Tag: Immigrati e rifugiati

Guterres (Onu): 50.000 migranti morti nel mondo negli ultimi 7 anni

18 Febbraio 2022 -
Roma - Negli ultimi sette anni sono morti nel mondo almeno 50.000 migranti e “il numero attuale è sicuramente più alto. Dietro ogni numero c’è un essere umano. Sono morti mentre cercavano di raggiungere ciò che tutti desideriamo: opportunità, dignità e vita migliore. Le loro morti sono una vergogna collettiva”. Lo ha detto António Guterres, segretario generale dell’Onu, in apertura della riunione sul Patto globale per migrazioni sicure, regolari e disciplinate. “Prevenire la perdita di vite umane, anche tramite soccorsi in mare – ha sottolineato – è un imperativo umanitario e un obbligo morale e legale. Che siano migrazioni volontarie o forzate, formalmente autorizzate o no, tutti gli esseri umani devono essere rispettati nei diritti e nella dignità. Dobbiamo eliminare il traffico di esseri umani, dobbiamo porre fine allo sfruttamento della vulnerabilità”. Guterres ha ricordato che l’80% della popolazione che migra lo fa in maniera ordinata e regolare. “Ma la migrazione non regolamentata continua a comportare un terribile costo umano – ha osservato -. I grandi flussi migratori oggi sono gestiti essenzialmente da trafficanti di esseri umani. E questo è del tutto inaccettabile. Questi criminali derubano le persone dei loro diritti fondamentali, rubano i loro sogni e causano seri problemi in molti Paesi del mondo. Con donne e ragazze prese di mira ancora e ancora”. L’unico modo “per spezzare la morsa di contrabbandieri e trafficanti – ha sottolineato – è stabilire percorsi per la migrazione regolare in stretta collaborazione tra i Paesi di origine e quelli di destinazione. Dobbiamo proteggere meglio i migranti in situazioni vulnerabili, compresi quelli colpiti dai disastri e dalla crisi climatica. E dobbiamo espandere e diversificare percorsi basati sul diritto alla migrazione regolare, per affrontare le carenze del mercato del lavoro e promuovere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Dobbiamo fare di più per garantire che i rimpatri e le riammissioni siano sicuri, dignitosi e nel pieno rispetto degli obblighi previsti dal diritto internazionale”.

Viminale: da inizio anno sbarcate 4.263 persone sulle coste italiane

16 Febbraio 2022 -
Roma - Sono 4.263 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 1.186 sono di nazionalità bengalese (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (755, 18%), Tunisia (596, 14%), Costa d’Avorio (236, 5%), Eritrea (194, 5%), Guinea (138, 3%), Pakistan (102, 2%), Sudan (93, 2%), Afghanistan (91, 2%), Camerun (76, 2%) a cui si aggiungono 796 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.I l dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Accoglienza: la fondazione “Città della Pace” nomina presidente il Premio Nobel Jody Williams

11 Febbraio 2022 - Potenza - La Fondazione "Città della Pace per i Bambini Basilicata", impegnata nell'accoglienza di migranti e rifugiati,  ha come presidente il Premio Nobel per la Pace 1997, Jody Williams. Il premio Nobel - informa oggi la Fondazione - "ha accettato l'invito di assumere la presidenza della Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata" che dal 2012 ad oggi ha accolto oltre 800 rifugiati e richiedenti asilo nei progetti realizzati insieme ai suoi partner" e che "ha svolto attività di sensibilizzazione per oltre mille studenti in tutta Italia, dalle scuole primarie fino alle Università". Jody Williams che ha voluto fortemente la fondazione - che succede alla fondatrice morta nel marzo 2020 - ha sottolineato che mettersi "nei panni Betty Williams come presidente della Fondazione Città della Pace non sarà facile. Ma so che con il sostegno di tutti, saremo in grado di lavorare insieme per continuare a portare avanti il progetto e continuare ad accogliere in modo compassionevole i bambini e le loro famiglie. Non vedo l'ora di farlo. Parafrasando le parole di Betty: la compassione senza l'azione è irrilevante". Appena possibile, in base alla situazione del Covid-19, Jody Williams sarà in Basilicata per insediarsi nella sua carica di Presidente ed inaugurare l'Abitazione per la Pace, un progetto ideato da Betty Williams che attualmente già accoglie i rifugiati provenienti dal Corridoio umanitario Caritas e realizzato su disegno dell'archistar Mario Cucinella grazie al supporto finanziario di due imprenditori illuminati: Pasquale Natuzzi e Nicola Benedetto".

Un confine che non c’è più ma non per chi ci muore

11 Febbraio 2022 -

Ancora due morti alla frontiera tra Italia e Francia nel tentativo di varcare il muro invisibile eretto ormai sette anni fa. Morti che sono un pugno nello stomaco perché quel muro tra Paesi membri nell’Europa libera e senza confini non ci dovrebbe più essere.  Aveva solo 15 anni Ullah Rezwan Sheyzad, il cui corpo è stato ritrovato il 26 gennaio a Salbertrand, in alta Val di Susa, vicino ai binari della Torino-Modane. Marciava lungo la linea ferroviaria quando è stato travolto da un treno. Forse si è distratto per un istante fatale. O forse era stanco per il lungo viaggio e ha ceduto. Era lì da chissà quanto tempo, lo hanno identificato grazie alle impronte digitali. Fuggiva dall’Afghanistan, lasciato prima della presa del potere dei taleban. Aveva avuto dalla famiglia 6mila dollari per pagare i passeur e attraverso la rotta balcanica è arrivato in Italia ai primi di novembre. Il confine non è impenetrabile, chi può permettersi un passaggio in auto o in furgone da un passeur riesce ad attraversarlo. Il muro ferma i poveri come Ullah. Lui sapeva che in Europa poteva viaggiare solo a piedi perché non aveva green pass e soldi per i trafficanti. Quando la polizia italiana lo ha fermato il 3 novembre e portato in una comunità in Carnia ha detto all’interprete che doveva rimettersi in marcia. Così ha attraversato a piedi il Nord e non si è fermato nemmeno al rifugio Fraternità Massi di Oulx, ampliato il 26 dicembre scorso, a cambiarsi abiti e scarpe. Troppa fretta di raggiungere a Parigi la sorella per poter aiutare la sua famiglia.

Nello zainetto hanno trovato una batteria portatile per ricaricare il cellulare, una felpa e i biglietti con i numeri di telefono di afghani a Parigi, la sua destinazione. Ullah ci ha infilato anche la sua adolescenza troppo breve, come fecero tanti italiani che emigravano un secolo fa dal Nord Italia per andare in Francia, passando anche per questa valle. Ma la sua tragica storia è simile anche a quella di tanti minori non accompagnati scomparsi o perduti. Poteva legittimamente chiedere protezione Oltralpe e arrivare in sicurezza a destinazione, chissà se era stato informato. Forse sapeva che la polizia francese non guarda troppo per il sottile. L’anno passato sono stati oltre 24mila i respingimenti registrati in tutto il confine italofrancese secondo i dati del Ministero dell’Interno, il 13% in più rispetto al 2020 e il 46% in più del 2019. Respingimenti spesso indiscriminati, sostengono le associazioni umanitarie. A nessuna di queste persone, spesso nemmeno ai minori come Ullah, le autorità francesi consentono di presentare domanda di asilo, come avrebbero diritto, da opporre al rifiuto di ingresso attraverso un esame. Perché senza rifiuto cade anche la possibilità di presentare ricorso e così non si perde tempo né si spendono soldi. Queste vite non valgono granché, evidentemente. Il primo febbraio a Ventimiglia un altro migrante ha perso la vita su una linea ferroviaria alla frontiera italo francese. Un uomo che non è stato possibile identificare stava cercando di raggiungere Mentone a tutti i costi nascosto sopra il treno, nel pantografo, ma è morto fulminato a Latte, vicino alla meta, come un condannato sulla sedia elettrica. Lo hanno trovato carbonizzato, semi disintegrato. Chissà se sapremo mai chi era, quanti anni aveva, se aveva una famiglia, una madre che lo possa piangere.

La sospensione del Trattato di Schengen scattata in Francia nel 2015 doveva durare al massimo due anni, per le persone migranti è diventata la norma. Ma non possiamo abituarci alla morte di un bambino di 15 anni in viaggio come a quella di un uomo folgorato come una zanzara sulla griglia elettrica. È arrivato il tempo di rispondere alla richiesta di dignità umana per chi è profugo e si fa migrante scandita dal presidente Mattarella, combattendo il traffico di esseri umani anche entro i nostri confini. Sia data finalmente la possibilità di chiedere asilo in Francia e nella Ue a chi ne ha diritto. Oltretutto in terre che vantano di essere culla di diritti civili. E ai minori soli si garantisca il diritto elementare di ricongiungersi ai famigliari, come prevede la normativa internazionale, per evitare altre tragedie. Non possiamo continuare a lasciare, a Salbertrand come a Ventimiglia, fiori in memoria di viaggiatori che troppi dimenticheranno subito, e che ora nessuno fermerà più. (Paolo Lambruschi)

Vescovi Australia a Governo: accogliamo un numero maggiore di profughi afghani”

10 Febbraio 2022 - Sydney -- "L'entità della crisi umanitaria in Afghanistan richiede la creazione urgente di ulteriori posti di accoglienza per i profughi. Ecco perché i Vescovi, insieme ad altri membri dell'Alleanza cattolica per le persone in cerca di asilo (CAPSA) e molti altri gruppi e organizzazioni, chiedono ancora una volta che il governo accolga almeno altre 20 mila persone, oltre alle 15 mila già previste”. E’ l’appello lanciato dal Vescovo di Parramatta, Mons. Vincent Long Van Nguyen,  presidente della Commissione per la giustizia sociale, la missione e il servizio, in seno alla Conferenza episcopale dell’Australia. I Vescovi cattolici australiani chiedono espressamente alle istituzioni del Paese di impegnarsi a garantire accoglienza ad un maggior numero di profughi afghani, in uno sforzo nazionale di solidarietà.. L’appello - riferisce l’agenzia Fides, è stato lanciato dopo che il governo federale ha annunciato di voler dare asilo, nei prossimi quattro anni, a 15.000 persone in fuga dall’Afghanistan, soprattutto tra coloro che avevano collaborato all’interno dei programmi umanitari australiani. Mons. Long Van Nguyen ha definito la scelta positiva, ma non sufficiente: “Questa iniziativa del governo rappresenta una buona notizia, ma ha dei limiti, perché i posti previsti sono destinabili solo a ricongiungimenti familiari o a visti umanitari preesistenti. Dobbiamo accrescere la nostra compassione in senso pratico, non semplicemente adeguare le priorità all'interno dei piani esistenti”. L’annuncio del provvedimento di accoglienza è stato dato nei giorni scorsi dal ministro federale dell'immigrazione Alex Hawke, che ha precisato come il governo avrebbe aperto le porte agli afgani con legami con l'Australia: sono coinvolti, ad esempio, ex dipendenti locali o lavoratori di organizzazioni non governative australiane, nonché a donne e minoranze etniche o sociali. La notizia è giunta poco dopo il rilascio di un rapporto della Commissione per gli Affari Esteri, la Difesa e il Commercio del Senato, secondo cui il governo australiano non sarebbe riuscito a sostenere migliaia di interpreti e altri afgani che hanno rischiato la vita aiutando le forze di difesa australiane. Secondo quanto riportato da fonti locali, il Dipartimento degli affari interni avrebbe già ricevuto più di 32.500 domande per conto di oltre 145.000 afgani in fuga. Fin dai primi momenti dell’ingresso dei talebani a Kabul, nell’agosto 2021, la Chiesa australiana si era espressa in favore dell’accoglienza dei profughi. In particolare, Mons. Mark Benedict Coleridge, Arcivescovo metropolita di Brisbane e Presidente della Conferenza episcopale australiana, aveva affermato: "Già diverse volte, in passato, l'Australia si è fatta avanti per rispondere a grandi crisi umanitarie: alla luce di questo esorto il governo a essere generoso anche in questo caso. Le realtà cattoliche sono pronte ad assistere le istituzioni nel reinsediamento dei rifugiati. E’ nostro dovere morale, inoltre, rimanere accanto a coloro che, negli anni, hanno sostenuto le forze militari australiane, come interpreti o altri fornitori, che molto probabilmente subiranno rappresaglie per ciò che hanno fatto”.

Viminale: da inizio anno sbarcate 3.053 persone migranti sulle coste italiane

7 Febbraio 2022 -
Roma - Sono 3.053 le persone migranti sbarcate sulle coste italiamne da inizio anno. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei nuovi arrivati 904 sono di nazionalità bengalese (30%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (584, 19%), Tunisia (400, 13%), Eritrea (182, 6%), Costa d’Avorio (173, 6%), Guinea (110, 4%), Pakistan (98, 3%), Afghanistan (91, 3%), Sudan (87, 3%), Camerun (73, 2%) a cui si aggiungono 351 persone (11%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 298 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

Papa Francesco: pensare ad una seria politica migratoria

7 Febbraio 2022 - Roma - Una ampia conversazione su varie tematiche quella di ieri sera nella trasmissione "Che tempo che fa" tra il conduttore Fabio Fazio e papa Francesco. Non sono mancate le domande sui migranti e il papa non ha fatto mancare le sue risposte.  "Ci sono lager nella Libia", "dobbiamo pensare alla politica migratoria" e l'Europa deve farlo insieme, "l'Unione europea deve mettersi d'accordo" evitando che l'onere ricada solo su alcuni Paesi come "l'Italia e la Spagna", ha detto ricordando le sofferenze dei migranti che attraversano il Mediterraneo, "ormai diventato un cimitero", per sfuggire alle guerre e alla fame. E allora non bisogna girarsi dall'altra parte. Per  Papa Francesco occorre "toccare le miserie e il toccarle ci porta all'eroicità, penso a medici e infermieri che hanno toccato il male durante la pandemia e hanno scelto di stare lì. Il tatto è il senso più pieno". "Toccare - ha spiegato - è farsi carico dell'altro".

Bilancio 2021 Fondo Asilo Migrazione e Integrazione: impegnato il 94,5% delle risorse

4 Febbraio 2022 - Roma - Presentato nei giorni scorsi  il bilancio sull'attività al 2021 del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (Fami) 2014-2020. I dati sono stati illustrati durante la riunione del Comitato di sorveglianza aperta dall'autorità responsabile del fondo, il prefetto Mara Di Lullo, con la partecipazione, per la Commissione europea, della capo Unità Katerina Wolfova e del programme manager Guido Castellano, dell'autorità delegata Tatiana Esposito, direttore generale Immigrazione e Politiche di integrazione del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e dell'autorità di audit Patrizia Tramparulo. Durante l'incontro sono stati illustrati livelli di spesa, stato di avanzamento e ambito tematico dei 660 progetti effettivamente finanziati al 31 dicembre 2021 per un totale di 706.157.482,21 sui complessivi 717 progetti finanziari dal 2015 alla stessa data, al netto di 57 revocati o che hanno rinunciato al finanziamento. Dei 660 progetti finanziati, oltre la metà (il 53%) si è concluso e il 46% è in corso, mentre solo l'1% è ancora da avviare. A un anno dalla chiusura del Fondo, ha sottolineato il prefetto, sono state impegnate quasi tutte le risorse, il 94,5%, ed è stato speso il 69%, come evidenziato nel resoconto dettagliato al 31 dicembre 2021 dal quale emerge, tra i diversi piani di analisi, che circa la metà del totale dei progetti interessa principalmente 3 ambiti di intervento, capacity building (170 progetti), formazione linguistica (85 progetti) e accoglienza dei minori (69 progetti), mentre i primi 4 ambiti di intervento per stanziamenti finanziari riguardano l'accoglienza dei minori, il capacity building, la formazione linguistica e i rimpatri. Inoltre, 320 dei progetti FAMI prevedono la formazione di 95.020 operatori, attualmente conclusa, secondo gli ultimi monitoraggi, per il 76% degli stessi. Nel resoconto sono disponibili maggiori dettagli e informazioni sugli ambiti d'intervento e gli obiettivi specifici del Fami, oltre che sulla programmazione 2021-2027.

Sr. Bottani: “una maratona di preghiera contro la tratta” 

4 Febbraio 2022 - Milano - "La tratta di persone è una delle ferite più profonde della nostra società. Da anni il Papa sprona tutti a reagire schierandosi al 'a fianco degli uomini, delle donne e dei bambini ridotti in schiavitù, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere, spesso torturati e mutilati'. L’8 febbraio è stata organizzata una maratona di preghiera che dalle 9 alle 17 abbraccerà i vari continenti. È prevista la testimonianza di alcune vittime. Ed è atteso un messaggio del Santo Padre". Alla vigilia dell’evento, nel numero in edicola Famiglia Cristiana pubblica una riflessione di suor Gabriella Bottani, religiosa comboniana, coordinatrice della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta. "È necessario e urgente interrompere le dinamiche" che generano questa tragica piaga, scrive suor Bottani: "dobbiamo realizzare un cambiamento radicale, passando da modelli economici e stili di vita basati sullo sfruttamento e sulla tratta a quelli fondati sulla cura delle persone e della nostra casa comune. E siamo proprio noi donne a essere chiamate a guidare con coraggio questa trasformazione". Secondo l’Onu, puntualizza la religiosa comboniana, proprio "le donne e le bambine rappresentano il 72% delle vittime della tratta e la percentuale aumenta significativamente nel contesto dello sfruttamento sessuale. La pandemia ha incrementato questo business, amplificando i meccanismi socio-economici che ne sono alla base, aumentando le disuguaglianze ed esponendo a rischi maggiori chi già si trovava in contesti di vulnerabilità e discriminazione". "In questo tempo di crisi, conclude suor Gabrielle Bottani, fermarsi a pregare insieme diventa essenziale perché, come ci ricorda papa Francesco, 'c’è bisogno di pregare per sostenere le vittime della tratta e le persone che accompagnano i processi di integrazione e di reinserimento sociale. C’è bisogno di pregare perché impariamo ad avvicinarci con umanità e coraggio a chi è segnato da tanto dolore e disperazione, tenendo viva la speranza. Pregare per essere sentinelle capaci di discernere e fare scelte orientate al bene. La preghiera tocca il cuore e spinge ad azioni concrete, ad azioni innovative, coraggiose, che sanno assumere il rischio confidando nella potenza di Dio'".

Il sorriso del piccolo Mustafà che abbraccia l’Italia

[caption id="attachment_26866" align="alignnone" width="300"] Foto SIR/Marco Calvarese[/caption] 4 Febbraio 2022 - Siena - Dalle braccia del papà a quelle della mamma, in un gioco continuo fatto di sorrisi e di urla gioiose dove anche un carrello per la spesa diventa un giocattolo da condividere con le due sorelline più piccole. Ti abbraccia con il sorriso: ti accoglie così Mustafà al-Nazzal, il bambino siriano di 5 anni, immortalato con suo padre Munzir (33 anni), dal fotografo turco Mehmet Aslam, nello scatto vincitore del concorso Siena International Photo Awards (Sipa) facendo così il giro del mondo. La foto li ritraeva mentre giocavano in un campo profughi in Turchia: il papà privo di una gamba che librava in alto suo figlio nato senza arti. La famiglia di Mustafà era fuggita in Turchia da Idlib, nella regione nord-occidentale della Siria, nel 2019, dopo che suo padre Munzir aveva perso una gamba in un attacco chimico del regime siriano. Sua moglie Zeynep, all’epoca incinta di pochi mesi di Mustafà, inalò il gas che provocò nel piccolo la sindrome di tetra-amelia, per questo nato privo di arti. Grazie a quella foto che scatenò una vera e propria corsa alla solidarietà, la famiglia di Mustafà è arrivata a Siena, accolta dalla locale arcidiocesi guidata dal card. Augusto Paolo Lojudice, dove vive in uno dei quattro appartamenti del Centro Caritas di Arbia, un vero e proprio polo della solidarietà, aperto ai bisogni di tutti. Qui, con l’aiuto di tanti volontari, come Anna, Paolo, Maria, la famiglia di Mustafà sta ricominciando una nuova vita. “Grazie”, “ciao”, “Italia” e soprattutto “ciaccino”, la tipica focaccia farcita senese, sono le prime parole che Mustafà e le sue sorelline hanno imparato a pronunciare e che ripetono spesso sotto lo sguardo divertito dei loro genitori. La mamma Zenyep, 26 anni, ripete il suo “grazie” all’Italia e agli italiani: “avevamo bisogno di aiuto e qui lo abbiamo trovato, ora possiamo curare Mustafà, le nostre bambine potranno andare a scuola e imparare l’italiano”. Finita la sua quarantena, il piccolo Mustafà in questi giorni sta completando un primo ciclo di visite mediche e di accertamenti. Sia lui che il papà, infatti, sono attesi per inizio marzo nel Centro Protesi Vigorso dell’Inail a Budrio, vicino a Bologna, dove inizieranno la riabilitazione. Nel centro Inail sono stati assistiti campioni e atleti paralimpici come Alex Zanardi e Bebe Vio. Ma se per il padre Munzir, spiega Anna Ferretti del team di Caritas Siena, “la riabilitazione sarà una cosa breve, quella di Mustafa sarà più complessa perché il bambino non ha mai avuto gli arti e ciò rende tutto più difficile". Seppur con lo sguardo rivolto al futuro, la famiglia del piccolo Mustafà non dimentica la Siria. Racconta Munzir: “prima della guerra la mia famiglia aveva delle terre che coltivavo con i miei genitori. Poi la guerra ci ha tolto tutto". Oggi è in atto un conflitto contro il popolo siriano e se la comunità internazionale non si muoverà questa strage è destinata a durare ancora a lungo. Bisogna fermare tutti gli attori in lotta a cominciare dal regime”. Il pensiero corre anche ai familiari rifugiati in Turchia: “siamo in contatto con loro tutti i giorni – dice Zeynep – sono felici per quanto è accaduto e sono riconoscenti all’Italia per la generosità mostrata nei nostri confronti. Tanto riconoscenti da avere – rivela la donna – la bandiera italiana nello status di WhatsApp”. Poco lontano il card. Lojudice gioca e scherza con Mustafà e le sorelline: “Come Diocesi – spiega - abbiamo dato disponibilità ad accogliere questa famiglia. Abbiamo dato loro un alloggio ed abbiamo pensato ad un percorso di vita, umano e sociale da fare insieme”. “Spero che questa esperienza possa servire a riportare attenzione sulla guerra in Siria, oramai scomparsa dai radar dell’informazione, e sulla sofferenza dei bambini che sono le prime vittime della violenza. Mustafà – aggiunge il cardinale - sia un apripista, un punto di riferimento per altre situazioni simili. Perché anche dal male si può trarre il bene, e dalla disperazione  speranza”. “La diocesi di Siena sta mostrando un grande cuore – conferma Anna Ferretti – stanno arrivando fondi e regali. Pochi giorni fa una parrocchia di Montalcino ha donato un cellulare a Mustafà. Anche le Contrade stanno fremendo per fare qualcosa. La solidarietà è nel Dna dei senesi”. Lo racconta anche la storia di questa città dove già nel 1090 era operativo il più antico ospedale d’Europa per i pellegrini. Santa Maria della Scala accoglieva i pellegrini che percorrevano la Via Francigena, ospitava e sosteneva i poveri, i bambini abbandonati detti “gettatelli” e curava gli ammalati. I poveri di ieri e i rifugiati di oggi. (Daniele Rocchi)