7 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - “Preghiamo affinché il grido dei fratelli migranti, caduti nelle mani dei trafficanti senza scrupoli e vittime della tratta, sia ascoltato e considerato”. Nel mese di febbraio, Papa Francesco rivolge un appello ad ascoltare il grido disperato di tante persone che soffrono per il dramma della tratta. E lo ha nel video per l’intenzione di preghiera per questo mese evidenziando che tra i vari motivi, ciò avviene “a causa della corruzione di coloro che sono disposti a tutto per arricchirsi”. “Il denaro dei loro affari, sono affari sporchi, subdoli”, aggiunge il Papa. Il “Video del Papa” è un’iniziativa globale della Rete mondiale di preghiera del Papa per diffondere le intenzioni mensili del Pontefice sulle sfide dell’umanità e della missione della Chiesa.
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Card. Montenegro: “non si può accettare che in queste magnifiche acque siano morti 60.000 migranti”
7 Febbraio 2020 - Lampedusa - “Non si può accettare che in queste magnifiche acque desiderate dai turisti siano morti 60.000 migranti, facendolo diventare cimitero liquido”. È il monito dell’arcivescovo di Agrigento, Card. Francesco Montenegro, lanciato da Lampedusa dove si è celebrata la prima tappa del pellegrinaggio dell’immagine della Madonna di Loreto, promosso nell’ambito del Giubileo lauretano indetto per ricordare i 100 anni dalla proclamazione di Maria patrona dell’Aeronautica militare. “Essere cristiani – ha detto il cardinale durante l’omelia della Messa concelebrata con i cappellani militari di tutta la Sicilia – è acquisire lo stile del Maestro Gesù, avere cioè la sua stessa attenzione per i poveri, gli ammalati, gli esclusi e la sua capacità di stare accanto agli ultimi perché scoprano di essere i primi davanti a Dio. Questo compito riguarda tutti i battezzati, anche voi che portate una divisa che vi fa onore e che onorate col vostro servizio; tutti siamo chiamati dal Risorto a portare, là dove operiamo, la notizia della possibilità di una buona vita”. “Gesù – ha aggiunto l’arcivescovo di Agrigento – ci chiede di annunciare, testimoniare, farci vicini agli altri; essere cristiani non è avere addosso il bollino blu della fede, ma è mettersi in gioco, avere il coraggio di andare controcorrente, pur sapendo che lo stile di vita proposto dal Vangelo non sempre e non da tutti è accettato. Non si tratta di essere dei superman o dei ‘Mastro Lindo’ – ha precisato – ma di raccontare con i gesti più che con le parole, che l’amore si è fatto carne e può riempire di significato ogni vita umana. Vivere da cristiani per noi non è un dovere ma, come ci ha ricordato Papa Francesco, è una gioia. Se il Vangelo è gioia, vivere e portare il Vangelo è fonte di gioia”. Per far ciò, ha rimarcato il card. Montenegro, “non può essere sufficiente una fede da supermercato, da prendi tre e paghi due, light, a basse calorie, inodore, incolore, insapore, né liscia o gassata ma frizzante naturale. Quella che fa sentire le bollicine nel naso. Una fede senza bollicine può essere tutto ma non è fede. La fede è sale, fuoco, è credere che l’impossibile può essere possibile”. “Voi potete comprenderlo meglio di tanti altri – ha affermato rivolgendosi agli aviatori presenti – perché non vi accontentate di guardare il cielo, ma ci andate. Non siete campioni da video giochi, ma uomini che sanno osare e sfidare. Voi siete abituati a volare alto. Che nella vita quotidiana sappiate essere gli uomini dell’oltre, dell’alto, capaci di credere e far credere che al di sopra delle nuvole il sole continua a brillare. Siate campioni nella vita, così come dimostrate di esserlo quando guidate i vostri aerei”.
Giubileo lauretano: l’immagine della Madonna arrivata a Lampedusa
6 Febbraio 2020 - Lampedusa - “L’arrivo dell’immagine della Madonna di Loreto a Lampedusa vuole essere un messaggio di amore per la vita e per l’accoglienza rivolta all’Italia e all’Europa”. Lo ha detto al Sir l’arcivescovo ordinario militare, Mons. Santo Marcianò, durante il viaggio di trasferimento con un velivolo militare C-27 da Sigonella a Lampedusa, tappa del pellegrinaggio giubilare che porterà nel 2020 l’immagine Mariana nelle basi della aviazione militare italiana. Il volo è partito dall’aeroporto militare di Sigonella. “Lampedusa è terra di accoglienza. Un simbolo di accoglienza che vorrei interrogasse l’Italia che vanta radici culturali e religiose uniche. E vorrei che interrogasse l’Europa perché l’accoglienza non riguarda solo l’Italia, ma tutti i paesi europei. Tutti i cittadini europei dovrebbero sentire il bisogno di riconoscere nell’altro un fratello e di accogliere chiunque approdi nelle nostre terre”.
Firmato accordo di cooperazione Italia-Costa d’Avorio
6 Febbraio 2020 - Roma - Un protocollo d'intesa, centrato sulla cooperazione per la gestione comune del fenomeno migratorio, è stato firmato a Roma dal Ministro dell'Interno italiano Luciana Lamorgese e dal titolare della Costa d'Avorio per la Sicurezza, il generale Vagondo Diomande'. Durante la cerimonia, al Viminale, è stato detto che l'accordo è senza precedenti in Europa. “Ci consentirà di gestire insieme il processo immigratorio che abbiamo in Italia - ha detto Lamorgese - tenendo conto che le persone provenienti dalla Costa d'Avorio sono una percentuale consistente, circa il 10 per cento degli arrivi”. Di “momento solenne” ha parlato Diomandè. “E' la prima volta - ha sottolineato il Ministro ivoriano - che un accordo così importante viene firmato da un paese europeo con un Paese africano”. L'intesa prevede sia una gestione condivisa dei rimpatri di migranti irregolari sia progetti di cooperazione che l'Italia s'impegna a sostenere in Costa d'Avorio. “Lavoreremo per l'integrazione dei cittadini di questo Paese dell'Africa presenti sul nostro territorio nazionale” ha detto Lamorgese. “E' poi importante l'attività di formazione professionale che servirà a creare posti di lavoro e a occupare i giovani favorendone l'inclusione sociale in Costa d'Avorio”. Durante la cerimonia al Viminale, di fronte ai giornalisti, è stato ricordato che il Paese africano è stato inserito tra i beneficiari di bandi predisposti dal Viminale per progetti di cooperazione. Secondo Lamorgese, “l'accordo aiuterà a gestire i rimpatri in modo più celere ed efficace, con uno scambio informativo continuo che tante volte negli anni è mancato con altri Paesi dai quali provengono flussi”. L'intesa prevede progetti comuni che coinvolgono le forze di polizia. “La vostra esperienza - ha detto Diomandè - ci potrà aiutare a migliorare nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, senza dimenticare altri aspetti legati a protezione civile”. Il ministro ivoriano ha poi sottolineato che delle migrazioni vanno colti anche i contributi in grado di arricchire. “Il fenomeno va disciplinato - il suo appello - ma evidenziandone pure i lati positivi”. (Dire)
I volti dell’accoglienza attorno a una rotonda
31 Gennaio 2020 - Milano - Tra le grandi città italiane, Milano è quella dove risiede il maggior numero di stranieri: 470mila, il 14,5 per cento della popolazione. Molto più della media italiana (8,7 per cento), ma molto meno di quello che accade a Baranzate, comune di 12mila abitanti alle porte del capoluogo lombardo, dove è straniero un abitante su tre e dove convivono 73 etnie. E se “zoomiamo” ancora di più, scopriamo che nel cuore di Baranzate c’è il quartiere Gorizia, dove gli stranieri sono il 70 per cento. Qualcuno parla di bomba a orologeria, ma uno sguardo ravvicinato e scevro da pregiudizi fa scoprire una realtà locale da cui si possono ricavare indicazioni generali per un futuro che è già presente. Qui parole come multietnicità, convivenza, integrazione smettono di essere categorie sociologiche per diventare volti, nomi, situazioni, in un caleidoscopio di vicende umane che nello spazio di un quartiere racchiude le sfide con cui l’Italia si misura da tempo. Ed è proprio partendo dai volti che Gerald Bruneau – fotografo francese che ha al suo attivo reportage fotografici di rilievo internazionale – documenta con il suo obiettivo gli accadimenti quotidiani del quartiere in una mostra dal taglio originale e provocatorio. Si intitola “Tutte le ore del mondo, ritratti di accoglienza e cura nella Baranzate multietnica”, ne sono protagonisti i bambini e le famiglie delle etnie che popolano il quartiere e descrive lo svolgimento di una giornata-tipo: il risveglio mattutino, l’ingresso a scuola, il gioco, il radunarsi attorno alla tavola, la preghiera, il momento magico della favola prima di addormentarsi. Ritratti di 12 famiglie di varie nazionalità (Italia, Ecuador, Perù, Salvador, Marocco, Senegal, Romania, Sri Lanka), corredati da testi in cui i protagonisti si raccontano. Entrando nelle case si viene resi partecipi delle loro usanze e tradizioni, si scoprono linguaggi e sapori, si percepisce quanto è ritenuto prezioso l’attaccamento alle radici, si intuisce cosa significa abitare in un paese che ne contiene molti altri. La mostra – che è parte del progetto “Kiriku-A scuola di inclusione” selezionato nell’ambito del Fondo nazionale per il contrasto alla povertà educativa minorile – è esposta da oggi al 30 giugno a Milano presso la sede del Centro Diagnostico Italiano (via Saint Bon 20) ed è stata ideata e curata da Fondazione Bracco insieme all’Associazione La Rotonda. L’obiettivo di Bruneau si sofferma anche su alcuni luoghi dove la multietnicità si esprime con particolare evidenza e dove emerge la forza di questa comunità: la scuola, dove la presenza di culture diverse diventa occasione di conoscenza delle dimensioni del mondo (e dove pure non mancano i problemi, con le insegnanti che – al di là delle loro competenze didattiche – devono dotarsi di intuito e fantasia per comunicare anche attraverso gesti ed espressioni con bambini e genitori arrivati da poco in Italia); l’ambulatorio pediatrico che offre visite gratuite e informazioni su nutrizione e vaccini e dove sono presenti mediatrici culturali per facilitare la relazione con pazienti che non parlano la lingua italiana; l’oratorio della parrocchia di Sant’Arialdo con il parco giochi, il campo di calcio, le sale del doposcuola, luogo privilegiato di incontro e di amicizia per bambini e mamme. «Lo scambio reciproco, il raccontarsi e il sentirsi ascoltati e guardati anzitutto come persone prima che come appartenenti a un’etnia, ha fatto nascere molte occasioni di cambiamento e di ripartenza, e conferma che l’investimento che paga di più è quello sulla relazione umana – dice il parroco don Paolo Steffano, artefice insieme a un gruppo di laici di una rigenerazione del quartiere che ne ha fatto un modello divenuto oggetto di studio del Politecnico di Milano –. Qui c’è una miniera di umanità con tante vene da scoprire, specificità che possono arricchire la convivenza anziché diventare un problema, come una certa narrazione vuole far credere. Certo, non ci sono automatismi, è una fatica da affrontare nel quotidiano mettendo mattone su mattone e partendo da una ipotesi positiva sull’esistenza. Verifichiamo nel concreto quello che Papa Francesco va dicendo da tempo a proposito delle periferie che possono diventare un centro». Per dare solidità a questo esperimento di rigenerazione sociale, nel 2010 è stata fondata l’associazione La Rotonda che ha generato tante iniziative caratterizzate dal coinvolgimento degli abitanti del quartiere: housing sociale, consultorio medico, aiuto allo studio, la sartoria “Fiori all’occhiello” dove lavorano donne di varie etnie. Il nome dell’associazione ne esprime la dinamica, come spiega la presidente Samantha Lentini: «Una Rotonda è di facile accesso, ben delimitata ma senza cancelli di esclusione. Ha un centro che serve come riferimento fondamentale, ma la vita si svolge tutta nella sua periferia. Non ha l’obiettivo di trattenere al suo interno, semmai di inviare altrove. In questa Rotonda ci sono precedenze da rispettare: i poveri. E la Rotonda gira perché le persone sono al centro». (Giorgio Paolucci – Avvenire)
Campagna Io accolgo: cancellare il Memorandum Italia-Libia
31 Gennaio 2020 - Roma - Un appello a cancellare il Memorandum tra Italia e Libia firmato nel 2017 d'allora Presidente del Consiglio Gentiloni e mai ratificato dal Parlamento, viene nuovamente lanciato dalla Campagna “Io accolgo” , che riunisce le principali organizzazioni cattoliche e laiche che si occupano di migranti. Il governo ha infatti annunciato che il Memorandum sarà rinnovato il 2 febbraio senza modifiche, nonostante gli impegni a modificarlo assunti tre mesi fa. Le ragioni di questa scelta risiederebbero nel fatto che è impossibile aprire una trattativa con un “governo che non risponde”. “Come se non si fosse consapevoli che in Libia si sta combattendo una guerra civile e che non ci sono interlocutori istituzionali credibili con cui aprire una trattativa - osservano i promotori della campagna -. In un quadro simile, qualsiasi governo serio deciderebbe di sospendere immediatamente l'accordo, mancando l'interlocutore con cui quell'accordo è stato contratto”. Gli effetti del rinnovo automatico faranno sì che si “continuerà a finanziare la guardia costiera libica - per lo più formata da quegli stessi trafficanti che si dice di voler fermare - perché riporti i migranti in fuga nei lager dove sono sottoposti a ogni tipo di tortura e dove si può morire a causa dei bombardamenti”. “Crediamo che l'unica scelta umana da compiere subito sarebbe quella di svuotare i lager e trasferire chi vi è trattenuto”, sottolineano le organizzazioni, chiedendo “l'evacuazione di tutti i migranti trattenuti nei centri libici, l'apertura di corridoi umanitari europei, il ripristino di un'operazione vera di soccorso in mare, un'Italia e un'Europa impegnate nell'accoglienza, il rispetto dei diritti umani fondamentali, a cominciare dal diritto alla vita”. Oggi sarà lanciata un'iniziativa di mail bombing, invitando a inviare una mail ai ministri Di Maio e Lamorgese con queste richieste. Fanno parte del Comitato promotore della Campagna, tra gli altri: A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Casa della Carità, Centro Astalli, Cnca, Comunità di S. Egidio, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Focsiv, Fondazione Migrantes, Forum Terzo settore, Gruppo Abele, Medici senza frontiere, Oxfam, Save the Children Italia.
“Persone e non solo questioni migratorie”: una riflessione dopo la morte di un cittadino georgiano nel Cpr di Gradisca
28 Gennaio 2020 - Gorizia - Sarà la magistratura ad individuare le responsabilità nella vicenda di Vakhtang Enukidze, il cittadino georgiano morto al Cpr di Gradisca d’Isonzo. Il dato che balza agli occhi, però, ancora una volta è l’insostenibilità di un sistema che dovrebbe avere proprio in questi Centri di permanenza per il rimpatrio uno dei suoi punti di riferimento in tema di politiche di migrazione ed accoglienza e che invece è riuscito a trasformarli in uno di quei tragici “non-luoghi” così diffusi anche nei nostri territori. I CPR nascono come centri di detenzione amministrativa destinati ad ospitare persone non comunitarie che siano state rintracciate prive di documenti regolari di soggiorno oppure siano destinatarie di un provvedimento di espulsione dal nostro Paese (ed attendano quindi l’accertamento dell’identità e l’accettazione del ritorno nel Paese d’origine da parte di quelle autorità). La permanenza, al loro interno, può durare sino a 180 giorni: il Garante nazionale per i detenuti ha più volte sottolineato che c’è ben poca differenza fra un CPR ed i comuni istituti penitenziari. Uomini che non sono riusciti a rinnovare il proprio permesso di soggiorno (magari perché il datore di lavoro li ha licenziati) accanto a chi, da pregiudicato, giunge al CPR direttamente dal carcere dove era stato rinchiuso per scontare una pena: una miscela esplosiva le cui vittime sono quanti nel CPR vengono detenuti ma anche coloro che in tali strutture si trovano, a vario titolo, a dover lavorare. In un Paese come il nostro in campagna elettorale perpetua, il tema delle migrazioni attende da decenni di essere affrontato mettendo da parte preconcetti e paure partendo dalla presa d’atto che stiamo parlando prima di tutti di persone: “sono persone - ha ricordato papa Francesco nell’omelia della messa dello scorso 8 luglio nel sesto anniversario della sua visita a Lampedusa - non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! ‘Non si tratta solo di migranti’ nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”. Cercare di ripartire da qui, potrebbe permettere di evitare il ripetersi di quanto accaduto a Vakhtang ed a tanti altri che come lui in questi mesi, in questi anni hanno trovato la morte nei non-luoghi per migranti in tutto il nostro Paese. (Mauro Ungaro - direttore di “Voce Isontina”)
Migranti: 5 operazioni, tutte notturne, di salvataggio nel corridoio di mare tra la Libia e Malta
28 Gennaio 2020 - Roma - 5 operazioni, tutte notturne, nelle ultime 72 ore, dove non c’è presidio se non quello delle ong. Sono 407 le persone salvate: 255 adulti (tra cui 39 donne, 12 delle quali incinte). 149 minori, 132 dei quali non accompagnati, salvati dal team di SOS Méditerranée e Medici Senza Frontiere nel corridoio di mare tra la Libia e la zona di ricerca e soccorso maltese. La mappatura geografica dei profughi salvati parla di Sudan, Somalia, Eritrea.
Migranti: continuano soccorsi in mare
27 Gennaio 2020 - Roma - Oltre 300 i migranti presenti sulle navi di due diverse ong, in direzione Malta e Sicilia. E gli attivisti continuano ad essere impegnati senza sosta nei soccorsi. L’ultimo è stato effettuato dalla Guardia Costiera maltese, che ha recuperato in mare 40 persone. In tutto i migranti a bordo dalla nave Ocean Viking, che ha operato una serie soccorsi in queste ultime ore, sono 223. Durante l’ultimo salvataggio - effettuato da ’Sos Mediterranee’ - sono state recuperate in mare 72 persone - riferisce Ansa - su una barca di legno molto instabile e sovraccarica nella zona maltese della Sar. Naufraghi che si sono aggiunti agli altri migranti messi in salvo nelle ore precedenti: tra loro 32 sono minorenni che viaggiano da soli: 10 hanno meno di 15 anni, il più piccolo un bimbo di 6 mesi. Altre 16 persone sono state invece recuperate dalla Alan Kurdi, la nave della ong Sea Eye che oggi ha a bordo 78 persone.
Guatemala: carovana di migranti partita da Honduras
22 Gennaio 2020 - Roma - “Siamo molto preoccupati. Già 4mila persone sono alla frontiera con il Messico; e sto parlando solo di coloro che sono giunti a Tecún Umán, l’ultima città prima del Rio Suchiate, nel dipartimento di San Carlos. Altri stanno cercando di entrare dal dipartimento del Petén nello Stato messicano del Tabasco. Ma ci dicono che altri 4mila stanno arrivando. Per noi gestire 8mila persone diventerebbe un grande problema umanitario. In questo momento stiamo facendo un grande sforzo, riusciamo a distribuire migliaia di pasti, grazie a un grande numero di generosi volontari. Il ponte sul fiume è come un imbuto, e praticamente nessuno passa”. Arriva dal Guatemala la voce di padre Juan Luis Carbajal, responsabile della Pastorale della mobilità umana della Conferenza Episcopale Guatemalteca. Parla della nuova carovana di migranti partita dall’Honduras la scorsa settimana.

