Tag: Immigrati e profughi

Migranti: nuovi arrivi in Sicilia

18 Febbraio 2020 - Roma - Ancora un sos nelle acque del Mediterraneo. È Alarm Phone a segnalare «una barca in pericolo» al largo della Libia: 87 le persone a bordo. «Hanno bisogno di soccorso urgente», sottolinea l’organizzazione, assicurando di aver immediatamente allertato le autorità competenti. Intanto un’imbarcazione con 16 persone a bordo, fra le quali due donne incinte, è approdata domenica sera direttamente nel porto di Lampedusa. Con questo sbarco salgono complessivamente a 91 le persone che si trovano attualmente nell’Hotspot dell’isola. La capienza massima della struttura di prima accoglienza è stata raggiunta e per oggi, in previsione di nuovi arrivi o soccorsi, è previsto un trasferimento delle persone verso Porto Empedocle. Mentre la guardia costiera tunisina ha sventato due operazioni di emigrazione irregolare verso l’Italia fermando al largo di Korba 14 migranti, tra cui una ragazza, a bordo di un’imbarcazione e 7 persone su di un’altra di fronte a Menzel Temime, sempre nel governatorato di Nabeul

Barletta: lʼincontro si fa con “Taruha”

18 Febbraio 2020 - Barletta - Un progetto di successo va ripetuto. Così accade per “Taruha”, con cui la Comunità Oasi 2 San Francesco, che gestisce in collaborazione col Comune di Barletta il Siproimi (Sistema di protezione per immigrati e minori stranieri non accompagnati), vuole sensibilizzare sul tema dell’accoglienza dei migranti e dell’inclusione sociale. In lingua hausa, una delle più diffuse in Africa, il termine “Taruha” significa “incontro, ritrovo”. Ed è proprio l’incontro diretto tra gli stranieri ospiti del Siproimi e i cittadini barlettani il fil rouge che collegherà idealmente il ciclo di appuntamenti iniziato nel liceo classico statale Casardi. “Pensiamo che l’incontro fisico tra persone – dichiara Valeria Sallustio, responsabile Siproimi Barletta –, pur appartenenti a culture molto diverse fra loro, faciliti l’avvicinamento e il dialogo, molto più di discorsi teorici. L’esperienza in questo campo ci ha insegnato che la percezione del calore umano fa davvero la differenza, soprattutto per i giovani. L’obiettivo è abbattere i pregiudizi e gli stereotipi da cui siamo circondati. E non c’è modo migliore, per farlo, che parlarsi guardandosi negli occhi”. Grazie all’utilizzo di contenuti multimediali, al centro dunque integrazione e inclusione, ma anche come funziona il Sistema protezione in Italia, con l’intento di sfatare falsi miti. (Sabina Leonetti - Avvenire)  

Milano: cambia l’accoglienza dei migranti in diocesi

17 Febbraio 2020 - Milano - In un solo anno, oltre la metà dei migranti ospiti della Caritas Ambrosiana che avrebbero dovuto lasciare i centri di accoglienza in virtù del primo Decreto sicurezza, hanno raggiunto l’autonomia grazie alle scelte della diocesi di Milano. È quanto emerge dal primo bilancio del Progetto a favore degli esclusi dal sostegno pubblico varato dall’ente diocesano per mitigare gli effetti del provvedimento governativo dell’ottobre 2018, poi convertito in legge a dicembre di quell’anno. Nella sola Diocesi di Milano, hanno potuto beneficiare dall’intervento 77 persone (di cui 29 minori), tutte titolari di permesso di soggiorno per ragioni umanitarie in carico alle strutture gestite per conto delle Prefetture dalle cooperative sociali della Caritas Ambrosiana e del territorio. Migranti dunque cui lo Stato – si legge in una nota -  aveva riconosciuto il diritto a restare sul territorio nazionale ma che avevano perso il diritto all’accoglienza con l’entrata in vigore del decreto. Grazie, invece, all’iniziativa della Caritas Ambrosiana tutti gli ospiti hanno potuto proseguire i precorsi di integrazione che avevano intrapreso o iniziarne di nuovi negli stessi centri o in altri del sistema diocesano. Ad un anno di distanza da questa decisione, su 48 adulti rimasti nelle strutture 20 hanno già trovato un lavoro alcuni in modo autonomo, altri al termine dei corsi di formazione e delle borse lavoro che sono state offerte loro all’interno del progetto. Inoltre tutti i 14 migranti single ospiti e più della metà delle famiglie (14 su 24) si stanno preparando a lasciare i centri di accoglienza grazie a percorsi di autonomia ben avviati.

Campagna “Io Accolgo”: a Roma la prima assemblea nazionale

12 Febbraio 2020 - Roma - Lavori in corso, a Roma, per la prima assemblea della campagna del non profit e della società civile italiana “Io Accolgo” si tratterà di una due giorni dal titolo “Accoglienza, sfide pratiche e proposte” . Venerdì 28 febbraio, dalle 16 alle 19, spiegano i promotori, “ci ritroveremo presso la CGIL nazionale in Corso d’Italia e affronteremo, con importanti esponenti del mondo dell’accoglienza e della politica, la situazione attuale, le difficoltà che il nostro mondo sta vivendo e porteremo le nostre proposte di modifica alle leggi in vigore che mettono in difficoltà centinaia di migliaia di cittadini migranti in tutta Italia”. Sabato 29 dalle 10 alle 16, invece, l’appuntamento sarà alla Comunità di Sant’Egidio in via Gallicano: “Sarà il momento di fare il punto della situazione sulla nostra campagna e delineare le prossime mosse confrontandoci direttamente con i territori che hanno aderito alla campagna”. Ad oggi, a “Io Accolgo” hanno già aderito oltre 15.600 persone singole e oltre 500 fra enti e associazioni. Il programma completo della due giorni del 28-29 febbraio è ancora in preparazione. Ma tutti coloro che sono interessati a partecipare possono già iscriversi servendosi di questo form on line.

Liberi dalla paura: ad un anno dal convegno di Sacrofano

12 Febbraio 2020 - Roma - Esattamente un anno fa, dal 15 al 17 febbraio 2019, si è svolto a Sacrofano (Roma) il meeting delle realtà di accoglienza nate a seguito dell’appello di Papa Francesco del settembre 2015, dal titolo: Liberi dalla paura, promosso dalla Fondazione Migrantes, da Caritas Italiana e dal Centro Astalli. Per me i giorni più belli e più difficili da quando ho assunto il servizio di Direttore generale della Migrantes, in cui mi è sembrato di rivivere la pagina evangelica che avevamo scelto come icona dell’incontro (Mt.14,22-33): Simon Pietro che accogliendo l’invito di Gesù scende dalla barca e comincia a camminare sulle acque, ma poi, impauritosi, comincia ad affondare, e grida al Signore. “E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: ‘Uomo di poca fede perché hai dubitato?’ Appena salito sulla barca il vento cessò”. Sono stati 570 i partecipanti di cui un centinaio di giovani accolti di 28 paesi. Da quando Papa Francesco ha dato inizio al meeting con la celebrazione eucaristica, ci siamo sentiti veramente liberi da ogni paura, abbiamo sentito la presenza del Risorto in mezzo a noi. È quello che hanno raccontato anche le famiglie e le comunità che hanno partecipato; i dubbi e i timori che hanno accompagnato la loro scelta di accogliere un rifugiato, che si sono poi trasformati, pur in mezzo a qualche difficoltà, in una grande pace e gioia. L’idea di organizzare il meeting è nata anzitutto per dire grazie a quanti oggi “contribuiscono a tenere vivo quello spirito di fraterna solidarietà che ha lungamente contraddistinto l’Italia” (papa Francesco). In un momento in  cui è più facile che incontrino la diffidenza o l’ostilità di chi li circonda piuttosto che la gratitudine. In secondo luogo per dare loro voce e coraggio, perché l’isolamento scoraggia e rende deboli: c’è ancora in Italia un popolo numeroso che non ha piegato le ginocchia davanti agli idoli, come rivela il Signore al profeta Elia in un momento di profondo scoraggiamento (1Re 19,18s). Infine perché siamo convinti che l’appello del Papa non vada archiviato, non ha dato ancora tutti i suoi frutti, come ha ricordato recentemente il suo elemosiniere il Cardinal Kraiewski tornando da Lesbo, dove sono accampati in condizioni disperate migliaia di profughi di cui la metà sono bambini: “Se ogni monastero, ogni casa religiosa, ogni parrocchia, si aprisse almeno per una persona, almeno per una famiglia, a Lesbo non troveremmo nessuno”. Un appello che voleva non solo richiamare l’attenzione al dramma purtroppo ancora attuale dei profughi e delle tante vittime che hanno trasformato il Mar Mediterraneo in un grande cimitero, ma offrire l’occasione a tante parrocchie e comunità religiose diventate vecchie e sterili, di tornare ad essere feconde, come Abramo dopo che accolse alle Querce di Mamre i tre forestieri. Perché allora non provare a replicare nella vostra Diocesi o regione l’evento di Sacrofano invitando le tante realtà di accoglienza, a volte piccole e sconosciute, presenti sul territorio? Perché non provare a ridare voce all’appello del Papa senza cedere alle paure che ci assalgono? Concludo con le parole con cui Papa Francesco si è congedato da noi a Sacrofano al termine della messa: “Prima di congedarmi vorrei ringraziare ognuno di voi per tutto quello che fate: il piccolo passo … Ma il piccolo passo fa il grande cammino della storia. Avanti! Non abbiate paura, abbiate coraggio! Che il Signore vi benedica. Grazie”. (D. Gianni De Robertis)  

Papa Francesco: appello per la “martoriata e amata Siria

12 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - “Vorrei che tutti pregassimo per l’amata e martoriata Siria”. E’ ‘appello rivolto questa mattina da Papa Francesco al termine dell’Udienza Generale nell’Aula paolo VI in Vaticano. “Tante famiglie, tanti bambini devono fuggire dalla guerra. La Siria sanguina da anni. Preghiamo per la Siria”, ha detto il pontefice che ha anche rivolto un appello per la Cina chiedendo una preghiera “per i nostri fratelli cinesi, che soffrono per questa malattia così crudele”, riferendosi al coronavirus che continua a mietere vittime: “Che trovino la strada della guarigione il più presto possibile”, ha detto il Papa. (R.I.)  

Viminale: 1.771 le persone sbarcate sulle coste italiane nel 2010

11 Febbraio 2020 - Roma - 1.771: questo il numero dei  migranti che sono sbarcate sulle coste italiane nel 2020. Il dato, diffuso dal Ministero dell’Interno, è aggiornato a questa mattina  da inizio anno. Nei primi 1o giorni di febbraio sono stati 429 le persone migranti arrivate. La maggioranza il 2 febbraio che ha registrato l’arrivo di 394 persone. Dei quasi 1.800 migranti arrivati 250 sono di nazionalità algerina (14%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Sudan (238, 14%), Costa d’Avorio (218, 12%), Bangladesh (217, 12%), Guinea (105, 6%), Somalia (86, 5%), Tunisia (84, 5%), Marocco (75, 4%), Iraq (62, 4%), Mali (57, 3%) a cui si aggiungono 379 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 320 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Istat: 5,4 milioni gli stranieri in Italia

11 Febbraio 2020 - Roma - Al 1° gennaio 2020 gli stranieri residenti in Italia ammontano a 5 milioni 382mila, in crescita di 123mila unità (+2,3%) rispetto a un anno prima. Nel conteggio concorrono 220mila unità in più per effetto delle migrazioni con l’estero, 55mila unità in più per effetto della dinamica naturale (63mila nati stranieri contro appena 8mila decessi), 46mila unità in meno per effetto delle revisioni anagrafiche e, infine, 109mila unità in meno per acquisizioni della cittadinanza italiana. I dati sono contenuti nel Report “Indicatori Demografici” dell’Istat diffusi questa mattina. La popolazione residente straniera costituisce dunque l’8,9% del totale (era l’8,7% un anno prima). Le regioni dove più forte è l’incidenza della popolazione straniera sul totale dei residenti sono l’Emilia- Romagna (12,6%), la Lombardia (12,1%) e il Lazio (11,7%). Il peso percentuale della popolazione straniera risulta relativamente più basso nel Mezzogiorno (4,4% contro l’11% del Centro-nord); il minimo è in Puglia e Sardegna (3,5%). Peraltro, fatto pari a 100 il numero di residenti stranieri sul territorio nazionale, 58 risiedono nel Nord (di cui 23 nella sola Lombardia), 25 nel Centro e appena 17 nel Mezzogiorno. Il ricambio demografico debole – scrive l’Istituto di Statistica Italiano  - determina effetti soprattutto sulla popolazione di cittadinanza italiana, il cui ammontare continua a decrescere di anno in anno. In complesso gli italiani residenti ammontano a 54 milioni 935mila al 1° gennaio 2020, con una riduzione di circa 240mila unità (-4,3 per mille) sull’anno precedente. Per i cittadini italiani risultano ampiamente negative le principali poste demografiche: il saldo naturale (-267mila unità), il saldo migratorio netto con l’estero (-77mila) e il saldo per gli aggiustamenti di carattere anagrafico (-2mila). Parziale compensazione di tali diminuzioni deriva dalle sole acquisizioni della cittadinanza italiana (+109mila).

Centro Astalli: “I diritti umani non possono rimanere solo sulla carta di fronte alla morte di innocenti

11 Febbraio 2020 - Roma - 91 persone sono alla deriva nel Mediterraneo: “le speranze di soccorrerli da vivi, si affievoliscono sempre più. Continua l’azione instancabile delle navi di Ong che cercano di arrivare in tempo ogni qual volta un’imbarcazione in difficoltà lancia l’allarme. Un’azione tanto meritoria quanto insufficiente di fronte alla insostenibile situazione che stanno vivendo migliaia di migranti che cercano legittimamente di fuggire dalla Libia in cerca di protezione in Europa”. Lo afferma in una nota il Centro Astalli che tramite il presidente, p. Camillo Ripamonti sottolinea come: “In queste ore di angoscia e apprensione per la sorte di decine di migranti che si trovano in serio pericolo di vita nell’indifferenza dei governi europei, il richiamo al rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali nella nota emessa dalla Farnesina per la revisione del memorandum con la Libia, sembra essere una stridente contraddizione”. Per il Centro Astalli è “urgente ripristinare un’azione europea di ricerca e soccorso in mare per i migranti in difficoltà, aprire canali umanitari sicuri che evitino la morte di migliaia di innocenti, vittime del traffico di esseri umani, e realizzare un’azione volta alla costruzione e al mantenimento della pace in Libia, un paese nel caos in cui i migranti vengono sottoposti quotidianamente a torture e abusi”. P. Ripamonti ribadisce infine che: “I diritti umani non possono rimanere solo sulla carta di fronte alla morte di innocenti. È un paradosso inaccettabile, che vìola i diritti e la dignità dei migranti e anche i nostri. Non lasciamo morire in mare nessuno, farlo è inaccettabile resa di fronte alla barbarie”.

Insulti razzisti, poi i pugni: eppure Boubakar ha già vinto

11 Febbraio 2020 - Palermo - «Io mi trovo bene qui a Palermo e ci rimarrò per sempre. È una città bella, antirazzista, accogliente. È la mia città preferita». Boubakar Kande parla con calma, racconta l’aggressione violenta e assurda di cui è stato vittima nella notte tra sabato e domenica, in un luogo centralissimo del capoluogo siciliano, in via Cavour, tra il teatro Massimo e la Banca d’Italia, ma offre anche una lezione a chi è portato a fare sempre di tutta l’erba un fascio. Quella di questo giovane ventenne originario del Senegal è una storia di stupida violenza e di solidarietà, i due volti di una città complessa e multiculturale. Una storia venuta fuori attraverso i social, dopo un lungo post di un uomo, Ignazio Penna, che decide di raccontare un’aggressione a cui hanno assistito due amici del figlio, i quali sono intervenuti in difesa del giovane africano, a differenza delle decine di persone che si sono fermate a guardare impassibili il pestaggio in piena notte. La testimonianza di un cittadino indignato, che è stata commentata sempre su Facebook proprio dal diretto interessato, che ha avuto il coraggio di venire allo scoperto, di ringraziare i suoi soccorritori e la città e di denunciare tutto alla polizia. Adesso sono in corso le indagini per individuare gli autori dell’aggressione, un contributo potrebbero darlo le immagini delle numerose telecamere di videosorveglianza nella zona, ma è anche il momento della pioggia di reazioni di solidarietà da parte di ogni parte politica, della società civile, dei sindacati, della gente comune. Boubakar, poco dopo mezzanotte, sarebbe stato colpito da tre adolescenti in pieno centro, mentre tornava a casa dopo il lavoro con la sua bicicletta. «Negro di m...» lo avrebbero appellato, mentre la vittima rispondeva: «Non ti permetto di parlarmi così». Inutile il tentativo di rimettersi in sella e cambiare strada. Il gruppetto di aggressori lo avrebbe atteso poco distante e lì, in via Cavour, sarebbe cominciato il pestaggio, il ragazzo senegalese sarebbe stato colpito con calci e pugni, con i caschi dello scooter, avrebbe provato a difendersi con la catena della sua bici, ma sarebbe rimasto a terra, mentre tantissime persone sarebbero rimaste ferme a guardare, senza alzare un dito. Finché non sono arrivati due ragazzi che lo hanno soccorso. «I due amici di mio figlio si sono messi al fianco del ragazzo aggredito, mentre uno dei due chiamava la polizia» ha raccontato il cittadino su Facebook, versione poi confermata dal giovane africano. «Appena visto che la vittima non era più sola, i ragazzi aggressori sono fuggiti, lasciando la povera vittima pieno di lividi e con la faccia sanguinante». Boubakar ha rimediato qualche ferita al volto, è stato trasportato all’ospedale Civico di Palermo e dimesso con una prognosi di 10 giorni, ma ieri ha voluto uscire allo scoperto e ringraziare: «Sono io il ragazzo aggredito. E urlo con voce alta che Palermo è una bellissima città accogliente antirazzista, a Palermo ci sono tante belle persone, io mi trovo veramente benissimo. Sono pochi quegli str… . Gli consiglio di girare un po’ il mondo e vedere come funzionano le cose…a Palermo i razzisti ci sono, ma sono pochissimi». E il sindaco Leoluca Orlando commenta: «Vi sono palermitani di ogni colore che ogni giorno danno motivo di essere orgogliosi della nostra città. Fra questi certamente il ragazzo aggredito per motivi razziali e che nonostante questo conferma il suo amore per Palermo. Fra questi certamente quei giovani palermitani che sono intervenuti a sua difesa, evitando forse ben più gravi conseguenze». (Alessandra Turrisi – Avvenire)