Tag: Immigrati e profughi

Sea Watch-3: “nelle prime ore di oggi soccorse 54 e 19 persone in due operazioni”

24 Febbraio 2020 - Roma - “Nelle prime ore di oggi Sea Watch-3 ha soccorso 54 e 19 persone in due operazioni a 61 e 36 miglia dalla Libia”. Lo annuncia l’ong con un Tweet. “Il primo caso è stato segnalato da Alarmphone, mentre il secondo avvistato dal nostro equipaggio – informa –. Nonostante il tempo in peggioramento, le persone continuano a fuggire”.  

Viminale: da inizio anno 2.341 migranti arrivate in Italia

24 Febbraio 2020 - Roma - 2.341: questo il numero delle persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’inizio del 2020. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8  di questa mattina. Secondo i dati forniti a febbraio sono state 999 le persone migranti sbarcate con un picco d 394 persone registratori il 2 febbraio. I migranti sbarcati finora nel 15% (334) dei casi sono di nazionalità bengalese. Gli altri provengono da Algeria (288, 12%), Sudan (245, 11%), Costa d’Avorio (242, 10%), Guinea (117, 5%), Tunisia (94, 4%), Somalia (86, 4%), Marocco (80, 3%), Mali (78, 3%), Iraq (62, 3%) a cui si aggiungono 706 persone (30%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 382 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Accoglienza e amore

24 Febbraio 2020 - Roma - Il Mediterraneo luogo di incontro, ma anche, forse troppo spesso, luogo di conflitti, di divisioni. “Il grande lago di Tiberiade” nell’immagine cara a Giorgio La Pira, che nel 1958 darà vita proprio ai “Colloqui mediterranei”, nati all’indomani delle tensioni del 1956 – questione arabo-palestinese, e la vicenda algerina – e della visita, a Firenze, del re del Marocco, Maometto II, 1957, il quale gli disse: “i problemi mediterranei sono solidali e necessitano di una soluzione unica, solidale. Chiami tutti i popoli mediterranei a Firenze”. Per La Pira il Medio Oriente “è, in certo modo, il centro di gravitazione attorno al quale si muove la storia politica del mondo: la pace o la discordia di Gerusalemme sono, e saranno sempre più, i sintomi rivelatori della pace o della discordia delle nazioni”. Nel solco dell’intuizione profetica del sindaco santo, una sessantina di vescovi delle regioni che si affacciano su quello che i romani chiamavano il Mare nostrum, si sono dati appuntamento a Bari per un incontro, promosso dalla Conferenza episcopale italiana, dal titolo: “Mediterraneo, frontiera di pace”. Obiettivo dell’evento nella città di San Nicola, “avviare un processo di ascolto e di confronto, con cui contribuire all’edificazione della pace in questa zona cruciale del mondo”, come ha evidenziato Papa Francesco nel discorso rivolto ai vescovi presenti nella basilica del santo venerato da cattolici, ortodossi e dai credenti di altre confessioni cristiane. Non poteva esserci un brano evangelico più indicato per questo appuntamento che parla di pace, dialogo. Se domenica scorsa l’invito era piuttosto teso a richiamare il rischio di impoverire il messaggio delle beatitudini, indicando il discepolo come “sale” e “luce” del mondo, nella pagina del Vangelo di questa domenica, Matteo indica, nelle parole di Gesù, “ma io vi dico”, il nuovo stile di vita del cristiano, cioè quello dell’amore verso i nemici che ci fa rispondere al male con il bene. Così ai vescovi, in Basilica, parla di una “teologia dell’accoglienza e del dialogo”; e all’Angelus, è appello per la pace nella martoriata Siria: “mentre siamo riuniti qui a pregare e a riflettere sulla pace e sulle sorti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, sull’altra sponda di questo mare, in particolare nel nord-ovest della Siria, si consuma un’immane tragedia. Dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze”. Con Francesco c’è il presidente della Repubblica Mattarella, ci sono i vescovi delle regioni che si affacciano in quello che definisce il “mare del meticciato”, cioè “luogo fisico e spirituale nel quale ha preso forma la nostra civiltà, quale risultato dell’incontro di popoli diversi”. Ecco perché è “impensabile” affrontare il problema delle migrazioni “innalzando muri”. Nella memoria le parole pronunciate sul lembo più meridionale del nostro territorio, in quella isola di Lampedusa meta del suo primo viaggio da Papa: la “globalizzazione dell’indifferenza”. Il suo è un nuovo “no” al rifiuto, alla logica dello scarto: “si fa strada un senso di paura, che porta ad alzare le proprie difese davanti a quella che viene strumentalmente dipinta come un’invasione”. La risposta del Papa è proprio in quel “ma io vi dico”. Gesù, nel brano di Matteo, la propone come superamento della legge del taglione, che voleva essere un modo per evitare la vendetta indiscriminata, evitare, cioè, un male peggiore e l’insorgere dell’arbitrarietà. Oggi può essere letta come superamento della “retorica dello scontro di civiltà”, che, afferma Francesco, “serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l’odio”. La novità cristiana, la differenza cristiana è proprio nelle parole: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano. “Pregare e amare: ecco quello che dobbiamo fare; e non solo verso chi ci vuol bene, non solo verso gli amici, non solo verso il nostro popolo. Perché l’amore di Gesù non conosce confini e barriere. Il Signore ci chiede il coraggio di un amore senza calcoli”. Chi ama Dio, afferma il Papa nell’omelia, “non ha nemici nel cuore. Il culto a Dio è il contrario della cultura dell’odio. E la cultura dell’odio si combatte contrastando il culto del lamento”. Così ecco la più grande rivoluzione della storia: “dal nemico da odiare al nemico da amare, dal culto del lamento alla cultura del dono”. In questo modo si supera “la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli, figli di un solo Padre, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi”. (Fabio Zavattaro)  

CEI: in arrivo 67 persone dal Niger con corridoi umanitari

21 Febbraio 2020 - Roma – Arriveranno con corridoi umanitari, martedì 25 febbraio, 67 profughi dal Campo di transito in Niger gestito dall’UNHCR, che accoglie persone evacuate dai centri di detenzione libici. Il loro ingresso in Italia è reso possibile dal Protocollo di intesa tra lo Stato italiano e la Conferenza Episcopale Italiana che agisce tramite Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. La CEI, grazie a questi protocolli e ai fondi dell’8x1000 ha organizzato negli ultimi anni - in particolare tramite la Caritas Italiana e col sostegno delle comunità locali - corridoi umanitari, reinsediamenti ed evacuazioni umanitarie da Medio Oriente e Africa. È stato possibile in tal modo – si legge in una nota della CEI - offrire vie di accesso ordinate e sicure ai paesi europei a migliaia di richiedenti asilo in condizioni di vulnerabilità, individuati nei campi profughi di Etiopia, Sudan, Giordania e oggi per la prima volta anche dal Niger. Si tratta questa volta per lo più di persone di nazionalità sudanese, alcune sono del Camerun, del Togo e c’è una famiglia di siriani con problemi di salute. Tutte hanno “sperimentato le dure condizioni dei centri in Libia”. Alle ore 14.00, all'aeroporto di Fiumicino, è prevista l’accoglienza ai profughi in arrivo e una conferenza stampa con la partecipazione di Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI; Alessandra Morelli, Rappresentante UNHCR in Niger; Oliviero Forti, Resp. Pol. migratorie e protezione internazionale di Caritas Italiana e rappresentanti del Ministero dell’Interno e del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione internazionale.  

Don De Robertis: la vera causa di guerre e migrazioni sono gli interessi economici che stanno lacerando i Paesi

21 Febbraio 2020 - Bari – “La realtà del Mediterraneo è complessa ed è importante osservarla da diversi punti di vista. Lo sguardo che abbiamo dalla riva Nord spesso è molto diverso da quello che hanno coloro che vivono sull'altra sponda e in Medio Oriente”. E’ quanto dice don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes in una intervista all’edizione on line di  “Famiglia Cristiana” parlando da Bari dove è in corso l’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” promosso dalla CEI. Quali sono le necessità che emergono soprattutto dai Paesi da cui si emigra di più? “Queste piccole comunità cristiane – risponde il sacerdote alla domanda di Annachiara Valle -  chiedono aiuto. E poi c'è una denuncia precisa e cioè che la vera causa di guerre e migrazioni sono le grandi potenze, gli interessi economici che stanno lacerando i Paesi. Più che una questione di religioni è una questione di questi interessi che impoveriscono i popoli. I poveri aumentano ancora mentre i ricchi sono sempre di meno e più potenti. Questa situazione sociale ed economica pesa molto su questi Paesi. D'altra parte – aggiunge il direttore di Migrantes -  anche noi del Sud Italia, anche se in forma più attenuata, viviamo questa situazione che costringe all'esodo tanti giovani anche nostri. Non ci sentiamo del tutto fuori da queste problematiche”.

I cardinali Hollerich, Krajewski e Czerny a Conferenze episcopali Ue: “aprite parrocchie, monasteri e santuari di tutta l’Europa”ai migranti

20 Febbraio 2020 - Roma - Un invito a “parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta l’Europa affinché, esprimendo il Vangelo in modo concreto”, accolgano “ciascuno almeno una famiglia di rifugiati”. È quanto chiedono in una lettera alle Conferenze episcopali dell’Unione europea i cardinali Konrad Krajewski, elemosiniere di Papa Francesco, Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), e Michael F. Czerny, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Si tratta di una iniziativa inedita che nasce dall’invito di Papa Francesco a non rimanere indifferenti “al grido disperato di tanti fratelli e sorelle” e a non “passare oltre, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano”. La lettera è stata resa nota oggi dalla Comece ed era stata anticipata in un’intervista al Sir dal card. Hollerich in occasione dell’Incontro sul Mediterraneo, promosso dalla Cei a Bari. I tre cardinali parlano della “situazione di drammatico sovraffollamento e di sofferenza nella quale si trovano oltre 20.000 profughi” nell’isola di Lesbo e “molte altre migliaia nei diversi hot spot della Grecia”. E ricordano che dopo il viaggio a Lesbo nell’aprile del 2016, Francesco “non ha mai mancato di adoperarsi in loro aiuto, cercando di aprire dei corridoi umanitari per il loro trasferimento, in piena dignità, in altri Paesi europei”. Da allora numerose sono state le missioni compiute nelle isole dell’Egeo dal card. Krajewski e dal card. Hollerich e costanti sono state le iniziative di accoglienza messe in atto. Già dal viaggio del Papa a Lesbo, 21 profughi sono stati condotti in Italia e accolti dalla Santa Sede. Due famiglie sono state accolte nel novembre 2019 dall’arcidiocesi di Lussemburgo e altri 43 rifugiati sono arrivati a Roma e presi in carico dalla Elemosineria Apostolica e dalla Comunità di Sant’Egidio. “Si è dunque aperta una via che potrebbe ridare speranza a circa 20mila adulti e a oltre 1.100 minori non accompagnati che sono rimasti bloccati senza limiti di tempo in campi temporanei e in strutture precarie, già dentro l’Europa ma fuori la società europea”, scrivono Hollerich, Krajewski e Czerny. “Questa via, incoraggiata dalle parole del Santo Padre, diventa per tutta la Chiesa, oltre che un dovere cristiano, un invito accorato a suscitare energie nuove ed evangeliche di accoglienza in ciascuno dei Paesi membri”. La lettera contiene poi una serie di indicazioni pratiche per attuare un progetto di trasferimento e accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati dalla Grecia in un paese europeo. Le Conferenze Episcopali dovrebbero innanzitutto invitare le diocesi ad offrire la loro disponibilità ad accogliere famiglie o singoli profughi, specificando il numero in base alle proprie disponibilità e risorse. Ciascuna Conferenza Episcopale sollecita poi il proprio governo a procedere tramite gli organismi competenti all’esame della domanda di asilo “a beneficio di un numero determinato di profughi stabilito in base alla disponibilità espressa dalle singole diocesi”. Da parte sua, la Conferenza Episcopale si impegna ad assicurare ai profughi che ne saranno beneficiari, ospitalità e sostegno all’inserimento sociale per un determinato periodo di tempo. La Comunità di Sant’Egidio può provvedere all’identificazione dei profughi potenziali beneficiari del progetto e una volta realizzati gli accordi e fatte le verifiche, le Conferenze Episcopali trasmettono i nominativi dei beneficiari alle autorità nazionali responsabili. I trasferimenti dalla Grecia avverranno per piccoli gruppi di beneficiari o per singoli casi in accordo con gli organismi istituzionali dei paesi coinvolti e le Conferenze Episcopali. (M.C.B. – Sir)

De Simone: la religiosità mediterranea tende a privilegiare l’ospitalità

20 Febbraio 2020 - Bari - Il Mediterraneo è “anche luogo del riemergere di preoccupanti istanze teocratiche. Non solo in quei Paesi del Medio Oriente o dell’Africa che vivono una crescente islamizzazione dello Stato e il potere devastante di organizzazioni terroristiche, o in alcuni Paesi dell’est Europa, ma pure nei Paesi occidentali che sperimentano un tempo di disorientamento a partire dalla crisi del sistema economico e delle istituzioni democratiche e che rispondono ai flussi migratori irrigidendo i confini, chiudendo porti e valichi e negando ogni possibilità di accoglienza che comporti un reale confronto e la messa in movimento del sistema sociale”. A dirlo questa mattina Pina De Simone, coordinatrice del biennio di specializzazione in Teologia fondamentale della Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale sezione San Luigi, nella relazione sul tema “Consegnare la fede alle generazioni future. Sfide e risorse nel contesto del Mediterraneo” che ha aperto la seconda giornata dell’incontro di Bari “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla CEI e che sarà concluso domenica, 23 febbraio,  da Papa Francesco. Per De Simone il Mediterraneo, “crocevia” di popoli, di culture e di religioni, da sempre “attesta l’interdipendenza dei popoli come un dato di realtà di cui prendere coscienza. Le culture che si sono sviluppate sulle sue sponde – ha aggiunto - sono il frutto di contaminazioni feconde maturate persino negli scontri e nei conflitti che l’hanno attraversato”. Il Mediterraneo è – ha detto ancora la docente della Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale – “il mare del meticciato che ci ricorda come non ci sia identità senza l’altro. Per i credenti in Cristo Gesù è tempo di uscire da schemi di contrapposizione e di testimoniare una fede che è di per sé accogliente. Siamo chiamati ad essere ‘Chiesa dell’incontro’, a ‘disarmare i cuori’ ad abbattere ‘i muri dell’odio e della discordia’, nella consapevolezza della universale fraternità umana e nel riconoscimento della grande libertà di Dio che agisce anche al di fuori del cristianesimo”. Un altro tratto della religiosità mediterranea che è “tutt’uno con la sostanza della fede cristiana”, ma che appartiene trasversalmente alle tre grandi tradizioni monoteistiche è l’ospitalità: “nella dialettica tra ospitalità e ostilità che attraversa l’esperienza religiosa come esperienza dell’assoluto e del vero, la religiosità mediterranea – ha detto De Simone - tende di per sé a privilegiare l’ospitalità a partire dal valore propriamente mediterraneo dell’accoglienza e dal dettato della fede. Basta pensare alle tante esperienze di accoglienza dello straniero e di convivenza pacifica tra persone di fede diversa che hanno visto e ancora vedono coinvolta la gente comune nella semplicità dei gesti quotidiani, al di là di ogni forzata contrapposizione ideologica e politica, e che sono vissute non mettendo tra parentesi la propria fede ma proprio a partire da questa”. Nella rivelazione biblica “lo straniero e l’ospite sono “manifestazioni della presenza divina. E nel cristianesimo l’accoglienza dell’altro come fratello sgorga dal cuore stesso della Pasqua del Signore Gesù che ha distrutto in sé stesso l’inimicizia”!”. “Siamo dinanzi alla via maestra dell’annuncio del Vangelo”: accogliere l’altro “spalancare le porte del cuore, costruire una cultura dell’incontro, trame di dialogo e di fraternità vissuta come accade in tanti dei Paesi da cui veniamo. Accogliersi reciprocamente”. (R.Iaria)

Viminale: 2065 i migranti sbarcati nel 2020 sulle coste italiane

18 Febbraio 2020 - Roma – 2065 sono i migranti che dall’inizio del 2020 sono sbarcate sulle coste italiane Il dato è del Ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8 di questa mattina. Dei 2065 migranti arrivati 343 sono di nazionalità bengalese (16%), Algeria (288, 14%), Sudan (245, 12%), Costa d’Avorio (242, 12%), Guinea (117, 6%), Tunisia (94, 4%), Somalia (86, 4%), Marocco (80, 4%), Mali (78, 4%), Iraq (62, 3%), secondo quanto dichiarato al momento dello sbarco a cui si aggiungono 430 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 382 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.  

Card. Bagnasco: “non ci si può voltare dall’altra parte nel vedere centinaia di profughi nei viaggi della disperazione”

18 Febbraio 2020 - Bari - “Sì, si può diventare insensibili alla sofferenza altrui, si può banalizzare il male, voltarsi dall’altra parte nel vedere centinaia di profughi nei viaggi della disperazione, nella speranza di un futuro onesto e migliore, di una terra di pace e di convivenza serena e operosa. Il Vangelo è chiaro e non può essere cambiato secondo le mode o le convenienze: chi specula, per qualunque motivo, sulla miseria e la paura altrui perde la propria umanità”. È l’ammonimento del Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova che in qualità di Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), parteciperà da domani a Bari all’incontro della CEI sul Mediterraneo. In una intervista al Sir, il Cardinale si sofferma a parlare dei disperati in mezzo al mare, dei salvataggi nel Mediterraneo e dei porti chiusi. “L’Europa – argomenta – deve individuare una vera politica per il fenomeno migratorio, senza ipocrisie e interessi nascosti: ogni uomo ha dignità in sé, non può essere considerato perché “conveniente” per qualcosa”. E aggiunge: “L’Europa non deve perdere la sua anima. Se l’Europa oscura la fede cristiana perde se stessa. Lo si vede! I valori più elementari di sempre come il rispetto dell’altro, l’attenzione al bisognoso, il primato della persona a prescindere, la promozione della vita umana sempre, della famiglia, la serietà educativa, la gratuità, non reggono a lungo se staccati dalla loro fonte che è Dio”.  

Giordania: campi di volontariato tra rifugiati iracheni e siriani

18 Febbraio 2020 - Vicenza - Campi di volontariato in Giordania per giovani dai 18 ai 30 anni: è l’iniziativa di “Non Dalla Guerra”, associazione giovanile di Vicenza, che in tal modo intende offrire una “esperienza di servizio” accanto ai profughi siriani e iracheni e alla comunità locale in collaborazione con Caritas Jordan. Stando ai dati ufficiali dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per Rifugiati, la Giordania ospita quasi 750mila profughi tra siriani e iracheni fuggiti dalla guerra e dalla violenza. “Non Dalla Guerra” organizza campi di volontariato in Giordania, ogni estate, dal 2016 e finora hanno partecipato quasi 500 ragazzi provenienti da tutta Italia e non solo. Per il 2020, fa sapere l’associazione, i campi di volontariato si strutturano su tre turni da 15 giorni ciascuno (dal 18 luglio al 1 agosto, dall’8 agosto al 22 agosto e dal 22 agosto al 5 settembre). Tra le attività proposte: l’incontro con le famiglie rifugiate per conoscere le loro storie, l’organizzazione di attività ludiche e ricreative per bambini siriani e iracheni nelle scuole informali di Caritas Jordan e momenti di servizio nell’ambito di progetti di reinserimento sociale e occupazionale per rifugiati sempre promossi dalla Caritas locale. “Tra gli obiettivi dei campi di volontariato vi è quello di creare un collegamento fra la realtà giovanile dei nostri territori e la Giordania. Uno degli scopi dell’esperienza che proponiamo è costruire un vero dialogo culturale capace di abbattere quei pregiudizi che ci dividono – dice Noemi Rossi, presidentessa di Non Dalla Guerra -. In Giordania ci sono occhi uguali ai nostri, mani tese a offrire un saluto o una tazza di tè, anime disposte a raccontarsi e altre ancora troppo ferite per aprirsi. È un Paese in cui la speranza convive con la rassegnazione, la voglia di ricominciare con la sofferenza. In Giordania, ogni anno, riscopriamo quell’umanità messa in ombra da una certa narrazione che racconta Il Medio Oriente solo attraverso il caos e logiche di conflitto”. Per partecipare ai campi è necessario presentare domanda entro e non oltre il 15 marzo 2020. (D.R.)