Tag: Immigrati e rifugiati

Giornata dei Poveri: mons. Crociata visita le famiglie del campo Al Karama

13 Novembre 2021 - Latina - Ieri pomeriggio il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata si recato presso le famiglie che abitano nel campo Al Karama, di Borgo Bainsizza a Latina, zona rurale al confine con la provincia romana. Una visita in occasione della V Giornata mondiale dei Poveri, voluta da Papa Francesco e che si celebrerà domenica prossima in tutte le chiese del mondo. Il vescovo era accompagnato dal direttore della Caritas e della Migrantes diocesana Angelo Raponi con alcuni volontari che seguono il campo. Monsignor Crociata si è intrattenuto con gli appartenenti alle circa 35 famiglie che vivono in una situazione di assoluto degrado, ha visitato le varie baracche - di quelle costruite ancora con l’amianto - e ascoltato le loro storie fatte di precarietà estrema, consapevoli di non essere accettati da parte del territorio circostante e quindi del forte pregiudizio contro di loro. Infatti, questo campo accoglie da anni famiglie di rom e sinti, molti sono anche cittadini italiani ma anche nomadi provenienti dalla Romania, ovviamente da zone altrettante povere. Alle famiglie mons. Crociata ha donato generi di prima necessità e piccole ghiottonerie per i bambini, doni simbolici che si affiancano al servizio più complesso e continuo nel tempo assicurato dai volontari della Caritas e della Migrantes diocesana. Dopo circa un’ora il saluto con la promessa che le istanze raccolte, piene di problematiche complesse, non saranno dimenticate appena rientrati negli uffici della curia vescovile. Al termine di questa visita il direttore della Caritas e Migrantes a Angelo Raponi ha commentato: «Il nome Al Karama in italiano vuol dire dignità. Credo che la visita di monsignor Crociata voglia prima di tutto affermare la dignità delle persone che abitano il campo. Al di là di tutte le retoriche possibili, i pregiudizi, o i giudizi scontati, queste persone, adulti e bambini, sono fratelli e sorelle preziosi, una ricchezza nella società. Condividono il nostro territorio e sperano di condividere la nostra Costituzione, fondata sui diritti umani e civili. Sperano, quindi, di essere riconosciuti come fratelli e come cittadini, sperano di poter dare istruzione ai loro figli e chiedono il diritto di essere sé stessi. Mi auguro che questi loro legittimi auspici possano trasformarsi in certezze per la loro dignità di essere umani».  

Centro Astalli: i rifugiati incontrano il Presidente della Repubblica

12 Novembre 2021 -  Roma - Una giovane rifugiata nigeriana e una coppia di coniugi afgani accompagnati da P. Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli e da una delegazione del Centro hanno incontrato ieri il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, in occasione del 40° anniversario di attività che ricorre il prossimo 14 novembre, nel giorno della nascita del fondatore p. Pedro Arrupe. I tre rifugiati, che sono sostenuti dal Centro Astalli nel loro percorso di integrazione in Italia, hanno avuto modo di raccontare al Capo dello Stato la loro storia personale, i motivi della fuga dai loro Paesi di origine e il percorso di inclusione in Italia. Joy, in particolare, ha raccontato al Presidente la condizione di violenza e persecuzione cui sono sottoposte in Nigeria le persone albine come lei. Ma soprattutto ha voluto condividere la gioia della laurea arrivata il mese scorso e l’amicizia che la lega al Centro Astalli, che l’ha accompagnata ogni giorno del suo percorso a Trento, dove ha vissuto dal suo arrivo dalla Libia a Lampedusa. Jawad e Nazifa hanno riferito al Presidente la grande preoccupazione per le loro famiglie di origine, bloccate a Kabul. Fratelli, sorelle e nipoti cui non riescono a far arrivare viveri e beni di prima necessità, ormai irreperibili in Afghanistan. I familiari non escono di casa dal giorno dell’attentato all’aeroporto di Kabul, perché sono di etnia hazara e hanno lavorato per anni con la cooperazione allo sviluppo italiana. “I rifugiati che hanno lasciato il loro Paese per mettersi in salvo da guerre e persecuzioni  - ha detto p. Ripamonti - e che hanno fatto il loro percorso di accoglienza e integrazione in Italia sono stati ricevuti dal Capo dello Stato al Quirinale. Un momento bello e ricco di significati. Noi ne vogliamo sottolineare in particolare uno: il Presidente, accogliendoci, ha mostrato il volto di un’Italia solidale e aperta. I rifugiati sono parte delle nostre comunità, contribuiscono alla nostra crescita umana e culturale e rappresentano il volto del futuro”. Durante l’incontro il religioso gesuita ha voluto condividere con il Presidente la preoccupazione per i migranti alle frontiere d’Europa: “Al confine polacco si sta consumando l’ennesima tragedia in cui le vittime sono uomini e donne vulnerabili e in cerca di salvezza. Molti di loro sono afgani e scappano dal regime talebano”.

Viminale: da inizio anno sbarcate 57.479 persone migranti sulle coste italiane

11 Novembre 2021 - Roma - Sono 57.479 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 57.500 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 14.645 sono di nazionalità tunisina (26%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (6.501, 11%), Egitto (6.351, 11%), Iran (3.434, 6%), Costa d’Avorio (3.262, 6%), Iraq (2.313, 4%), Guinea (1.994, 3%), Eritrea (1.770, 3%), Marocco (1.746, 3%), Sudan (1.640, 3%) a cui si aggiungono 13.829 persone (24%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Migrantes Vittorio Veneto: un tavolo di lavoro con Caritas e Missio sul tema della casa per gli immigrati

11 Novembre 2021 - Vittorio Veneto - Tempi difficili questi, anche per chi cerca una casa in affitto. Basta passare lungo le vie dei nostri paesi e delle nostre città per vedere esposti cartelli con la scritta: “Vendesi”. Per cercare un’abitazione occorre rivolgersi ad un’agenzia immobiliare, che, non solo fa da garante per il proprietario, ma vaglia anche l’affidabilità di colui o di coloro che chiedono un regolare contratto di affitto. La cosa si complica se a chiedere la locazione sono immigrati oppure famiglie appartenenti a minoranze etniche. La casa è l’ambiente che dà sicurezza, amore, calore, protezione, è il luogo di raduno della famiglia, il centro degli interessi e il luogo degli affetti, dove la vita si svolge nella normalità. Per questo la casa è un diritto per tutti e, come richiama il documento della Commissione Europea “Europa 2020”, chi non ha la possibilità di un’abitazione dignitosa rischia di vivere una forma di povertà, di indigenza e di emarginazione sociale. Gli immigrati, soprattutto quelli provenienti dal Continente africano, trovano nel nostro territorio grossi ostacoli a reperire alloggi, non per carenza di abitazioni e nemmeno per problemi di carattere economico. La difficoltà è dovuta a una forte discriminazione nei confronti di questi migrati in cerca di lavoro e di sicurezza nel nostro Paese: lavoro sì, abitazione no! Una situazione, a dir poco, triste, che non può essere solamente rilevata, ma va analizzata per cercare di porvi rimedio e trovare una soluzione. Per affrontare questo problema gli Uffici Migrantes, Missioni e Caritas della diocesi di Vittorio Veneto hanno istituito un “tavolo di lavoro” e presto renderanno noti i risultati del cammino fatto. Esempi di aiuto concreto agli immigrati ci vengono offerti dall’esperienza di altre diocesi del Triveneto, impegnate nell’assistenza e nel reperimento di abitazioni, facendosi garanti nei confronti dei proprietari. Un esempio positivo di accoglienza lo rileviamo anche nel territorio Opitergino-Mottense, dove alcuni imprenditori assumono operai stranieri offrendo loro, oltre al contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche l’alloggio per le loro famiglie. L’accoglienza di fatto e la mediazione culturale contribuiscono concretamente all’integrazione e al vivere civile nelle nostre Comunità, ad “un noi sempre più grande”, come ci ha ricordato papa Francesco nel messaggio per la Giornata del Migrante e del Rifugiato del settembre 2021. (Don Mirko Dalla Torre - Direttore Ufficio Migrantes Vittorio Veneto)  

“Preoccupati per difficili condizioni di accoglienza a Lampedusa”: una nota di mons. Damiano e del pastore Garrone

10 Novembre 2021 - Agrigento - La Chiesa di Agrigento, con i suoi servizi Caritas e Migrantes, e la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, con il programma Mediterranean Hope,  manifestano “la propria preoccupazione per le difficili condizioni di accoglienza delle persone migranti che l’isola di Lampedusa continua a registrare”. Lo scrivono, in una nota, mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento e del pastore Daniele Garrone, Presidente Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Mentre il flusso di persone in arrivo a Lampedusa continua ad essere “consistente nonostante le condizioni meteo avverse, non si può rimanere indifferenti davanti alla scena registrata negli ultimi giorni di centinaia di migranti (fra cui anche numerose donne e bambini) costretti ad attendere l’accesso all’Hotspot di C.da Imbriacola all’addiaccio e sotto una pioggia battente. La condizione di vulnerabilità fisica e mentale di quanti sbarcano sulle nostre coste dopo un viaggio lungo e rischioso, spesso anche ricco di esperienze traumatiche, richiede – si legge nella nota -  ad uno Stato civile come il nostro uno sforzo ulteriore per garantire standard di accoglienza più alti e un quanto più veloce inserimento delle persone migranti nel circuito di accoglienza ordinario”. Da qui la richiesta a trovare “soluzioni definitive, non emergenziali, alle ormai ben note difficoltà logistiche legate all’insularità: il ritardo nei trasferimenti degli ospiti dell’Hotspot causa non di rado pericolose situazioni di sovraffollamento e promiscuità, soprattutto per i più vulnerabili come donne e bambini. Laddove le condizioni meteo non consentissero il trasferimento via mare, favorire i trasferimenti con ponti aerei potrebbe essere una via percorribile”.

Mons. Perego: “migranti strumentalizzati per fini politici”

10 Novembre 2021 - Roma - Un forte appello per “la tutela delle persone migranti e dei soggetti deboli ammassati al confine tra Bielorussia e Polonia in condizioni drammatiche e in una stagione fredda oramai prossima all’inverno. Ancora una volta i migranti vengono strumentalizzati e diventano vittime di rifiuto o sfruttamento”. Con l’auspicio di “un intervento diretto dell’Unione europea, che distingua innanzitutto il valore e l’importanza di una protezione internazionale e le varie problematiche politiche che devono essere risolte sul piano diplomatico”. Lo lancia mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, parlando al Sir della situazione alla frontiera tra Bielorussia e Polonia, con migliaia di migranti che cercano di entrare nell’Unione europea e tensioni e arresti da parte della polizia polacca. “Sono persone disperate come quelle che percorrono la rotta balcanica, si sta verificando la stessa situazione – osserva mons. Perego -. Bisogna prima di tutto capire chi sono e nel caso attivare le procedure di protezione internazionale a seconda della provenienza e delle storie personali. Soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli e per coloro – come gli afghani – per i quali ci sono accordi di tutela prioritari”. Tra i “volti che andrebbero più tutelati – prosegue – ci sono quelli dei bambini, delle donne, persone che portano con sé una serie di sofferenze durante un lungo e difficile viaggio, che lascia alle spalle situazioni di violenze, guerra e abbandono”. Il presidente della Migrantes chiede alla Polonia di “tutelare le persone, coniugando sul territorio quei quattro verbi che Papa Francesco continua a consegnare alle nostre Chiese: accogliere, tutelare, promuovere ed integrare”. Alla Bielorussia rivolge un invito “a non strumentalizzare per fini politici le persone deboli e in cammino”. Il governo italiano, in questo caso, “può continuare nel suo impegno di accoglienza, dando dimostrazione alla Polonia di una apertura e attenzione alla tutela e alla protezione internazionale, mostrando la possibilità di corridoi umanitari e della realizzazione di una struttura di accoglienza che impegni tutti i 27 Paesi europei”. La Russia, da parte sua, “può fare la differenza anche in termini di un cambiamento di atteggiamento nei confronti dei migranti in cammino”. “Speriamo non ci sia una guerra perché non conviene a nessuno – conclude -. Importante è che la violenza non venga pagata dai migranti e dai soggetti deboli”.

Mons. Pezzi: “non usiamo i migranti come pedine e merci di scambio

10 Novembre 2021 - Mosca - “Non usare i migranti come pedine e merci di scambio”. Lo chiede mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca e presidente della Conferenza episcopale russa, facendo riferimento alla crisi migratoria che si è aperta al confine tra Bielorussia e Polonia dove nei campi vicino a Kuznica si sono radunati circa 4.000 migranti, in fuga per lo più da Siria e Iraq. Una situazione che da giorni sta determinando nell’area una crescente tensione fra i Paesi coinvolti. “È una questione che debbono affrontare questi Paesi”, dice mons. Pezzi interpellato oggi dal Sir. “Ma le immagini che stiamo vedendo colpiscono chiunque abbia un minimo di cuore che non si sia completamente congelato. Nessuno può rimanere insensibile”. E aggiunge: “Non parliamo di numeri o di oggetti ma di persone e di contesti dai quali queste persone stanno fuggendo”.​

Violenze e furia del clima: migranti due volte vittime

9 Novembre 2021 - Glasgow - Amal e Storm sono due pupazzi. Il primo è alto 3 metri e mezzo e rappresenta una bambina rifugiata siriana. Partito da Gaziantep, in Turchia, lo scorso 27 luglio, ha battuto l’Europa in lungo e in largo per più di 8mila chilometri. Obiettivo: tenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica sul dramma dei minori costretti da guerra e povertà a fuggire dal proprio Paese. Il secondo è invece un gigante di 10 metri, con conchiglie al posto degli occhi e alghe come capelli, che ha attraversato diverse città costiere della Scozia per sollecitare l’impegno a proteggere mari e oceani dall’inquinamento. I due si incontreranno domani a Glasgow, non lontano dai padiglioni che ospitano la Conferenza Onu sul clima (Cop26), in un evento di musica e spettacolo pensato per sintetizzare in maniera simbolica il problema dei rifugiati climatici, persone costrette ad abbandonare le proprie case a causa dei disastri naturali causati dal riscaldamento globale. La Banca Mondiale ha stimato che entro il 2050 potrebbero esserci fino a 216 milioni di migranti climatici: 105 in Africa, 88,9 nell’Asia meridionale e orientale, 17,1 in America Latina. La situazione è critica già adesso. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), il 90% delle persone in fuga dalle proprie abitazioni sotto protezione Onu provengono da Paesi, già provati da anni di conflitti e povertà, che non sono pronti ad adattarsi alle sfide imposte dal cambiamento climatico. In Afghanistan, per esempio, Paese in cui si registrano oltre 3,5 milioni di sfollati interni, l’innalzamento delle temperature e gli episodi sempre più frequenti di siccità hanno esacerbato gli effetti di 40 anni di conflitto aggravando la carenza di scorte alimentari. Il Mozambico, ancora, travolto dalla forza distruttrice dei cicloni, deve fare i conti con un’emergenza umanitaria da 730mila cittadini in fuga. Nel Sahel flagellato dai conflitti etnico-religiosi, per citarne un altro caso, le temperature aumentano 1,5 volte più rapidamente che nel resto del pianeta inasprendo la competizione tra chi cerca di accaparrarsi il necessario per vivere. Il cambiamento climatico, insomma, esaspera le piaghe causate dalla guerra a spese dei più fragili. Come l’incontro tra Amal e Storm vuole ricordare. «Non possiamo più permetterci altre conferenze sul clima e altri impegni disattesi – ha avvertito ieri da Glasgow Andrew Harper, consigliere dell’Acnur per il clima – perché le persone in fuga e le comunità che le accolgono hanno bisogno di aiuto ora». L’appello che arriva dai territori martoriati da conflitti e disastri naturali, quali alluvioni, siccità e desertificazione, «sembra viaggiare – sottolinea – su un piano parallelo a quello di Cop26». In pratica, non si incontrano. In quest’ottica, ribadisce, è essenziale che «la comunità internazionale agisca subito», senza trascurare l’importanza di «mettere al sicuro le situazioni di pace già esistenti». Il problema delle migrazioni forzate dal cambiamento climatico non riguarda tuttavia solo le zone di conflitto. Ad aprile scorso, il vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, ha riconosciuto che la siccità e i danni causati dalle tempeste sono in parte alla base dell’aumento della migrazione dall’America centrale. Il Regno Unito potrebbe presto dover fare i conti con i primi sfollati climatici locali. Fairbourne è un villaggio nel Galles del Nord che nei prossimi 26 anni rischia di scomparire nelle acque del mare d’Irlanda che per effetto dell’erosione delle coste. Il Comune di Gwynedd, l’autorità locale che lo amministra, ha messo a punto una taskforce per studiare soluzioni al ricollocamento dei suoi 850 abitanti. (Angela Napoletano – Avvenire)

Gaeta: Caritas e Migrantes portano i vaccini anche agli immigrati e ai senza tetto

8 Novembre 2021 - Gaeta - L’Ufficio Migrantes e la Caritas della diocesi di Gaeta hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione e informazione sulla necessità di assumere il vaccino tra le persone che vivono ai margini del  territorio e non sono state raggiunte dai canali istituzionali per poter accedere alla vaccinazione contro il Covid-19. L’obiettivo è raggiungere soprattutto gli immigrati o i senza tetto privi di tessera sanitaria o Stp per poter mettere al sicuro la loro vita e quella delle persone con le quali entrano in contatto. Papa Francesco spesso richiama alla necessità di vaccinarsi, lo ha spiegato più volte, dicendo: «Vaccinarci è un modo semplice ma profondo di promuovere il bene comune e di prenderci cura gli uni degli altri, specialmente dei più vulnerabili». In tal senso sacerdoti e Caritas parrocchiali sono i canali privilegiati per diffondere e poi indicare all’Ufficio Migrantes diocesano le persone che vorrebbero vaccinarsi ma sono ancora escluse dalla vaccinazione. La segnalazione può avvenire scrivendo a: migrantes.gaeta@gmail.com. Una volta raccolte le segnalazioni si farà richiesta all’Ufficio competente della Asl che invierà a un medico, già individuato, i vaccini necessari. (M.G.Ruggeri - Migrantes Gaeta)

Da guardiani di frontiere a custodi dei fratelli

6 Novembre 2021 - La violenza delle onde e del vento che fanno inclinare paurosamente l’imbarcazione spingendola verso gli scogli lontano dalla riva, e nel buio della sera le urla di terrore delle 88 persone a bordo, tra cui donne e bambini, provano a sovrastare il frastuono del mare in burrasca: è una scena drammatica quella che mercoledì si presenta davanti agli occhi di alcuni abitanti di Canella, a Isola Capo Rizzuto (Crotone), i quali subito allertano la Polizia. Ma è impossibile intervenire via mare. E allora i soccorritori non esitano a entrare nell’acqua gelida e agitata, creando “un ponte di braccia” tra la barca e la spiaggia per mettere in salvo i migranti partiti tre giorni prima dalla Turchia. Era già successo, il 24 luglio 2018, sempre a Isola Capo Rizzuto, quando un’imbarcazione con 56 persone si arenò a pochi metri dalla riva: allora a soccorrerli furono i vacanzieri coi pattini. E ancora prima, era Ferragosto 2013, una catena umana di bagnanti e soccorritori a Pachino (Siracusa), portò in salvo 160 migranti arrivati su un barcone a pochi metri dalla spiaggia. Altre storie analoghe si potrebbero aggiungere. Storie, e immagini, di grande solidarietà e umanità, in contrasto con quelle di muri e reticolati, che raccontano di società sempre più chiuse e timorose, incapaci di accogliere. Forse dovremmo chiederci, come ha fatto proprio ieri Papa Francesco, «che vantaggio abbiamo a farci guardiani di frontiere, invece che custodi dei nostri fratelli». (Gaetano Vallini - Oss.Romano)