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Le strutture diocesane per la Protezione Civile, i medici e le persone in quarantena

21 Marzo 2020 - Roma - “Non sprecate questi giorni difficili”. È l’appello di Papa Francesco a ritrovare - in questo periodo in cui l’attenzione agli altri è messa a dura prova - la concretezza dei gesti quotidiani e delle relazioni. La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, pur nella consapevolezza delle difficoltà economiche in cui anche tante Diocesi versano, incoraggia ad abbracciare con convinzione scelte solidali, che possano contribuire a rispondere all’emergenza Covid-19. Di fatto, molte diocesi italiane - a partire dalle più provate dall’emergenza - già hanno aperto le porte: Bergamo ha messo a disposizione di medici e infermieri 50 camere singole del Seminario, altre 10 le ha offerte Lodi e così Roma e Taranto; Cremona ha reso disponibili 25 posti per operatori sanitari che dopo il lavoro non possono rientrare in famiglia per non mettere a rischio i familiari; Crema ospiterà 35 medici cinesi che verranno a supporto dell’ospedale cittadino e di quello da campo che verrà costruito nei prossimi giorni in uno spazio della diocesi. Altre diocesi - Brescia, Roma,Tricarico, San Marco Argentano-Scalea, Reggio Calabria, Cassano allo Jonio, Siracusa - hanno offerto le proprie strutture per l’accoglienza di persone in quarantena o si accollano il pagamento alberghiero di pazienti che possono uscire dall’ospedale (Bergamo), liberando posti. Altre - Milano, Rimini, Lanusei… - hanno messo a disposizione strutture per la Protezione Civile. Altre stanno dando ospitalità a persone senza fissa dimora: Pavia, Lodi, Gorizia, Belluno-Feltre, Piacenza, Parma, San Marco Argentano-Scalea, Bari-Bitonto, Nardò Gallipoli, Cerignola-Ascoli… Un’attenzione particolare alcune diocesi la stanno rivolgendo al mondo del carcere e alle condizioni di quanti escono a fine pena e si trovano senza alternative… Si tratta di una mappa della carità ampia e in continuo aggiornamento, per sostenere la quale Caritas Italiana lancia una campagna di raccolta fondi, della durata di un mese. “È il tempo della responsabilità e insieme possiamo dare un segno concreto di speranza e conforto; le Chiese locali, in questo modo, potranno continuare a non far mancare il dinamismo forte della carità”, afferma don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, che lancia la campagna “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”. Per contribuire alla raccolta fondi di Caritas Italiana (via Aurelia 796 − 00165 Roma) utilizzare il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito www.caritas.it, o un bonifico bancario (con la causale “Emergenza Coronavirus”) tramite:  
  • Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111
  • Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474
  • Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
  • UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
 

Papa Francesco: “in questa situazione inedita, in cui tutto sembra vacillare, aiutiamoci a restare saldi in ciò che conta davvero”

19 Marzo 2020 - Roma - “In questa situazione inedita, in cui tutto sembra vacillare, aiutiamoci a restare saldi in ciò che conta davvero”. Così questa sera papa Francesco introducendo, questa sera, la preghiera del Santo Rosario promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana quale momento di unità per tutto il Paese. In tutto il Paese esposizione alle finestre di un drappo bianco e una candela accesa. Il Papa ha voluto spiegare il senso della preghiera del Santo Rosario: “preghiera degli umili e dei santi che, nei suoi misteri, con Maria contemplano la vita di Gesù, volto misericordioso del Padre. E quanto bisogno abbiamo tutti di essere davvero consolati, di sentirci avvolti dalla sua presenza d’amore!” “Questa sera – ha detto il Papa - preghiamo uniti, affidandoci all’intercessione di San Giuseppe, Custode della Sacra Famiglia, Custode di ogni nostra famiglia. Anche il falegname di Nazareth ha conosciuto la precarietà e l’amarezza, la preoccupazione per il domani; ma ha saputo camminare al buio di certi momenti, lasciandosi guidare sempre senza riserve dalla volontà di Dio”. Papa Francesco prega quindi San Giuseppe: “Proteggi, Santo Custode, questo nostro Paese. Illumina i responsabili del bene comune, perché sappiano – come te – prendersi cura delle persone affidate alla loro responsabilità. Dona l’intelligenza della scienza a quanti ricercano mezzi adeguati per la salute e il bene fisico dei fratelli.  Sostieni chi si spende per i bisognosi: i volontari, gli infermieri, i medici, che sono in prima linea nel curare i malati, anche a costo della propria incolumità. Benedici, San Giuseppe, la Chiesa: a partire dai suoi ministri, rendila segno e strumento della tua luce e della tua bontà. Accompagna, San Giuseppe, le famiglie: con il tuo silenzio orante, costruisci l’armonia tra i genitori e i figli, in modo particolare i più piccoli.  Preserva gli anziani dalla solitudine: fa’ che nessuno sia lasciato nella disperazione dell’abbandono e dello scoraggiamento. Consola chi è più fragile, incoraggia chi vacilla, intercedi per i poveri. Con la Vergine Madre, supplica il Signore perché liberi il mondo da ogni forma di pandemia. Amen”. (R.I.)    

Papa Francesco introdurrà, con un video messaggio, la preghiera promossa questa sera dalla Cei

19 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Come annunciato ieri durante l’Udienza Generale, questa sera alle ore 21.00, Papa Francesco si unirà da Santa Marta al Rosario promosso dai Vescovi italiani e introdurrà la preghiera con un messaggio. Lo anticipa il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni spiegando che il pontefice inviterà ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a “rivolgersi al Signore – dice Bruni - perché custodisca in modo speciale ogni famiglia, particolarmente gli ammalati e le persone che si stanno prendendo cura di loro”. “Questa sera preghiamo uniti, affidandoci all’intercessione di San Giuseppe, Custode della Sacra Famiglia, custode di ogni nostra famiglia. Anche il falegname di Nazareth – dirà Papa Francesco - ha conosciuto la precarietà e l’amarezza, la preoccupazione per il domani; ma ha saputo camminare al buio di certi momenti, lasciandosi guidare sempre senza riserve dalla volontà di Dio.” (R.I.)

Don Maffeis: la chiave per affrontare l’emergenza

18 Marzo 2020 - Roma - “Se c’è un’esperienza che può aiutarci in questo momento di emergenza ad affrontarlo senza perdere la speranza è quella che riconduce al cammino di maturazione umana e spirituale che appartiene ad ogni uomo”. Lo sottolinea don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, ricordando che “per un credente, questo cammino ha il volto della preghiera”. La preghiera, spiega, “porta, in questo momento, a farci carico di tanti ammalati, di tante persone che nelle case e negli ospedali stanno soffrendo; porta ad intercedere per infermieri, medici e per quanti stanno dando la vita, in prima linea, per curare le persone; ci porta a riscoprire il volto di Dio, che è sempre dalla parte dell’uomo anche quando tutto sembra contro”. Un Dio, aggiunge, “che ama l’uomo”. E “questa riscoperta del volto di Dio, alimentata dalla preghiera di ciascuno, porta a riscoprire il volto del fratello”. La preghiera, infatti, “diventa carità, che si realizza nei gesti concreti”. “In questo tempo in cui tutti siamo costretti a stare di più, insieme, in famiglia – rileva don Maffeis – vuol dire carità che si fa pazienza nei rapporti con le persone care, diventa stile di vita, non solo di sopportazione, ma di una nuova modalità di stare insieme”. È una carità, osserva ancora il sottosegretario della Cei e direttore di www.migrantesonline.it, che si esprime in tanti gesti di prossimità, di servizio: penso a tanti volontari, a tante realtà associative che si stanno facendo carico degli ultimi, dei poveri, dei più bisognosi, a tanti giovani che si rendono disponibili, nel condominio, per fare la spesa all’anziano”. Tutto questo, conclude, “ci consegna un patrimonio enorme, un patrimonio che è la ricchezza del nostro Paese, che è la chiave per affrontare questa emergenza ed è anche la garanzia per poterne uscire insieme”.  

CEI: da Papa Francesco “parole che confortano e sostengono”

18 Marzo 2020 -
Roma - “Faccio mio l’appello dei Vescovi italiani che in questa emergenza sanitaria hanno promosso un momento di preghiera per tutto il Paese. Ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa: tutti uniti spiritualmente domani alle ore 21 nella recita del Rosario, con i Misteri della luce. Io vi accompagnerò da qui. Al volto luminoso e trasfigurato di Gesù Cristo e al suo Cuore ci conduce Maria, Madre di Dio, salute degli infermi, alla quale ci rivolgiamo con la preghiera del Rosario, sotto lo sguardo amorevole di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia e delle nostre famiglie. E gli chiediamo che custodisca in modo speciale la nostra famiglia, le nostre famiglie, in particolare gli ammalati e le persone che stanno prendendosi cura degli ammalati: i medici, gli infermieri, le infermiere, i volontari, che rischiano la vita in questo servizio”.
Queste le parole che Papa Francesco ha pronunciato questa mattina  al termine dell’udienza generale dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico e trasmessa dai media vaticani.
La Chiesa che è in Italia, nella persona dei suoi Pastori, dei sacerdoti e dei fedeli, ringrazia Papa Francesco per "questa prossimità, che diventa motivo di sostegno e d’incoraggiamento a pregare e a camminare insieme sulle strade del Vangelo", si legge in una nota della Conferenza Episcopale Italiana: "in questo momento di sofferenza per il Paese, la preghiera del Rosario di domani sera sarà invocazione e supplica alla misericordia del Padre perché ci liberi da questa pandemia".
TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera.

Anche la Chiesa caldea in preghiera per l’Italia

17 Marzo 2020 -
Roma - La CEI ha promosso un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti, alle ore 21 di giovedì 19 marzo, festa di san Giuseppe, custode della Santa Famiglia. La Chiesa cattolica caldea, per espressa volontà del Card.  Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, si unirà spiritualmente all’iniziativa della Chiesa italiana. Questa adesione si aggiunge alla solidarietà espressa da tante altre Conferenze Episcopali di tutto il mondo, a partire dalle Chiese dell’Est europeo, che assicurano la loro vicinanza all’Italia.
La preghiera del Rosario verrà accompagnata anche da un semplice segno: si propone di esporre alle finestre delle case un piccolo drappo bianco o una candela accesa, simboli della speranza e della luce della fede. “Dalle nostre abitazioni - afferma il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI - si eleva al Padre la supplica dei suoi figli, affinché il Signore, buono e misericordioso, dia la forza del suo Spirito ai medici e agli operatori sanitari, illumini i ricercatori, guidi i governanti, infonda vigore ai corpi degli anziani e dei bambini, allontani la paura, doni a tutti, specialmente ai malati, la consolazione del suo Figlio Gesù”.
TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera.

CEI: in preghiera per il Paese

12 Marzo 2020 -

Roma - In questo momento di emergenza sanitaria, la Chiesa italiana promuove un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21 di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia.

Alle finestre delle case la Chiesa Italiana propone di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa. TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera in diretta.​

CEI: un sito per buone prassi, contributi di riflessione, notizie e materiale pastorale

12 Marzo 2020 - Roma - In questo tempo di prova e di difficoltà per tutti, la Chiesa che è in Italia vuole dare segni di speranza e di costruzione del futuro. A partire dal presente. È da oggi on line https://chiciseparera.chiesacattolica.it, ambiente digitale che raccoglie e rilancia le buone prassi messe in atto dalle nostre diocesi, offre contributi di riflessione e approfondimento, condivide notizie e materiale pastorale. Un'iniziativa, promossa dalla Segreteria Generale della Cei, per testimoniare ancora e sempre l’impegno della Chiesa che vive in Italia nel continuare a tessere i fili delle nostre comunità. La convinzione che ci guida è che le criticità, lo smarrimento, la paura non possano spezzare il filo della fede, ma annodarlo ancora di più in speranza e carità. Chiciseparera.chiesacattolica.it vuole essere anche un punto di riferimento per riscoprire un senso di appartenenza più profondo. Il nome stesso “Chi ci separerà?” (Rm 8,35) indica un percorso impegnativo: la certezza – spiega la CEI in una nota - che, pur circondati da una minaccia, niente potrà mai separarci da quell’Amore che ci unisce, perché figli e fratelli, e ci rende comunità. In questo senso bisogna osare, mettersi in cammino e non fermarsi. Il sito appena pubblicato intende guardare oltre il tempo presente. E quell’oltre non può che essere anche la qualità di una comunicazione pensata e che faccia pensare. È l’orizzonte a cui tendere.  

CEI: un tempo di enorme responsabilità

10 Marzo 2020 - Roma  -  Nel contrasto alla diffusione del coronavirus, l’estensione a tutto il Paese delle misure restrittive, decise dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con il decreto del 9 marzo, ha ribadito l’impedimento a ogni celebrazione della Santa Messa con concorso di fedeli. Questa decisione, che crea rammarico e disorientamento nei Pastori, nei sacerdoti, nelle comunità religiose e nell’intero Popolo di Dio, è stata accettata in forza della tutela della salute pubblica. A maggior ragione, tale inedita situazione deve poter incontrare una risposta non rassegnata né disarmante. Va in questa direzione l’impegno con cui la Chiesa italiana – soprattutto attraverso le sue Diocesi e parrocchie – sta affrontando questo tempo, che come ricorda Papa Francesco costituisce un cambiamento d’epoca, per molti versi spiazzante. Più che soffiare sulla paura, più che attardarci sui distinguo, più che puntare i riflettori sulle limitazioni e sui divieti del Decreto, la Chiesa tutta sente una responsabilità enorme di prossimità al Paese. È prossimità che si esprime nell’apertura delle chiese, nella disponibilità dei sacerdoti ad accompagnare il cammino spirituale delle persone con l’ascolto, la preghiera e il sacramento della riconciliazione; nel loro celebrare quotidianamente – senza popolo, ma per tutto il popolo – l’Eucaristia; nel loro visitare ammalati e anziani, anche con i sacramenti degli infermi; nel loro recarsi sui cimiteri per la benedizione dei defunti. Ancora, questa prossimità ha il volto della carità, che passa dall’ “assicurare a livello diocesano e parrocchiale i servizi essenziali a favore dei poveri, quali le mense, gli empori, i dormitori, i centri d’ascolto”, come scrive Caritas Italiana, che aggiunge l’attenzione a “non trascurare i nuovi bisognosi e anche chi viveva già situazioni di difficoltà e vede peggiorare la propria condizione”. Sul territorio le iniziative – sia in campo liturgico che caritativo – si stanno moltiplicando, sostenute dai Vescovi e dalla passione di preti e laici, di animatori e volontari. La Segreteria Generale della CEI, oltre a rispondere alle domande che provengono dalle Diocesi, sta predisponendo una serie di sussidi che possano accompagnare la preghiera personale e familiare, come pure di piccoli gruppi di fedeli. Attraverso Avvenire, Tv2000, Circuito InBlu e Sir si stanno mettendo a punto nuove iniziative, programmi orientati alla preghiera e all'offerta di chiavi di lettura con cui interpretare alla luce della fede questa non facile stagione. Un ambiente digitale raccoglierà e rilancerà le buone prassi messe in atto dalle Diocesi e offrirà contributi di riflessione e approfondimento. (La Segreteria Generale della CEI)  

Decreto “coronavirus”: la posizione della CEI 

8 Marzo 2020 -
Roma - La Chiesa che vive in Italia e, attraverso le Diocesi e le parrocchie si rende prossima a ogni uomo, condivide la comune preoccupazione, di fronte all’emergenza sanitaria che sta interessando il Paese. Lo scrive questa sera la Conferenza Episcopale Italiana in una nota dopo il decreto di ieri sera della Presidenza del Consiglio dei Ministri.  Rispetto a tale situazione, la CEI – all’interno di un rapporto di confronto e di collaborazione – in queste settimane ha fatto proprie, rilanciandole, le misure attraverso le quali il Governo è impegnato a contrastare la diffusione del “coronavirus”. Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, entrato in vigore oggi, sospende a livello preventivo, fino a venerdì 3 aprile, sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”.
L’interpretazione fornita dal Governo "include - scrive la Cei - rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le 'cerimonie religiose'". Si tratta - spiega la Cei - di "un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica".