Tag: Immigrati e rifugiati

Diocesi Roma: le comunità immigrate nel cammino sinodale

22 Novembre 2021 - Roma - “La città interculturale nella prospettiva del cammino sinodale” è il tema dell’incontro promosso dalla Caritas, dall’Ufficio Migrantes e dal Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese della diocesi di Roma che si svolgerà il 27 novembre alle ore 10 nella chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio a Roma (via Terni, 92). L’incontro vedrà gli interventi di Caterina Boca, dell’Ufficio Rifugiati di Caritas Italiana, padre Gioacchino Campese, missionario Scalabriniano docente della Pontificia Università Urbaniana. Modera padre Gabriele Beltrami, responsabile dell’Ufficio Comunicazione dei padri Scalabriniani.

p. Luison:“continui pullman di migranti deportati da Usa e Messico scaricati nei posti di frontiera”

22 Novembre 2021 - In questo momento, la maggiore tra le tante emergenze migratorie che affronta il Guatemala è la lunga catena di respingimenti e deportazioni, sia da parte degli Usa, che del Messico, che, ultimamente, dello stesso Guatemala, riporta i migranti nel cuore dell’America Centrale. È quanto afferma padre Matteo Luison, missionario scalabriniano, originario di Castello di Godego (Treviso), da quattro mesi segretario esecutivo della pastorale della Mobilità umana per la Conferenza episcopale del Guatemala. Una sorta di ondata di ritorno, dopo che quella di andata, comunque più che mai presente, si infrange sulla frontiera usa, più che mai impermeabile. “Qualche settimana fa - racconta al Sir padre Matteo - abbiamo dovuto gestire un’emergenza nel piccolo villaggio di El Ceibo, nel dipartimento del Petén, al confine con lo Stato messicano del Tabasco. Un posto di frontiera secondario, sul quale non sono accesi i riflettori, nel quale venivano letteralmente 'scaricati' pullman che nel giro di due giorni arrivavano dalla frontiera Usa, transitavano per Villa Hermosa, capitale del Tabasco, e arrivavano in questo piccolo centro, dove esiste una Casa del migrante. L’unica a farsi carico dell’accoglienza è stata la Chiesa. Ora, la situazione a El Ceibo è un po’ più tranquilla, perché le autorità del Guatemala hanno solo spostato il problema a Corinto, nel sudest del Paese, al confine con l’Honduras. La cosa che risalta, in tutto questo, è la mancanza di attenzione per le persone, per la loro condizione e provenienza, per il loro eventuale status di rifugiati. Negli ultimi anni, in particolare, sono aumentati tantissimo minori, donne, intere famiglie”.

Oxfam e Greek refugees council: il 46% dei migranti in detenzione amministrativa in Grecia senza accuse penali a carico. “Qui muore l’umanità dell’Europa”

