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Cei: il 1° maggio Atto di Affidamento dell’Italia a Maria

20 Aprile 2020 -
Roma - Raccogliendo la proposta e la sollecitazione di tanti fedeli, la Conferenza Episcopale Italiana affida l’intero Paese alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza. Lo farà venerdì 1° Maggio, alle ore 21, con un momento di preghiera, nella basilica di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio (diocesi di Cremona, provincia di Bergamo).
La scelta della data e del luogo è estremamente simbolica. Maggio è, infatti, il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, tempo scandito dalla preghiera del Rosario, dai pellegrinaggi ai santuari, dal bisogno di rivolgersi con preghiere speciali all’intercessione della Vergine. Iniziare questo mese con l’Atto di Affidamento a Maria, nella situazione attuale, acquista un significato molto particolare per tutta l’Italia", spiega in una nota la Cei.
Il luogo, Caravaggio, situato nella diocesi di Cremona e provincia di Bergamo, "racchiude in sé la sofferenza e il dolore vissuti in una terra duramente provata dall’emergenza sanitaria. Alla Madonna la Chiesa affida i malati, gli operatori sanitari e i medici, le famiglie, i defunti.
Nella festa di San Giuseppe lavoratore, sposo di Maria Vergine, affida, in particolare, i lavoratori, consapevole delle preoccupazioni e dei timori con cui tanti guardano al futuro".

Cei: altri 2 milioni e 400mila euro dell’8X1000 per le strutture sanitarie

20 Aprile 2020 - Roma - Continua l’opera di sostegno della Conferenza Episcopale Italiana alle strutture ospedaliere, molte delle quali stanno radicalmente modificando la propria organizzazione interna per rispondere all’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Ai 6 milioni di euro già stanziati nelle scorse settimane in risposta alle esigenze di 7 presidi sanitari e socio-sanitari cattolici, distribuiti sul territorio nazionale, la CEI mette a disposizione altri 2 milioni e 400mila euro - provenienti dai fondi dell’otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica - a beneficio di altre 5 realtà. Il contributo è destinato al supporto della Fondazione Papa Paolo VI di Pescara, dove la diocesi ha aperte tre case di riposo, per un totale di 150 posti finora preservati dal contagio, un centro per malati quasi terminali con 50 posti e un centro residenziale con 30 posti per diversamente abili; della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia), la cui “area Covid” annovera 123 posti letto e 18 posti letto di terapia intensiva estensibili in caso di necessità; della Provincia Lombardo-Veneta Fatebenefratelli, che ha visto tutte le strutture dell’Ordine Ospedaliero adoperarsi per riorganizzare i reparti e aumentare i posti letto a disposizione dei pazienti Covid-19, oltre che per proteggere e tutelare tutti gli altri ospiti dal rischio del contagio; dell’ Istituto Figlie di San Camillo, nelle cui strutture sanitarie Covid-19 (a Roma, Treviso, Trento, Cremona e Brescia), con 321 posti letto a disposizione, sono operative 89 suore e circa 2 mila dipendenti laici; della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza, duramente colpita dall’emergenza, particolarmente nella popolazione fragile delle residenze sanitarie per anziani e per disabili. I vescovi italiani rinnovano in questo modo quella “carezza di consolazione”, che “apre il cuore e ridona speranza”, sottolineata dal recente Consiglio Episcopale Permanente che si è svolto in videoconferenza lo scorso 16 aprile. La Cei ricorda che per sostenere le strutture sanitarie è aperta anche una raccolta fondi. Chi intende contribuire può destinare la sua offerta - che sarà puntualmente rendicontata - al conto corrente bancario: IBAN: IT 11 A 02008 09431 00000 1646515 - intestato a: CEI causale: SOSTEGNO SANITÀ.

Don Maffeis: essere segno e strumento della misericordia del Padre

18 Aprile 2020 -
E, aggiunge don Maffeis, “in questa domenica, alle 11, in diretta su Tv2000, Papa Francesco celebra nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, santuario romano a poche centinaia di metri da San Pietro, dedicato alla spiritualità di Gesù misericordioso”. Nella sua riflessione, il sottosegretario della Cei non nasconde che, in realtà, tante persone “faticano ad affidarsi alla misericordia, a riconciliarsi con la propria storia, ad accogliere il perdono e quindi la pace”. Ma, osserva, come Papa Francesco non si stanca di ricordare, “la misericordia è espressione dell’amore steso di Dio, un amore così grande, così profondo, che non viene meno, non si ferma a distanza: viene incontro a tutte le povertà e – conclude – libera dalle tante piccole grandi forme di schiavitù che appesantiscono l’andare”.

Don Maffeis: ricordiamoci degli anziani, anche nel post-emergenza

17 Aprile 2020 - Roma - “Se tutti stiamo soffrendo le limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia, tra coloro che si trovano in condizione di particolare disagio ci sono i nostri anziani”. Lo sottolinea don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, che fa riferimento “a quanti si sono trovati a vivere in residenze sanitarie assistenziali dove il pericolo del contagio è stato sottovalutato, per cui sono aperte anche indagini giudiziari”, ma anche “ai tanti che da settimane vivono isolati, privi della possibilità di poter ricevere la visita di un familiare o di una persona amica e, quindi, esposti più di altri alla solitudine e alla tentazione di cedere allo sconforto”. “Pensando a queste persone, ci accorgiamo che, accanto al problema materiale del sostegno e dell’assistenza, c’è dell’altro: i nostri anziani – spiega don Maffeis in un video pubblicato sui media della Cei – hanno bisogno di sentirsi valorizzati, di sentire che la loro esperienza e ricchezza di vita umana e spirituale incontra rispetto, attenzione, considerazione”. Come ripete spesso Papa Francesco, gli anziani “sono le nostre radici, la nostra storia, ci hanno dato la fede, la tradizione, il senso di appartenenza a una patria”. Ecco allora che, secondo il sottosegretario della Cei, “l’annuncio di Pasqua –‘il Signore non ci lascia soli’ – passa attraverso segni concreti di tempo donato, di momenti condivisi”. “Se in queste settimane per molti versi questa prossimità ci è preclusa – conclude – cerchiamo di farci trovare pronti alla ripresa”.​

Cei: il comunicato finale del Consiglio Permanente

17 Aprile 2020 - Roma - “Abbiamo nel cuore i defunti, i malati, quanti si stanno spendendo per alleviare le sofferenze della gente (medici, operatori sanitari, sacerdoti…). Nello stesso tempo, guardiamo al dopo-emergenza, con uno sguardo di speranza e di prospettiva. Esprimiamo un pensiero di vicinanza al Cardinale Angelo De Donatis, vicario generale della diocesi di Roma, ancora convalescente a casa dopo il ricovero al Policlinico Gemelli in quanto positivo al coronavirus”. Con un messaggio di solidarietà, si sono aperti i lavori del Consiglio Episcopale Permanente svolto giovedì 16 aprile, in videoconferenza, sotto la guida del Cardinale Presidente, Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve. È una forma inusuale, hanno sottolineato i vescovi, ma necessaria e importante nel ritrovarsi per avviare una riflessione ampia su quanto e come l’emergenza vissuta inciderà sul Paese e sulla Chiesa. Come cambieranno le cose? Come saremo? Il futuro sarà scandito ancora da abitudini reiterate? Come sarà la coscienza personale e collettiva? Cosa ci chiede il Signore in questo tempo? Perché un Dio buono permette tutto ciò ai suoi figli? Nelle domande dei vescovi è emersa la necessità di una lettura spirituale e biblica di ciò che sta accadendo. La certezza è che la ripresa non sarà contraddistinta da ritmi e abitudini precedenti alla crisi. Senza dubbio, ci sarà una profonda cesura rispetto al passato, anche quello più recente. Per questo, sono necessari strumenti di riflessione per capire alla luce della fede quanto stiamo vivendo. Il Signore, infatti, ci sta facendo entrare nel mistero della Pasqua. Quello presente è un tempo di grande purificazione, un Kairos, che, nella ristrettezza, porta con sé delle opportunità. La costrizione contiene necessariamente anche qualche Grazia. Se è vero che nessuno sa come sarà il nuovo inizio, è altrettanto vero che si è in cammino. Una prima lezione, allora, riguarda la sobrietà, l’essenzialità, la semplificazione. Un’altra lezione chiama in causa l’essere Chiesa e la capacità progettuale, ossia quello sguardo che permette di andare oltre l’emergenza del tempo presente. E poi c’è la grande lezione sul valore della vita che include la malattia e la fragilità. La proposta è che questi temi vengano ripresi nelle Conferenze Episcopali Regionali, per poi poterli approfondire alla prossima sessione del Consiglio Permanente, in programma a settembre. Ciò consentirebbe di allargare l’orizzonte degli Orientamenti pastorali per il quinquennio 2020-2025, ancora in via di approvazione, all’attualità di queste settimane. Il tema della “gioia del Vangelo” al centro del Documento - è stato osservato - va posto in relazione a questo momento di sofferenza e di crisi. Lo sguardo al futuro Sofferenza e crisi segneranno gli anni a venire. Questa esperienza, impensabile e impensata, non è ancora conclusa e continua a preoccupare. È stato messo in discussione un modello di sviluppo che sembrava potesse dettare le regole di vita. La visione di un compimento raggiunto ha mostrato la sua vulnerabilità a causa di una malattia. E a farne le spese saranno nuovamente i più poveri. Per questo è importante liberare le energie positive per ripartire. “È con questo sguardo di fiducia, speranza e carità che intendiamo affrontare questa stagione”, hanno sottolineato i vescovi. A partire dalla solidarietà che non va snaturata dal suo fondamento cristiano, ovvero l’amore di Dio per i suoi figli, che spinge all’impegno verso gli altri, a prestare attenzione agli ultimi tra gli ultimi. L’esperienza della fede, in queste settimane, è stata riconosciuta come una forza morale con ricadute notevoli. È stata una molla per l’energia necessaria ad affrontare la vita e le sue situazioni difficili. La creatività, che ha animato le diverse iniziative spirituali e pastorali, è stata espressione di una nuova vicinanza, in cui la gente ha riconosciuto la vicinanza di Dio. Le parrocchie, i sacerdoti, i volontari sono stati segno eloquente di questa prossimità, che ha assunto il volto concreto della carità con la disponibilità delle strutture ecclesiali per la Protezione Civile, i medici e le persone in quarantena e con gli aiuti destinati dall’otto per mille, in modo particolare con quello straordinario di 200 milioni di euro cui si aggiungono i 22,5 milioni di euro stanziati in queste settimane. La Chiesa c’è, è presente ed è aperta a una riflessione su valori fondamentali quali la famiglia, l’educazione, la sobrietà, la comunità, la solidarietà. L’orizzonte deve essere il mondo post-coronavirus, non trascurando alcun piano di responsabilità, a partire dalla vita ecclesiale. In questo senso il Consiglio Permanente ha condiviso l’impegno della Segreteria Generale, nell’interlocuzione con le Istituzioni governative, per definire un percorso meno condizionato all’accesso e alle celebrazioni liturgiche per i fedeli, in vista anche della nuova fase che si aprirà dopo il 3 maggio. È fondamentale dare una risposta alle attese di tanta gente, anche come contributo alla coesione sociale nei diversi territori. Così come è importante non sottovalutare la preoccupazione circa la tenuta del sistema delle scuole paritarie. Se già ieri erano in difficoltà sul piano della sostenibilità economica, oggi - con