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Ass. 21 luglio: a rischio anziani e bambini rom e sinti

19 Marzo 2020 - Roma – “Io resto a casa? No. Tu resti a casa. Io resto nel campo. Sta qui tutta la differenza!”. È questa frase, pronunciata da un abitante della baraccopoli di Salone – periferia est della Capitale – l’incipit dell’indagine curata dall’ Associazione 21 luglio volta a comprendere, dopo 9 giorni dalla sua pubblicazione, l’impatto del decreto governativo IoRestoaCasa sui 3.500 abitanti delle baraccopoli formali monoetniche della città di Roma, ovvero in 6 “villaggi attrezzati” e in 9 “campi tollerati”. I ricercatori si sono serviti di interviste telefoniche, realizzate tra il 14 e il 17 marzo 2020, che hanno coinvolto 24 soggetti dimoranti presso il “villaggio” di via Cesare Lombroso, di via Luigi Candoni, di via dei Gordiani; di Castel Romano, di via di Salone. In questi insediamenti vivono circa 2200 persone. In alcuni casi, in container deteriorati di 21 mq vivono anche 6 o 7 persone. “In nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari disponibili a distribuire dispositivi di prevenzione o ad illustrare le misure atte a prevenire il contagio”, denuncia l’associazione sottolineando che restano le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, “laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente (scarsa in via di Salone e utilizzata solo attraverso autobotte a Castel Romano)”. “Un fattore fortemente penalizzante è rappresentato dall’impossibilità di svolgere la consueta attività lavorativa. In alcuni casi – spiega una nota - quando eventuali risorse risultano scarse, può essere la solidarietà della comunità ad intervenire. Essa però, in tempi di contagio, dove domina la paura del contatto fisico, rischia di venire meno con conseguenze che nel tempo, per alcuni soggetti, potrebbero assumere una dimensione drammatica. In quasi tutti gli insediamenti sono stati segnalati casi di famiglie con minori o anziani che a partire dai prossimi giorni potrebbero trovarsi nell’impossibilità di disporre di beni di prima necessità. Sono proprio questi ultimi, probabilmente insieme ai bambini, la categoria che, all’interno delle baraccopoli romane, sta pagando il prezzo più alto di un decreto che interviene sulla libertà di movimento e con essa sulla possibilità, per chi vive di un’attività informale, di una sussistenza giornaliera”. Nelle interviste emerge “scarsa consapevolezza da parte degli abitanti delle baraccopoli dell’impatto che le misure attualmente imposte dal decreto potrebbero avere sull’infanzia. La sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti”. Ma cosa accadrebbe – si sono chiesti i ricercatori di Associazione 21 luglio - se, come prospettato da alcuni abitanti intervistati, in un insediamento come quello di via Luigi Candoni, abitato da più di 800 persone di cui la metà minori, venisse riscontrata anche una sola positività? La promiscuità presente nella baraccopoli, dove si evidenzia un evidente sovraffollamento interno ed esterno alle abitazioni, “è tale da poter isolare solo il paziente e la sua famiglia o andrebbe messa in quarantena l’intera comunità?”: l’analisi delle condizioni delle baraccopoli romane e i recenti fatti di “quarantene” di insediamenti rom a Cuneo e a Lucca, “fa apparire concreto il rischio che un’eventuale positività al Codiv-19 riscontrata nelle baraccopoli formali della Capitale, lasciate nell’abbandono più totale da anni unito al disinteresse istituzionale registrato anche prima e durante l’epidemia, possa far esplodere problematiche di carattere sanitario che sarà difficile governare per gravità ed entità”. Per tale ragione l’Associazione lancia un appello on line rivolto alla sindaca Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone per chiedere di: “garantire nelle baraccopoli romane la distribuzione beni di prima necessità e condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano promuovere una campagna informativa e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento”. “Mai come in questi giorni difficili – afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio - Roma deve mostrare il suo volto di città solidale, attenta agli ultimi e garante dell’art.32 della Costituzione Italiana che estende a tutti i cittadini le azioni di tutela e prevenzione della salute pubblica. Alle 6.000 persone che oggi vivono nelle baraccopoli romane, non dimentichiamo i 7.700 senza fissa dimora. Un esercito di uomini, donne, bambini in condizioni estreme, ai quali deve essere salvaguardato il diritto alla salute a vantaggio loro e a tutela dell’intera collettività”.

Ungheresi in Italia: preghiere e iniziative in questo periodo di epidemia da coronavirus

19 Marzo 2020 - Roma - A marzo ogni celebrazione delle Sante Messe sono state cancellate prima in diverse città e poi in tutto il Paese. A Venezia era prevista la celebrazione domenica 15 marzo, che è una festa nazionale. Ogni anno durante la S. Messe a Venezia preghiamo per la Patria e posiamo una corona di fiori alla lapide del tenente colonello garibaldino Lajos Winkler (1810-1861). Questo anno non abbiamo potuto commemorare la festa cosi, per questo ho invitato tutti gli ungheresi domenica mezzogiorno a preghare insieme con una preghiera scritta per questo momento di pandemia dal Cardinale Péter Erdő. Fortunatamente un canale televisivo privato ha trasmesso la Santa Messa presieduta da un vescovo ungherese da Budapest per tutti gli ungheresi residenti all’estero. I membri delle nostre comunità ungheresi in Italia hanno ricevuto questa due piccole iniziative che ha dato loro conforto. (don N. László - Coordinatore nazionale Migrantes degli ungheresi in Italia)  

Quaresima e Coronavirus: come pregare in casa?

19 Marzo 2020 - L’esortazione a riscoprire il valore della preghiera personale, privata, domestica, deve senz’altro essere seguito da una proposta: che significa, in fondo, “pregare in casa”? Ci sarebbe tutto un discorso da fare anzitutto sulla vera casa di ciascuno, che è il suo proprio corpo: “pregare in casa” vuol dire anzitutto tornare all’interiorità, cercare quel luogo, nel profondo del cuore, in cui l’anima incontra Dio in un dialogo interiore “come un amico parla all’amico, o il servo al padrone”, per citare sant’Ignazio di Loyola. Però, giustamente, l’anima ha bisogno di punti di riferimento per orientarsi dentro di sé: non è un problema solo di oggi, ma oggi è senz’altro vissuto più acutamente, perché siamo perennemente distratti, assorbiti e distolti da schermi (sì, anche quello da cui stai leggendo proprio ora). Il dialogo con Dio deve poter raggiungere una spontaneità libera, ma questa spontaneità, se non vuole confondere la preghiera con il rimuginare tra sé e sé, deve nutrirsi di una disciplina seria. Ecco perché in questi giorni tanti di noi preti, ridotti praticamente a eremiti dalle circostanze della quarantena, stiamo riscoprendo provvidenzialmente un aspetto del nostro ministero che nella frenesia dell’ordinario rischiavamo di dimenticare, e cioè quello di guide e maestri di preghiera per il popolo a noi affidato. E così stanno fiorendo “in streaming” percorsi di lectio con la Parola di Dio, corsi di esercizi spirituali, spunti di meditazione, rosari e altri pii esercizi online, ecc. Vediamo oggi più che mai sui social di ogni decine e decine di facce di preti, giovani o vecchi, più o meno telegenici, sorridenti e un po’ dolenti, che insegnano, predicano, esortano, illustrano, guidano. Il tutto per dare alle persone, a loro volta limitate dalla quarantena e magari sofferenti per altri problemi connessi a questa pandemia, un po’ più di fiducia nel domani e in se stesse, in quello che possono trovare se, facendo un po’ di silenzio, proveranno a far incontrare l’anima con la Parola, e lo Spirito che attraverso la Parola viene dal Padre. Ognuno è invitato a trovare il suo modo di raccogliersi, e di dedicare un po’ di tempo allo spirito, tempo abitualmente sacrificato dalle pressioni violente della routine quotidiana, tempo che per molti inizia solo ora, dopo anni di arida sopravvivenza all’abituale. Ci sono persone a cui basta seguire una Messa online, e ripetere, magari sottovoce o insieme ai familiari, le parole conosciute delle risposte… qualcuno teneramente addirittura le scrive in tempo reale nello spazio dedicato ai commenti sotto ai video. Altri chiedono qualcosa in più, e allora seguono per giorni di filato “i punti” degli Esercizi che qualche sacerdote ha deciso di offrire, approfittando del clima forzato di ritiro, e del silenzio che sta dominando sulle nostre città. Altri ancora non usano schermi, e rispolverano (o continuano) con pratiche di pietà imparate e consolidate nella quotidianità. Ci sono poi le iniziative corali, come il rosario che i Vescovi di tutta Italia ci hanno invitato a pregare stasera insieme alle 21.00, per far salire a Dio, ognuno da casa sua e tutti insieme nella Chiesa, la supplica della fine del flagello attuale. Tante idee, tanti spunti, tante proposte, tante speranze… L’importante è colorare il tempo con quanto esce da quelle profondità a cui l’uomo, spesso solo quando è in crisi, se vuole sa riattingere ridiventando bambino nelle mani di Dio. (Alessandro Di Medio – Sir)  

Coronavirus: una linea telefonica contro la solitudine

19 Marzo 2020 - Roma - Una linea telefonica anti-solitudine e gratuita per rispondere alle esigenze di chi si sente solo ed emotivamente in difficoltà durante l’emergenza Coronavirus. E’ l’iniziativa dal titolo #iorestoinsieme, varata dall’Osservatorio “Roma! Puoi dirlo forte” attraverso il numero 0656548370. “Ci stiamo mobilitando per non lasciare nessuno da solo in questo momento così difficile. I cittadini possono uscire solo in caso di necessità ma non dobbiamo e non vogliamo perdere il forte senso di comunità che il nostro territorio può esprimere - spiega Tobia Zevi, presidente dell’Osservatorio - Stare al sicuro a casa propria è l’unico modo per limitare l’avanzata di questo nemico invisibile, ma non bisogna sottovalutare, proprio come il Coronavirus, quanto la solitudine sia un problema altrettanto subdolo”. “L’iniziativa rappresenta un vero e proprio abbraccio virtuale, con cui è possibile parlare al cuore di chi si sente un po’ solo e cercare di intercettare il bisogno che tutti abbiamo di condividere i timori e le speranze che riempiono queste giornate difficili. E’ possibile contattarci telefonicamente: a rispondere alle richieste ci saranno i volontari di ‘Roma! Puoi dirlo forte’. Per molti che vivono soli, spesso senza amici o parenti in grado di dare un sostegno, isolamento significa non avere nessuno con cui parlare. Anche una sola telefonata può essere importante per stare in compagnia”, aggiunge Zevi che conclude: “Per l’occasione lanciamo un appello a chiunque voglia entrare a far parte del nostro team come volontario per potenziare la squadra e le nostre attività di solidarietà sociale”.

Papa Francesco: l’invito alla comunione spirituale e una preghiera per i detenuti

19 Marzo 2020 - Città del Vaticano –  Papa Francesco, durante la celebrazione a Casa Santa Marta, in diretta sui media vaticani, invita a pregare in questo tempo di pandemia. E oggi lo fa per i detenuti: “loro soffrono tanto, per l’incertezza di quello che accadrà dentro il carcere, e anche pensando alle loro famiglie, come stanno, se qualcuno è malato, se manca qualcosa. Siamo vicini ai carcerati, oggi, che soffrono tanto in questo momento di incertezza e di dolore”. E parlando oggi di San Giuseppe evidenzia che egli era “giusto”, cioè “un uomo di fede, che viveva la fede”. Giuseppe è “uomo di fede”: per questo era “giusto”: “non solo perché credeva ma anche viveva questa fede”, ha detto il pontefice. Un uomo “capace di essere uomo e anche capace di parlare con Dio, di entrare nel mistero di Dio. E questa è stata la vita di Giuseppe. Vivere la sua professione, la sua vita di uomo ed entrare nel mistero. Un uomo – ha detto ancora papa Francesco - capace di parlare con il mistero, di interloquire con il mistero di Dio. Non era un sognatore. Entrava nel mistero. Con la stessa naturalità con la quale portava avanti il suo mestiere, con questa precisione del suo mestiere: lui era capace di aggiustare un angolo millimetricamente sul legno, sapeva come farlo; era capace di ribassare, di fare meno un millimetro del legno, della superficie di un legno. Giusto, era preciso. Ma anche era capace di entrare nel mistero che lui non poteva controllare. Questa è la santità di Giuseppe: portare avanti la sua vita, il suo mestiere con giustezza, con professionalità; e al momento, entrare nel mistero”. E si è chiesto: “I nostri fedeli, i nostri vescovi, i nostri sacerdoti, i nostri consacrati e consacrate, i Papi, sono capaci di entrare nel mistero? O hanno bisogno di regolarsi secondo le prescrizioni che li difendono da quello che non possono controllare?”. Quando la Chiesa “perde la possibilità di entrare nel mistero, perde la capacità di adorare. La preghiera di adorazione soltanto può darsi quando si entra nel mistero di Dio”. Entrare nel mistero per il Papa “non è sognare. Entrare nel mistero è precisamente questo: adorare. Entrare nel mistero è fare oggi quello che faremmo nel futuro, quando arriveremo alla presenza di Dio: adorare”. Al termine l’invito alla comunione spirituale e poi il momento di adorazione eucaristica. (R.Iaria)  

Mci Romania: il sostegno alla comunità italiana e varie iniziative ecclesiali

18 Marzo 2020 - Bucarest - Anche in Romania la situazione è preoccupante ed è in continua evoluzione, negativa. Gli organi dello stato stanno prendendo dei provvedimenti per poter arginare la diffusione del virus. Uno di questi sta limitando anche la possibilità di raduni di vario genere e quindi anche di quelli che riguardano la possibilità di celebrare la Messa. Anche noi ci siamo adeguati e quindi qui a Bucarest la Messa prefestiva celebrata nella cappella del Centro Don Orione di Voluntari (Città della periferia di Bucarest) è stata per ora sospesa, così anche il catechismo e gli altri incontri. C'è anche da dire che, purtroppo noi italiani, visto lo sviluppo del contagio in Italia, siamo diventati, fin dall'inizio, persone cui stare alla larga. Come tutte le scuole della Romania anche la scuola Italiana Aldo Moro, presso la quale insegno religione, ha sospeso le lezioni e ci si è organizzati per le lezioni fatte tramite la didattica a distanza. Per ora riesco ancora a celebrare la Santa Messa domenicale presso la “Chiesa Italiana” di Bucarest. Il numero dei partecipanti, che normalmente superava i cento, si è ridotto a meno di trenta (per ora l'ultimo decreto di urgenza limita i gruppi a meno di 50 persone) e penso che a breve, come per l'Italia, verrà interrotta la possibilità di celebrare tutte le funzioni liturgiche. Naturalmente abbiamo sospeso le prove di canto che facevamo al mercoledì e gli incontri di catechesi fatti il secondo lunedì del mese. A Iasi la celebrazione della Messa è stata sospesa per non mettere a rischio di contagio i seminaristi. La Messa domenicale veniva infatti celebrata presso la cappella del locale Seminario orionino. A Cluj, Timisoara, Alba Iulia continua ad essere celebrata la Santa Messa, ma il numero dei partecipanti è notevolmente ridotto. In questo contesto il settimanale “Adeste” della Missione Cattolica Italiana sta diventando ancora più prezioso, in quanto viaggiando via etere riesce a raggiungere le case anche di coloro che non possono più partecipare alla Messa. Inoltre stiamo incoraggiando la partecipazione alla Messa domenicale tramite i canali televisivi italiani. Per trasmettere via etere la Messa in italiano stiamo pensando alla costituzione di una radio web e ad usufruire della possibilità di trasmettere via cavo ed etere la Messa tramite la rete Telestar 1. Riguardo al catechismo noi di Bucarest ci siamo organizzati usando Skype, cosi facciamo per il corso in preparazione al matrimonio. (don Valeriano Giacomelli – Mci Romania)  

Migrantes: a fianco dei lunapark in difficoltà per epidemia Covid 19

18 Marzo 2020 - Massa Carrara – “Nelle piazze c’è un silenzio assordate: le giostre sono ferme; niente zucchero filato; mancano le grida di gioia dei bambini in fila ai diversi punti di attrazione”. Sono queste le parole usate da Ivonne Tonarelli, direttrice dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di Massa-Carrara-Pontremoli, per illustrare gli effetti provocati dal Covid-19 ai circhi e ai Luna-park, che, a causa della diffusione del virus, sono stati chiusi fino a data da destinarsi. “Le strade e le piazze sono vuote per effetto del coronavirus! Purtroppo, non ci sono alterative: solo rimanendo a casa potremo ridurre i rischi di contagio. Tuttavia, anche se distanti – dice - dobbiamo mantenere vivi i rapporti umani. Ogni giorno, ricevo numerose chiamate dagli amici dei circhi e dei Luna-park sparsi sul territorio nazionale.  In questo modo, possiamo farci coraggio a vicenda, augurandoci che vada tutto bene” I social network risultano essere, ancora una volta, uno strumento indispensabile: “Grazie alla pagina Facebook La Chiesa tra i viaggianti possiamo accorciare le distanze e raggiungere la gente del circo e dello spettacolo viaggiante. Tramite questa piattaforma non solo ci scambiamo messaggi, ma abbiamo anche l’opportunità di alimentare reciprocamente la nostra fede, di cui ora più che mai abbiamo bisogno! Rivolgo un sentito ringraziamento a Don Mirko Dalla Torre, che ogni giorno trasmette in diretta sulla pagina Facebook la celebrazione della Santa Messa, un appuntamento ormai irrinunciabile per ciascuno di noi. Sono sicura che tutti insieme ce la faremo!”. Per spezzare la monotonia imposta ai figli dei lavoratori dello spettacolo viaggiante intervengono gli appuntamenti scolastici: “Come per gli altri studenti italiani, anche per i ragazzi dei circhi e dei Luna-park proseguono le lezioni. Grazie alla didattica online – promossa da alcuni operatori Migrantes - nessuno rimarrà indietro con i programmi che in questi giorni sono potenziati grazie a questo servizio. Infatti, coloro che ne faranno richiesta, avranno la possibilità di approfondire determinate materie e svolgere quotidianamente le varie attività scolastiche, avvalendosi dell’aiuto di una equipe d’insegnanti. Tramite WhatsApp ed altre applicazioni saranno svolte lezioni, inviati esercizi e fatte interrogazioni. In tal modo, anche i nostri ragazzi potranno portare a termine l’anno scolastico”. Tuttavia, il blocco di ogni attività di spettacolo crea molta apprensione: “La chiusura di circhi e Luna-park sta provocando dei danni economici ingenti. Tante famiglie sono chiuse nelle loro roulotte senza sapere come arrivare a fine mese e pagare le bollette. La loro situazione, purtroppo, è drammatica.  Ecco perché – ha concluso Ivonne Tonarelli -  spero che le misure straordinarie, che saranno adottate dal Governo, tengano conto anche della situazione in cui versano gli esercenti dello spettacolo viaggiante”. (Elisabetta Guenzi) ​

Don Maffeis: la chiave per affrontare l’emergenza

18 Marzo 2020 - Roma - “Se c’è un’esperienza che può aiutarci in questo momento di emergenza ad affrontarlo senza perdere la speranza è quella che riconduce al cammino di maturazione umana e spirituale che appartiene ad ogni uomo”. Lo sottolinea don Ivan Maffeis, sottosegretario e portavoce della Cei, ricordando che “per un credente, questo cammino ha il volto della preghiera”. La preghiera, spiega, “porta, in questo momento, a farci carico di tanti ammalati, di tante persone che nelle case e negli ospedali stanno soffrendo; porta ad intercedere per infermieri, medici e per quanti stanno dando la vita, in prima linea, per curare le persone; ci porta a riscoprire il volto di Dio, che è sempre dalla parte dell’uomo anche quando tutto sembra contro”. Un Dio, aggiunge, “che ama l’uomo”. E “questa riscoperta del volto di Dio, alimentata dalla preghiera di ciascuno, porta a riscoprire il volto del fratello”. La preghiera, infatti, “diventa carità, che si realizza nei gesti concreti”. “In questo tempo in cui tutti siamo costretti a stare di più, insieme, in famiglia – rileva don Maffeis – vuol dire carità che si fa pazienza nei rapporti con le persone care, diventa stile di vita, non solo di sopportazione, ma di una nuova modalità di stare insieme”. È una carità, osserva ancora il sottosegretario della Cei e direttore di www.migrantesonline.it, che si esprime in tanti gesti di prossimità, di servizio: penso a tanti volontari, a tante realtà associative che si stanno facendo carico degli ultimi, dei poveri, dei più bisognosi, a tanti giovani che si rendono disponibili, nel condominio, per fare la spesa all’anziano”. Tutto questo, conclude, “ci consegna un patrimonio enorme, un patrimonio che è la ricchezza del nostro Paese, che è la chiave per affrontare questa emergenza ed è anche la garanzia per poterne uscire insieme”.  

Don Falgari: viviamo un periodo che sta cambiando drasticamente le nostre abitudini

18 Marzo 2020 - Zutendaal - Siamo in tempo di Coronavirus. Periodo che sta cambiando drasticamente le nostre abitudini. In Belgio la Conferenza Episcopale ha sospeso ogni liturgia con presenza di fedeli. Per i battesimi funerali e matrimoni è possibile celebrare solo con il ristretto nucleo familiare. Siamo dunque chiusi in casa come tutti. Quando si esce per la spesa capita di incontrare qualcuno e scambiare due parole a debita distanza. Per il resto rimaniamo in casa. Come preti affrontiamo questa emergenza utilizzando i moderni, e ormai normali e molto diffusi, mezzi di comunicazione. Sabato e domenica celebro le messa in diretta Facebook a porte chiuse ai soliti orari che la comunità di Zutendaal conosce. In settimana al mattino alle nove. Durante la giornata inviamo messaggi di sostegno tramite telefono o i social media. Certo la fantasia e la creatività hanno il primo posto. Domenica celebreremo messa alle 11 via Facebook e via Radio Internazionale a Genk. (Don Gianfranco Falgari - parroco di Zutendaal e Wiemesmeer in Belgio e collaboratore delle MCI di Genk e Maasmechelen).

CEI: da Papa Francesco “parole che confortano e sostengono”

18 Marzo 2020 -
Roma - “Faccio mio l’appello dei Vescovi italiani che in questa emergenza sanitaria hanno promosso un momento di preghiera per tutto il Paese. Ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa: tutti uniti spiritualmente domani alle ore 21 nella recita del Rosario, con i Misteri della luce. Io vi accompagnerò da qui. Al volto luminoso e trasfigurato di Gesù Cristo e al suo Cuore ci conduce Maria, Madre di Dio, salute degli infermi, alla quale ci rivolgiamo con la preghiera del Rosario, sotto lo sguardo amorevole di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia e delle nostre famiglie. E gli chiediamo che custodisca in modo speciale la nostra famiglia, le nostre famiglie, in particolare gli ammalati e le persone che stanno prendendosi cura degli ammalati: i medici, gli infermieri, le infermiere, i volontari, che rischiano la vita in questo servizio”.
Queste le parole che Papa Francesco ha pronunciato questa mattina  al termine dell’udienza generale dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico e trasmessa dai media vaticani.
La Chiesa che è in Italia, nella persona dei suoi Pastori, dei sacerdoti e dei fedeli, ringrazia Papa Francesco per "questa prossimità, che diventa motivo di sostegno e d’incoraggiamento a pregare e a camminare insieme sulle strade del Vangelo", si legge in una nota della Conferenza Episcopale Italiana: "in questo momento di sofferenza per il Paese, la preghiera del Rosario di domani sera sarà invocazione e supplica alla misericordia del Padre perché ci liberi da questa pandemia".
TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera.