Tag: Immigrati e rifugiati

La valle solidale e i migranti bambini

21 Dicembre 2021 -

Torino - Non piangono mai i bambini che arrivano all’ultima tappa prima del confine francese. Sono esausti, dormono di continuo, qualcuno ha i piedi morsicati dai topi negli accampamenti di fortuna in Bosnia, eppure non piangono. Lo raccontano commossi gli operatori e i volontari del rifugio per immigrati 'Fraternità Massi' nella casa dei salesiani accanto alla stazione di Oulx. Ai piccoli il lungo viaggio sembra un gioco in compagnia dei genitori. Per gli esperti il gioco si chiama 'rotta italiana' oppure 'terminale della rotta mediterranea' e anche 'limite occidentale della rotta balcanica'. Comunque la si veda, Oulx dal 2017 è diventata una porta di uscita sempre più battuta dall’Italia verso la Francia e l’Ue, per marciatori della speranza in viaggio da anni.

Non temono di andare in mezzo alla neve in scarpe da tennis, ma se vengono al rifugio voluto dalla fondazione 'Talità Kum' con i medici di Rainbow 4 Africa aperto h 24 trovano scarponi, cibo, possono farsi visitare e passare una notte al caldo dopo le 16, quando d’inverno cala subito il buio e la temperatura scende sottozero.

A pochi passi dal rifugio in Alta Val di Susa, ironia della sorte, fermano i treni di linea per la Francia e persino il Tgv. Ma il viaggio comodo è roba per chi ha documenti europei e Green pass. Il resto dell’umanità tenta di prendere un bus di linea, se non controllano i 'certificati verdi', o arriva a piedi fino alle piste di fondo di Claviere e poi si infila nei boschi per 20 chilometri per passare il Monginevro. Un’impresa al buio col freddo, specie per le famiglie con donne incinte e bambini. Oltretutto la sorveglianza dei gendarmi dotati anche di visori notturni al confine e lungo la statale è continua. Inflessibili anche con i più vulnerabili, non rilasciano il documento di respingimento, il 'refus d’entrée', contro cui presentare appello. Chi passa, però, in 5 giorni arriva a Parigi e da lì prosegue per Germania, Paesi Bassi, Belgio o Regno Unito, nell’Europa che cerca manodopera.

Gli scarponi li lasciavano i valligiani quando si è aperta la rotta. Il rifugio prosegue la tradizione solidale, mettendoli nelle rastrelliere. Ogni giorno passano da qui almeno 60 persone, con punte di 100 dall’estate a novembre. Quando si supera quota 50 la Croce rossa sposta i profughi al polo logistico di Bussoleno, 20 chilometri a valle, così che nessuno dorma all’aperto. Da aprile a dicembre sono passate 9mila persone e altre 1.500 sono state portate alla Croce rossa. Il 60% proveniva dalla rotta balcanica, gli altri erano subsahariani sbarcati da poco e tunisini alle prese con disoccupazione.

«È dura marciare nella neve, ma chi proviene dai Balcani dice che dopo Bosnia e Croazia passare il Monginevro è come bere un bicchiere d’acqua – spiega don Luigi Chiampo, 62 anni, da 10 parroco di Bussoleno, presidente di Talità Kum e responsabile Migrantes della diocesi susina – e da quando abbiamo aperto il centro a Oulx nel 2018 non ci sono più stati morti sulle montagne. Passavano dal Colle della Scala, molto pericoloso. Nel 2021 dalla valle è passato un fiume di circa 15mila persone dirette a Claviere. Arrivano a Trieste e in 72 ore attraversano il nord in treno o bus, oppure vengono dai centri di accoglienza. Il rifugio lo abbiamo aperto per non far dormire più nessuno in mezzo alla strada ed è importante la rete che si è creata e la collaborazione con le istituzioni». I Comuni, al contrario di quanto accade Oltralpe, sono presenti. La Prefettura di Torino contribuirà al nuovo rifugio di fronte alla 'Fraternità Massi', sempre di proprietà dei salesiani, molto più grande, in cui a giorni si sposteranno le attività. Che comprendono le attività dei medici e infermieri di 'Rainbow for Africa' e degli operatori legali di Diaconia valdese e Danish refugee Council, che qui hanno un punto nodale del loro osservatorio dei tre confini. Cena e assistenza le offrono la rete solidale di Talità Kum, aperta ad associazioni laiche e nazionali.

«Prepariamo un piatto di pasta, offriamo un letto caldo – afferma racconta Giorgio Guglielminotti, storico operatore – e se lo desiderano parliamo. Soprattutto diamo le scarpe a chi arriva con i piedi rotti da marce interminabili». I single dormono in uno camerone e le famiglie nei container in cortile. Si resta al massimo 48 ore ad eccezione delle famiglie numerose. Secondo Serena Tiburtini, coordinatrice di programma per Danish refugee council, le famiglie sono soprattutto afghane (il 40%) e iraniane. Poi i pachistani. «Passano da Claviere a piedi – aggiunge – perché sono abituati alla montagna. Sono arrivati i primi evacuati in estate da Kabul, i più ricchi, gli altri li attendiamo nei prossimi mesi. I tempi di ricongiungimento con i parenti sono troppo lunghi. Una ragazza afghana a settembre mi ha detto che non poteva attendere sei mesi per raggiungere la madre in Svezia, mentre poteva farcela in 15 giorni. Un giovane curdo iraniano, rimasto storpio a una gamba, fratturata dalle botte prese in Croazia, non riusciva a passare a piedi. Ma voleva raggiungere moglie e figlioletta in Svizzera. Niente ricongiungimento, alla fine è partito con un passeur ».

«Chi arriva a Oulx dalla rotta balcanica è esausto fisicamente e mentalmente – prosegue Eloisa Franchi dei medici di Rainbow 4 Africa – poi c’è chi arriva con ferite da marcia o con le cicatrici delle torture inferte dai poliziotti croati. Noi offriamo primo soccorso per curare la 'patologia di confine', uno stress psicofico continuo. Nel nuovo rifugio avremo uno spazio per dare assistenza continuativa». A Oulx sono arrivate quest’anno due donne in procinto di partorire: una ci è riuscita, l’altra ha messo al mondo un bambino morto. Era da sola, marito e figlio erano già passati, ma sono tornati indietro per salutare il piccolo e ripartire con lei. Domani si concluderà qui il 'Cammino della Speranza', staffetta partita da Trieste in bici una settimana fa per ricordare cosa accade ogni giorno da un confine all’altro. (Paolo Lambruschi – Avvenire)

Viminale: da inizio anno sbarcate 63.876 persone migranti

20 Dicembre 2021 - Roma - Sono 63.876 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo il dato diffuso questa mattina dal ministero degli Interni. Di questi 15.241 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (8.113, 13%), Bangladesh (7.567, 12%), Iran (3.848, 6%), Costa d’Avorio (3.636, 6%), Iraq (2.534, 4%), Guinea (2.348, 4%), Siria (2.193, 3%), Eritrea (2.187, 3%), Marocco (2.170, 3%) a cui si aggiungono 14.039 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 9.359 sono i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare sempre secondo i dati del Viminale.

Papa Francesco riceve un gruppo di profughi arrivati in questi giorni in Italia

17 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - Questa mattina, nel giorno del suo compleanno, Papa Francesco ha ricevuto al Palazzo Apostolico un primo gruppo di una decina di rifugiati giunti in Italia ieri grazie a un accordo tra la Santa Sede, le Autorità italiane e quelle cipriote, come già anticipato durante il recente Viaggio Apostolico a Cipro e in Grecia. Lo riferisce oggi il direttore della sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.  Il gruppo sarà sostenuto direttamente dal Pontefice mentre la Comunità di Sant’Egidio si occuperà del loro inserimento in un programma di integrazione della durata di un anno. Il Papa ha accolto i rifugiati nella sala del tronetto e ha ascoltato le loro storie e quelle del loro viaggio dal Congo-Brazzaville, dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Camerun, dalla Somalia e dalla Siria. Alcuni di loro sono medici e tecnici informatici. “Ci hai salvato!” ha detto, commosso, un ragazzo congolese, rivolgendosi a lui. Il Papa - ha aggiunto Bruni - ha rivolto loro individualmente alcune parole di benvenuto e di affetto, e li ha ringraziati della visita. Nell’augurargli “lunga vita e tanta salute” per il suo compleanno, i rifugiati hanno dato in dono al Papa un quadro di un rifugiato afgano, raffigurante il tentativo dì attraversare il Mediterraneo da parte di alcuni migranti. Papa Francesco si è informato su una bambina incontrata nel campo di Mavrouni, a Lesbo, che verrà in Italia nei prossimi giorni insieme alla famiglia per curarsi, e dopo una foto insieme, ha salutato il gruppo e chiesto a tutti di pregare per lui. (R.I.)

Ieri la consegna del Premio “Giuseppe De Carli” a due servizi sul tema migratorio

17 Dicembre 2021 - Roma - Laura Galimberti (RomaSette.it), Stefano Leszczynski (Radio Vaticana), Giammarco Sicuro (Tg2 Rai) e Sara Lucaroni (Avvenire) sono i vincitori della sesta edizione del Premio "Giuseppe De Carli", promosso dall'Associazione culturale "Giuseppe De Carli" con la collaborazione dei Comitati "Informazione, migranti e rifugiati" e "Giornalismo e tradizioni religiose" e della Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce. La consegna dei premi ieri pomeriggio (16 dicembre) alla Santa Croce in una cerimonia che, dopo i saluti istituzionali del prof. Daniele Arasa (decano della Facoltà di comunicazione) e del prof. Giovanni Tridente (vice presidente dell'Associazione De Carli), è stata introdotta da una tavola rotonda sul tema “Dalla pandemia al cammino sinodale per una Chiesa dell’ascolto”.  Per quanto riguarda la sezione "Comunicazione e migranti" il premio è andato ex aequo a Stefano Leszczynski (Radio Vaticana) con Non mi chiamo rifugiato. La storia di Moussa fuggito dal Mali e Giammarco Sicuro (Tg2 Rai) con il servizio L’accampamento dei bambini. Leszczynski ha proposto, con la narrazione dell’odissea del giovane Moussa, una nuova forma di comunicazione delle storie di migrazione: non solo testimonianze di rifugiati ma narrazioni ricche di approfondimenti, empatia e informazione, con grande forza comunicativa, completezza e accuratezza, si legge nella motivazione mentre Giammarco Sicuro della Rai è stato premiato per un servizio dal notevole impatto comunicativo, dal momento che i video sono stati girati direttamente dall'autore nei luoghi oggetto del racconto: “magistrale la scrittura della sceneggiatura, efficace la denuncia delle vessazioni burocratiche, il ruolo dei Cartelli nel decidere vita e morte di tante persone disperate, lo strazio delle famiglie divise”. "La novità di quest'anno - spiegano Elisabetta Lo Iacono e Giovanni Tridente, fondatori dell'Associazione Giuseppe De Carli - è stata l'introduzione di due nuove sezioni, grazie alla collaborazione con i Comitati Informazione, migranti e rifugiati Giornalismo e tradizioni religiose, che ha ampliato le aree tematiche su questioni centrali per la società e attorno alle quali la Chiesa sta dimostrando particolare sensibilità. Quello che non rappresenta una novità è l'elevato livello dei lavori partecipanti, segno di un'informazione di qualità trasversale alle testate religiose e laiche e che, da qualche anno, trovano il riconoscimento con questo Premio, nato per ricordare un grande professionista qual era Giuseppe De Carli".

Migrantes Cagliari: l’arcivescovo incontra i migranti

17 Dicembre 2021 - Cagliari - Domani, Sabato 18 dicembre dalle ore 9 alle ore 13, l’arcivescovo di Cagliari,  mons. Giuseppe Baturi, incontrerà le comunità di immigrati presenti nel territorio diocesano nella sede istituzionale dell’Episcopio a Cagliari (piazza Palazzo 4), nell’ambito dell’iniziativa “Il vescovo incontra i migranti”.  Durante la mattinata un momento di saluto e conoscenza, in cui le singole comunità, divise in gruppi, saliranno nella sede vescovile per lo scambio di auguri e per un'offerta reciproca del messaggio di pace nell'ottica di una "fratellanza universale", sulla linea dell'Enciclica di Papa Francesco "Fratelli Tutti". L'iniziativa è promossa dalla Caritas  e dall'ufficio Migrantes della diocesi di Cagliari e vedrà la presenza dei due direttori, don Marco Lai e p.  Stefano Messina.

Torino: presentato il rapporto sull’immigrazione in provincia sul tema “stranieri e salute”

17 Dicembre 2021 - Torino - E' stato presentato presso l’Aula Magna dell’Università di Torino la 23esima edizione del Rapporto 2020 dell’Osservatorio Interistituzionale sugli stranieri nel territorio provinciale, alla presenza del prefetto Raffaele Ruberto. L’analisi di quest’anno si è concentrata sul tema “stranieri e salute”, grazie anche al contributo del Servizio sovranazionale di Epidemiologia A.S.L.TO3 che ha approfondito e descritto le differenze di impatto della pandemia da Covid-19 sui cittadini italiani e stranieri. Tra i dati più significativi, quelli sulla presenza della popolazione straniera che rappresenta il 9,3% di quella complessiva (205.988 stranieri su 2.212.996 abitanti totali sul territorio metropolitano). Di questi 131.256 sono a Torino (su 866.150 abitanti) con un calo rispetto al 2019, di 1622 unità. Sul resto del territorio metropolitano gli stranieri sono 86.259 (3mila in meno rispetto all’anno precedente) mentre i comuni con una maggior concentrazione di stranieri si riconfermano essere Pragelato, Chiesanuova, Colleretto Castelnuovo e Mercenasco. “Fra le moltissime competenze in capo alle prefetture, ha commentato il prefetto Ruberto, considero fondamentali due compiti: antimafia e immigrazione. E su questo tema, ammiro la grande capacità di Torino di costruire collaborazioni ampie e durature, come quella necessaria a realizzare il Rapporto. Inoltre dal Rapporto emerge, quale dato di fondo, il valore della integrazione che non può prescindere da un percorso volto ad acquisire una sufficiente conoscenza della lingua italiana, dei principi fondamentali della Costituzione e del nostro ordinamento istituzionale, a fronte dei servizi che lo Stato eroga, favorendo, nel contempo, la partecipazione attiva dello straniero alla realtà in cui è inserito. Tali finalità e la sempre maggiore consapevolezza dell’importanza del contributo dei migranti allo sviluppo economico e sociale delle società ospitanti sta creando nella realtà piemontese un circolo virtuoso, che ha via via rafforzato le iniziative locali, favorendo la realizzazione di progetti di istruzione, lavoro e formazione. Anche le politiche di prima accoglienza sono state efficacemente orientate all’obiettivo della integrazione, contribuendo a crearne i presupposti. Il continuo dialogo, favorito dalla consolidata rete esistente tra Istituzioni pubbliche, Soggetti del Terzo Settore e Associazionismo sviluppatasi nel tempo a Torino e provincia ha fatto vedere ai cittadini la capacità di operare come sistema in maniera costruttiva ed efficace, consentendo un processo positivo di crescita, con il coinvolgimento degli stessi cittadini stranieri, elemento centrale per favorire il processo di integrazione dei migranti nel contesto sociale, culturale ed economico in cui sono inseriti”. Il volume, infatti, nasce dalla collaborazione di più enti fra loro, coordinati dalla prefettura di Torino: Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Comune, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca-Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, Centro giustizia minorile del Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Massa Carrara, Camera di Commercio, Direzione Territoriale del Lavoro, Direzione Regionale I.N.A.I.L., Osservatorio Regionale per l’Università e il Diritto allo Studio, Agenzia Piemonte Lavoro, F.I.E.R.I. (Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione).

Viminale: da inizio anno sbarcate 63.246 persone sulle coste italiane

16 Dicembre 2021 - Roma - Sono 63.246 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 15.106 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (8.109, 13%), Bangladesh (7.567, 12%), Iran (3.848, 6%), Costa d’Avorio (3.634, 6%), Iraq (2.534, 4%), Guinea (2.348, 4%), Siria (2.192, 4%), Eritrea (2.187, 3%), Marocco (2.167, 3%) a cui si aggiungono 13.554 persone (21%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

COMECE: nuove norme per frontiere

15 Dicembre 2021 - Roma - Rispetto dei diritti fondamentali e della dignità dei migranti e dei rifugiati compreso il diritto di asilo e il principio di non respingimento; impegno a prevenire “ogni tipo di strumentalizzazione” delle persone che giungono alle nostre frontiere; invito a tutti gli Stati Membri ad “esprimere reciproca solidarietà concreta in situazioni di pressione”. Sono i “principi chiave” ribaditi al Sir dal segretario generale della Commissione degli episcopati Ue, padre Manuel Barrios Prieto, a commento della proposta di revisione del Codice Schengen presentata dalla Commissione Ue, in attesa della riforma di Dublino. “Apprezziamo – dice Barrios – l’intenzione della Commissione europea di preservare l’area Schengen e di avere una politica comune per quanto riguarda la chiusura delle frontiere esterne in caso di pandemie o altre circostanze, pur consentendo la libera circolazione dei cittadini dell’Ue. Tuttavia, esortiamo l’Ue e gli Stati membri a rispettare i diritti fondamentali e la dignità dei migranti e dei richiedenti asilo, compreso il diritto di asilo, il principio di non respingimento e l’unità delle famiglie di migranti o rifugiati”. “Ribadiamo inoltre – aggiunge il segretario generale della COMECE – la necessità di prevenire ogni tipo di strumentalizzazione di migranti e rifugiati e invitiamo tutti gli Stati membri dell’Ue ad esprimere reciproca solidarietà concreta in situazioni di pressione indotta alla frontiera esterna dell’Ue. Invitiamo inoltre tutti gli Stati e le società europee ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare migranti e rifugiati”. La Commissione europea ha presentato ufficialmente la sua proposta per una riforma dei codici Schengen per gestire in maniera più efficiente le frontiere esterne in caso di crisi sanitaria pubblica, sulla base di quanto appreso dalla pandemia di Covid-19” e per rispondere alle pressioni migratorie in special modo al confine con la Bielorussia.  Di fronte ad emergenze come quella Covid, ad “attacchi ibridi” come quello perpetrato della Bielorussia o a flussi eccezionali di migranti, i Paesi europei potranno operare una stretta sulle proprie frontiere per un periodo massimo di due anni, permettendo a Stati come Germania, Francia o Olanda di sbarrare le porte ai cosiddetti “movimenti secondari”. Una strategia che deve passare al vaglio del Parlamento europeo ed in sede di Consiglio Ue e che potrebbe però penalizzare i Paesi di primo approdo, tra cui l’Italia, se non sarà affiancata da politiche di redistribuzione e solidarietà europea in tema migratorio.

 

Ferrara: l’integrazione si fa con ago e filo

15 Dicembre 2021 - Ferrara - Piccola scuola di sartoria” è il nome del progetto nato nel 2013 nella parrocchia di Santa Francesca Romana (via XX Settembre, 47) a Ferrara dall’incontro di alcune parrocchiane con la comunità pakistana residente in città. Un connubio decisamente fruttuoso che nasce, come ci spiegano le volontarie, dal «desiderio di integrazione e di fornire alle donne strumenti per provvedere da sole alle proprie esigenze e a quelle della propria famiglia, e avere uno strumento che consentisse loro anche di trovare un lavoro». Così, nelle stanze della parrocchia si crea «un momento felice di incontro: donne provenienti da diversi Paesi e italiane insieme ad imparare, parlare, scambiarsi ricette, sogni. Tantissimi sogni». Nel 2017 termina il corso tenuto da Sanowar Tanveer, pakistana, e inizia quello guidato da Rita Giberti. Lo spirito è lo stesso, le competenze diverse, dagli abiti orientali si passa a quelli europei. Solo il Covid è riuscito a fermare la forte intraprendenza di queste donne, che lo scorso ottobre hanno deciso di ripartire con corsi di vari livelli, da quelli per le principianti, da come si attaccano i bottoni, a come si usa una macchina da cucire, a fare i modelli, a tagliare i tessuti e confezionarli.

Mons. Perego: rilanciare concretamente la solidarietà tra gli stati per affrontare e non più sottrarsi alla sfida delle migrazioni forzate

14 Dicembre 2021 - Roma - In Europa, nella ‘casa comune’ occorre "riuscire veramente a rilanciare concretamente la solidarietà tra gli stati per affrontare e non più sottrarsi alla sfida delle migrazioni forzate, smettendola di pensare che lasciare fuori le persone che si dovrebbero proteggere e scaricare l’accoglienza sui paesi con meno risorse e meno diritti possa essere la soluzione". Lo ha detto questa mattina mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes concludendo il Report 2021 "Il Diritto d'Asilo" della Fondazione Migrantes. Per "alleggerire il carico di sofferenza, che comunque non è certo l’Europa - ha detto mons. Perego - ma il resto del mondo più povero al momento a portare (l’85% delle persone in fuga è accolto da pesi non occidentali), servono politiche realistiche che aprano canali di migrazione legale, per togliere finalmente terreno ai trafficanti e riuscire a far diminuire il numero dei morti sia nel mare che via terra. Queste politiche d’ingresso legale ci aiuterebbero a chiudere finalmente i campi di prigionia in Libia e i campi di contenimento lontano dagli occhi e lontani dal cuore che abbiamo ai confini europei. Oltre a canali di immigrazione legale per ricerca lavoro, studio e di tutela per tutti i minori non accompagnati, che ancora troppi numerosi si trovano nei campi ai confini dell’Europa lasciati ancora senza prospettive e senza futuro, dovremmo alimentare i canali di ricollocamento dai campi profughi e dalle situazioni di tensione verso l’Europa (1.400.000 le richieste poco più di 20.000 gli arrivi in tutta Europa). I canali umanitari, che in 5 anni hanno portato circa 4.000 persone in tutta Europa e poco più di 3.000 in Italia, sono un segno importante ma non sufficiente e talora rischiano di risultare un alibi a di fronte alle nostre responsabilità politiche". Per mons. Perego per l'Italia occorre "superare l’idea e l’immagine di essere sempre in emergenza – una sorta di ‘sindrome’ dell’emergenza che caratterizza le politiche migratorie - sia rispetto ai numeri gestibili che abbiamo in accoglienza che rispetto al numero degli arrivi e cominciare a credere davvero e non solo a parole all’accoglienza diffusa superando finalmente i CAS e le limitazioni che si nascondono dietro la preoccupazione della sicurezza. C’è una rete di Comuni, di associazioni, di famiglie che ormai è in grado di accogliere, tutelare, promuovere e integrare, di dare una nuova famiglia, una nuova scuola, un nuovo lavoro una nuova città a migliaia di persone che hanno diritto alla protezione internazionale nel nostro Paese, seguendo la Costituzione. E’ arrivato il momento, anche per valorizzare una risorsa umana presente tra noi, di offrire sempre più spazio in tutti i luoghi di pensiero ed elaborazione delle politiche non solo all’ accoglienza ma all’ integrazione dei rifugiati che nel nostro Paese non solo sono arrivati, ma si sono già formati e sono membri attivi della società civile: il Papa ha parlato a Lesbo di superare “le ghettizzazioni” e di favorire “l’indispensabile integrazione”. E questo chiede attenzione ai passaggi dalla minore alla maggiore età, alla casa, alla scuola, al servizio civile, alla valorizzazione dei titoli, all’ingresso nel mondo del lavoro, ai ricongiungimenti familiari, alla cittadinanza: il Paese cresce anche con i rifugiati". Il presidente Migrantes, richiamando la presenza e la collaborazione nella redazione del Rapporto sul Diritto d’asilo di quest’anno dell’UNIRE (Unione Italia rifugiati ed Esuli), vuole "dimostrare come i rifugiati nel nostro Paese siano una risorsa e come desideriamo camminare insieme, come Chiesa e come società, con uomini e donne tra noi".