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Mons. Russo: “gli ostacoli verso un noi sempre più grande” possano essere “superati attraverso il riconoscimento dell’altro e del valore dell’accoglienza”

14 Dicembre 2021 - Roma - Questo Rapporto "entra nel merito della mobilità forzata, cioè quella delle persone che si confrontano sia nel loro Paese di origine sia durante il tragitto con privazioni, torture e violazioni dei diritti. Queste purtroppo sempre più spesso non cessano neanche alle porte o dentro l’Unione Europea. Mai come quest’anno c’è una contraddizione (uno scandalo) stridente e conclamata tra le parole di Papa Francesco e le immagini che ci arrivano dalla diverse frontiere marine e terrestri del nostro Continente: da un lato, l’enciclica Fratelli Tutti, il Messaggio per la Giornata del Migrante e del Rifugiato del 2021 che ispira il rapporto e i discorsi durante il recente pellegrinaggio a Cipro e in Grecia; dall’altro lato, le violenze e le umiliazioni lungo la rotta balcanica, i campi di confinamento, le navi con le persone appena salvate in mare tenute fuori dai porti, i migranti e i rifugiati bloccati al confine tra Bielorussa e Polonia tenuti a distanza con idranti e lacrimogeni". Lo ha detto questa mattina mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei in apertura della presentazione del Rapporto "Il Diritto D'Asilo" della Fondazione Migrantes. Il presule ha invitato a "non dimenticare" le numerose crisi internazionali che "generano insicurezza e costringono le persone a fuggire. Sono ancora vive nella nostra memoria le drammatiche immagini dello scorso agosto quando migliaia di cittadini afghani si accalcavano all’ingresso dell’aeroporto di Kabul nella speranza di lasciare il Paese per mettersi in salvo". Papa Francesco "ci  invita con forza a camminare insieme per raggiungere pace e giustizia e individua, proprio nell’abbattimento dei muri e nella capacità di costruire legami e ponti due degli strumenti più efficaci per edificare un futuro che non lasci indietro o nella marginalità sempre più persone e che non condanni la parte che non esclude a un male interiore che non lascia scampo: l’indifferenza" e ricorda inoltre che "proprio i muri e i fili spinati sembrano essere la cifra di questo tempo a cui però non bisogna né abituarsi né rassegnarsi. Occorre invece continuare a denunciare e provare a trovare una strada diversa". Per la Chiesa che è in Italia "stare accanto ai più deboli è una scelta che si rinnova ogni giorno nella verità e nella carità". A questo proposito mons., Russo - ricorda l’impegno nel rispondere alle grandi sfide contemporanee che coinvolgono centinaia di migliaia di rifugiati. Negli ultimi anni la Chiesa che è in Italia ha garantito oltre 700 posti di accoglienza per i profughi giunti da Kabul con i ponti aerei e, recentemente, la CEI firmato un nuovo protocollo con il Governo italiano per l’apertura di un corridoio umanitario da Iran e Pakistan per trasferire in Italia, in modo legale e sicuro, rifugiati afghani. Il segretario della cei ha concluso auspicando che “gli ostacoli verso un noi sempre più grande” possano essere "superati attraverso il riconoscimento dell’altro e del valore dell’accoglienza".  

