 1,39), diventa la proposta che gli stessi discepoli offrono ad altri. È l’esperienza di una parola che include, che accoglie e che genera nuove opportunità. Da subito! È una proposta che rispetta la libertà di tutti, offrendo la possibilità di una prospettiva inedita di vita. Quel “vieni e vedi” ha una forza attrattiva che non si limita a una semplice informazione data quasi con distacco e disinteresse verso il destinatario, ma esprime la condivisione di una proposta che spinge a una comprensione dell’altro nella sua originalità.
In questo senso l’incontro, che è alla base della stessa comunicazione, diventa pieno. Il tema scelto da papa Francesco, oltre a ribadire questo principio basilare, presenta anche un elemento di novità. L’incontro deve avvenire con “le persone come e dove sono”. In sostanza bisogna essere promotori di una comunicazione che non giudica (come) e che sappia rispettare il percorso di ciascuno senza pretendere che sia il nostro (dove).
È la sfida che ci consegna nuova opportunità di riflessione, ma anche di azione. A tutti noi il compito di disegnare una comunicazione che sia rispettosa e inclusiva.
Vincenzo Corrado
Parole e gesti di speranza
16 Settembre 2020 - Roma - “Occorre tentare di dare un pizzico di speranza ai giovani; pesare le parole sapendo che nulla mi sarà perdonato se dovessi pronunciarne qualcuna che a qualcuno non piace”. La riflessione di don Maurizio Patriciello sulla tragedia di Caivano, pubblicata su Avvenire di ieri, martedì 15 settembre, chiama tutti a quel senso di responsabilità che non deve mai venire meno dinanzi a notizie di cronaca. Willy, Evan, Paola, don Roberto… Troppo odio continua a trovare terreno fertile nel nostro Paese. Potrà essere fermato solo da un impegno congiunto che chiama alla responsabilità di ciascuno. Anche per chi opera nei media, perché sia promotore di una comunicazione pensata e che faccia pensare. Vincenzo Corrado
Una comunicazione da progettare
2 Settembre 2020 - Roma - Ci prepariamo a vivere un nuovo anno pastorale, segnato dalle ferite profonde della pandemia. Come ricordava la Presidenza della Cei nella lettera inviata ai vescovi il 22 luglio, “ci attende il compito delicato di progettare, con le dovute precauzioni, un cammino comunitario che favorisca un maggior coinvolgimento dei genitori, dei giovani e degli adulti”. È un impegno che coinvolge in maniera attiva anche quanti sono impegnati nel mondo della comunicazione. Lo abbiamo sperimentato nei giorni bui del lockdown, lo stiamo vivendo ancora adesso: la comunicazione non è qualcosa di strumentale o accessorio, ma appartiene alla nostra stessa esistenza come parte costitutiva e originale. Un buon punto di partenza per il progetto da realizzare!
Vincenzo Corrado
Una responsabilità che interpella
27 Luglio 2020 - Roma - “Non sempre l’abbondanza comunicativa è sinonimo di completezza e chiarezza: il tempo di pandemia ha richiamato tutti ad una forte responsabilità nel comunicare in modo rigoroso e sobrio, per evitare confusione e trasmissione di contenuti deboli e non originali”. Nel riflettere sul contesto comunicativo di questi mesi, gli incaricati regionali per le comunicazioni sociali delle CEI hanno fotografato in questi termini rischi e opportunità di una situazione inedita per tutti. Convocati dall'Ufficio nazionale il 21 luglio per un incontro on line di bilancio e prospettive per il futuro, i diversi rappresentanti hanno offerto un quadro concreto dei vari territori. Ora, è stato detto, l’orizzonte cui tendere è quello di una comunicazione come servizio di carità che permetta alla Chiesa di rispondere alle attese dell’uomo di oggi. Ecco perché “è fondamentale trasformare i contatti ottenuti dai diversi media in relazioni reali, nella consapevolezza che non si può sostituire il rapporto personale. Solo attraverso il dialogo e il confronto è possibile costruire le comunità”. Un’indicazione che apre già un cammino per il futuro. (Vincenzo Corrado)

