Tag: Immigrati e rifugiati

Viminale: circa 8mila le persone migranti sbarcate sulle coste italiane

12 Aprile 2022 - Roma - Sono 7.937 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall'inizio dell'anno. Di questi 1.750 sono di nazionalità egiziana (22%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (1.308, 16%), Tunisia (997, 13%), Afghanistan (586, 7%), Costa d’Avorio (459, 6%), Eritrea (345, 4%), Siria (291, 4%), Guinea (253, 3%), Sudan (218, 3%), Camerun (149, 2%) a cui si aggiungono 1.581 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. I minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare sono 911. I dati sono del Ministero dell'Interno.

Integrazione, arriva la serie Rai “Bangla”

12 Aprile 2022 -

Roma - Arriva domani su RaiPlay Bangla La serie (dal 27 aprile al 6 maggio anche su Rai 3 alle 20.20), commedia che tratta la questione dell’integrazione in modo divertente: un giovane italiano di seconda generazione racconta cosa vuol dire essere musulmano praticante e vivere in un mondo lontano dai precetti dell’islam.

Gli 8 episodi sono la prosecuzione del diario di Phaim, ventenne nato e cresciuto a Torpignattara, a Roma.

Ancora naufragi e salvataggi

12 Aprile 2022 -

Milano - Oltre 800 persone arrivate a Lampedusa con barchini, in modo autonomo nell’ultimo fine settimana. Due naufragi al largo della Tunisia con decine di dispersi e solo pochi corpi recuperati, un altro dramma di fronte alle coste libiche con 4 morti e 19 dispersi e una nave Ong con a bordo 205 persone salvate da soccorsi in mare. Il bollettino che arriva dal Mediterraneo racconta ancora una volta la drammaticità dei flussi migratori che partono dal Nord Africa diretti in Europa. Dopo il naufragio di sabato, una seconda tragedia è avvenuta domenica al largo di Sfax, sempre in Tunisia. A denunciarlo è Alarm Phone, spiegando che sabato scorso una barca è affondata al largo della Tunisia. «Venti persone sono state soccorse, ma 6 sono ancora disperse e sono stati recuperati quattro corpi». Altre 30 persone non ce l’avevano fatta il giorno prima nell’altra tragedia raccontata. «Bisogna fermare il regime di frontiera omicida dell’Ue», dice l’Ong. E sempre domenica un’altra imbarcazione di legno con 20 migranti a bordo ha fatto naufragio al largo della libica Surman. Due persone sono state salvate – riferisce l’Oim in Libia – mentre sono stati recuperati quattro corpi senza vita; altre 14 persone sono date per disperse. Intanto chiede ripetutamente di poter raggiungere terra, in un porto sicuro, la nave Sea Watch con a bordo 205 persone salvate in una serie di soccorsi (anche drammatici) negli ultimi giorni al largo della costa libica. Ma l’Ong tedesca teme che diversi altri profughi siano annegati. In particolare, ha spiegato Sea Watch in un tweet, è stato fatto un salvataggio per un gommone che stava affondando con la guardia costiera libica presente sul posto. Molti migranti erano già in acqua e «su almeno 50 persone in difficoltà, ne abbiamo salvate 34», ha fatto sapere l’Ong, sottolineando che molte delle persone recuperate hanno bisogno di cure urgenti. «I sopravvissuti raccontano di aver visto annegare dei parenti – spiega la Ong –. Le esperienze traumatiche hanno lasciato segni fisici e psicologici. Lo staff medico sta curando molti naufraghi, ma la nave non è un ospedale. Il diritto alla vita deve valere per tutti». Cinque persone con gravi problemi di salute sono state evacuate dalla nave che ora si trova a poco più di dieci miglia a est dell’isola di Lampedusa. Oltre ai cinque migranti, tra cui due donne in gravidanza, anche una sesta persona ha lasciato la nave per accompagnare la moglie. A bordo restano 205 migranti: «Hanno urgente necessità di essere portati a terra e ricevere cure adeguate», dicono dalla Ong.

Intanto è corsa contro il tempo a Lampedusa per svuotare l’hotspot di contrada Imbriacola, al collasso dopo la raffica di arrivi dello scorso weekend quando sull’isola sono sbarcati oltre 800 migranti. Domenica in 127 sono stati imbarcati sul traghetto di linea diretto a Porto Empedocle, stessa sorte ieri per altri 104 migranti, che in serata hanno raggiunto la cittadina dell’Agrigentino. In rada a cala Pisana c’è anche la nave quarantena Moby Dada: 300 i posti disponibili a bordo. Nel centro dell’isola, con i nuovi trasferimenti, restano in più di 400 a fronte di una capienza massima di 250. La prefettura, nelle prossime ore, predisporrà altri trasferimenti. Le avverse condizioni del mare, intanto, per il momento hanno fermato gli sbarchi. Sono 6.938 i migranti giunti in Italia, via mare, da inizio anno. In calo rispetto agli 8.505 di un anno fa ma il doppio rispetto ai 2.971 del 2020 (primo anno fra l’altro della pandemia). Aumentano anche le persone che non ce la fanno a raggiungere le coste dell’Europa. Sono complessivamente 475 i migranti morti in mare da inizio anno. Numeri purtroppo destinati ad aumentare con le persone scomparse durante la navigazione e di cui non si è mai saputo nulla. La rotta più letale resta quella del Mediterraneo centrale, tra Libia e Italia e Malta. Ed è proprio lungo questa rotta che è tornata in mare la nave Ong Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans. «Torniamo in mare per salvaguardare la vita umana, proteggere e accogliere chi fugge dalla Libia. La nostra nave Mare Jonio è salpata da porto di Mazara del Vallo verso la zona Sar del Mediterraneo centrale» ha annunciato nei giorni scorsi l’organizzazione umanitaria. (Daniele Fassini - Avvenire)

Papa: ultimi tratti della Via Crucis a famiglie russa e ucraina e migrante

11 Aprile 2022 - Città del Vaticano - "Ormai siamo qui. Siamo morti al nostro passato. Avremmo voluto vivere nella nostra terra, ma la guerra ce lo ha impedito. È difficile per una famiglia dover scegliere tra i suoi sogni e la libertà. Tra i desideri e la sopravvivenza. Siamo qui dopo viaggi in cui abbiamo visto morire donne e bambini, amici, fratelli e sorelle. Siamo qui, sopravvissuti. Percepiti come un peso. Noi che a casa nostra eravamo importanti, qui siamo numeri, categorie, semplificazioni. Eppure siamo molto di più che immigrati. Siamo persone. Siamo venuti qui per i nostri figli. Moriamo ogni giorno per loro, perché qui possano provare a vivere una vita normale, senza le bombe, senza il sangue, senza le persecuzioni. Siamo cattolici, ma anche questo a volte sembra passare in secondo piano rispetto al fatto che siamo migranti. Se non ci rassegniamo è perché sappiamo che la grande pietra sulla porta del sepolcro un giorno verrà rotolata via". Sarà questa l'ultima meditazione della tradizionale Via Crucis al Colosseo, presieduta da papa Francesco e durante la quale la Croce sarà portata da una famiglia migrante. Nele ultime stazioni anche una una famiglia russa insieme ad una famiglia ucraina porteranno la Croce. La  meditazione che sarà letta durante il tratto  quando Gesù muore sulla croce, dice: "La morte intorno. La vita che sembra perdere di valore. Tutto cambia in pochi secondi. L'esistenza, le giornate, la spensieratezza della neve d'inverno, l'andare a prendere i bambini a scuola, il lavoro, gli abbracci, le amicizie… tutto. Tutto perde improvvisamente valore. 'Dove sei Signore? Dove ti sei nascosto? Vogliamo la nostra vita di prima. Perché tutto questo? Quale colpa abbiamo commesso? Perché ci hai abbandonato? Perché hai abbandonato i nostri popoli? Perché hai spaccato in questo modo le nostre famiglie? Perché non abbiamo più la voglia di sognare e di vivere? Perché le nostre terre sono diventate tenebrose come il Golgota?'. Le lacrime sono finite. La rabbia ha lasciato il passo alla rassegnazione. Sappiamo che Tu ci ami, Signore, ma non lo sentiamo questo amore e questa cosa ci fa impazzire. Ci svegliamo al mattino e per qualche secondo siamo felici, ma poi ci ricordiamo subito quanto sarà difficile riconciliarci. Signore dove sei? Parla nel silenzio della morte e della divisione ed insegnaci a fare pace, ad essere fratelli e sorelle, a ricostruire ciò che le bombe avrebbero voluto annientare". (Raffaele Iaria)

Fai-Cisl: una mozione parlamentare sui ghetti per tutelare i lavoratori sfruttati

5 Aprile 2022 -
San Giovanni Rotondo - “Aver giustificato o addirittura legittimato per anni l’esistenza dei ghetti, aver voltato lo sguardo dall’altra parte, ha consolidato nel tempo una vergogna nazionale alla quale non possiamo rassegnarci. Lo sappiamo, il caporalato e i ghetti non rappresentano l’agricoltura italiana, ma sono una realtà e un’offesa che ci riguarda tutti. Chiediamo alla politica di agire in modo più coerente e concreto”. Lo ha detto il segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, in apertura del VII congresso nazionale in corso da oggi a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia. Il sindacalista ha annunciato la promozione in Parlamento di una mozione che impegna il governo a una serie di interventi, tra i quali: tutelare e garantire la dignità dei migranti e il rispetto dei loro diritti umani fondamentali, ripensare i procedimenti amministrativi utili all’ottenimento dei permessi di soggiorno, completare la mappatura degli insediamenti informali, rendere operativa la clausola di condizionalità sociale nella Pac dal 2023, promuovere le buone pratiche commerciali nei confronti delle imprese aderenti alla Rete del lavoro agricolo di qualità, intervenire sulle condizioni abitative dei migranti con un graduale processo di integrazione sociale. “La mozione – ha detto Rota – è già nelle mani del ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, e di diversi parlamentari. Continueremo a promuoverla in tutte le sedi, e chiediamo a tutte le forze sociali d’Italia e d’Europa di unirsi a noi e sottoscriverla. Partiamo da qui, dal foggiano, luogo di eccellenze produttive eppure ferito dall’illegalità, per guidare l’operato dei governi verso la lotta allo sfruttamento e la qualificazione del lavoro, perché chi produce il cibo non debba più vivere nel degrado e nella solitudine”. La Fai Cisl ha anche prodotto un “Atlante dei ghetti”: “Una mappatura – ha detto il sindacalista – della nostra incapacità di incanalare forza lavoro nei circuiti della legalità. In questi luoghi c’è la sofferenza di persone in carne ed ossa, c’è la tratta di esseri umani, eppure sono noti a tutti: non possiamo assuefarci a questa mostruosa normalità”.

“Fratelli tutti”: cerimonia interreligiosa nel ghetto di Borgo Mezzanone

5 Aprile 2022 -

Foggia -Si è svolta domenica nella chiesa del ghetto di Borgo Mezzanone, nel foggiano, la cerimonia 'Fratelli Tutti', organizzata dalla Fai-Cisl nell’ambito delle iniziative del congresso nazionale. L’incontro ha riunito sotto lo stesso tetto cattolici, musulmani e protestanti, in un momento di preghiera e riflessione sulla pace e l’unità tra i popoli.

«Questo è un tempo che tende a dividerci tutti – ha detto il segretario generale Onofrio Rota intervenendo alla cerimonia – invece noi condividiamo sentimenti e idee, e lo facciamo qui, in un luogo che è simbolo di fatica e solitudine. Pregare insieme qui per molti di noi è un gesto normalissimo, però è anche una scelta molto bella, rivoluzionaria, di coraggio, di fratellanza».

Sullo sfondo dell’iniziativa, un messaggio politico forte contro il caporalato e lo sfruttamento. Da tanti anni, denuncia il sindacato, la politica chiude gli occhi davanti a insediamenti come questi, ma ciò non ha portato nulla di buono per nessuno. Soprattutto, non ha portato nulla di positivo per i migranti, per i lavoratori, per le famiglie che giungono in Italia e in Europa per conquistare una vita dignitosa, libera, felice. «Qui – ha detto Rota – non ci sono prospettive di felicità, possibilità di emancipazione. Non vogliamo che si ripetano le violenze, le morti per il freddo, per i roghi, per la fatica nei campi. Non vogliamo che le persone cerchino lavoro rivolgendosi agli sfruttatori, persone che fingono di essere amici dei lavoratori, ma in realtà sono veri e propri trafficanti di esseri umani». Sono intervenuti alla cerimonia l’imam Zakariya Mutah, Erika Szilagyi, presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica Valdese di Foggia, il Pastore Charles Ojieaga, sacerdote della Garden of Jesus Christ Church di Borgo Mezzanone e mons. Franco Moscone, vescovo di Manfredonia, che ha concluso la cerimonia sottolineandone il valore nell’ottica della «comune paternità di ogni persona e di tutta l’umanità, nella prospettiva che dobbiamo imparare a non fare più la guerra, a trasformare le lanci in falci e le spade in aratri, a trasformare i nostri cuori in cuori che accolgono e non dividono. Il lavoro autentico, libero da ogni sfruttamento, dall’illegalità – ha concluso Moscone in segno di condivisione delle azioni del sindacato – è lo strumento più grande per costruire la giustizia e aprire la strada della pace».

Tra guerra, indifferenza e respingimenti: da Malta, il Papa chiama a fermare questo naufragio

4 Aprile 2022 - Roma - È stata una domenica triste, quella in cui il Papa ha concluso il suo viaggio apostolico a Malta. Mentre il Pontefice si preparava a celebrare la Messa nel piazzale dei Granai di Floriana, sull’isola si incrociavano notizie angosciose provenienti da nord e da est, e da sud. Dal fronte ucraino, nel trentanovesimo giorno di guerra, dove i russi tentano di compensare la ritirata dalla regione della capitale Kiev intensificando i bombardamenti ad est e su Odessa; dove le tregue restano sulla carta e le evacuazioni proseguono nell’insicurezza; dove nelle città come Bucha si scoprono i segni “sacrileghi” del passaggio degli invasori, i corpi in strada e le fosse comuni delle vittime degli eccidi. Notizie dalla Turchia: qui, nell’attesa infinita dell’incontro tra i vertici delle parti in guerra, i negoziati sono un’altalena frustrante di dichiarazioni di distensione seguite, l’istante dopo, da nuove accuse reciproche, rivendicazioni irricevibili, toni accesi, chiusure. Notizie da sud, infine. Nella stessa domenica, l’Europa si è svegliata e ha saputo del naufragio di oltre novanta persone nel Mediterraneo, al largo delle coste libiche. Le organizzazioni umanitarie avvertivano da giorni che almeno un centinaio di persone si trovavano a bordo di gommoni in balia delle onde, ma nessuno è intervenuto fino all’alba di sabato, quando un mercantile ha tratto dalle acque gli unici quattro superstiti. Neanche loro, dopo tanto travaglio, si sono guadagnati la salvezza: saranno ricondotti in Libia, di nuovo inghiottiti nella spirale di violenza generata dalle politiche europee di deterrenza delle partenze migranti. Non è la migrazione in sé, è questo intreccio tra omissioni di soccorso e respingimenti a moltiplicare le sofferenze di chi tenta di raggiungere l’Europa: ad aver provocato, dall’inizio dell’anno, trecento vittime in mare e oltre tremila intercettati dalla Guardia costiera libica – che la Germania ha appena annunciato di voler privare di quell’addestramento che l’Europa ha, invece, sinora offerto – e destinati ai centri di detenzione del Paese. Quella della Missione d’inchiesta indipendente ONU, nell’ultimo rapporto pubblicato in questi giorni, è stata solo l’ennesima conferma delle sconvolgenti violazioni dei diritti umani che avvengono al loro interno. Di tutto questo Papa Francesco era andato a parlare a Malta. Per richiamare l’Europa alle sue responsabilità, ma ancor prima alla sua identità profonda di luogo d’accoglienza, quel volto che il continente sta mostrando oggi nei confronti dei profughi ucraini e che proprio Malta – nome fenicio che vuol dire “porto sicuro” – rivelò duemila anni fa a San Paolo, quando l’apostolo, naufrago, trovò rifugio in una grotta sulle sue coste. Fa’ che riconosciamo i bisogni di chi soffre tra le onde e che la nostra compassione si trasformi in accoglienza attiva, ha pregato il Papa in visita in quella grotta, nelle ore in cui Malta e gli altri Paesi europei, una volta ancora, negano la disponibilità dei propri porti. Questa volta i respinti sono le 113 persone salvate da Medici senza frontiere, che dal 30 marzo attendono in condizioni precarie a bordo della nave Geo Barents. Il Vangelo letto domenica, alla presenza del Papa sotto la facciata della Chiesa di San Publio, insegnava che il peccato è di ognuno e che il perdono è per tutti. Gesù, però, dopo averla salvata dalla lapidazione, ha esortato la donna adultera a non peccare più. Così faccia l’Europa. La solidarietà commovente di questi tragici giorni sia l’occasione per cambiare corso anche nel Mediterraneo, per fermare la “torbida” cooperazione praticata sinora e la rovinosa crescita del “cimitero più grande d’Europa”. Per impedire almeno un ultimo naufragio, dopo i troppi che non si è riusciti ad evitare: come ha detto il Papa, per fermare il naufragio della civiltà.

Papa Francesco a Malta: “centri accoglienza migranti siano luoghi di umanità”

4 Aprile 2022 -
Roma - “Penso ai centri di accoglienza: quanto è importante che siano luoghi di umanità!”. Lo ha esclamato il Papa, nel discorso rivolo ai 200 migranti presenti nel Centro “Giovanni XXIII PeaceLab” di Hal Far, ultima tappa pubblica del suo viaggio apostolico a Malta. “Sappiamo che è difficile, ci sono tanti fattori che alimentano tensioni e rigidità”, ha ammesso Francesco: “E tuttavia, in ogni continente, ci sono persone e comunità che accettano la sfida, consapevoli che la realtà delle migrazioni è un segno dei tempi dove è in gioco la civiltà”. “E per noi cristiani è in gioco anche la fedeltà al Vangelo di Gesù, che ha detto ‘Ero straniero e mi avete accolto’”, il monito del Papa sulla scorta del Vangelo: “Questo non si crea in un giorno! Ci vuole tempo, ci vuole tanta pazienza, ci vuole soprattutto un amore fatto di vicinanza, di tenerezza e di compassione, come è l’amore di Dio per noi. Penso che dobbiamo dire un grande ‘grazie’ a chi ha accettato tale sfida qui a Malta e ha dato vita a questo Centro. Lo facciamo con un applauso!”. Al centro del discorso di Francesco, le testimonianze dei migranti, che partendo hanno dovuto staccarsi dalle proprie radici. “È uno strappo. Uno strappo che lascia il segno. Non solo un dolore momentaneo, emotivo. Lascia una ferita profonda nel cammino di crescita di un giovane, di una giovane. Ci vuole tempo per risanare questa ferita; ci vuole tempo e soprattutto ci vogliono esperienze ricche di umanità: incontrare persone accoglienti, che sanno ascoltare, comprendere, accompagnare; e anche stare insieme ad altri compagni di viaggio, per condividere, per portare insieme il peso… Questo aiuta a rimarginare le ferite”.

Papa Francesco ai migranti a Malta:“dal giorno in cui andai a Lampedusa non vi ho mai dimenticato”

4 Aprile 2022 -
Roma - “Dal giorno in cui andai a Lampedusa, non vi ho mai dimenticato”. A confessarlo ai 200 migranti incontrati al Centro “Giovanni XXIII Peace Lab” di Hal Far, ultimo incontro pubblico e culmine del viaggio apostolico a Malta, è stato il Papa, che oltre al suo primo viaggio a Lampedusa ha citato anche il viaggio a Lesbo del dicembre 2021 – “sono qui per dirvi che vi sono vicino, sono qui per vedere i vostri volti, per guardarvi negli occhi” – tracciando così un “filo rosso” che lega la sua preoccupazione per la questione migratoria, considerata una delle sfide maggiori del nostro tempo fin dall’inizio del pontificato. “Vi porto sempre nel cuore e siete sempre presenti nelle mie preghiere”, le parole di Francesco che hanno fatto eco alle testimonianze di due ospiti del Centro ascoltate poco prima: “ci avete aperto il vostro cuore e la vostra vita, e nello stesso tempo vi siete fatti portavoce di tanti fratelli e sorelle, costretti a lasciare la patria per cercare un rifugio sicuro”. “In questo incontro con voi migranti emerge pienamente il significato del motto del mio viaggio a Malta”, l’omaggio ai presenti: “È una citazione degli Atti degli Apostoli che dice: ‘Ci trattarono con rara umanità’. Si riferisce al modo in cui i maltesi accolsero l’apostolo Paolo e tutti quelli che insieme a lui erano naufragati nei pressi dell’Isola. Li trattarono ‘con rara umanità’. Non solo con umanità, ma con una umanità non comune, una premura speciale, che San Luca ha voluto immortalare nel libro degli Atti. Auguro a Malta di trattare sempre in questo modo quanti approdano alle sue coste, di essere davvero per loro un porto sicuro”.

Papa Francesco: a Malta l’incontro con i migranti

4 Aprile 2022 -
“Chi deve lasciare il proprio Paese parte con un sogno nel cuore: il sogno della libertà e della democrazia. Questo sogno si scontra con una realtà dura, spesso pericolosa, a volte terribile, disumana”. Lo ha detto il Papa, nel discorso rivolto ai 200 migranti presenti presso il Centro “Giovanni XXIII Peace Lab” di Hal Far, momento culminante del viaggio apostolico a Malta. “Tu hai dato voce all’appello soffocato di milioni di migranti i cui diritti fondamentali sono violati, purtroppo a volte con la complicità delle autorità competenti”, le parole rivolte a Sirmian, l’autore di una delle due testimonianze ascoltate poco prima: “E hai richiamato l’attenzione sul punto-chiave: la dignità della persona. Lo ribadisco con le tue parole: voi non siete numeri, ma persone in carne e ossa, volti, sogni a volte infranti. Da questo si può e si deve ripartire: dalle persone e dalla loro dignità”. “Non lasciamoci ingannare da chi dice: ‘Non c’è niente da fare’, ‘sono problemi più grandi di noi’, ‘io faccio gli affari miei e gli altri si arrangino’”, l’invito di Francesco: “Non cadiamo in questa trappola. Rispondiamo alla sfida dei migranti e dei rifugiati con lo stile dell’umanità, accendiamo fuochi di fraternità, intorno ai quali le persone possano riscaldarsi, risollevarsi, riaccendere la speranza. Rafforziamo il tessuto dell’amicizia sociale e la cultura dell’incontro, partendo da luoghi come questo, che certamente non saranno perfetti, ma sono laboratori di pace”. Poi la citazione della “Pacem in terris” di San Giovanni XXIII, di cui il Centro porta il nome: “Allontani il Signore dal cuore degli uomini ciò che la può mettere in pericolo – la pace –; e li trasformi in testimoni di verità, di giustizia, di amore fraterno. Illumini i responsabili dei popoli, affinché accanto alle sollecitudini per il giusto benessere dei loro cittadini garantiscano e difendano il gran dono della pace; accenda le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, ad accrescere i vincoli della mutua carità, a comprendere gli altri, a perdonare coloro che hanno recato ingiurie; in virtù della sua azione, si affratellino tutti i popoli della terra e fiorisca in essi e sempre regni la desideratissima pace”.