17 Novembre 2021 -
Atene - In Grecia la detenzione amministrativa dei migranti richiedenti asilo è diventata la regola e non l’eccezione, in aperta violazione con la normativa europea. Uomini, donne e bambini sono sottoposti a condizioni di detenzione degradanti e che negano i loro diritti fondamentali, come rilevato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. È l’allarme lanciato oggi da Oxfam e Greek refugees council con nuovo rapporto che fotografa una situazione drammatica, che colpisce persone estremamente vulnerabili arrivate in Europa per trovare salvezza da guerre e persecuzioni in Paesi come Afghanistan, Siria, Repubblica democratica del Congo e molti altri. Il report rileva che quasi la metà dei migranti (46%) resta in detenzione per oltre 6 mesi. A giugno i migranti in detenzione amministrativa senza nessuna accusa penale a carico, erano quasi 3mila. 1 persona su 5 viene detenuta per lunghi periodi in celle anguste concepite per poche ore di fermo. Donne incinte, bambini e persone con gravi vulnerabilità, vengono detenute senza un’assistenza sanitaria e legale adeguata. La volontà di usare la detenzione come prassi si riflette nelle recenti politiche adottate dalla Grecia. Nonostante la normativa europea indichi la detenzione amministrativa come ultima risorsa”, ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia. “La detenzione amministrativa è solo un altro strumento per impedire alle persone di cercare sicurezza e un futuro in Europa – ha aggiunto Vasilis Papastergiou, esperto legale del Greek refugees council –. Mentre le autorità greche si rifiutano di considerare altre opzioni, i tribunali greci spesso rifiutano i ricorsi e gli appelli contro la detenzione, anche da parte di donne in gravidanza. Uno status quo avvallato anche dall’Unione europea che sta finanziando i nuovi centri di semi-detenzione in Grecia, luoghi chiusi e controllati dove i migranti vengono abbandonati a sé stessi e dimenticati. Tutto questo, la detenzione assunta come regola e non come eccezione, come non è solo contrario alle normative internazionali ed europee sulle migrazioni, ma implica anche un pesante costo morale ed economico”. “È necessario che la Grecia cambi approccio politico e prenda immediati provvedimenti legislativi che la riportino in linea con lo Stato di diritto”, chiede Pezzati.

Viminale: da inizio anno sbarcate 59.472 persone migranti

17 Novembre 2021 - Roma - Sono 59.472 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 14.865 sono di nazionalità tunisina (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (7.014, 12%), Egitto (6.788, 11%), Iran (3.600, 6%), Costa d’Avorio (3.427, 6%), Iraq (2.462, 4%), Guinea (2.149, 4%), Marocco (2.116, 4%), Eritrea (2.021, 3%), Sudan (1.730, 3%) a cui si aggiungono 13.682 persone (22%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. A diffondere il dato il sito del Viminale.

Vescovi Triveneto e la dimensione pastorale del fenomeno migratorio

17 Novembre 2021 -

Zelarino - Si sono incontrati ieri a Zelarino i vescovi della Conferenza Episcopale del Triveneto. I vescovi, nel pomeriggio,  hanno incontrato il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis e il responsabile della Commissione regionale Migrantes don Giuseppe Mirandola: è stata l’occasione per riflettere sulla più ampia dimensione “pastorale” del fenomeno migratorio che riguarda e tocca tanti aspetti della vita ecclesiale - dalla cura dei migranti italiani all’estero a quella delle comunità di immigrati presenti nelle comunità ecclesiali e nelle città di questo territorio fino al segmento doloroso dei “migranti forzati” - richiedendo così un’attenzione complessiva, come una nuova risorsa, e non limitata a sole questioni di ordine pubblico, carità e primo soccorso, si legge in una nota. Al termine è stata espressa "la forte preoccupazione per la situazione di sfruttamento e crisi umanitaria che coinvolge migliaia di migranti giunti e ammassati ai confini tra Bielorussia e Polonia e sulla rotta balcanica".

Confine Bielorussia-Polonia: migranti usati come scudi umani. Intervista a mons. Gintaras Linas Grušas