Il bimbo e la foresta

14 Dicembre 2021 - In quei boschi splendidi e immensi di Ucraina ero stato anni addietro accompagnato da padre Pavel Vyshkovsky che a Roma si era laureato in storia del cristianesimo con una tesi sull’Holodomor, lo sterminio per fame che tra il 1932 e il 1933 Stalin aveva voluto per piegare il popolo ucraino ribellatosi all’ingiustizia del suo regime: cinque milioni di vittime, moltissimi i bambini. Fui colpito da un incontro di alcune centinaia di bambini raccolti da padre Pavel per un giorno di giochi attorno ad alcune suore, preti, laici. Una festa nel bosco alla quale anche gli alberi partecipavano. Al termine il vescovo mi chiese: “Quando torna in Italia dica che molti di questi bambini sono i figli di donne ucraine al servizio di persone italiane, sono mamme che mandano i soldi del loro lavoro per sostenere i piccoli rimasti qui”. Non mancai di dirlo e di scriverlo. In molto altri Paesi dell’Est europeo vissi simili esperienze, il messaggio del vescovo ucraino si ripeté, l’immagine di quei bimbi nella foresta ucraina non si è cancellata. Si è fatta ancor più viva e graffiante di fronte a quelle che vengono da questi luoghi segnati dalla sofferenza e dalla morte di bambini appena nati o non ancora nati, di mamme e di papà disperati. Morti o abbandonati sotto un manto europeo, non solo quello delle istituzioni dell’Unione europea, che raggela invece di riscaldare. Gli alberi delle foreste di Ucraina, testimoni di una disumanità senza frontiere e che vede estendersi l’ombra di un conflitto, hanno cercato e cercano di proteggere con i rami e con la legna per il fuoco. Faremo il presepio e ci augureremo Buon Natale anche quest’anno. La statuetta del bambino che metteremo nella culla avrà il volto del piccolo morto per il gelo tra Polonia e Bielorussia oppure annegato nelle acque del Mediterraneo o nel fiume al confine tra Messico e Usa? È una domanda che irrompe e attende una risposta dalla coscienza più che da nobili concetti, da dotte citazioni, da rispettabili omelie. Anche le grandi questioni che oggi impregnano i media e l’opinione pubblica quali il futuro della democrazia, la ripresa economica, la lotta al virus e la difesa dell’ambiente sono a un bivio: o si chinano come gli alberi della foresta di fronte a un bambino oppure non hanno né senso né futuro. È notte nei boschi di Ucraina, sul Mediterraneo, al confine tra Messico e Usa, in mille altri presepi nel mondo compreso quello della stazione Termini di Roma dove un giovane è morto assiderato. È notte in strade e piazze vicine alle nostre case. È notte anche per il creato manomesso e violentato. Il presepio ha sempre un senso profondo e da riscoprire ogni anno: rasserena e nello stesso tempo provoca. Nella notte del mondo lascia intravvedere un chiarore che oggi richiama quelle luci verdi accese per un bambino nel buio della foresta di Ucraina che è il buio della foresta del mondo. (Paolo Bustaffa)

Vescovi Guatemala su incidente ai migranti: vittime sono “persone spinte da mancanza di opportunità”

13 Dicembre 2021 - Roma - “Come pastori siamo profondamente commossi per il terribile incidente accaduto il 9 dicembre, a Corzo de Chiapas, in Messico, dove sono morti decine di fratelli migranti, e molti altri sono rimasti feriti. In grande maggioranza erano giovani. Sono persone che, spinti dalla mancanza di opportunità, si erano messi in viaggio verso il cosiddetto sogno americano”. Lo ha scritto, riferisce l'agenzia Sir,  la Conferenza episcopale guatemalteca (Ceg) in seguito all’incidente accaduto nel sud del Messico, dove un camion che li trasportava clandestinamente è uscito di strada nei pressi di Tuxtla Gutiérrez, capoluogo del Chiapas. Nell’incidente sono morte almeno 55 persone, in gran parte di nazionalità guatemalteca tra cui alcuni minori. Continua la nota dei vescovi, firmata da firmata da mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, arcivescovo di Città del Guatemala e presidente della Conferenza episcopale (Ceg), e mons. Antonio Calderón Cruz, vescovo di Jutiapa e segretario generale: “Consapevoli che tale incidente ha aggravato la precaria situazione nella quale si trovavano queste famiglie, vogliamo esprimere la nostra solidarietà e vicinanza a quelle più colpite e offriamo le nostre preghiere per il riposo eterno dei defunti e per il pronto recupero di coloro che sono stati feriti”. Il messaggio esprime la convinzione che “situazioni di ingiustizia e povertà, corruzione e criminalità in varie Paesi, costringono le persone a migrare e a esporsi a situazioni come queste, mostrando come sempre più le politiche migratorie siano disumane”. In particolare, essendo gran parte delle vittime del Guatemala, “questo incidente evidenzia il nostro male e mostra la realtà rispetto alla quale tanti credono che solo migrando troveranno un orizzonte di vita degno”. Conclude la nota: “Chiediamo alle autorità governative che i familiari ricevano informazioni tempestive e accurate, che le persone ferite continuino a ricevere cure mediche adeguate, che sia assicurato un trattamento rispettoso alle vittime e un rimpatrio dignitoso dei defunti”.

Migrantes Concordia-Pordenone: domenica “Natale nel Mondo”

9 Dicembre 2021 - Pordenone - Domenica prossima, 12 dicembre, nella chiesa di San Pietro Apostolo di Cordenons, alle ore 15.00, si svolgerà la manifestazione “Natale nel mondo”. Si tratta di un’iniziativa organizzata dalla Commissione diocesana Migrantes della diocesi di Concordia-Pordenone: è un’occasione d’incontro e di condivisione tra le diverse comunità cattoliche presenti sul territorio, che propongono i loro canti tradizionali di Natale. Per la comunità italiana si esibiscono il Coro della parrocchia di San Francesco di Pordenone, il Coro della parrocchia della Madonna delle Grazie di Pordenone e il Complesso multietnico Coro Sconfinato. Partecipano con i loro canti natalizi tradizionali le comunità filippina, ghanese, nigeriana, rumena e ucraina: è un appuntamento che le diverse comunità condividono da otto anni per prepararsi insieme alla celebrazione del Santo Natale.

Papa Francesco: “davanti ai volti di chi emigra, non possiamo tacere, non possiamo girarci dall’altra parte”

9 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - "Il mio augurio per Cipro è che sia sempre un laboratorio di fraternità, dove l’incontro prevalga sullo scontro, dove si accoglie il fratello, soprattutto quando è povero, scartato, emigrato. Ripeto che davanti alla storia, davanti ai volti di chi emigra, non possiamo tacere, non possiamo girarci dall’altra parte". Papa Francesco torna sul tema dei migranti ricordando il suo recente viaggio a Cipro e in Grecia dove ha anche voluto tornare a Lesbo per visitare i migranti nel campo. "A Cipro, come a Lesbo, ho potuto guardare negli occhi questa sofferenza: per favore, guardiamo negli occhi gli scartati che incontriamo, lasciamoci provocare dai visi dei bambini, figli di migranti disperati. Lasciamoci scavare dentro dalla loro sofferenza per reagire alla nostra indifferenza; guardiamo i loro volti, per risvegliarci dal sonno dell’abitudine!". è stato l'appello del pontefice che ha ringraziato per l'accoglienza ricevuta in questo 35mo viaggio internazionale. Anche in Grecia  "ho ricevuto un’accoglienza fraterna. Ad Atene ho sentito di essere immerso nella grandezza della storia, in quella memoria dell’Europa: umanesimo, democrazia, sapienza, fede. Anche lì ho provato la mistica dell’insiemenell’incontro con i fratelli Vescovi e la comunità cattolica, nella Messa festosa, celebrata nel giorno del Signore, e poi con i giovani, venuti da tante parti, alcuni da molto lontano per vivere e condividere la gioia del Vangelo. E ancora, ho vissuto il dono di abbracciare il caro Arcivescovo ortodosso Ieronymos: prima mi ha accolto a casa sua e il giorno seguente è venuto a trovarmi. Custodisco nel cuore questa fraternità", ha detto il Pontefice. (R.Iaria)

Papa Francesco: “Se non risolviamo il problema dei migranti rischiamo di far naufragare la civiltà”

7 Dicembre 2021 - Città del Vaticano – “Se non risolviamo il problema dei migranti rischiamo di far naufragare la civiltà”. Lo ha detto ieri pomeriggio papa Francesco nella consueta conferenza stampa sull’aereo che lo riportava a Roma dopo il viaggio a Cipro e in Grecia. Il pontefice ammonisce chi alza muri e fili spinati: “se avessi davanti un governante che impedisce l’immigrazione con la chiusura delle frontiere e con i fili spinati gli direi: pensa al tempo in cui tu fosti migrante e non ti lasciarono entrare, volevi scappare… Ma i governi devono governare e se arriva un’ondata migratoria non si governa più? Ogni governo deve dire chiaramente quanti migranti può ricevere, è un suo diritto, ma allo stesso tempo i migranti vanno accolti, accompagnati, promossi”, ha detto il papa.  Se un governo “non può fare questo deve entrare in dialogo con altri Paesi. La Ue deve costruire armonia per la distribuzione dei migranti. In Europa non c’è una linea comune. I migranti vanno integrati: perché se non integri il migrante, questo maturerà una cittadinanza di ghetto. E avrai un guerriero”, ha aggiunto papa Francesco rispondendo ad una domanda. Certo, non è facile. I rappresentanti dei governi europei devono mettersi d’accordo. E se uno Stato manda indietro un migrante nel suo Paese allora deve integrarlo là, non lasciarlo sulla costa libica”. (R.Iaria)

Viaggio papa Francesco: oggi preghiera con i migranti a Cipro e domenica visita a Lesbo

3 Dicembre 2021 - Città del Vaticano - Continua oggi il viaggio di Papa Francesco - il 35mo viaggio internazionale dall'inizio del suo pontificato - a Cipro e Grecia. Oggi giornata intensa: nel pomeriggio presiederà una preghiera ecumenica con i migranti a Cipro. Domenica, in Grecia, visiterà nuovamente l’isola di Lesbo con sua beatitudine Ieronymos II arcivescovo di Atene e nella quale era stato già nel 2016 anche con il patriarca ecumenico Bartolomeo I, per dare un chiaro segno che l’aiuto per i migranti e per i rifugiati è una grande sfida ecumenica, che necessita di una comune collaborazione. Una tappa, preceduta ieri da due incontri con migranti e rifugiati, prima della partenza, che ha un grande significato in questo particolare momento storico. (Raffaele Iaria)

Centro La Pira: appello per il sostegno di due giovani studenti rifugiati

3 Dicembre 2021 - Firenze - Il Centro Studenti Internazionale "Giorgio La Pira" di Firenze lancia un appello per il sostegno di due giovani studenti rifugiati giunti a Firenze grazie all'intervento dell'Università di Firenze, la quale è riuscita a farli allontanare dal proprio paese per salvarli dalla persecuzione di un regime violento e dittatoriale. I due studenti hanno così potuto riprendere i propri studi, grazie anche al Centro La Pira che li ha accolti, ma si trovano adesso - si legge in appello - in una situazione di estrema difficoltà. Hanno bisogno di aiuto per la propria sussistenza e per gli studi. "Il loro sogno intimo - scrive il Centro Studenti Internazionale "Giorgio La Pira"-  è quello di poter essere utili per le famiglie e per lo sviluppo del proprio Paese. Passo dopo passo ci poniamo al loro fianco, affinchè possano trovare un po' di serenità e concludere i propri percorsi di studio con successo. Per questo c'è bisogno dell'aiuto di tutti!". Info www.centrointernazionalelapira.org.    

La Diocesi Cefalù accoglie una famiglia iraniana

1 Dicembre 2021 -

Viminale: da inizio anno sbarcate 62.941 persone migranti sulle coste italiane

1 Dicembre 2021 - Roma – Sono 62.941 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’inizio anno. Di questi – secondo i dati diffusi del ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina - 15.055 sono di nazionalità tunisina (24%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Egitto (7.838, 13%), Bangladesh (7.567, 12%), Iran (3.793, 6%), Costa d’Avorio (3.564, 6%), Iraq (2.514, 4%), Guinea (2.311, 4%), Marocco (2.163, 3%), Eritrea (2.113, 3%), Siria (2.096, 3%) a cui si aggiungono 13.927 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.​