13 Ottobre 2021 - Roma – Si è aperta con saluto di don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, la Consulta Nazionale per le Migrazioni dell’Organismo pastorale dalla Cei. E’ seguita una breve relazione del presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, sul cammino sinodale della Chiesa italiana. Tra i temi al centro dell’incontro il cammino delle comunità linguistiche in Italia alla presenza dei Coordinatori etnici nazionali, il prossimo Corso di formazione per gli operatori pastorali dello Spettacolo Viaggiante che si svolgerà a Padova dal 17 al 19 novembre e un approfondimento sugli studenti universitari in Italia e l’implementazione dei corridoi universitari affidato a Maurizio Certini, direttore del Centro Studenti Internazionali “Giorgio La Pira” di Firenze. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dall’ex presidente della Fondazione Migrantes, il vescovo ausiliare di Roma, mons. Guerino Di Tora. I membri della Consulta, in rappresentanza di tutte le regioni italiane, parteciperanno domani alla presentazione del Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.
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Mons. Perego: rispettare il diritto di asilo
9 Ottobre 2021 - Roma - "Il diritto di chiedere asilo, se viene reso impossibile da un muro, è una barbarie". Monsignor Giancarlo
Perego, Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes, respinge - in una intervista all'AdnKronos - categoricamente la lettera inviata da dodici Paesi Ue alla Commissione europea chiedendo il finanziamento europeo di recinzioni per proteggere i confini dai migranti.
"Che sia urgente - premette il vescovo all’Adnkronos- gestire il cammino e l’arrivo di migranti e richiedenti asilo alle frontiere è un aspetto che più volte è stato affermato. Che sia la costruzione di muri e recinzioni a risolverlo è una assurdità".
Il presidente della Commissione Cei per le migrazioni sferza l’Ue e mette in guardia dai rischi: "L’intelligenza politica dell’Europa deve affidare a una revisione di Dublino con nuovi strumenti di identificazione condivisi, nuovi progetti condivisi di accoglienza, di valorizzazione delle competenze, la gestione dei migranti richiedenti
asilo. Il diritto di chiedere asilo se viene reso impossibile da un muro è una barbarie. I muri alimentano - la storia lo insegna - violenze, esasperazioni che a loro volta alimentano la radicalizzazione del terrorismo. Accogliere, tutelare, promuovere e integrare sono le quattro parole che solo governano le migrazioni e
costruiscono il futuro democratico dell’Europa".
Caritas e Migrantes: il 14 ottobre la presentazione del Rapporto Immigrazione
6 Ottobre 2021 - Roma – Giovedì 14 ottobre prossimo sarà presentata la nuova edizione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Anche questa edizione, la XXXma, riprende il tema indicato da Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata domenica scorsa: “Verso un Noi sempre più grande”. A fare da sfondo alla nuova edizione del Rapporto Immigrazione è la pandemia, con le sue sofferenze, le sue sfide, ma anche le sue opportunità. Un’occasione per riflettere sui tanti mondi e i tanti ambiti di vita che sono stati interrogati dall’emergenza sanitaria e dalle sue conseguenze.
Mons. Perego: creare un noi sempre più grande
28 Settembre 2021 - Ferrara - “La Giornata mondiale dei migranti diventi, questʼanno, una tappa per una Chiesa in comunione, in cammino e una città più inclusiva, una tappa nella costruzione di un mondo fraterno che vede la responsabilità di tutti”. Lo ha mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes - nellʼomelia della messa celebrata nella basilica di S. Maria in Vado a Ferrara, in occasione della 107ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. “Preghiamo il Signore, con le parole di Papa Francesco, perché ‘la nostra terra possa diventare, così come Tu lʼhai creata, la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle”, ha detto ancora il presule ricordando che il Pontefice, “nellʼenciclica Fratelli tutti ci ricorda che ‘le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondoʼ, anche se oggi esse risentono di una perdita di quel senso della responsabilità fraterna, su cui si basa ogni società civile”.
Creare “un noi sempre più grande”, lʼinvito del Papa. Pertanto, ha proseguito Perego, “il ‘noiʼ è a fondamento non solo della fede, ma anche della speranza e della carità: caratterizza lʼabito cristiano, la nostra responsabilità e i nostri progetti. E il ‘noiʼ ecclesiale – ci ricorda ancora Papa Francesco – non è impoverito, ma arricchito dalla ricchezza della diversità che i mondi migranti ci fanno incontrare, e riceve una nota nuova, quella della cattolicità, dellʼuniversalità. Il Papa – ha concluso lʼarcivescovo – sembra ricordarci che il rifiuto, i muri, lʼabbandono, i respingimenti, il disprezzo, le violenze non solo impoveriscono il ‘noiʼ del mondo, ma impoveriscono anche il ‘noi della fede, che per sua natura è cattolica”.
Papa Francesco: non chiudiamo le porte ai migranti e alle loro speranze
26 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Nel dopo Angelus di questa mattina Papa Francesco ha ricordato che oggi la Chiesa celebra la Giornata mondiale del
migrante e del rifugiato. "E’ necessario camminare insieme, senza pregiudizi, senza paure, ponendosi accanto a chi è più vulnerabile, migranti, rifugiati, sfollati, vittime della tratta e abbandonati", ha etto il Pontefice aggiungendo che "siamo chiamati a costruire un mondo sempre più inclusivo che non escluda nessuno". Papa Francesco ha quindi salutato "quanti nelle varie parti del mondo stanno celebrando questa giornata", i fedeli riuniti a Loreto per l’iniziativa nazionale promossa dalla Commissione Cei per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes. E ancora un saluto ed un ringraziamento alle diverse comunità etniche presenti in piazza con le loro bandiere". E poi un saluto ai rappresentanti del progetto ’Apri’ di Caritas Italiana, alla Migrantes della diocesi di Roma e al Centro Astalli: "Grazie a tutti per il vostro impegno generoso". E poi, a conclusione, l'invito ai fedeli presenti in piazza a recarsi presso il monumento, all’interno del colonnato del Bernini, dedicato ai migranti e inaugurato dal Papa qualche anno fa. "Prima di lasciare la piazza - ha detto papa Francesco - vi invito a avvicinarsi a quel monumento" e a soffermarsi alla barca con i migranti e "sullo sguardo di quelle persone" e "cogliere in quello sguardo la speranza che oggi ha ogni migrante di ricominciare a vivere. Andate a vedere quel monumento. Non chiudiamo le porte alla loro speranza".
GMMR: l’omelia di mons. Coccia
26 Settembre 2021 - Loreto - Pubblichiamo l'omelia di mons. Piero Coccia, Presidente della Conferenza Episcopale delle Marche pronunciata questa mattina nel santuario della Santa Casa di Loreto in occasione della Celebrazione nazionale in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato promossa dalla Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes.
- Il Signore sia con voi! Questo saluto della liturgia che facciamo nostro, giunga dal Santuario della Santa Casa di Loreto dove stiamo celebrando la Santa Messa, a tutti i presenti e a tutti coloro che ci stanno seguendo su RAI 1.
- La scelta di celebrare la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nella nostra Regione non può che onorarci ma anche responsabilizzarci nel dare attuazione concreta al Messaggio inviatoci da Papa Francesco, il cui titolo è significativo e nel contempo molto impegnativo: “Verso un noi sempre più grande”.
- Ma vado oltre. Con voi cari fedeli mi chiedo: a tale riguardo cosa ci sta dicendo la liturgia odierna?
Un futuro a colori
23 Settembre 2021 - di don Giovanni De Robertis* Il messaggio per la 107a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato trae ispirazione da una preoccupazione e da un desiderio che papa Francesco aveva già espresso nella sua enciclica Fratelli tutti. La preoccupazione che, «passata la crisi sanitaria, (…) di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica», e il desiderio che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”. Egli così ci ha voluto «indicare un chiaro orizzonte per il nostro comune cammino in questo mondo». Dio infatti ha creato l’essere umano come un noi: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi”» (Gen 1,27-28). Dio ci ha creati maschio e femmina, esseri diversi e complementari per formare insieme un noi destinato a diventare sempre più grande con il moltiplicarsi delle generazioni. Dio ci ha creati a sua immagine, a immagine del suo Essere Uno e Trino, comunione nella diversità. Ed è ancora verso un noi che è orientata la storia umana, destinato ad includere tutti i popoli: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio» (Ap 21,3). Tuttavia «il tempo presente ci mostra che il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato». L’immagine di Dio, a causa del peccato, dell’individualismo radicale e di nazionalismi chiusi e aggressivi, si è frantumata. Agostino esprime bene questa nostra condizione, così come pure l’opera di Dio, con un gioco di parole indimenticabile: «Il nome stesso di Adamo, l’ho detto più di una volta, significa l’universo secondo la lingua greca. Comprende infatti quattro lettere: ADAM. Ora in greco il nome di ognuna delle quattro parti del mondo comincia con una di queste quattro lettere: l’Oriente si dice Anatolè, l’Occidente Dysis, il Nord Arctos, e il Mezzogiorno Mesembria; ciò che fa ADAM. Adamo stesso dunque è sparso ora su tutta la superficie della terra. Concentrato una volta in un solo luogo, è caduto e, spezzandosi, ha riempito tutto l’universo con i suoi frammenti. Ma la misericordia divina ha riunito da ogni parte questi frammenti, li ha fusi al fuoco della sua carità, ha ricostituito la loro unità spezzata. Opera immensa, è vero, ma nessuno ne disperi, è un’opera che Egli sa fare» (In Ioannem, trat.9 n.14). E noi tutti siamo chiamati a collaborare con Dio in quest’opera, a ricostruire l’unità spezzata, «a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità». A questo scopo in occasione della GMMR il Papa lancia un duplice appello. Anzitutto ai fedeli cattolici. A vivere quello che il loro nome esprime. Essere cattolici significa saper riconoscere e accogliere il bene ovunque esso sia, e rallegrarci di esso; significa essere docili allo Spirito che «ci rende capaci di abbracciare tutti per fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze senza mai imporre una uniformità che spersonalizza». E proprio nell’incontro con la diversità dei migranti, nel dialogo interculturale e interreligioso ci è data l’opportunità di crescere in questa dimensione. Dobbiamo dunque rendere più cattoliche le nostre parrocchie, le comunità in cui ognuno di noi vive. Il secondo appello il Papa lo rivolge a tutti gli uomini e le donne del mondo perché imparino a vivere insieme in armonia e in pace, ad abbattere muri e a costruire ponti, per fare delle frontiere luoghi privilegiati di incontro e non di separazione. Ma tutto questo potrà avvenire solo se saremo capaci di sognare un futuro a colori per le nostre società. Ogni cambiamento ha inizio da un sogno, se no resta solo un sogno individuale, ma fatto insieme. È quel sogno di fraternità annunciato dai profeti, e più vicino a noi da Martin Luther King in quel famoso discorso dell’agosto 1963 con cui mi piace concludere queste mie brevi riflessioni: «E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno, I have a dream. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali. I have a dream, ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. I have a dream, ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia. I have a dream, ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere (…). È questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi».
*Direttore generale Fondazione Migrantes
La Chiesa del ‘noi’, cattolica
23 Settembre 2021 - di mons. Gian Carlo Perego* Roma - Nell’enciclica Lumen fidei, la prima enciclica di Papa Francesco, iniziata da papa Benedetto XVI, ritroviamo un passaggio in cui si legge come una caratteristica della fede sia portarci «al di là del nostro ‘io’ isolato verso l’ampiezza della comunione» (L.F. 4). Questa caratteristica della fede di costruire un ‘noi’ Papa Francesco la riprende nell’enciclica Fratelli tutti e nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2021, che si celebra domenica prossima, dove si afferma non solo che la fede è fondata sul ‘noi’, sulla comunione, ma anche che la fede è impegno a creare «un noi sempre più grande». Pertanto il ‘noi’ è a fondamento non solo della fede, ma anche della speranza e della carità: caratterizza l’abito cristiano, la nostra responsabilità e i nostri progetti. E il ‘noi’ ecclesiale – ci ricorda ancora Papa Francesco - non è impoverito, ma arricchito dalla ricchezza della diversità che i mondi migranti ci fanno incontrare, e riceve una nota nuova, quella della cattolicità, dell’universalità. Il Papa sembra ricordarci che il rifiuto, i muri, l’abbandono, i respingimenti, il disprezzo, le violenze non solo impoveriscono il ‘noi’ del mondo, ma impoveriscono anche il ‘noi’ della fede, che per sua natura è cattolica. La fede è ferita tutte le volte che hanno il sopravvento i nazionalismi – come ci ha insegnato la storia del Novecento -, tutte le volte che ha il sopravvento l’individualismo o l’autoreferenzialità nella vita ecclesiale e sociale. «Il tempo presente – scrive Papa Francesco nel Messaggio riprendendo la ‘Fratelli tutti’ – ci mostra che il ‘noi’ voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato… E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri, gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali». Le migrazioni per la Chiesa sono una provocazione a non indebolire la cattolicità, per ciascuno di noi ad essere ‘cattolici’, cioè aperti, capaci di riconoscere gli altri come fratelli e sorelle, di affermare concretamente la dignità di ogni persona e di vivere la fraternità come stile. I fedeli cattolici – scrive ancora Papa Francesco – «sono chiamati, ciascuno a partire dalla propria comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva». Un impegno all’inclusione che da ecclesiale deve diventare anche impegno e progetto politico, per una nuova città, per un nuovo mondo. «Oggi, e sempre di più, ci sono persone ferite. L’inclusione o l’esclusione di chi soffre lungo la strada – leggiamo nell’enciclica Fratelli tutti - definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi. Ogni giorno ci troviamo davanti alla scelta di essere buoni samaritani oppure viandanti indifferenti che passano a distanza» (F.T. 69). La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato diventi, quest’anno, una tappa per una Chiesa comunione e una città più inclusiva, una tappa nella costruzione di un mondo fraterno che vede la responsabilità di tutti. E preghiamo il Signore, con le parole di Papa Francesco, perché «la nostra terra possa diventare, così come Tu l’hai creata, la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle».
*Presidente Cemi e Fondazione Migrantes
Cortile di San Francesco: domani un incontro sulle migrazioni
17 Settembre 2021 - Assisi - Anche una sessione dedicata alle migrazioni nell’ambito del “Cortile di San Francesco” che si aprirà oggi ad Assisi. Alla sessione, che si svolgerà domani, sabato 18 settembre, nella Sala Stampa del Sacro Convento, interverranno mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, Angelo Chiorazzo, Fondatore della Cooperativa Auxilium; Walid Hassanzada e Samir Khuja, mediatori culturali e Claudio Sebastiani, responsabile della sede regionale Ansa dell’Umbria. All’intera manifestazione interverranno personalità della società civile, del mondo della religione e del giornalismo che si confronteranno – fino a domenica 19 - sul tema dell’edizione 2021 “Speranza”. Tema scelto per l'urgenza che ha il mondo di vedere davanti a sé un orizzonte di conforto e fiducia per guardare “Oltre i confini”, tema della scorsa edizione. 70 i relatori delle varie sessioni, due i concerti e 22 tra conferenze, dibattiti e lectio magistralis. Ma non manca ciò che sta più a cuore al mondo francescano: le testimonianze dei poveri che da questa speranza vengono trafitti.
Migrantes: da domani l’incontro con gli operatori rom e sinti
9 Settembre 2021 - Roma - "Il sogno di una nuova fraternità. 'Fratelli tutti' nell'esperienza della pandemia". Questo il tema dell'incontro promosso dalla Fondazione Migrantes e al quale interverranno gli operatori impegnati nella pastorale con i Rom e sinti. L'incontro si svolgerà a Frascati dal 10 al 12 settembre. Ad aprire la tre giorni, domani sera, una preghiera in memoria di don Mario Riboldi, scomparsi da qualche mese, uno dei sacerdoti pionieri nella pastorale con i rom e sinti. La preghiera sarà curata da don Marco Frediani e don Massimo Mostioli.Sabato la giornata di aprirà con i saluti di don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes seguito da un Work shop sul tema "Uno sguardo al tempo di pandemia appena trascorso tra generosità e chiusura: 'i nostri vissuti'". Nel pomeriggio una relazione affidata a Maria Bianco dell'Università Gregoriana sul tema "Una lettura contestualizzata della 'Fratelli tutti'" seguita da un Work shop sul tema "Uno sguardo al futuro… Quale fraternità sogniamo?". Domenica le conclusioni con la celebrazione eucaristica presieduta da ons. Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma e delegato per la pastorale Migrantes.