17 Novembre 2021 - Roma - “È con grande tristezza che vediamo queste immagini e la sofferenza che le persone stanno sopportando. Famiglie con bambini intrappolate alla frontiera. Ma è molto importante capire anche cosa c’è dietro a quelle immagini. Non sono solo migranti e rifugiati, ma persone che vengono utilizzate da un regime governativo”. Usa parole chiare e dirette mons. Gintaras Linas Grušas, arcivescovo di Vilnius e nuovo presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, per descrivere e denunciare quanto sta succedendo realmente al confine tra Bielorussia e Polonia dove si sono radunati nei campi vicino a Kuznica, circa 4.000 migranti, in fuga per lo più da Siria e Iraq. E aggiunge: “Vengono trafficati per scopi politici e usati come scudi umani nel tentativo di ottenere guadagni politici e destabilizzare la situazione al confine dell’Ue. Questa azione è chiamata attacco ibrido, perché utilizza armi non tradizionali (traffico di persone, disinformazione e altri mezzi) per attaccare l’integrità dei confini di altri paesi”.
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
Chi sono le persone che attraversano questa rotta per l’Europa? Ho potuto parlare con alcuni dei rifugiati. Molti stanno cercando di fuggire da orribili situazioni nei loro paesi d’origine. Molti hanno visto gli orrori della guerra, persino i loro familiari uccisi davanti ai loro occhi. Alcuni fuggono anche dalle persecuzioni per motivi religiosi. Altri cercano una vita migliore. Altri ancora sono studenti di varie nazioni africane a cui è stata data l’opportunità di studiare in Bielorussia. Quando il regime di Lukashenko ha deciso di avviare questa azione per creare una crisi di confine con l’Unione europea, ha aumentato l’affitto dei dormitori per questi studenti stranieri a un livello tale che non potevano più permettersi di pagarlo. A quel punto, è stata data loro la possibilità di tornare nel proprio paese o “andare nell’Ue”. A quel punto cosa succede? Di fronte a quella scelta, decidono di andare nell’Ue, non comprendendo però la posizione in cui vengono messi. Il governo li porta al confine e li fa attraversare. A quel punto chi viene fermato per aver tentato di attraversare il confine illegalmente, viene rimandato indietro ma non può tornare né a Minsk né in altri luoghi. Viene trattenuto al confine da funzionari bielorussi che sono armati e usano cani per impedire alle persone di fuggire e mettersi in salvo. Inoltre, il governo bielorusso sta organizzando voli per Minsk offrendo alle persone la promessa di un’opportunità per entrare nell’Unione Europea. Molte persone, non rendendosi conto di essere manipolate, abboccano nella speranza di un futuro migliore. Perché usare i migranti? È tutto coordinato dalle autorità bielorusse al fine di avere una posizione negoziale con l’Unione Europea, per eliminare le sanzioni che sono state imposte per le precedenti azioni del regime. Gli stessi bielorussi testimoniano che i migranti che arrivano in Bielorussia come turisti vengono prelevati dalle guardie di frontiera delle città bielorusse e portati al confine con l’Unione europea. Si tratta di una nuova forma di tratta di esseri umani, che è un crimine riconosciuto a livello internazionale, ma in questo caso non per profitto finanziario personale, ma per guadagni politici nel tentativo di preservare un regime autoritario. Vuole lanciare un appello ai leader politici? Per comprendere la possibilità di fare un appello ai leader politici, bisogna ricordare la situazione in Bielorussia. In Bielorussia, molte persone innocenti vengono torturate, perseguitate e imprigionate. Questo sta accadendo ai confini dell’Europa e a persone che lottano per i valori e le libertà occidentali. Il regime di Lukashenko ha preso in ostaggio la sua stessa popolazione e sta usando i rifugiati come ostaggi e scudi umani. La Caritas e altre organizzazioni umanitarie in Lituania stanno lavorando con il governo non solo per dare assistenza a coloro che hanno attraversato il confine e sono attualmente ospiti nei centri per migranti, ma anche nella preparazione di pacchetti di assistenza che possono essere dati a chi è rimasto bloccato al confine. Qual è il modo giusto per affrontare il problema? Innanzitutto, è della massima importanza assistere le persone in migrazione. Sono stati raccolti fondi in Lituania per aiutare i migranti sia attraverso le parrocchie che direttamente dalla Caritas. Ma la situazione è molto più complessa di una semplice questione migratoria o di rifugiati, e richiede che la comunità politica internazionale agisca per porre fine a questa azione militare non convenzionale e a questa forma di traffico illegale di esseri umani per guadagno politico. Il tempo della misericordia è adesso.La solidarietà dei cristiani con coloro che sono nel bisogno è della massima importanza. Per aiutare chi si trova nei centri migratori e alla frontiera, ma anche e molto di più per aiutare chi è stato preso nelle reti di questa nuova forma di traffico di esseri umani. (M. Chiara Biagioni)

Papa Francesco al Centro Astalli: “governi incapaci di gestire la mobilità umana, no a muri e ritorno in luoghi non sicuri”

16 Novembre 2021 - Roma - “La storia in questi ultimi decenni ha dato segni di un ritorno al passato: i conflitti si riaccendono in diverse parti del mondo, nazionalismi e populismi si riaffacciano a diverse latitudini, la costruzione di muri e il ritorno dei migranti in luoghi non sicuri appaiono come l’unica soluzione di cui i governi siano capaci per gestire la mobilità umana”. Lo scrive Papa Francesco nel saluto introduttivo alla mostra fotografica “Volti al futuro” organizzata dal Centro Astalli nella chiesa di Sant’Andrea al Quirinale a Roma, in occasione del 40° anniversario della nascita dello stesso Servizio fondato da P. Pedro Arrupe.  La mostra, inaugurata oggi fino al 28 novembre, rappresenta venti ritratti di rifugiati accolti al Centro Astalli e realizzati da Francesco Malavolta.  Il Papa si rivolge nella lettera direttamente ai rifugiati che in questi ultimi 40 anni sono arrivati in Italia, ricordando che il numero 40 “nella Bibbia, è un numero significativo che ha molti rimandi” come “il popolo di Israele che per 40 anni cammina nel deserto, prima di entrare nella terra della promessa”. E anche gli ultimi 40 anni “della storia dell’umanità non sono stati un progredire lineare: il numero delle persone costrette a fuggire dalla propria terra è in continua crescita”. “Molti di voi – dice il Papa – sono dovuti scappare da condizioni di vita assimilabili a quelle della schiavitù, dove alla base c’è una concezione della persona umana deprivata della propria dignità e trattata come un oggetto. Conoscete quanto può essere terribile e spregevole la guerra, sapete cosa significhi vivere senza libertà e diritti, assistete inermi mentre la vostra terra inaridisce, la vostra terra inaridisce, la vostra acqua si inquina e non avete altra possibilità se non quella di mettervi in cammino verso un luogo sicuro in cui realizzare sogni, aspirazioni, in cui mettere a frutto talenti e capacità”. Eppure allo stesso tempo, prosegue, “voi cari rifugiati siete segno e volto di speranza. C’è in voi l’anelito a una vita piena e felice che vi sostiene nell’affrontare con coraggio circostanze concrete e difficoltà che a molti possono sembrare insormontabili”. Una speranza che “ci fa guardare con fiducia al futuro sognando di poter vivere insieme come popolo libero perché solidale, che sa riscoprire la dimensione comunitaria della libertà, come popolo unito, non uniforme, variegato nella ricchezza delle differenti culture”.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 59.260 persone migranti sulle coste italiane

16 Novembre 2021 - Roma -Sono  59.260 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi  14.862 sono di nazionalità tunisina (25%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (6.950, 12%), Egitto (6.620, 11%), Iran (3.600, 6%), Costa d’Avorio (3.372, 6%), Iraq (2.462, 4%), Marocco (2.090, 3,5%), Guinea (2.090, 3,5%), Eritrea (1.872, 3%), Sudan (1.660, 3%) a cui si aggiungono 13.682 persone (23%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Papa Francesco a Firenze il 27 febbraio 2022: nel programma un incontro con rifugiati e profughi

15 Novembre 2021 - Roma - Il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, ha ricevuto conferma della visita di Papa Francesco a Firenze il 27 febbraio 2022 in occasione dell’Incontro di Vescovi e Sindaci del Mediterraneo. La visita, è stato comunicato al Cardinale, seguirà questo programma: il Papa atterrerà nello stadio di atletica “Luigi Ridolfi” alle ore 8, in forma privata. Alle 8.30, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, incontrerà i Vescovi e i Sindaci: qui pronuncerà il suo discorso e successivamente, nella Sala Leone X, saluterà alcuni Sindaci. Alle 9.30, nella Sala D’Arme, è previsto l’incontro con le famiglie di profughi e rifugiati, al quale seguirà, alle 10.30, la celebrazione della Santa Messa nella Basilica di Santa Croce. Al termine, sul sagrato della Basilica in piazza Santa Croce, il Papa reciterà la preghiera dell’Angelus, prima di ripartire per il Vaticano. “Esprimo profonda gratitudine a Papa Francesco – commenta il card. Bagnasco – per questo gesto di attenzione verso l’iniziativa che coinvolge le comunità ecclesiali e civili del Mediterraneo. Come già avvenuto per il precedente Incontro, vissuto a Bari nel 2020, il Papa non soltanto benedice l’iniziativa, ma vi pone il suo sigillo, assicurando la sua partecipazione nella giornata conclusiva. L’Incontro di Firenze sarà l’occasione per proseguire la riflessione a partire dagli impegni che il Santo Padre ci ha consegnato a Bari: ‘Ricostruire i legami che sono stati interrotti, rialzare le città distrutte dalla violenza, far fiorire un giardino laddove oggi ci sono terreni riarsi, infondere speranza a chi l’ha perduta ed esortare chi è chiuso in sé stesso a non temere il fratello. E guardare questo, che è già diventato cimitero, come un luogo di futura risurrezione di tutta l’area’. Le sfide che siamo chiamati ad affrontare costituiscono uno stimolo a superare le barriere che segnano il Mediterraneo e a intensificare l’incontro e la comunione fra le Chiese sorelle. Solo tessendo relazioni fraterne è possibile promuovere il processo d’integrazione. Ripartiamo, allora, da Firenze per far sì che le sponde del Mediterraneo tornino a essere simbolo di unità e non di confine”.    

Corridoi umanitari Cei-Sant’Egidio: arrivati 63 profughi dall’Etiopia

13 Novembre 2021 -

Roma - Sono atterrati questa mattina a Fiumicino, con un volo di linea dell’Ethiopian Airlines proveniente da Addis Abeba, 63 profughi del Corno d’Africa. Le condizioni di vita di queste persone, da tempo rifugiate nei campi dell’Etiopia​, poi nella Capitale, si erano ulteriormente complicate a causa del conflitto che, in questi mesi e in particolare nelle ultime settimane, sta interessando l'Etiopia​. Il loro ingresso in Italia è stato reso possibile grazie a un Protocollo d’intesa con lo Stato italiano, firmato nel 2019 dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Comunità di Sant’Egidio  che prevede l’arrivo di 600 persone vulnerabili con i corridoi umanitari. La partenza, inizialmente prevista per la fine di novembre, è stata anticipata a causa dei problemi di sicurezza ed è stata facilitata dalla fattiva collaborazione del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell'Interno, della Direzione Generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie e dell'Ambasciata d'Italia ad Addis Abeba. Ad accogliere a Fiumicino i 63 profughi -  in maggioranza nuclei familiari composti da donne sole con minori e singoli sotto i 25 anni - sono stati i volontari ed alcuni familiari, da tempo residenti nel nostro Paese, in qualche caso già cittadini italiani. Saranno ospitati a Roma e in diverse regioni italiane (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Marche e Campania) presso associazioni, parrocchie, appartamenti di privati e istituti religiosi, con il supporto di famiglie italiane che si occuperanno di accompagnare il percorso d’integrazione sociale e lavorativa sul territorio, garantendo servizi, corsi di lingua italiana, inserimento scolastico per i minori, cure mediche adeguate. Tutto ciò grazie a un progetto totalmente autofinanziato con l’8x1000 della Cei, fondi raccolti dalla Comunità di Sant’Egidio e la generosità non solo di associazioni e parrocchie ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario.