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Don Maffeis: togliamo dal vocabolario le parole che impoveriscono la comunità

14 Aprile 2020 - Roma - “Proviamo a rivedere il nostro vocabolario arrivando forse anche a togliere quelle parole, quelle azioni che non costruiscono famiglia, impoveriscono la comunità, non servono alla vita”. “Per fare Pasqua servono parole nuove, parole diverse: proviamo a rivedere il nostro vocabolario arrivando forse anche a togliere quelle parole, quelle azioni che non costruiscono famiglia, impoveriscono la comunità, non servono alla vita”. È l’invito di don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, che prende spunto dall’omelia di Papa Francesco che “a Pasqua ha provato a metter fuori gioco alcune parole”. “Non è questo – afferma don Maffeis in un video, ricordando quanto detto dal pontefice – il tempo dell’indifferenza, perché tutto il mondo sta soffrendo e deve potersi ritrovare unito nell’affrontare la pandemia”. Non è questo “il tempo degli egoismi”, ha poi sottolineato il Papa, “facendo appello alla nostra Europa, a quello spirito di solidarietà che all’indomani della seconda guerra mondiale le ha permesso di rialzarsi”. Non è questo “il tempo delle divisioni”, ha aggiunto Bergoglio, “denunciando con forza i conflitti in corso, chiedendone la fine, a partire dal commercio di armi che spreca capitali che dovrebbero essere usati per curare le persone”. “Non è questo il tempo della dimenticanza, ha concluso il Papa, precisando che la crisi che stiamo vivendo non deve farci dimenticare tante altre emergenze”. ​      

Media Cei: domani sera il Rosario da Pompei

14 Aprile 2020 - Roma - Avvenire, Tv2000, InBluradio, Sir e Federazione dei settimanali cattolici e Corallo, d’intesa con la segreteria generale della Cei, invitano i fedeli, le famiglie e le comunità religiose a ritrovarsi domani alle 21, per recitare insieme il Rosario che verrà trasmesso da Tv2000 e InBluradio oltre che in diretta Facebook. Questa volta andrà in onda dal Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei. A guidarlo sarà l’arcivescovo prelato e delegato pontificio, mons, Tommaso Caputo, e si concluderà con la Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei.

Don Maffeis: riconoscere i segni del risorto presenti in questo tempo difficile

12 Aprile 2020 - Roma - “La luce e la pace della Pasqua possano raggiungere ogni casa e rianimare la speranza di ciascuno”. ​ “C’è una distanza non da poco tra la gioia dell’Alleluja pasquale e le inquietudini di queste lunghe settimane, segnate da preoccupazioni e ansietà, da paure e tensioni. Quest’anno ci scambiamo auguri difficili, ma che proprio in questo contesto risultano ancora più preziosi”. Lo evidenzia, in un video pubblicato sui media della Cei, don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, per il quale abbiamo tanto bisogno “di Pasqua, di sentire l’annuncio che il Signore è vivo e presente e non ci abbandona mai, che tiene le sorti del mondo e di ciascuno”. “Il crocifisso è risorto: la Chiesa vive per esserne messaggera e testimone, ricordando a ciascuno che la vita vince la  morte, il perdono disarma rancori e vendette, sulla violenza l’ultima parola appartiene all’amore”, aggiunge don Maffeis sottolineando che “questa fiducia è il nostro bene più grande, è quello che cambia il cuore, il mondo di essere e di stare al mondo, come dicono le vite di tanti santi della porta acanto che vediamo all’opera anche nell’affrontare questa pandemia” L’auspicio è che ognuno possa “riconoscere i segni del risorto presenti in questo tempo difficile e offrire segni di risurrezione facendo nostri le parole, le azioni e gli atteggiamenti del Signore e del suo Vangelo”. “La luce e la pace della Pasqua – è l’augurio del sottosegretario della Cei – possano raggiungere ogni casa e rianimare la speranza di ciascuno”. ​    

Don Maffeis: attraversiamo questa notte di dolore e angoscia affidandoci al Padre

10 Aprile 2020 -
Il nostro pensiero, afferma, “va ai morti di questa pandemia, tante volte invisibili, rapiti come sono stati, sottratti agli affetti, partenze strazianti che aggiungono dolore a dolore nel cuore di chi rimane”, ma anche a “tanti nostri anziani, la cui morte impoverisce le nostre famiglie e le nostre comunità di quel patrimonio di esperienza, di relazioni, di saggezza”. Don Maffeis non dimentica poi “i 100 sacerdoti che il virus si è portato via: vite spese per lo più nel nascondimento e nel servizio, vite che hanno intessuto la storia delle nostre comunità”. “In un tempo di smarrimento e desolazione, sostiamo ai piedi della Croce: ci accorgeremo che non appartiene solo al regno della morte”, assicura il sottosegretario della Cei evidenziando che “la croce è memoria viva di Colui donando che muore donando se stesso, che avvolge le nostre fragilità e i nostri peccati con l’amore di Dio Padre, quel Padre nelle cui mani si abbandona con fiducia”. “Ci sia data la grazia – conclude – di attraversare questa notte del dolore e dell’angoscia affidandoci al Padre fino a trovare in Lui misericordia e pace”.

Cei: “migranti sfruttati in molte aree del Paese”

8 Aprile 2020 - Roma – “Per ridare forza e dignità al lavoro dobbiamo curare la ferita dei nostri profondi divari territoriali. Non esiste una sola Italia del lavoro, ma ‘diverse Italie’, con regioni e zone vicine alla piena occupazione – dove il problema diventa spesso quello di umanizzare il lavoro, vivendo il riposo della festa – e regioni dove il lavoro manca e costringe molti a migrare”. E’ quanto si legge nel messaggio che la Commissione Episcopale per i Problemi sociali e il lavoro della Cei ha rivolto per il prossimo 1 Maggio, festa del Lavoro. Nel messaggio, dal titolo “Il lavoro in una economia sostenibile” si evidenzia che “Costruire un’economia diversa non solo è possibile, ma è l’unica via che abbiamo per salvarci e per essere all’altezza del nostro compito nel mondo. È in gioco la fedeltà al progetto di Dio sull’umanità”. I vescovo invitano ad avere “il coraggio di guardare alla schizofrenia del nostro atteggiamento verso i nostri fratelli migranti: sono sfruttati come forma quasi unica di manovalanza, a condizioni di lavoro non dignitose in molte aree del Paese. Dobbiamo – sottolineano - saper trasformare le reti di protezione contro la povertà – essenziali in un mondo dove creazione e distruzione di posti di lavoro sono sempre più rapidi e frequenti – in strumenti che non tolgano dignità e desiderio di contribuire con il proprio sforzo al benessere del Paese”.

Raffaele Iaria

 

Cei: stanziamento straordinario in un aiuto alla ripresa

8 Aprile 2020 -
Roma - Un aiuto straordinario della Chiesa italiana per sostenere persone e famiglie in situazioni di povertà o di necessità, enti e associazioni che operano per il superamento dell’emergenza provocata dalla pandemia, enti ecclesiastici in situazioni di difficoltà.
Ruota attorno a queste destinazioni la somma che la Presidenza della CEI – sentite tutte le Conferenze Episcopali Regionali – stanzia per contribuire a far fronte alle conseguenze sanitarie, economiche e sociali provocate dal Covid-19.
Si tratta di un importo straordinario di 200 milioni di euro, provenienti dall’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa Cattolica e recuperati dalla finalità a cui erano stati destinati, essenzialmente l’edilizia di culto. Di questi, 156 milioni sono ora ripartiti, in modo proporzionale, fra tutte le Diocesi.
L’erogazione avverrà entro fine aprile e impegna a un utilizzo di tali risorse entro il 31 dicembre 2020; la rendicontazione - che dovrà essere inviata alla Segreteria Generale della CEI entro il 28 febbraio 2021 - si atterrà al dettato concordatario (Legge 222/85) e ai criteri di trasparenza, rafforzati dall’Assemblea Generale del maggio 2016.
Tenuto conto delle differenti situazioni esistenti sul territorio nazionale, le modalità di tale rendicontazione non seguiranno la griglia predisposta per i fondi ordinari, ma dovranno specificare: i soggetti destinatari delle erogazioni, le causali, le somme erogate, i relativi giustificativi - secondo prassi - delle attività sostenute.

Mons. Russo: le iniziative della Chiesa Italia

1 Aprile 2020 - Roma - “In questo momento vorrei rivolgere un pensiero grato a tutti i nostri media che, in forme diverse e secondo le specificità di ciascuno, stanno tessendo il filo delle comunità. Porto nel cuore quanto mi hanno scritto diversi settimanali diocesani in questi giorni: le nostre pagine sono diventate un necrologio continuo. Avverto la sofferenza che arriva dai territori, a tutti assicuro la vicinanza della Chiesa italiana. Grazie!”. A parlare è mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, nei giorni che precedono la Settimana Santa che quest’anno sarà vissuta da un intero Paese in quarantena: “Ricordo che la prossimità della Chiesa in Italia si esprime ugualmente attraverso segni concreti. In particolare, abbiamo promosso due sottoscrizioni di raccolta fondi: Sostegno alla sanità ed Emergenza coronavirus, con Caritas italiana”. Eccellenza, la Chiesa italiana si è mossa fin dai primi momenti per fronteggiare la pandemia anche sul piano dell’assistenza caritativa e solidale stanziando oltre 16 milioni di euro. Decine di diocesi in tutta Italia stanno mettendo a disposizione le loro strutture per la Protezione civile, i medici e le persone in quarantena… È una geografia della carità in continuo aggiornamento. Le diverse iniziative sul piano dell’assistenza caritativa e solidale sono tutte mosse dalla certezza che nel volto sofferente dei nostri fratelli è presente Cristo. È una certezza che viene dal Vangelo di Matteo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare…”. Parole che sono riferimento imprescindibile per le nostre azioni. Nella situazione attuale, in cui sono messe a nudo tutte le nostre certezze, riscopriamo il senso e il valore della prossimità, della cura, della relazione… In una parola: della carità, sempre silenziosa, ma operosa. La Chiesa, senza rumore e megafono, continua a sostenere in maniera corresponsabile medici, operatori sanitari e malati. È un ritorno dell’attenzione e generosità che tanti cittadini, ogni anno, rivolgono con la destinazione dell’otto per mille alla Chiesa cattolica. Il Sistema sanitario è in forte difficoltà e anche la sanità cattolica sta facendo la sua parte. La Cei sostiene le strutture sanitarie in vari modi. In risposta ad alcune delle tante situazioni di necessità in sanità, la Conferenza episcopale italiana – raccogliendo il suggerimento della Commissione episcopale per la carità e la salute – ha stanziato finora 6 milioni di euro, in due tranche da 3 milioni, provenienti dall’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Il primo contributo, del 24 marzo, raggiunge la Piccola Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo di Torino, l’Azienda ospedaliera “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase, l’Associazione Oasi Maria Santissima di Troina, nei pressi di Enna, e l’Istituto Ospedaliero Poliambulanza di Brescia. Il secondo, del 30 marzo, va a beneficio della Fondazione Policlinico Gemelli, dell’Ospedale Villa Salus di Mestre, dell’Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari. È stata inoltre aperta una raccolta fondi, che sarà puntualmente rendicontata e che potrà aiutare altre realtà. Con la sospensione delle attività scolastiche, anche le scuole paritarie attraversano una fase di crisi. Cosa si aspetta dalla politica? La Segreteria Generale della Cei ha rappresentato più volte al ministero dell’Istruzione la situazione drammatica vissuta dalle scuole paritarie. A nome di tante famiglie, di insegnanti che sono senza stipendio e di strutture che, stante così le cose, a settembre difficilmente potranno riaprire – con un danno oggettivo per il bene comune – si sono presentate alcune richieste essenziali, chiedendo a voce e per iscritto che l’appello venga raccolto. Ci aspettiamo che questo passo possa essere fatto. Sono tanti i sacerdoti che hanno perso la vita, molti di loro per adempiere a pieno i doveri del ministero. Cosa si sente di dire per tutti loro? Tutti i nostri sacerdoti sono sempre vicini alla gente, fedeli alla vocazione fino alla fine, vivono con le proprie pecore, come ripete spesso Papa Francesco. Lo sono così tanto che, proprio in questa circostanza, hanno condiviso anche la malattia e, purtroppo, in molti casi, la morte. Li ricordiamo prima di tutto per fare memoria della loro vita, delle loro opere, di quanto hanno lasciato nei cuori di chi li ha conosciuti. I media cattolici, e non solo, hanno onorato questi fratelli celebrando esistenze spese per il prossimo. Molti erano missionari, tornati in Italia dopo una vita tra i più poveri del mondo; altri erano preti diocesani, alcuni di questi a riposo – ma un sacerdote va mai veramente in pensione? – dopo aver visto crescere generazioni di fedeli, spesso in parrocchie piccole, dove ci si conosce tutti come una famiglia e dove in tanti li hanno pianti, unendoli ai lutti personali. Anche questo ci dice del prezioso mandato dell’essere comunità; un mandato che ci porta ad interpretare il nuovo che abbiamo davanti e ad assumere quindi anche nuove modalità di essere Chiesa. Ci aspetta una Settimana Santa “senza concorso di popolo”. Che Pasqua sarà? Sarà sicuramente una Pasqua diversa: la storia che stiamo vivendo ci pone dinanzi questa realtà, inedita per tutti. La Settimana Santa apre al cuore della nostra fede; per questo, anche se le ristrettezze del momento presente ci mettono a dura prova, non dimentichiamo che siamo in cammino verso la Resurrezione. Ed è proprio questo orizzonte ad aiutarci a vivere al meglio il tempo pasquale. Siamo a casa, ma non siamo soli! Invito tutti a riscoprire il senso pieno di ciò che, purtroppo, quest’anno non potremo vivere insieme, per fare festa tutti insieme quando sarà possibile. E quella festa, che sarà la Pasqua di tutti noi, sarà anche momento di conforto per quanti ci hanno lasciato e per i loro familiari. Ripeto: non siamo soli! Da Nord a Sud, si moltiplicano le messe in streaming, gli accompagnamenti spirituali a distanza e le persone si incontrano sui social per fare comunità. Tanti sacerdoti sperimentano modalità nuove per le celebrazioni e l’accompagnamento dei fedeli. Come valuta questa inattesa stagione ecclesiale? C’è un grande senso di appartenenza che sta sempre più emergendo. Le varie iniziative sono una risposta a un desiderio profondo di comunità. È alle domande della nostra gente bisogna, in qualche modo, rispondere. È ciò che ci ha mossi, come Segreteria Generale, nel progettare chiciseparera.chiesacattolica.it, un ambiente digitale che rilancia le buone prassi messe in atto dalle diocesi, offre contributi di riflessione – a partire da lettere, messaggi e video dei vescovi -, condivide notizie e materiale pastorale. Viviamo una stagione di grande creatività, che ci permette di guardare oltre l’emergenza. E in quell’oltre non possiamo non essere sostenuti dalla speranza, alimentata dalla fede e dalla carità. Quando tutto sarà finito, avremo modo di riflettere su quanto vissuto, non dimenticando che siamo in una situazione eccezionale. E che non possiamo fare a meno dell’incontro fraterno che da sempre ci caratterizza. (Riccardo Benotti - Sir)

“Rete di speranza”, il nuovo programma di Tv2000

30 Marzo 2020 - Roma - Parte su Tv2000 (canale 28 del digitale terreste e 157 di Sky) ‘Rete di speranza’, il programma che racconta la Chiesa ai tempi del coronavirus, in onda dal martedì al venerdì alle ore 19.30 dal 31 marzo. Le Messe pubbliche sono sospese, le parrocchie e gli oratori sono avvolti dal silenzio ma la Chiesa italiana non ha perso la parola, non si è chiusa nelle canoniche, non ha abbandonato i suoi fedeli. Alla presenza fisica di tanti sacerdoti, che soprattutto nelle zone più colpite dal coronavirus, hanno continuato ad essere vicini alle famiglie provate dal dolore, si è sommata, giorno dopo giorno, la presenza crescente e solo apparentemente virtuale di quanti, in tutta Italia, hanno trovato nei social strumenti nuovi per rimanere fedeli alla propria missione. Vescovi, sacerdoti, religiose, responsabili di associazioni e di movimenti, animatori parrocchiali sono da settimane protagonisti di una creatività pastorale senza precedenti fatta di dirette Facebook, video sui profili YouTube di diocesi e parrocchie, riflessioni rilanciate via WhatsApp, preghiere via Instagram, esercizi spirituali su piattaforme di videoconferenza. “Rete di speranza”, vuole raccontare tutto questo, vuole rilanciare le voci della Chiesa al tempo del coronavirus, cogliendo l’occasione per riflettere, con un ospite in collegamento Skype, sul cambiamento che la Chiesa italiana sta vivendo. Ogni giorno il programma riproporrà, dunque, alcune di queste voci “catturate” nella Rete: voci di speranza, esempi di una nuova “Chiesa in uscita”, testimonianze di un popolo di Dio che nel momento della prova riconosce l’essenzialità di una fede viva, capace di rispondere alle domande più profonde che l’esperienza che stiamo vivendo pone nel cuore di ciascuno di noi. Un programma di Dario Quarta e Gennaro Ferrara che ne è anche il conduttore. "Abbiamo sentito, come emittente della Conferenza episcopale italiana - dice il direttore di Tv2000 Vincenzo Morgante - l’esigenza di continuare a portare la Chiesa nelle case dei telespettatori. E abbiamo pensato di farlo con lo stile che ci contraddistingue: attraverso il racconto, attraverso le testimonianze, attraverso le persone. Nel tempo che stiamo vivendo, di difficoltà e di paura, la Chiesa non si ferma, ma continua con ogni mezzo e, soprattutto, con nuovi mezzi a portare avanti la propria missione, reinventandosi e mettendosi in gioco per stare vicino ai fedeli. E se la distanza minima di sicurezza è di un metro, la Rete è il luogo in cui oggi ci si può aggregare: diventa sala parrocchiale, oratorio, sagrestia. Questo è il tema del nuovo programma che abbiamo pensato di dover proporre. Un dovere, dunque, alla base di un progetto che nasce per raccogliere tutti i segni del cambiamento, le speranze e le voci di un popolo”.    

Cei: altri 3 milioni di euro per essere a fianco delle strutture sanitarie

30 Marzo 2020 - Roma - Continuando l’opera di sostegno alle strutture ospedaliere, molte delle quali stanno radicalmente modificando la propria organizzazione interna per rispondere all’emergenza sanitaria, la Conferenza Episcopale Italiana mette a disposizione altri 3 milioni di euro – provenienti dai fondi dell’otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica – a beneficio della Fondazione Policlinico Gemelli, dell’Ospedale Villa Salus di Mestre, dell’Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti (BA). Per sostenere le strutture sanitarie è aperta una raccolta fondi. Chi intende contribuire può destinare la sua offerta – che sarà puntualmente rendicontata – al conto corrente bancario: IBAN: IT 11 A 02008 09431 00000 1646515 - intestato a: CEI - causale: SOSTEGNO SANITÀ    

Cei: a fianco delle strutture sanitarie. Stanziati 3 milioni di euro e aperta una raccolta fondi

24 Marzo 2020 - Roma - “In questo momento è tutto emergenza, ogni piccolo contributo è benedetto”. “Molti dei nostri ospiti sono a totale nostro carico”. “Stiamo aprendo un altro reparto Covid perché la Regione non ce la fa più”. “Siamo una delle poche mense per i poveri rimaste aperte”. Queste alcune tra le voci che si elevano dalle strutture sanitarie e socio-sanitarie cattoliche in Italia e fotografano il dramma in cui versa il Paese, ma anche la fiducia e l’impegno con cui stanno operando. In risposta ad alcune delle tante situazioni di necessità, la Conferenza Episcopale Italiana – raccogliendo il suggerimento della Commissione Episcopale per la Carità e la Salute – ha stanziato 3 milioni di euro provenienti dall’otto per mille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica. Il contributo raggiungerà la Piccola Casa della Divina Provvidenza - Cottolengo di Torino, l’Azienda ospedaliera “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase, l’Associazione Oasi Maria Santissima di Troina e, soprattutto, l’Istituto Ospedaliero Poliambulanza di Brescia, che - in meno di un mese – ha mutato radicalmente l’organizzazione dell’Ospedale: gli interventi chirurgici, i ricoveri e tutte le attività ambulatoriali procrastinabili sono sospesi, come tutte le attività private. In questo modo, si sono liberate risorse umane, posti letto e attrezzature destinate completamente all’emergenza Coronavirus. Si tratta di 435 posti letto, di cui 68 di terapia intensiva e 70 di Osservazione Breve Intensiva in Pronto Soccorso. Prima dell’emergenza i posti letto di terapia intensiva erano 16. “La cronaca ci riporta la professionalità di medici, infermieri, sanitari e curanti che con un esemplare impegno testimoniano un amore e una dedizione verso tutti i bisognosi di cure – afferma don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI -: oggi costoro rappresentano quell’attenzione che ebbe, come racconta una delle parabole evangeliche più provocanti, un Samaritano, mosso dalla compassione per la cura di un ferito che era stato da altri ignorato”. “Le nostre Caritas sono impegnate in prima linea nel rispondere ai bisogni di tanta gente”, sottolinea Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, Arcivescovo di Gorizia e Presidente della Commissione Episcopale per la Carità e la Salute. “Questo stanziamento - aggiunge - vuol essere un segno concreto di vicinanza, perché non manchino strumenti e supporti per assicurare a tutti la possibilità di cura”. Per sostenere le strutture sanitarie viene aperta una raccolta fondi. Chi intende contribuire può destinare la sua offerta - che sarà puntualmente rendicontata - al conto corrente bancario: IBAN: IT 11 A 02008 09431 00000 1646515 - intestato a: CEI - causale: SOSTEGNO SANITÀ