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Finalmente Amir

23 Dicembre 2021 -
Città del Vaticano - Davvero un viaggio del successore di Pietro non finisce mai. E così ieri in Aula Paolo VI , all’udienza generale, la visita nel campo profughi di Lesbo è proseguita con l’abbraccio — particolarmente atteso da Francesco — con Amir Ali, il bambino di un anno e mezzo che aveva incontrato lì il 5 dicembre e che lunedì 20 è arrivato in Italia, con la sua famiglia (sono afghani di etnia tagika), attraverso l’accordo concordato con le diverse autorità. Venerdì scorso, incontrando nel Palazzo apostolico un primo gruppo di una decina rifugiati, il Papa aveva chiesto espressamente notizie di Amir. E ieri  l’abbraccio è stato particolarmente caloroso. Con lui, i due fratelli, la sorella e i genitori.
Per Amir sono già pronte le carte per il ricovero all’ospedale pediatrico Bambino Gesù dove ieri stesso, dopo l’incontro con il Pontefice, è stato ricoverato per un intervento che, finalmente, risolverà la malformazione del palato con la quale è nato. Mamma Zahra, giovanissima, non perde un attimo di vista Amir e gli altri tre figli: ha voluto fortemente, con tutta se stessa, «esaudire la speranza» per la sua famiglia. Sì, proprio «esaudire la speranza». Porta con sé, e le mostra con le lacrime agli occhi, le fotografie delle persone con le quali ha vissuto 3 anni nel campo di Mavrovouni a Lesbo. Gli occhi di queste donne e di questi uomini ritratti negli scatti sono il simbolo stesso della disperazione. «Tre anni» ripete Zahra. Un tempo «infinito» che avrebbe potuto inghiottire la sua speranza. E invece no, con la forza di una donna, la forza di una mamma, Zahra ha lottato davvero «contro ogni ostacolo» che si è frapposto alla tenace speranza che costruiva e ricostruiva coraggiosamente, ora dopo ora, minuto dopo minuto, per la sua famiglia. Per la famiglia è già pronto un appartamento ed è stata anche elaborata la strategia educativa per l’inserimento scolastico dei figli. Per imparare la lingua italiana, anzitutto. E poi sarà il momento di trovare un lavoro. Per ri-iniziare a vivere. «Benvenuti» ha detto a questa famiglia il Pontefice nell’appello lanciato durante l’udienza (https://www.migrantesonline.it/2021/12/22/papa-francesco-profughi-con-me-in-italia-sono-uno-stimolo-per-altri-paesi-ue/). «Durante il mio viaggio a Cipro e in Grecia ho potuto toccare con mano, ancora una volta, l’umanità ferita dei profughi e dei migranti» ha proseguito Francesco. E, come “frutto” di quella visita, «grazie alla generosa apertura delle autorità italiane, ho potuto portare a Roma un gruppo di persone, che ho conosciuto durante il mio viaggio: oggi sono qui in mezzo a noi alcuni di loro. Ce ne faremo carico, come Chiesa, nei prossimi mesi». Un «piccolo segno», certo. Ma servirà «da stimolo» per ciascuno, a ogni livello. E tutto è nato dal viaggio del successore di Pietro. Un viaggio che, evidentemente, non è finito il 6 dicembre ma continua nelle storie dei più fragili. (Giampaolo Mattei - Osservatore Romano)

Papa Francesco: i vescovi europei fanno proprio l’appello di ieri all’accoglienza dei migranti

23 Dicembre 2021 -
Roma - L'appello di ieri di papa Francesco sulla situazione precaria e la disperazione dei rifugiati in alcuni Paesi europei le prime reazioni dalle conferenze episcopali del Vecchio Continente. "Molti rifugiati e migranti che arrivano in Europa dal Nord Africa e dal Medio Oriente rappresentano una grande sfida per tutti gli Stati membri dell’Unione europea", sottolinea mons.  Stanislav Zore, arcivescovo di Ljubljana e presidente della Conferenza episcopale slovena aggiungendo che tutti i Paesi e tutti i cittadini "sono chiamati a esprimere la propria solidarietà con coloro che sono stati cacciati dalle loro patrie a causa delle guerre e delle violenze e busseranno alla nostra porta nella speranza di trovare un futuro migliore. L’ospitalità e l’accoglienza degli stranieri sono da tempo segno d’amore e di rispetto per la dignità di ogni essere umano. Per mons. Zore è importante che "il nostro Paese e l’Unione europea diano a tutti i rifugiati e ai migranti l’opportunità di ottenere legalmente asilo per loro e per le famiglie, aiutandoli a integrarsi nella comunità locale. I vescovi sloveni esprimono il loro sostegno alle istituzioni, alla Caritas e alle altre organizzazioni umanitarie che hanno già accolto o che accoglieranno in futuro i rifugiati e i richiedenti asilo". «La sfida dei rifugiati e dei migranti — sottolinea monsignor Zore — è anche un’opportunità per il nostro Paese di riflettere sulle tragiche conseguenze del commercio di armi, degli sconsiderati interventi militari da parte dell’Occidente, delle politiche economiche inique, della povertà e della corruzione che fanno da sfondo ai conflitti militari e alle guerre civili, come anche alle catastrofi umanitarie. La Sacra Famiglia, che è al centro delle festività natalizie, testimonia il rispetto della dignità di ogni essere umano, il valore della pace e della solidarietà. Per questo motivo invitiamo tutti alla solidarietà ed all’apertura verso coloro che sono in difficoltà». Anche la Conferenza episcopale tedesca, attraverso l’incaricato speciale per i rifugiati, l’arcivescovo di Amburgo, mons. Stefan Hesse, risponde  al Papa assicurando l’impegno delle diocesi e delle altre associazioni di volontariato: "Già in passato, la Germania ha partecipato all’accoglienza dei rifugiati in linea con gli schemi di ricollocazione dell’Ue. Il fatto che il nuovo governo federale sia disposto a rafforzare ulteriormente l’accoglienza è motivo di speranza. La Chiesa continuerà il suo sostegno pratico per assicurare che vengano ricevuti nel migliore dei modi". Secondo monsignor Hesse è opportuno trovare soluzioni a lungo termine: "È auspicabile un meccanismo permanente di condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri dell’Ue. Ciò che è necessario è un’equa distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, una maggiore solidarietà con i Paesi confinanti con l’Ue e l’applicazione di elevati standard di accoglienza e di procedure di asilo che siano accettati e attuati da tutti. È fondamentale, inoltre, l’efficace salvataggio in mare, una via di accesso sicura soprattutto per le persone vulnerabili, e anche un migliore sostegno ai Paesi ospitanti non europei. Il Natale ci ricorda ogni anno che Dio si fa uomo in un bambino indifeso". Anche la Chiesa polacca fa suo l'appello del Pontefice: "desideriamo assistere, sulla base delle possibilità legali esistenti e in conformità con le norme vigenti in materia di migrazione, tutti coloro che esprimono il desiderio di venire a vivere nel nostro Paese. L’obiettivo è quello di accoglierli, di fornire il necessario sostegno e di aiutarli a integrarsi nella nostra società insegnando loro la lingua e avviandoli al lavoro. La Caritas offre questo tipo di aiuto agli immigrati che già vivono e lavorano in Polonia da molti anni. Questo tipo di supporto continuerà e verrà potenziato. Chiediamo anche a tutti i nostri connazionali di pregare per i migranti in difficoltà in Europa e nel mondo". "incoraggiati"  si dicono i vescovo spagnoli "dai passi già compiuti negli ultimi anni per facilitare nuove vie di accoglienza nelle nostre diocesi in dialogo con le istituzioni. Offriamo la nostra collaborazione al governo per promuovere a tutti i livelli (comunale, regionale, nazionale) la creazione di corridoi umanitari, così come avviene in altri Paesi europei, promuovendo al contempo nuovi modelli di accoglienza sostenibile e legale. Dio continua a bussare alle nostre porte mentre si avvicina il Natale. Ringraziamo Papa Francesco per la sua vicinanza ai più vulnerabili e facciamo appello alle nostre comunità cristiane e a tutta la società chiedendo di accogliere responsabilmente chi ha bisogno di noi con un cuore che guarda negli occhi della gente".

Card. Jean-Claude Hollerich: l’Europa non può rimanere indifferente davanti al dramma dei rifugiati

22 Dicembre 2021 - Bruxelles - “Il recente viaggio del Santo Padre nelle terre di Cipro e della Grecia ha testimoniato ancora una volta la situazione precaria e, a volte, la disperazione dei nostri fratelli e sorelle rifugiati in alcuni Paesi d’Europa, in attesa che noi ascoltiamo le loro voci che chiedono il nostro aiuto e la nostra attenzione. La Chiesa in Europa non può restare indifferente a tale chiamata, e deve rispondere con rinnovato impegno, con voce profetica e con esempi concreti di solidarietà verso questi profughi, figli di Dio, persone con volti, biografie e famiglie, che hanno bisogno di noi adesso più che mai”. Lo scrive oggi il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Comece, la Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea che, a nome della Comece  si unisce all’appello di Papa Francesco che invita le autorità degli Stati dell’Ue a "consentire generosamente ai rifugiati che sono bloccati nei territori di prima accoglienza, come nel caso di Cipro e in Grecia, di essere ricollocati in un altro paese dell’Ue e ricevere lì la protezione e la promozione di cui loro e le loro famiglie hanno bisogno. Faccio appello anche alla Chiesa in Europa, alle nostre parrocchie, comunità e fedeli, affinché diventino veri testimoni di Cristo in questo tempo della Natività di Nostro Signore e accolgano con spirito di servizio coloro che sono giunti nelle nostre terre in cerca di protezione come rifugiati, e di compiere uno sforzo comune che porti a progetti concreti per accoglierli, in collaborazione con le autorità pubbliche. Chiedo al Bambino Gesù, di cui celebreremo presto la nascita, di illuminarci perché lo possiamo riconoscere in ogni profugo che bussa alla nostra porta e di darci la forza necessaria per vincere l’indifferenza delle nostre società verso chi soffre e sta bisognoso”.

Draghi: ottimista su ridistribuzioni migranti

22 Dicembre 2021 - Roma - Questa mattina il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi rispondendo ad una domanda - durante la conferenza stampa di fine anno - sull'evoluzione della situazione dei migranti si è detto "ottimista": "l'approccio alla migrazione deve essere integrato, umano ed efficace e questo è stato capito nella Ue. Al Consiglio europeo con la presidente Von Der Leyen ci siamo opposti alla costruzione di muri nell'Est, e non ci possono essere passi indietro. Ma a parte la ridistribuzione dei migranti, bisogna cambiare completamente l'accoglienza. Oggi l'industria ha un bisogno grandissimo di manodopera. Su questo c'è grandissima apertura di tanti Paesi e questo spiega il mio ottimismo". Altro elemento di ottimismo è per Draghi il fatto che "la Commissione ha accettato di intraprendere una azione efficace per negoziare con i Paesi di prima provenienza un accordo sui rimpatri volontari assistiti. Non sia solo Italia a fare i corridoi umanitari ma anche gli altri Paesi".  

Papa Francesco saluta un bambino del campo di Lesbo

22 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - Questa mattina, al termine dell’Udienza Generale, Papa Francesco ha salutato un bambino incontrata nel campo Mavrovouni di Lesbo, insieme alla sua famiglia, venuti a Roma "per curarsi grazie all’intervento del Pontefice e  agli sforzi della Comunità di Sant’Egidio". Lo ha detto questa mattina il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni che ha precisato che il bambino ha un anno  e mezzo ed è di origine afghana. (R.I.)

Papa Francesco: profughi con me in Italia sono uno stimolo per altri Paesi Ue

22 Dicembre 2021 - Città del Vaticano – Questa mattina papa Francesco, al termine dell’Udienza Generale,  ha richiamato nuovamente il tema dell’accoglienza dei migranti. Nel viaggio a Cipro e in Grecia “ho potuto toccare con mano ancora una volta l'umanità ferita dei profughi e dei migranti”, ha detto il Pontefice: “ho anche constatato come solo alcuni Paesi europei stiano sopportando la maggior parte delle conseguenze del fenomeno migratorio nell'area mediterranea, mentre in realtà esso richiede una responsabilità condivisa di tutti, dalla quale nessun Paese può esimersi, perché è un problema di umanità". In particolare, “grazie alla generosa apertura delle autorità italiane, ho potuto portare a Roma – ha aggiunto - un gruppo di persone, che ho conosciuto durante il mio viaggio: oggi sono qui in mezzo a noi alcuni di loro. Benvenuti! Ce ne faremo carico, come Chiesa, nei prossimi mesi. È un piccolo segno, che spero serva da stimolo per gli altri Paesi europei, affinché permettano alle realtà ecclesiali locali di farsi carico di altri fratelli e sorelle che vanno urgentemente ricollocati, accompagnati, promossi e intregrati”. Papa Francesco ha evidenziato che sono le Chiese locali, le congregazioni religiose e le organizzazioni cattoliche “pronte ad accoglierli e accompagnarli verso una feconda integrazione. Serve solo aprire una porta, la porta del cuore! Non manchiamo di farlo in questo Natale!”. (Raffaele Iaria)

Un’altra doppia strage in mare

22 Dicembre 2021 - Milano - Ancora morti nel Mediterraneo. Almeno 163 persone sono annegate nell’ultimo fine settimana davanti alle coste della Libia nel tentativo di raggiungere l’Italia. L’ennesima tragedia annunciata alle porte della 'fortezza Europa'. «Da quello che abbiamo saputo, si tratta di due barconi di legno – spiega Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni – in un caso ci sono stati 102 dispersi al largo di Surman, con 8 sopravvissuti di cui sette uomini e una donna. Nell’altro caso, al largo di Sabratha, la guardia costiera libica ha recuperato 61 corpi senza vita. In tutto ci sono 210 sopravvissuti (tra cui 35 donne e 10 bambini) che non abbiamo ancora capito se sono stati recuperati in mare o direttamente dal barcone». Si tratta perlopiù di migranti provenienti dal Mali e dal Senegal e partiti dalle coste di Sabratha. «In tutto sono 1.508 le persone morte nel 2021 lungo la rotta del Mediterraneo centrale, la più pericolosa nel mondo» aggiunge Di Giacomo. Intanto è sempre più drammatica la situazione in mare. Nell’ultima settimana, dal 12 al 18 dicembre, ci sono stati circa 900 arrivi in Italia e la cosiddetta guardia costiera libica ha intercettato 466 persone in mare e riportate a terra. «Naturalmente questo è un dato (quello dei riportati a terra, ndr) che continua a preoccuparci perché sappiamo che le persone vengono riportate nei centri di detenzione. Nel 2021, complessivamente sono state intercettate 31.456 persone dai libici rispetto agli 11mila degli anni scorsi – aggiunge Di Giacomo – e quasi 1.500 persone sono morte lungo questa rotta, quella del Mediterraneo centrale, la più pericolosa la mondo». «C’è un sistema di pattugliamento largamente insufficiente – accusa il portavoce dell’Oim – quando c’è un Sos i migranti devono aspettare ore per il salvataggio quando sappiamo che bastano anche cinque minuti per andare giù». Naturalmente i numeri snocciolati sono «per difetto». Non ci sono tanti 'occhi' a testimoniare e a raccontare quello che succede. Le Ong in mare sono poche. Ma a preoccupare c’è anche la rotta atlantica: quella che parte dal Senegal, dalla Mauritania e dal Marocco per arrivare alle Canarie. «Si parla di oltre 14 ore di navigazione in un mare che non è certo il Mediterraneo – racconta Di Giacomo – e dove solo quest’anno sappiamo che 937 persone hanno perso la vita. Ma è molto probabile che questa cifra in realtà sia da raddoppiare. Le rotte migratorie irregolari continuano ad essere mortali e mortifere. Bisogna iniziare a parlare in modo serio di migrazione regolare. La crisi demografica è un enorme problema che per essere frenato ha anche bisogno, da subito, di una gestione dell’immigrazione diversa, non rivolta a chiudere i confini da supposte e inesistenti invasioni, ma a creare canali migratori regolari». Anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ieri, è tornato sul tema dei flussi migratori. «È essenziale che l’Unione europea adotti una gestione condivisa, umana e sicura, all’altezza dei nostri valori – ha detto partecipando alla cerimonia di chiusura della XIV Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia nel mondo – Servono corridoi umanitari dai Paesi terzi verso l’Europa che impegnino anche altri Paesi europei, non solo l’Italia. E servono accordi di rimpatrio giusti ed efficaci. Anche in questo, l’Unione europea può svolgere un ruolo di guida». Intanto ci sono 144 persone a bordo della nave Ong Ocean Viking ancora in attesa di un porto, dopo tre richieste alle autorità marittime. E nelle ultime 24 ore 22 migranti, di nazionalità tunisina, sono giunti a Lampedusa. Tra loro anche 11 donne e 3 minori. Il barchino su cui viaggiavano è stato intercettato a circa 2 miglia a sud dall’isola dagli uomini della Guardia di finanza. (Daniela Fassini – Avvenire)

Viminale: da inizio anno sbarcate 64.008 persone migranti sulle coste italiane

21 Dicembre 2021 - Roma - Sono 64.008 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 15.342 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (8.118, 13%), Bangladesh (7.613, 12%), Iran (3.848, 6%), Costa d’Avorio (3.636, 6%), Iraq (2.534, 4%), Guinea (2.348, 4%), Siria (2.193, 3%), Eritrea (2.190, 3%), Marocco (2.175, 3%) a cui si aggiungono 14.011 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Cif, Immigrazione: la speranza delle madri per i loro figli

21 Dicembre 2021 -

Roma - “I bambini cui le madri negano il presente per assicurare loro il futuro sono quelli che da soli o insieme ai genitori cercano un altrove che comunque li respinge” così Renata Natili Micheli, Presidente nazionale del Centro Italiano Femminile. Che conclude “ il cuore dell’immigrazione non è nei numeri di quanti arrivano nel nostro Occidente ma consiste nel perché arrivano e nel perché, oltre la dignità della vita,  noi vogliamo togliere loro anche la speranza”.

Papa Francesco: l’impatto della crisi sull’economia informale, che “spesso coinvolge i lavoratori migranti, è stato devastante”

21 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - L’impatto della crisi sull’economia informale, che “spesso coinvolge i lavoratori migranti, è stato devastante”. Lo scrive oggi papa Francesco nel messaggio per la 55ma Giornata Mondiale della Pace che si celebrerà il prossimo 1 gennaio sul tema “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”.  Molti migranti – scrive il Papa – “non sono riconosciuti dalle leggi nazionali, come se non esistessero; vivono in condizioni molto precarie per sé e per le loro famiglie, esposti a varie forme di schiavitù e privi di un sistema di welfare che li protegga. A ciò si aggiunga che attualmente solo un terzo della popolazione mondiale in età lavorativa gode di un sistema di protezione sociale, o può usufruirne solo in forme limitate. In molti Paesi crescono la violenza e la criminalità organizzata, soffocando la libertà e la dignità delle persone, avvelenando l’economia e impedendo che si sviluppi il bene comune. La risposta a questa situazione non può che passare attraverso un ampliamento delle opportunità di lavoro dignitoso”. La pandemia da Covid-19 – ha aggiunto papa Francesco nel messaggio presentato oggi nella sala Stampa della Santa Sede - ha “aggravato la situazione del mondo del lavoro, che stava già affrontando molteplici sfide. Milioni di attività economiche e produttive sono fallite; i lavoratori precari sono sempre più vulnerabili; molti di coloro che svolgono servizi essenziali sono ancor più nascosti alla coscienza pubblica e politica; l’istruzione a distanza ha in molti casi generato una regressione nell’apprendimento e nei percorsi scolastici. Inoltre, i giovani che si affacciano al mercato professionale e gli adulti caduti nella disoccupazione affrontano oggi prospettive drammatiche”. (Raffaele Iaria)