le famiglie che hanno smesso di pagare le rette a fronte di un servizio chiuso dalle disposizioni conseguenti all’emergenza sanitaria - rischiano di non aver più la forza di riaprire. La ripresa passa anche dal piano educativo: ormai in prossimità dell’estate, è necessario dare indicazioni alle famiglie circa lo svolgimento dei campi estivi e dei Grest, opportunità di crescita per i ragazzi e di aiuto per i genitori impegnati con la possibile ripresa delle attività lavorative. Lo sguardo al futuro non può trascurare le conseguenze enormi che questa situazione sta recando alle famiglie dell’intero Paese, a quelle già in precarietà o al limite della sussistenza. Una carezza di consolazione Lo sguardo dei vescovi si fa gesto di tenerezza con una carezza di consolazione. Questa apre il cuore ed è capace di ridare speranza. “In questi giorni drammatici – hanno affermato – abbiamo portato nel cuore i defunti, i malati, i medici e gli operatori sanitari, gli anziani, i poveri, le famiglie e i sacerdoti. A tutti loro rivolgiamo la nostra carezza. Quante volte abbiamo avvertito questo gesto fatto con generosità da chi poteva concederla a chi ne aveva bisogno. Non possiamo dimenticare chi ha più sofferto e continua a soffrire”. La carezza, allora, è affetto pieno verso i malati, come sollievo e consolazione per le sofferenze patite; verso i medici e gli operatori sanitari, come gratitudine per la generosità nella cura e nell’assistenza alla persona; verso gli anziani, come invito a preservare la memoria viva del Paese, ma anche come dolore per quanti ci hanno lasciato e per quanti portano ferite non più rimarginabili; verso i poveri, come impegno a essere loro custodi, a non chiudere gli occhi davanti alle vecchie e nuove marginalità, perché l’accoglienza ha una rilevanza sociale; verso le famiglie, quale grazie per la capacità di tenuta complessiva, messe a dura prova da una vita insolita o da lutti dovuti al coronavirus o ad altre cause; verso i sacerdoti, come ringraziamento per il loro essere prossimi al popolo: tanti - più di 100 - hanno offerto la loro vita esprimendo ancora una volta il volto bello della Chiesa amica, che si prende cura del prossimo. La carezza, per tutti, è esortazione alla preghiera, vero antidoto a questo tempo. “L’ombra della morte – hanno detto i vescovi – sembrava estesa sul nostro Paese, ma non ha avuto l’ultima parola. Nel dolore estremo il tema della vita eterna è stato squarcio e svelamento della speranza nella Resurrezione”. Messa Crismale nel Tempo Pasquale Il Consiglio Permanente ha poi condiviso le indicazioni relative alla Messa Crismale, rinviata quest’anno a causa della pandemia. Il Decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti dello scorso 25 marzo ha dato facoltà alle Conferenze Episcopali di trasferire la celebrazione della Messa Crismale ad altra data. “Spero che potremo averla prima di Pentecoste, altrimenti dovremo rimandarla all’anno prossimo”, sono state le parole del Santo Padre durante la Santa Messa in Coena Domini. Il Consiglio Episcopale Permanente ha indicato, come orientamento unitario, che questa celebrazione avvenga, nelle forme possibili, nel Tempo Pasquale, che si concluderà domenica 30 maggio, Solennità di Pentecoste. Orientativamente entro l’ultima settimana. Nelle Diocesi in cui non si potrà procedere con questa celebrazione, verranno conservati gli olii sacri (infermi, catecumeni e crisma) dello scorso anno. Assemblea generale rinviata a novembre Il Consiglio Episcopale Permanente ha deciso di rinviare l’Assemblea Generale che era in programma dal 18 al 21 maggio prossimi: si terrà a Roma da lunedì 16 a giovedì 19 novembre 2020. Nel frattempo, restano in carica sia i Vice Presidenti dell’area Nord e dell’area Centro sia i Presidenti delle Commissioni Episcopali. Slitta, pertanto, al 31 agosto la data di consegna delle relazioni quinquennali. Entro quel termine verranno raccolte le indicazioni del nominativo proposto da ciascuna Conferenza Episcopale Regionale per la presidenza delle dodici Commissioni Episcopali, come pure eventuali segnalazioni circa l’elezione dei membri del Consiglio per gli Affari Economici. Comunicazioni Ripartizione fondi otto per mille. In merito alla ripartizione e all’assegnazione della somma relativa alla quota dell’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa Cattolica, il Consiglio Permanente, tenuto conto della particolare urgenza della sua approvazione e della necessaria consultazione dei membri della CEI, prevede la condivisione della stessa per corrispondenza. Tale scelta nasce dalla necessità non procrastinabile di questo adempimento. Convenzioni “fidei donum”. I vescovi hanno approvato l’aggiornamento della modulistica riguardante le convenzioni per sacerdoti “fidei donum” e sacerdoti provenienti da altre nazioni in Italia. Entreranno in vigore dal prossimo 1 settembre. Nomine Nel corso dei lavori, il Consiglio Episcopale Permanente ha provveduto alle seguenti nomine:
  • Direttore dell’Ufficio Liturgico Nazionale (dal 1° settembre 2020): Don Mario Castellano della diocesi di Bari-Bitonto;
  • Responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica: Dott. Massimo Monzio Compagnoni;
  • Assistente ecclesiastico centrale del settore giovani dell’Azione Cattolica Italiana: Don Gianluca Zurra della diocesi di Alba.

Cei: ringraziamento agli operatori sanitari, alle famiglie, ai sacerdoti, molti dei quali hanno offerto la propria vita, e la vicinanza agli anziani e ai poveri

17 Aprile 2020 - Roma - Una lettura spirituale e biblica dell’emergenza in atto e delle domande che essa porta con sé, con uno sguardo al post-coronavirus: è stato questo il filo conduttore della sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente, che si è riunito giovedì 16 aprile, in videoconferenza, sotto la guida del Cardinale Presidente, Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve. Nel confronto, i Vescovi si sono soffermati sulla situazione attuale, segnata dalla sofferenza e dal lutto, ma anche da opportunità e Grazia. Un “kairos”, l’hanno definito, che traccia una cesura rispetto al passato e lascia un’eredità preziosa, a livello sociale ed ecclesiale, dalla quale ripartire con fiducia e speranza, facendo tesoro di tutte quelle esperienze di solidarietà, attenzione agli ultimi e alle persone in difficoltà sgorgate dalla fantasia della carità delle nostre comunità. Di qui il ringraziamento agli operatori sanitari, alle famiglie, ai sacerdoti, molti dei quali hanno offerto la propria vita, e la vicinanza agli anziani e ai poveri. Vicinanza che ha assunto il volto concreto della carità con la disponibilità delle strutture ecclesiali per la Protezione Civile, i medici e le persone in quarantena e con gli aiuti destinati dall’otto per mille, in modo particolare con quello straordinario di 200 milioni di euro, cui si aggiungono i 22,5 milioni di euro stanziati in queste settimane. Nel corso del dibattito, è stato sottolineato come l’esperienza di fede, in questo periodo, sia stata una forza morale che ha permesso di affrontare con nuovo slancio una stagione impensabile ed impensata. La Chiesa è sempre stata presente e continua ad esserlo, anche nell’interlocuzione con le Istituzioni governative per definire un percorso meno condizionato all’accesso e alle celebrazioni liturgiche per i fedeli in vista della nuova fase che si aprirà dopo il 3 maggio. Durante i lavori, sono state fornite indicazioni circa la celebrazione della Messa Crismale e la ripartizione e l’assegnazione della somma destinata all’otto per mille. È stato approvato l’aggiornamento della modulistica per le convenzioni per i sacerdoti “fidei donum” e sono state prese alcune decisioni riguardanti l’Assemblea Generale (rinviata a novembre) e le Commissioni Episcopali. I Vescovi, infine, hanno provveduto ad alcune nomine.

Don Maffeis: in questo tempo sofferente c’è bisogno di operatori di pace

16 Aprile 2020 - Roma - “Se è vero che la vita e la morte abitano la nostra esperienza quotidiana, la Pasqua non smette di ricordare al nostro cuore stanco e forse anche un po’ sfiduciato che a vincere è comunque la vita”. Lo sottolinea, in un video pubblicato dai media Cei, don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, per il quale “in alcuni momenti è normale chiedersi dove siano questi segni che possano testimoniare che la risurrezione ha davvero fatto irruzione in questo mondo ferito e sofferente, a volte in balia di logiche meschine, egoistiche e di corto respiro”. A questa domanda, spiega don Maffeis, ha dato una risposta Papa Francesco che nell’udienza del mercoledì ha chiamato “beati”, cioè felici, gli operatori di pace. “L’esperienza insegna che quando siamo troppo preoccupati di noi stessi, quando cerchiamo di tutelare e raggiungere un benessere personale rischiamo di farlo a scapito delle relazioni con gli altri e dell’interesse del contesto in cui viviamo”, osserva il sottosegretario della Cei evidenziando invece che “la pace che nasce dalla Pasqua rinnova l’essere e l’agire, ci rende capaci di piccoli segni concreti di riconciliazione, di accoglienza, di disponibilità, di giustizia”. “È quella pace che sa riportare un soffio di speranza anche in questo tempo sofferente e pesante come il nostro”, rileva don Maffeis che invita a diventare “operatori di pace perché la pace possa abitare le nostre case, raggiungere il cuore e la vita di quanti si sentono abbandonati e di coloro che sono più esposti alla sofferenza”.    

Cei: Humanlines, il portale che racconta i Corridoi umanitari

15 Aprile 2020 -

Roma - C’è Danait, giovane eritrea che parla un perfetto italiano e ha lavorato per l’Unhcr. Poi ci sono Awet, dodicenne, sordo, arrivato dall’Eritrea a Cossato, in provincia di Biella, dove può frequentare una delle migliori scuole di lingua dei segni, e Omar, un adolescente che diventa amico di Fabio, il proprietario di una pasticceria in un piccolo paese del profondo nord.

Sono solo alcuni dei protagonisti delle storie, piene di verità e di sofferenza, raccolte da “Humanlines”, un portale di informazione e web documentario in continuo divenire, promosso dall’Università di Notre Dame (USA), per raccontare il progetto dei Corridoi Umanitari finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana che ha permesso a centinaia di rifugiati eritrei, somali e sud-sudanesi di arrivare in Italia in modo legale e sicuro.

“Abbiamo scelto di raccontare microstorie in grado di trattare ciascuna un tema e un frammento di tale complessità, nella speranza di dar vita nel tempo ad un mosaico coerente, onesto, affidabile”, spiega Ilaria Schnyder che insieme a Clemens Sedmak coordina anche un progetto di ricerca longitudinale volto a monitorare e valutare le diverse dinamiche dei Corridoi Umanitari che incarnano una nuova visione di pensare l’immigrazione e l’accoglienza. Le storie, aggiunge, sono “narrate attraverso fotografia, audio, video ma anche comics e videoanimazione”. A queste si affiancheranno report, articoli accademici e approfondimenti.  

Don Maffeis: portare a tutti l’annuncio di speranza

15 Aprile 2020 -
“L’annuncio di speranza non va tenuto confinato in recinti sacri, ma va portato a tutti”. Lo ribadisce, in un video sui media Cei, don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, per il quale “vivere la Pasqua significa essere cristiani che consolano, che portano i pesi gli uni degli altri, che incoraggiano, che non si stancano di annunciare e di testimoniare una vita che non muore”. Facendo riferimento all’invito del Risorto ai discepoli a recarsi in Galilea, don Maffeis ricorda che “la Galilea è il luogo che richiama la vita quotidiana, la famiglia, il lavoro, come a dire che se la speranza non incrocia la vita di ogni giorno è destinata a rimanere un’idea sterile”. Non solo: la Galilea è anche con “il luogo dei ricordi”, spiega il sottosegretario della Cei sottolineando che “in fondo ognuno di noi ha la propria Galilea, che coincide con ciò che l’ha segnato nella vita, con gli incontri che l’hanno arricchita”, donando a ciascuno una direzione precisa”. “Specie nei momenti di difficoltà, di prova, di crisi come quello che stiamo attraversando – conclude – è decisivo tornare con la memoria del cuore a questa sorgente, che ha il volto delle persone amate”. ​

Cei: si intensifica l’impegno concreto delle diocesi

14 Aprile 2020 - Roma - Prosegue l’impegno delle diocesi italiane nel far fronte all’emergenza Covid-19 mettendo a disposizione strutture edilizie, proprie o altrui, destinate principalmente a tre categorie di soggetti: medici e infermieri, persone in quarantena, senza dimora. Ad oggi sono 33 - ma l’elenco è in continuo aggiornamento - le diocesi ad aver comunicato di aver messo a disposizione della Protezione civile e del Sistema sanitario nazionale 46 strutture per oltre 1.200 posti. Sono poi 23 le diocesi ad aver fatto sapere di aver impegnato oltre 28 strutture per più di 500 posti nell’accoglienza di persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali. Infine 27 diocesi hanno informato di aver messo a disposizione più di 32 strutture per oltre 600 posti per l’accoglienza di persone senza dimora.